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10 de octubre, 2026

ANNUNCIATI I TITOLI

DEL XXVII FESTIVAL VERDI

NEL GIORNO DEL 213° COMPLEANNO

DI GIUSEPPE VERDI

AROLDO, LA TRAVIATA, STIFFELIO

LE OPERE IN PROGRAMMA

INTORNO AL TEMA LA COLPA E IL PERDONO

CON RAMIFICAZIONI E VERDI OFF SI COMPLETA LA PROPOSTA CULTURALE DEL FESTIVAL

Parma e Busseto,

1 – 24 ottobre 2027

Aroldo per la prima volta al Festival Verdi di Parma e Stiffelio al Teatro Verdi di Busseto per un confronto fra le due partiture “sorelle”. Le due nuove produzioni vedranno protagonisti rispettivamente Roberto Abbado e Gianluca Capuano sul podio e le regie di Daniele Menghini e Cecilia Ligorio.

Dopo più di 10 anni torna al Festival Verdi La traviata e avrà la direzione musicale di Michele Spotti e una nuova produzione con la regia di Emma Dante

Il Gala Verdiano e la Messa da Requiem

completano il programma.

Storie di personaggi che sfidano le regole del loro mondo, opere che il loro tempo giudicò scandalose: il XXVII Festival Verdi, a Parma e Busseto dall’1 al 24 ottobre 2027, si interroga su La colpa e il perdono attraverso Aroldo (1857), La traviata (1853) e Stiffelio (1850), proposte in tre nuovi allestimenti.

Ad aprire il Festival è Aroldo, che torna per la seconda volta nella storia del Teatro Regio di Parma (1, 9, 16 ottobre) dopo la Stagione di Carnevale del 1857/1858, con la direzione di Roberto Abbado e la regia di Daniele Menghini. Al Teatro Giuseppe Verdi di Bussetova in scenaStiffelio (7, 17, 21, 23 ottobre), l’opera di cui Aroldo è il rifacimento, diretta da Gianluca Capuano con la regia di Cecilia Ligorio: l’originale e la sua riscrittura, da ascoltare a poche ore di distanza. Accanto ad un’occasione d’ascolto così rara, torna al Festival dopo più di dieci anni il titolo più celebre di Verdi ed il più eseguito al mondo:La traviata sarà al Teatro Regio di Parma (2, 8, 14, 24 ottobre), con Michele Spotti sul podio e la regia di Emma Dante.

«Per il Festival Verdi 2027 abbiamo scelto di proporre un percorso sul tema de La colpa e il perdono, attingendo ad opere composte a breve distanza fra loro, tra il 1850 e il 1857, nella prima maturità creativa del Maestro. La XXVII edizione ruoterà quindi attorno a tre titoli principali, scelti seguendo una formula in cui crediamo fermamente: aprire con una rarità, come Aroldo (unico titolo mai rappresentato al Festival Verdi, che torna al Teatro Regio dopo 170 anni), arricchire ulteriormente la proposta attraverso il confronto con Stiffelio e offrire un capolavoro tra i più amati, La traviata, l’opera più rappresentata al mondo», dichiara Luciano Messi, sovrintendente del Teatro Regio di Parma. «Il progetto culturale del Festival Verdi si consolida su una struttura ormai ben riconoscibile, particolarmente attrattiva per il pubblico e per la critica, che vede il cartellone verdiano affiancato da quelli altrettanto significativi di Ramificazioni e Verdi Off: il primo offre l’opportunità di mettere in relazione l’eredità verdiana con altri compositori e altri linguaggi, il secondo porta il festival fuori dal teatro e anima la città e le terre verdiane. Tutti e tre insieme delineano un sistema coerente e vitale attorno all’opera del Maestro, che si apre alla contemporaneità e a tutti i pubblici».

Le tre opere sono legate fra loro dallo scontro fra scelte personali e tabù sociali, dall’accusa di infrangere le regole e dalla redenzione che porta al superamento di barriere ideologiche. La colpa e il perdono è dunque un tema che vuole stimolare un’ampia riflessione sull’attualità stringente, in cui le pressioni sociali si abbattono sui singoli, la necessità di prevaricare impedisce ogni analisi interiore e l’incapacità di perdonare inquina i rapporti, sia fra le persone sia fra i gruppi sociali.

«Indagare all’interno della produzione verdiana il rapporto tra colpa e perdono significa scavare nel profondo i sentimenti umani contrapponendoli ai vincoli generati dalle certezze di una falsa morale – racconta Alessio Vlad, direttore artistico del Teatro Regio di Parma -. Infatti, quando Verdi affronta l’idea della colpa, intesa anche come peccato, mette a nudo le convenzioni sociali ed il conflitto tra desiderio e coscienza. Trascende poi la dicotomia generata da un meccanismo drammaturgico e contribuisce in modo significativo all’evoluzione di concetti etici.

Si rivela così un compositore che, raccontando la propria epoca, ne denuncia la violenza delle convenzioni diventando parte di un percorso civile in cui il concetto di perdono, alla fine, coincide con quello di giustizia. Il tema del Festival 2027 sarà, quindi, un’occasione per approfondire la figura di Verdi considerandola attraverso una prospettiva storica che va oltre la dimensione strettamente musicale e la vicenda della singola opera ma, una volta ancora, la consacra come protagonista assoluta della Storia»

Un altro filo lega in particolare la vicenda di Stiffelio e della Traviata: l’intervento della censura costrinse nel primo caso a stravolgere il testo, nel secondo a cambiare proprio il periodo della vicenda. La motivazione però fu la stessa: il soggetto era ritenuto troppo scandaloso. Il condizionamento sociale, come ricadde sui libretti delle opere, crea nei personaggi verdiani una lotta interiore, e la musica descrive l’animo di ognuno di loro svelando al pubblico la loro natura più profonda e intima.

Al centro di queste opere c’è sempre qualcuno che rompe le convenzioni e ne paga il prezzo.Nessuna di queste vicende, tuttavia, si chiude con una condanna. Germont padre implora il perdono di Violetta con alcuni degli ultimi versi dell’opera, «Cara, sublime vittima / d’un disperato amore, / perdonami lo strazio / recato al tuo bel cor», e Violetta stessa perdona Alfredo dopo l’umiliazione pubblica, restituendogli una nuova vita e una nuova speranza d’amore. Stiffelio arriva a perdonare la moglie adultera davanti a tutti. Un perdono che non cancella la colpa, ma traccia una strada su cui ricostruire, lasciando andare i contrasti per aprirsi a un orizzonte diverso.

La riflessione si allarga oltre le tre opere. La accompagnano il Gala Verdiano del 10 ottobre, nel giorno del compleanno del Maestro, la Messa da Requiem del 15 ottobre, il concerto dell’Accademia Verdiana e la serata benefica Fuoco di gioia, mentre Ramificazioni la metterà in dialogo con la creatività di altri compositori in un programma che sarà annunciato nelle prossime settimane. E già dal 18 settembreParma respirerà aria di festival conla XII edizione di Verdi Off: inaugurazione con la Verdi Street Paradeche nel 2027 proporrà,con la regia di Manuel Renga,la Trilogia di strada, progetto triennale che offrirà una rilettura contemporanea della “Trilogia popolare” di Giuseppe Verdi iniziando da La traviata. E poi ancora The Circle, un nuovo spazio installativo e performativo con musiche originali di Matteo Franceschini e la scenografia e il disegno luci di Dan Azzopardi. Verdi Off accompagnerà, come ogni anno, con centinaia di appuntamenti tutta la programmazione del Festival Verdi.

LE OPERE

Testi di Giuseppe Martini

Aroldo

Un’ambientazione durante la quarta Crociata, un atto completamente nuovo e un cambiamento di stato sociale dei personaggi: Aroldo non è semplicemente il rifacimento di Stiffelio ma è un’opera decisamente diversa anche a dispetto della non poca musica che Verdi ha riversato dall’opera da cui deriva. Del resto, nonostante a causa delle torture e delle trasfigurazioni a cui era stata sottoposto dalle censure di tutta Italia Verdi avesse deciso di ritirarne lo spartito decretando la fine dei noli ai teatri per le sue rappresentazioni, era un peccato secondo lui rinunciare alla musica di Stiffelio, che teneva in gran conto: superati gli impegni per Le trouvère e Simon Boccanegra, Verdi si dedicò allora a rimaneggiare Stiffelio, trovando il fido Francesco Maria Piave disposto a trovare una soluzione per preparare un libretto che ricalcasse il più possibile la vicenda di Stiffelio senza rischiare il collo con la censura. Riprendendo il romanzo Harold, the Last of the Saxon Kings di un autore a lui caro, Edward Bulwer-Lytton, Piave lavorò di intarsio al meglio possibile: ma la perdita del protagonista pastore protestante (Aroldo è un laico), la vanificazione del suo dissidio interiore e l’improbabile concessione di un divorzio in età medievale ne fiaccano decisamente la credibilità e lo riportano nella dimensione dei melodrammi d’altri tempi. In compenso la mano verdiana che sistema la partitura è molto più matura di quella di sette anni prima e, fra sviluppi, cambiamenti e aggiunte, fa di Aroldo un passaggio fra i più densi e raffinati del Verdi di mezzo. Specialmente il romanzesco atto finale, a cui è demandato il compito di sostituire quello stiffeliano con la citazione del Vangelo, si nutre di orchestrazioni raffinate, di una musica della tempesta che parve fin allora memorabile, di una scena del perdono che supera di gran lunga molte dei concertati scritti fino ad allora. Comunque non servì a molto: dopo il debutto il 16 agosto 1857 a Rimini la sua sopravvivenza nei teatri è stata breve, ed è riapparsa solo nel 1953, e in seguito rarissime volte, diventando così senz’altro la più misconosciuta fra le opere di Verdi.

La traviata

Terza di un filotto di opere che fra il 1851 e il 1853 hanno consacrato Verdi nei comparti più profondi del gusto popolare, La traviata fu al debutto alla Fenice di Venezia del 6 marzo 1853 un mezzo disastro, ma si è ampiamente riscattata qualche mese dopo fino a diventare oggi l’opera più eseguita al mondo. Nel panorama dei reietti sociali che tanto affascinavano Verdi, inaugurato due anni prima da Rigoletto, la figura di Violetta Valéry modellata sulla Marguerite Gautier della Dame auxcamélias di Dumas figlio aggiungeva la variante abrasiva della denuncia dell’ipocrisia borghese che prendeva il posto della disposizione sentimentale: un tema che già lo aveva incuriosito con Stiffelio e che qui diventa pienamente maturo. A questa novità tematica Verdi ha associato una potenza drammatica esaltata da una fantasia melodica continua, da una disposizione al declamato che allinea la musica al piano della conversazione, da un’orchestrazione corposa eppure lineare che sbalza di colpo quest’opera nella dimensione di una modernità perpetua, che ovviamente aveva finito per spiazzare il pubblico veneziano al debutto. Non un’opera di spade luccicanti e di intrighi nella penombra, ma di piccoli gesti quotidiani, non di personaggi trafitti da pugnali ma di una donna che muore tossendo. Una donna dedita fin lì ad amori mercenari che Verdi mette allo stesso livello di quelle perbene: ce n’era abbastanza per scandalizzarsi sulle prime, ma alla distanza per commuoversi nel profondo, perché La traviata parla fin troppo da vicino di tutti noi.

Stiffelio

L’opera che segna la svolta verdiana di metà Ottocento è Luisa Miller: qui appare per la prima volta la realtà nella sua immediatezza sfumata e complessa, non più concretizzata per situazioni o personaggi emblematici. Stiffelio ne è la naturale conseguenza. Una storia ambientata in epoca recente, un interno borghese che pure accoglie la datata figura di un militare in pensione a cui è assegnato il compito della tutela del perbenismo sociale, il contrasto fra una donna sviata da un turbamento sentimentale e un uomo che alla fine supera i pregiudizi personali e sociali. L’autentico tema di quest’opera che Francesco Maria Piave modellò nel libretto sul solito dramma francese di turno – in questo caso Le Pasteur, ou L’Évangile et le Foyer di Émile Souvestre e Eugène Bourgois – è però il dissidio del protagonista fra il dovere al perdono e il desiderio ancestrale di vendetta. Tanto più che questo protagonista è un pastore protestante che, al ritorno da un lungo viaggio dove ha visto ogni sorta di peccati esortando al perdono, si trova adesso a scoprire che la moglie lo ha tradito e che perdonare, quando si tratta di farlo di persona e non di farlo fare agli altri, è particolarmente complicato. Arriva persino al duello con il rivale, sventato da un malore appena sente da lontano intonare un salmo. Per cui all’eliminazione spiccia dell’amante ci pensa il padre di lei, pur di non far trapelare nulla all’esterno che possa infangare il buon nome di famiglia: le prove generali di Germont. Alla fine nel pastore prevale la comprensione del dovere quando legge in chiesa l’episodio evangelico dell’adultera e, di fronte a tutti, perdona la moglie, sotto una musica vibrante e ieratica. Verdi era consapevole della delicatezza del tema e infatti scelse un teatro periferico per il debutto del 16 novembre 1850, quello di Trieste. E del resto mandare in giro per i teatri una parabola del genere poteva sembrare un incoraggiamento all’immoralità: infatti le censure degli stati italiani (e non solo italiani) si scatenarono cambiandone ambientazione, testo, titolo, sicché Verdi, spazientito, dopo sei anni decise di fermare quello scempio e ulteriori allestimenti, ritirando l’opera del mercato. Stiffelio è risorto solo in pieno Novecento, quando quel tema non faceva quasi più male a nessuno, apparendo fin dall’inizio una specie di apripista per La traviata, e solo negli ultimi anni si è ritagliato un ruolo autonomo nel processo di trasformazione del teatro verdiano di metà Ottocento.

PARTNER E SPONSOR

Il Festival Verdi è realizzato grazie al contributo di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, Reggio Parma Festival, Comune di Parma. Major partner Fondazione Cariparma. Main partner Chiesi. Cultural partner Crédit Agricole. Media partner Mediaset Publitalia ’80. Main sponsor Iren, Barilla. Sponsor Unione Parmense degli Industriali, Opem, Dallara, Agugiaro e Figna, Mutti, Amoretti. Identity Partner Parma Calcio. Educational partner Parmalat. Premium Partner Parmigiano Reggiano. Safety Partner Rainieri. Sostenitori La Giovane, Glove ICT, Grasselli, Cavalca, CePIM, Polo Parma, Sicim, Colser, Delicius, Milosped. Mobility partner Tep. Tour Operator Partner Parma Incoming. Radio Ufficiale Radio Monte Carlo. Fairplay Partner Zebre Parma. Wine partnerOinoe. Digital counsellingUnsocials. Con il supporto di “Parma, io ci sto!”. Legal counsellingVilla&Partners. Partner scientifico Istituto Nazionale di Studi Verdiani. Special thanks to International Friends of Festival Verdi. Con il contributo di Comune di Busseto, Ascom e Ascom Confcommercio Parma Fondazione, Camera di Commercio dell’Emilia, Fondazione Monte Parma. Production Partner di Verdi Off e Sostenitore tecnico DS Solutions. Sostenitori tecniciTeamwork, Graphital. Partner artistici e istituzionali Coro del Teatro Regio di Parma, Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, Società dei Concerti di Parma, La Toscanini. Il Teatro Regio aderisce a Parma Città ClimateNeutral2030, Atit, Agis, Comitato per la Salvaguardia dell’Arte del Canto Lirico Italiano, Fedora, Opera Europa, Opera Vision, Emilia taste, nature & culture.

Parma, 10 ottobre 2026

Walter Vitale

Ufficio stampa del Festival Verdi

Teatro Regio di Parma

strada Garibaldi 16/A, 43121 Parma – Italia

Tel. +39 0521 203969 / 333 5243419

stampa@teatroregioparma.it

www.teatroregioparma.it

ANTEPRIMA

XXVII FESTIVAL VERDI

Parma e Busseto,

1 – 24 ottobre 2027

La colpa e il perdono

Parma, Centro storico

18 settembre 2027

VERDI STREET PARADE

Teatro Regio di Parma

1, 9, 16 ottobre 2027

AROLDO

Direttore Roberto Abbado

Regia Daniele Menghini

Nuovo allestimento

Teatro Giuseppe Verdi

di Busseto

7, 17, 21, 23 ottobre 2027

STIFFELIO

Direttore Gianluca Capuano

Regia Cecilia Ligorio

Nuovo allestimento

Teatro Regio di Parma

2, 8, 14, 24 ottobre 2027

LA TRAVIATA

Direttore Michele Spotti

Regia Emma Dante

Nuovo allestimento

Teatro Regio di Parma

10 ottobre 2027

GALA

VERDIANO

Teatro Regio di Parma

15 ottobre 2027

MESSA

DA REQUIEM

RAMIFICAZIONI

Il programma completo sarà presentato nelle prossime settimane e sarà disponibile su teatroregioparma.it

XXVII FESTIVAL VERDI

Parma e Busseto,

1 – 24 ottobre 2027

La colpa e il perdono

Parma, Centro storico

18 settembre 2027

VERDI STREET PARADE

Teatro Regio di Parma

1, 9, 16 ottobre 2027

AROLDO

Direttore Roberto Abbado

Regia Daniele Menghini

Nuovo allestimento

Teatro Giuseppe Verdi

di Busseto

7, 17, 21, 23 ottobre 2027

STIFFELIO

Direttore Gianluca Capuano

Regia Cecilia Ligorio

Nuovo allestimento

Teatro Regio di Parma

2, 8, 14, 24 ottobre 2027

LA TRAVIATA

Direttore Michele Spotti

Regia Emma Dante

Nuovo allestimento

Teatro Regio di Parma

10 ottobre 2027

GALA

VERDIANO

Teatro Regio di Parma

15 ottobre 2027

MESSA

DA REQUIEM

RAMIFICAZIONI

Il programma completo sarà presentato nelle prossime settimane e sarà disponibile su teatroregioparma.it

LE OPERE

testi di Giuseppe Martini

Aroldo

Un’ambientazione durante la quarta Crociata, un atto completamente nuovo e un cambiamento di stato sociale dei personaggi: Aroldo non è semplicemente il rifacimento di Stiffelio ma è un’opera decisamente diversa anche a dispetto della non poca musica che Verdi ha riversato dall’opera da cui deriva. Del resto, nonostante a causa delle torture e delle trasfigurazioni a cui era stata sottoposto dalle censure di tutta Italia Verdi avesse deciso di ritirarne lo spartito decretando la fine dei noli ai teatri per le sue rappresentazioni, era un peccato secondo lui rinunciare alla musica di Stiffelio, che teneva in gran conto: superati gli impegni per Le trouvère e Simon Boccanegra, Verdi si dedicò allora a rimaneggiare Stiffelio, trovando il fido Francesco Maria Piave disposto a trovare una soluzione per preparare un libretto che ricalcasse il più possibile la vicenda di Stiffelio senza rischiare il collo con la censura. Riprendendo il romanzo Harold, the Last of the Saxon Kings di un autore a lui caro, Edward Bulwer-Lytton, Piave lavorò di intarsio al meglio possibile: ma la perdita del protagonista pastore protestante (Aroldo è un laico), la vanificazione del suo dissidio interiore e l’improbabile concessione di un divorzio in età medievale ne fiaccano decisamente la credibilità e lo riportano nella dimensione dei melodrammi d’altri tempi. In compenso la mano verdiana che sistema la partitura è molto più matura di quella di sette anni prima e, fra sviluppi, cambiamenti e aggiunte, fa di Aroldo un passaggio fra i più densi e raffinati del Verdi di mezzo. Specialmente il romanzesco atto finale, a cui è demandato il compito di sostituire quello stiffeliano con la citazione del Vangelo, si nutre di orchestrazioni raffinate, di una musica della tempesta che parve fin allora memorabile, di una scena del perdono che supera di gran lunga molte dei concertati scritti fino ad allora. Comunque non servì a molto: dopo il debutto il 16 agosto 1857 a Rimini la sua sopravvivenza nei teatri è stata breve, ed è riapparsa solo nel 1953, e in seguito rarissime volte, diventando così senz’altro la più misconosciuta fra le opere di Verdi.

La traviata

Terza di un filotto di opere che fra il 1851 e il 1853 hanno consacrato Verdi nei comparti più profondi del gusto popolare, La traviata fu al debutto alla Fenice di Venezia del 6 marzo 1853 un mezzo disastro, ma si è ampiamente riscattata qualche mese dopo fino a diventare oggi l’opera più eseguita al mondo. Nel panorama dei reietti sociali che tanto affascinavano Verdi, inaugurato due anni prima da Rigoletto, la figura di Violetta Valéry modellata sulla Marguerite Gautier della Dame auxcamélias di Dumas figlio aggiungeva la variante abrasiva della denuncia dell’ipocrisia borghese che prendeva il posto della disposizione sentimentale: un tema che già lo aveva incuriosito con Stiffelio e che qui diventa pienamente maturo. A questa novità tematica Verdi ha associato una potenza drammatica esaltata da una fantasia melodica continua, da una disposizione al declamato che allinea la musica al piano della conversazione, da un’orchestrazione corposa eppure lineare che sbalza di colpo quest’opera nella dimensione di una modernità perpetua, che ovviamente aveva finito per spiazzare il pubblico veneziano al debutto. Non un’opera di spade luccicanti e di intrighi nella penombra, ma di piccoli gesti quotidiani, non di personaggi trafitti da pugnali ma di una donna che muore tossendo. Una donna dedita fin lì ad amori mercenari che Verdi mette allo stesso livello di quelle perbene: ce n’era abbastanza per scandalizzarsi sulle prime, ma alla distanza per commuoversi nel profondo, perché La traviata parla fin troppo da vicino di tutti noi.

Stiffelio

L’opera che segna la svolta verdiana di metà Ottocento è Luisa Miller: qui appare per la prima volta la realtà nella sua immediatezza sfumata e complessa, non più concretizzata per situazioni o personaggi emblematici. Stiffelio ne è la naturale conseguenza. Una storia ambientata in epoca recente, un interno borghese che pure accoglie la datata figura di un militare in pensione a cui è assegnato il compito della tutela del perbenismo sociale, il contrasto fra una donna sviata da un turbamento sentimentale e un uomo che alla fine supera i pregiudizi personali e sociali. L’autentico tema di quest’opera che Francesco Maria Piave modellò nel libretto sul solito dramma francese di turno – in questo caso Le Pasteur, ou L’Évangile et le Foyer di Émile Souvestre e Eugène Bourgois – è però il dissidio del protagonista fra il dovere al perdono e il desiderio ancestrale di vendetta. Tanto più che questo protagonista è un pastore protestante che, al ritorno da un lungo viaggio dove ha visto ogni sorta di peccati esortando al perdono, si trova adesso a scoprire che la moglie lo ha tradito e che perdonare, quando si tratta di farlo di persona e non di farlo fare agli altri, è particolarmente complicato. Arriva persino al duello con il rivale, sventato da un malore appena sente da lontano intonare un salmo. Per cui all’eliminazione spiccia dell’amante ci pensa il padre di lei, pur di non far trapelare nulla all’esterno che possa infangare il buon nome di famiglia: le prove generali di Germont. Alla fine nel pastore prevale la comprensione del dovere quando legge in chiesa l’episodio evangelico dell’adultera e, di fronte a tutti, perdona la moglie, sotto una musica vibrante e ieratica. Verdi era consapevole della delicatezza del tema e infatti scelse un teatro periferico per il debutto del 16 novembre 1850, quello di Trieste. E del resto mandare in giro per i teatri una parabola del genere poteva sembrare un incoraggiamento all’immoralità: infatti le censure degli stati italiani (e non solo italiani) si scatenarono cambiandone ambientazione, testo, titolo, sicché Verdi, spazientito, dopo sei anni decise di fermare quello scempio e ulteriori allestimenti, ritirando l’opera del mercato. Stiffelio è risorto solo in pieno Novecento, quando quel tema non faceva quasi più male a nessuno, apparendo fin dall’inizio una specie di apripista per La traviata, e solo negli ultimi anni si è ritagliato un ruolo autonomo nel processo di trasformazione del teatro verdiano di metà Ottocento.

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