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7 de octubre, 2026

NABUCCO_CANTO DEL MONDO MUTILATO

NUOVA COMMISSIONE DEL FESTIVAL VERDI A LENZ FONDAZIONE PER RAMIFICAZIONI, IN PRIMA ASSOLUTA NEL COMPLESSO MONUMENTALE DELLA PILOTTA

La creazione site-specific di Maria Federica Maestri e Francesco Pititto fa del “Va, pensiero” di Nabucco materia contemporanea per attraversare le ferite della guerra, dell’esilio e della memoria.

Drammaturgia e imagoturgia sono di Francesco Pititto; composizione, installazione e involucri di Maria Federica Maestri. La consulenza musicale è di Adriano Engelbrecht.

Protagonisti le bambine e i bambini del Coro di voci bianche del Teatro Regio di Parma, preparati da Elena Scamuzzi, insieme all’attrice Valentina Barbarini e alla giovane performer Agata Pelosi.

Parma, Complesso monumentale della Pilotta, Galleria Petitot

lunedì 12 ottobre 2026, ore 20.00

martedì 13 ottobre 2026, ore 20.00

mercoledì 14 ottobre 2026, ore 19.00

giovedì 15 ottobre 2026, ore 19.00

Una nuova commissione del Festival Verdi nell’ambito di Ramificazioni, la sezione del Festival, quest’anno dedicato alla tematica dei Mondi lontani, che ha l’obiettivo di stabilire relazioni e sollecitare confronti stimolanti con la produzione verdiana: NABUCCO_CANTO DEL MONDO MUTILATO, la nuova creazione site-specific di Lenz Fondazione firmata da Maria Federica Maestri e Francesco Pititto, debutta in prima assoluta nella Galleria Petitot del Complesso monumentale della Pilotta lunedì 12 ottobre 2026, ore 20.00 (repliche martedì 13 ottobre ore 20.00, mercoledì 14 e giovedì 15 ottobre ore 19.00). Concepito appositamente per il Festival e per gli spazi della Pilotta, lo spettacolo mette in scena un Nabucco contemporaneo che attraversa le ferite della guerra, dell’esilio e della memoria.

È ancora possibile cantare, dopo aver ferito la città, mutilato l’infanzia e perso la memoria? Da questa domanda dolorosa, da ciò che resta del canto quando il mondo è depredato della bellezza e della giustizia, prende forma la nuova opera performativa e visuale di Lenz, che trasforma il celebre “Va, pensiero” verdiano in materia del presente: un presente segnato da dinamiche predatorie che stanno portando alla distruzione di intere comunità ed ecosistemi.

La drammaturgia di Francesco Pititto intreccia il libretto di Temistocle Solera, tratto dal dramma Nabuchodonosor di Anicet-Bourgeois e Cornu, con le parole di Salvatore Quasimodo, che interrogano la possibilità di continuare a cantare davanti alla distruzione (E come potevamo noi cantare / con il piede straniero sopra il cuore, / fra i morti abbandonati nelle piazze / sull’erba dura di ghiaccio, al lamento / d’agnello dei fanciulli), e con quelle di Friedrich Hölderlin, che affidano all’umanità la speranza di interrompere finalmente il propagarsi e il ripetersi della violenza (Vieni ora / amata dalle stelle / ora! a darci un cuore nuovo che abiti dentro la vita! / Innocenti! / i bambini sono i più saggi.).

La composizione e l’installazione di Maria Federica Maestri fanno del Complesso monumentale della Pilotta uno straniante paesaggio della memoria, articolato in dodici quadri. Il percorso performativo si snoda dallo scalone monumentale all’atrio del Teatro Farnese fino alla Galleria Petitot e vede in scena le bambine e i bambini del Coro di voci bianche del Teatro Regio di Parma, preparati dalla maestra del coro Elena Scamuzzi, insieme all’attrice Valentina Barbarini e alla giovane performer Agata Pelosi.

Due i temi centrali dello spettacolo, la guerra e l’esilio, che nella creazione di Lenz dialogano con la storia del luogo: nell’architettura ferita della Pilotta prende corpo un mondo mutilato dalla violenza della guerra. Il complesso fu infatti duramente colpito dai bombardamenti del maggio 1944, che distrussero oltre 15.000 volumi della Biblioteca Palatina, il Teatro Farnese e numerose parti dell’edificio. Una crepa che la ricostruzione non ha cancellato resta ancora oggi a ricordo del pericolo, segno della possibilità sempre presente della distruzione.

In questo spazio violato, che porta ancora sul proprio corpo i segni della devastazione, il “Va, pensiero” torna a risuonare crudo, acerbo, balbettante, spogliato di ogni retorica, nelle voci di 28 bambine e bambini del Coro di voci bianche del Teatro Regio di Parma: voce delle voci di un’umanità spezzata e dimenticata. Da canto degli Ebrei prigionieri a Babilonia, il celebre coro diventa la voce di chi è costretto a fare i conti con la fuga, la paura, la separazione e il bisogno di ritrovare una casa. Non appartiene più soltanto a un popolo antico, ma ai bambini e, per estensione, ai fuggitivi, ai fragili, agli esiliati, a chi perde il proprio luogo e con esso la propria identità. Il canto non è solo bellezza: è memoria e resistenza, un modo per ri-cordare_riportare al cuore tutto ciò che è andato perduto, per ricrearlo e riviverlo.

«Il nostro lavoro vuole essere testimonianza agita di una doppia violenza, di una doppia perdita, di una doppia mutilazione: quella dell’infanzia e quella del patrimonio culturale – dichiarano Francesco Pititto e Maria Federica Maestri. Centinaia di piccoli orsi di peluche occupano la sala del Sapere, la Sala Petitot, a protezione dei confini il coro delimita l’accesso degli spettatori adulti, sentinelle di un nuovo territorio occupato dall’infanzia senza violenza e guerre».

Gli orsetti tracciano così i confini di un nuovo territorio, abitato da un’infanzia al riparo dalla violenza. Ma, come i libri rimasti sugli scaffali della Biblioteca Palatina, che ancora oggi sembrano osservare increduli il vuoto lasciato dalla parete distrutta dalle bombe, sono anche testimoni della fragilità dei viventi e delle opere umane.

Se il popolo di Nabucco è esiliato dalla propria terra, i bambini di oggi rischiano l’esilio dal proprio futuro. «Il corpo-patria dei bambini», scrivono Maestri e Pititto, è «esiliato dalla propria infanzia, ferito dalla violenza della guerra». Sono proprio loro, che Hölderlin chiama i più saggi, a porre le domande più urgenti e tristemente inascoltate sull’origine e sulle ragioni della guerra (Chi ha cominciato? Chi ha portato la maledizione?). Con i versi di Der Frieden – La pace, bambine e bambini invocano una nuova primavera e un cuore nuovo, capace di abitare la vita.

Per il tempo dello spettacolo, opera corale e profondamente politica, bambine e bambini, esuli di ogni tempo, vittime della guerra e pubblico diventano parte di una stessa comunità, in cui la forza è la debolezza. Così Maestri e Pititto commentano il lamento della scena IV: «Un’umanità invisibile e silenziosa che abita i luoghi separati: gli ospedali, le tendopoli, le case di riposo, i rifugi sotterranei, le prigioni, gli orfanotrofi. L’umanità che non vogliamo guardare perché testimonia la nostra incapacità di richiedere giustizia, equità, amore per l’Altro, l’Altro che non sembra più avere nemmeno diritto al lamento. L’Altro che in questo nostro Nabucco, sussurrerà, mormorerà, griderà, canterà, oltre le note, il suo diritto alla vita, alla dignità, alla felicità».

Accanto al Coro, a guidare le azioni sceniche sono due performer: Valentina Barbarini, interprete disabile e figura iconica delle creazioni più significative di Lenz, e Agata Pelosi, entrata da bambina nell’ensemble artistico con KINDER (Progetto Resistenza e Olocausto), lo spettacolo del 2016 dedicato alla deportazione dei bambini ebrei di Parma nei campi di sterminio. La consulenza musicale è di Adriano Engelbrecht.

NABUCCO_CANTO DEL MONDO MUTILATO è parte della XXVI edizione del Festival Verdi, dedicata al tema Mondi lontani, all’interno della sezione Ramificazioni. Per la realizzazione del progetto Lenz Fondazione è stata premiata dalla SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) con l’iniziativa “SIAE con Art Bonus”, che sostiene gli organismi culturali impegnati nella produzione di nuove opere teatrali, composizioni sinfoniche, opere liriche e coreutiche. Il progetto è realizzato inoltre con il contributo del Ministero della Cultura, del Comune di Parma e della Regione Emilia-Romagna.

Con questa nuova creazione Lenz Fondazione prosegue la propria ricerca sulla relazione tra parola, immagine, installazione e performance e il proprio lavoro con persone e comunità attraversate da condizioni di fragilità e vulnerabilità. Una ricerca che negli anni ha portato la compagnia a operare in luoghi monumentali e non convenzionali della città, trasformandoli in spazi di creazione contemporanea e costruendo una relazione diretta tra patrimonio, comunità e nuovi linguaggi.

Fondata a Parma nel 1985 da Maria Federica Maestri e Francesco Pititto come Lenz Rifrazioni, e divenuta Fondazione nel 2015, Lenz sviluppa attraverso una costante indagine sul linguaggio performativo contemporaneo una progettualità artistica considerata tra le più originali e rigorose del teatro italiano, riconosciuta anche dal Premio Ubu – Premio Speciale 2024.

BIGLIETTI

Biglietti acquistabili online oppure la sera stessa degli spettacoli, a partire da un’ora prima dell’inizio, presso la biglietteria allestita alla base dello scalone monumentale del Complesso della Pilotta.

BIGLIETTERIA DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Strada Giuseppe Garibaldi, 16/A – 43121 Parma   Tel. +39 0521 203999

biglietteria@teatroregioparma.it

orari di apertura: martedì, giovedì e sabato 10.00-13.00; mercoledì e venerdì 10.00-13.00, 16.00-18.00; nei giorni di spettacolo, a partire da un’ora e mezza prima dell’inizio della recita. Chiuso il lunedì, la domenica e i giorni festivi.

PARTNER E SPONSOR

Il Festival Verdi è realizzato grazie al contributo di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, Reggio Parma Festival, Comune di Parma. Major partner Fondazione Cariparma. Main partner Chiesi. Cultural partner Crédit Agricole. Media partner Mediaset Publitalia ’80. Main sponsor Iren, Barilla. Sponsor Unione Parmense degli Industriali, Opem, Dallara, Agugiaro e Figna, Mutti, Amoretti. Identity Partner Parma Calcio. Educational partner Parmalat. Premium Partner Parmigiano Reggiano. Safety Partner Rainieri. Sostenitori La Giovane, Glove ICT, Grasselli, Cavalca, CePIM, Polo Parma, Sicim, Colser, Delicius, Milosped. Mobility partner Tep. Tour Operator Partner Parma Incoming. Radio Ufficiale Radio Monte Carlo. Fairplay Partner Zebre Parma. Wine partner Oinoe. Digital counselling Unsocials. Con il supporto di “Parma, io ci sto!”. Legal counselling Villa&Partners. Partner scientifico Istituto Nazionale di Studi Verdiani. Special thanks to International Friends of Festival Verdi. Con il contributo di Comune di Busseto, Ascom e Ascom Confcommercio Parma Fondazione, Camera di Commercio dell’Emilia, Fondazione Monte Parma. Production Partner di Verdi Off e Sostenitore tecnico DS Solutions. Sostenitori tecnici Teamwork, Graphital. Partner artistici e istituzionali Coro del Teatro Regio di Parma, Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, Società dei Concerti di Parma, La Toscanini. Il Teatro Regio aderisce a Parma Città ClimateNeutral2030, Atit, Agis, Comitato per la Salvaguardia dell’Arte del Canto Lirico Italiano, Fedora, Opera Europa, Opera Vision, Emilia taste, nature & culture.

Parma, 1 ottobre 2026

Walter Vitale

Ufficio stampa del Festival Verdi

Teatro Regio di Parma

strada Garibaldi 16/A, 43121 Parma – Italia

Tel. +39 0521 203969 / 333 5243419

stampa@teatroregioparma.it

www.teatroregioparma.it

Elisa Barbieri

Comunicazione Fondazione Lenz

347 8239003

comunicazione@lenzfondazione.it

NABUCCO_CANTO DEL MONDO MUTILATO

Creazione site-specific per il Festival Verdi 2026

Commissione speciale Festival Verdi 2026

Esfiltrazioni drammaturgiche dal dramma lirico in quattro parti su libretto di Temistocle Solera,

dal dramma Nabuchodonosor di Auguste Anicet-Bourgeois e Francis Cornu,

liriche di Salvatore Quasimodo e Friedrich Hölderlin

Drammaturgia, imagoturgia Francesco Pititto

Composizione, installazione, involucri Maria Federica Maestri

Maestra del coro Elena Scamuzzi

Canto e azioni performative Coro di voci bianche del Teatro Regio di Parma

Performer Valentina Barbarini, Agata Pelosi

Consulenza musicale Adriano Engelbrecht

Produzione Lenz Fondazione

Parma, Complesso monumentale della Pilotta, Galleria Petitot

lunedì 12 ottobre 2026, ore 20:00

martedì 13 ottobre 2026, ore 20:00

mercoledì 14 ottobre 2026, ore 19:00

giovedì 15 ottobre 2026, ore 19:00

Durata: 40 minuti

Informazioni

Lenz Teatro, via Pasubio 3/e, Parma, tel. 0521 270141

Mob. + WhatsApp 335 6096220 – info@lenzfondazione.it – www.lenzfondazione.it

I progetti pluriennali di Lenz Fondazione sono realizzati grazie al sostegno di:

Partner istituzionali MiC Ministero della Cultura, MAECI Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Regione Emilia-Romagna, Comune di Parma, AUSL Parma DAISM-DP Dipartimento Assistenziale Integrato di Salute Mentale Dipendenze Patologiche, Università degli Studi di Parma, Festival Verdi_Teatro Regio, S.I.A.E.

Partner sostenitori Fondazione Monteparma, Fondazione Cariparma, Chiesi Farmaceutici S.p.A., La Giovane S.c.p.a.

IL TRAGICO IN GIUSEPPE VERDI E IL MONDO MUTILATO

LA MEMORIA DEL FUTURO

Gli adulti hanno un passato, una memoria dei luoghi e degli affetti, memorie di colori e voci, i paesaggi delle diverse età della vita, le esperienze, le morti vicine e lontane, e la Natura, in tutte le sue forme, costruisce un luogo dell’altrove temporale che mai diventa estraneo al tempo presente, alla vita che avanza, la memoria ne fa parte.

La memoria tutto contiene e ci accompagna nel futuro ad ogni istante.  Solo la fine ci interrompe.

Un non adulto o non ha ancora memoria di tutto questo o ancora non conserva consapevolmente i tempi e i luoghi della propria vita vissuta.  I giovani sono proiettati in avanti, troppo veloci i loro desideri della vita per riflettere sulla vita alle spalle.

Quando poi il tremendo, che siano guerre o catastrofi o regimi crudeli si manifesta nell’esilio di grandi masse di persone, la nuova condizione di pena, anche come unica forma di difesa e di salvezza, amplifica il tempo vissuto di ciascuno.

Nella solitudine del dolore ognuno ricerca la propria patria interiore e la propria casa perduta.

A chi è ancora giovane o bambino una doppia crudeltà è inferta, l’esilio o il distacco dagli affetti ancor prima di aver costruito la propria memoria.

A loro viene tolta la memoria del futuro, il tempo che vivranno non contempla un passato così lungo da ricordarne, con gioia e malinconia, le diverse stagioni.

Un canto dell’esilio come il concentus finale del Nabucco che diventa, moltiplicandosi, voci bianche prima singole e poi, nell’insieme, un nuovo urlo corale lacerante contro la violenza subita e il futuro negato.

Chi meglio di un coro di bambini può introdurre a questa visione, a questo riscatto dell’essere umano contro ogni forma di violenza, sopraffazione di interi popoli?

Un coro che non può avere memoria ma che proietta la propria voce nel futuro, tramite i versi di un inno che contiene il loro presente, senza guerra e senza esuli.

Chi meglio del coro del Nabucco trasfigurato nei volti di un coro di bambini può risuonare ancora – così conosciuto, così amato – ancora così presente. Chi meglio della trasparenza, della luce senza oscurità di un insieme di voci bianche per trascinare nel presente il lamento dell’esilio da una patria ancora sconosciuta.

Ma non solo l’essere umano ha memoria, anche i luoghi hanno memoria, un tempo che gli appartiene. In particolare, quando vengono aggrediti, distrutti dalla violenza, violati nella loro funzione, e ancor più doloroso quando vengono demoliti gli edifici della conoscenza, del sapere conservato, spazi che ospitano ogni intelligenza, creazione e bellezza di ogni età, siano essi musei o scuole o università o teatri.

Come la Pilotta, bombardata nel ‘44 e profondamente ferita nella Biblioteca Palatina dove andarono distrutti più di quindicimila volumi conservati, poi nel meraviglioso Teatro Farnese e in altri parti del complesso.

Rimane un’immagine di forte impatto la fotografia di quella distruzione, quella in particolare dei libri ancora sugli scaffali della Galleria Petitot che guardano il vuoto, la parete di fronte non esiste più, come guardassero increduli e innocenti l’insensatezza degli umani che distruggono la loro storia, la loro memoria.

Abbiamo, nel tempo realizzato diverse opere al Complesso della Pilotta, molte di queste tratte da drammi di Calderón de la Barca, come la Vita è sogno ad esempio. Anche questo Nabucco può essere considerato un sogno, un canto per una memoria a venire.

Con il Festival Verdi la collaborazione è stata intensa con ben cinque opere verdiane dalle quali cinque composizioni artistiche originali, un Re Lear che Verdi non ha mai scritto ma sempre desiderato, un Autodafé dal Don Carlos in un luogo perduto – l’ex carcere napoleonico di San Francesco -, Paradiso_Un pezzo sacro con le Laudi alla Vergine Maria al Ponte Nord cattedrale vuota di vetro e acciaio, il Verdi Macbeth con il frinire di migliaia di grilli vivi tra canto e coro , e la scorsa stagione con Disdemona_Cattiva stella, un’ode contemporanea alla dignità della donna dall’Otello: sempre sperimentando le infinite possibilità di rifrazioni estetiche e drammaturgiche che le opere di Giuseppe Verdi da sempre contengono, in un linguaggio musicale complesso, affascinante, ancora molto da indagare, conoscere e interpretare nel presente.

In un presente dove anche l’immagine si fa drammaturgia diventando suono, voce, nuova musica che muove il pensiero, pensiero che diventa azione partecipante, un Va’ pensiero verso un futuro di nuovi linguaggi a delineare un’arte e un mondo nuovi.

Un ringraziamento particolare va ad ogni singola e singolo corista, il senso profondo di questa riscrittura del Va’ pensiero l’hanno creata loro con la magnifica e sregolata disponibilità a ricercarne un’interpretazione assolutamente innovativa e dinamica , sia dal punto di vista del linguaggio musicale sia dal punto di vista dell’arte performativa.

Francesco Pititto

 per Nabucco_Canto del mondo mutilato

Ottobre 2026

Festival Verdi | Galleria Petitot | Palazzo Monumentale della Pilotta di Parma

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