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MACHIAVELLI E NIETZSCHE.

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17 de octubre, 2026

Il Principe come Superuomo

Pierfranco Bruni 

In collaborazione con Micol Bruni 

Parto da una convinzione che mi accompagna da anni e che ho annotato nei miei quaderni di appunti. Niccolò Machiavelli e Friedrich Nietzsche appartengono chiaramente a due contesti che non si possono sovrapporre. Diversa è la storia, diversa è la visione della vita, diverso è il linguaggio. Eppure c’è un filo che li tiene insieme e che non posso ignorare. Nietzsche ha letto Machiavelli con attenzione ostinata e, pur muovendosi su un altro piano, ne recupera due nuclei che restano fondamentali.

Il primo nucleo è la tragedia della storia. In Machiavelli il tragico non è un sentimento. È piuttosto una struttura. È la capacità etica di comprendere la sofferenza della politica quando si trova davanti alla mediocrità della società. Lo dico perché Machiavelli non consola. Mostra. La società è mediocre, divisa, corrotta, incapace di virtù. La politica soffre di questa mediocrità perché deve governarla senza potersi rifugiare in un ideale. È sostanzialmente una rilettura anche antropologica del rapporto politica società.

Di fronte a questa sofferenza Machiavelli pone appunto l’idea del Principe. Il Principe è colui che deve superare la mediocrità della politica ed ergersi come tutore di una visione superiore. Quindi il Principe resta il principato. Non è un uomo privato che diventa buono. È una funzione che diventa forma. Il principato è l’argine contro la dissoluzione.

Nonostante le discussioni che sono state sviluppate intorno a questi aspetti problematici Machiavelli non è dentro una visione democratica della politica. Attenzione su questo punto, perché è decisivo. Per Machiavelli non è la democrazia a governare la politica. È la politica che crea la non democrazia per gestire il potere. Il popolo non è sorgente di legittimità morale. È materia che va ordinata. Ma chi potrebbe ordinarla. Non certo il popolo o l’uomo mediocre nella mediocrità delle società.

In fondo il principio è proprio questo. Io non ho bisogno di una visione di una politica popolare per governare il popolo. Sembra una contraddizione di fatto ma non lo è. È una constatazione realistica. La politica non nasce dal basso come consenso spontaneo. Nasce dall’alto come capacità di dare ordine. Il Principe in fondo diventa il ribelle che si rivolta contro l’uomo massa mediocre. Più che Gramsci è Nietzsche che comprende benissimo Machiavelli.

Gramsci ha scritto sulle sue Notarelle dedicate a Machiavelli che: «l’elemento dottrinale e razionale si impersona in un condottiero, che rappresenta plasticamente e antropomorficamente il simbolo della volontà collettiva» (1). Ma in Machiavelli non c’è alcuna volontà collettiva. Anzi. Il contrario.

Forse anche per questo Machiavelli è stato letto con tanta attenzione da Benito Mussolini. Mussolini applica un’interpretazione nicciana del concetto di politica, ma più che del concetto di politica io direi della morale del potere. Mussolini coglie che in Machiavelli la morale del potere critica la morale tradizionale. Dice che la morale del potere va separata dalla morale della tradizione. La prima serve a fondare. La seconda serve a conservare. Edificare e custodire. Dunque. I punti centrali della mia ricerca qui e altrove. Machiavelli individua da ciò la crisi che sarà dell’uomo moderno.

Proprio per questo Machiavelli anticipa molte meditazioni che poi saranno di Nietzsche. Su questo piano va considerato il legame stretto in cui la morale viene letta come smascheramento. La morale tradizionale porta alla tradizione. Si lega alla tradizione, e però si lega anche a una visione di virtù. La virtù intesa in senso classico, non cristiano. Virtù come forza, come energia, come capacità di stare nella tempesta. Machiavelli è tragico da questo punto di vista perché in lui non c’è alcun ottimismo della ragione come la filosofia moderna dirà.

Quando Nietzsche affronta la questione del bene e del male proprio nel libro Al di là del bene e del male è come se prendesse tra le mani Il Principe e lo portasse sulla scena come se fosse una visione teatrale. Lo rappresenta con l’esibizione del potere e lo vuole fuori dai falsi moralismi. Non vuole un Principe buono. Vuole un Principe vero. Non vuole un Principe Apparenza ma un Principe Autorevole.

È proprio Nietzsche che dirà: «Il machiavellismo che è puro, immune da eterogeneità, crudo, fresco, con tutto il suo acume, con tutta la sua arguzia, è l’optimum della politica: la vicina morale delle corti non è che una sua degenerazione» (2). Machiavelli lo aveva già scritto con parole che restano scolpite. «Perché egli è tanto discosto da come si vive a come si doverrebbe vivere, che colui che lascia quello che si fa per quello che si doverrebbe fare impara piuttosto la ruina che la preservazione sua» (3). E ancora: «è necessario a uno principe, volendosi mantenere, imparare a potere essere non buono» (4). Non è cinismo. È realismo tragico. Appunto.

Dirà ancora Nietzsche: «La sovranità e i grandi obiettivi politici si fondano su princìpi machiavellici. Guardiamo la storia: i fondatori di Stati e i grandi legislatori agiscono sempre al di là del bene e del male comune» (5). Concetto che spesso mi trovo a citare.

Nietzsche dunque riprende questo realismo e lo porta sul piano filosofico. Scrive che «non esistono fenomeni morali, ma solo una interpretazione morale dei fenomeni» (6). E scrive che «chi combatte contro i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te» (7). È la stessa lezione machiavelliana. Chi governa deve guardare l’abisso della politica senza infingimenti. Sollevarsi dall’abisso significa accettare la visione che la democrazia è fallimento.

Così si entra in un apparato di pensiero che Nietzsche leggeva nel Principe accostato a una figura storica importante come quella di Cesare Borgia. Su ciò ho trovato alcuni miei appunti che risalgono ai miei lavori su Machiavelli e il Rinascimento.

Infatti la virtù machiavelliana diventa volontà in Nietzsche. Machiavelli dice «io iudico bene che sia meglio essere impetuoso che respettivo, perché la fortuna è donna» (8). Nietzsche dice «l’uomo è una corda tesa tra la bestia e il Superuomo, una corda sopra un abisso» (9). In mezzo c’è lo stesso gesto. Stare sopra l’abisso senza cadere, anzi costruendo su quell’abisso un ponte che superi la democrazia come dimensione della massa.

Per questo il Principe può essere letto come primo Superuomo moderno. Non perché Nietzsche copi Machiavelli, ma perché entrambi scoprono che dopo la fine di un ordine non resta che la creazione. Ovvero che non c’è democrazia nella politica perché essendo raggiungimento del potere il potere stesso non è gestirlo attraverso un sistema democratico. Machiavelli lo dice dell’Italia del suo tempo, «senza capo, sanza ordine, battuta, spogliata, lacera, corsa» (10). Nietzsche lo dirà dell’Europa del suo tempo, «Dio è morto. E noi lo abbiamo ucciso» (11). Una comparazione alta e importante che tocca le corde di una geopolitica che ha vibrazioni filosofiche.

In entrambi i casi l’uomo resta solo. E deve imparare a volere. Come annota Isaiah Berlin, Machiavelli mostra «due morali incompatibili, non una morale vera contro una morale falsa» (12). La morale cristiana e la morale pagana. Nietzsche porterà queste due morali dentro l’anima stessa dell’uomo moderno sul quale spesso ho posto l’interesse.

Il Principe come Superuomo non è un modello da celebrare. È una soglia da comprendere. Indica che la politica, quando è grande, non è applicazione della morale, ma creazione di un ordine che rende possibile anche la morale. Come ha scritto Gennaro Sasso, «la verità effettuale è il nome che Machiavelli dà alla scoperta che la politica ha un suo ordine» (13). Quindi è molto distante da quel concetto e sistemazione di accogliere la democrazia in grado di gestire la politica. Perché la politica è sempre dominazione per raggiungere il potere. La dialettica politica è pura utopia. Ma sia Machiavelli che Nietzsche sfuggono alla utopia in politica e creano entrambi un essere superiore. Ovvero il Principe e il Superuomo. Siamo fuori dalla politica come dialettica e dentro il superamento della Ragione per il solo fatto che chi governa ha sempre un unico obiettivo che è quello di mantenere il potere. Una paradossale contraddizione. Non credo. Ma qui è il luogo e lo spazio della mia ricerca che parte dai miei anni universitari in una città infuocata come Roma nel contesto degli anni Settanta quando per noi studenti di allora la politica e la filosofia della politica erano vita.

NOTE

(1) A. Gramsci, Quaderni del carcere, Quaderno 13, Notarelle sulla politica del Machiavelli, par. 1, ed. critica a cura di V. Gerratana, Einaudi, Torino 1975, vol. III, p. 1555

(2) F. Nietzsche, Nachgelassene Fragmente, Herbst 1887, 10, in Sämtliche Werke, Kritische Studienausgabe, hrsg. von G. Colli und M. Montinari, De Gruyter, Berlin New York 1980, vol. 12, p. 485. Trad. it. Frammenti postumi 1887 1888, Adelphi, Milano 1971, p. 143[57]

(3) N. Machiavelli, Il Principe, cap. XV, 6, ed. a cura di G. Inglese, Einaudi, Torino 2013, p. 87

(4) Id., Il Principe, cap. XV, 8, ed. Inglese cit., p. 88

(5) F. Nietzsche, Nachgelassene Fragmente, Sommer Herbst 1884, 26, in KSA, vol. 11, p. 157. Trad. it. Frammenti postumi 1884, in Opere, vol. VII, tomo 1, Adelphi, Milano 1976, p. 189[32]

(6) Id., Jenseits von Gut und Böse, aph. 108, ed. KSA, vol. 5, p. 92, trad. it. Al di là del bene e del male, a cura di F. Masini, Adelphi, Milano 1977, p. 72

(7) Id., Jenseits von Gut und Böse, aph. 146, KSA vol. 5, p. 98, trad. it. cit., p. 88

(8) N. Machiavelli, Il Principe, cap. XXV, 17, ed. Inglese cit., p. 154

(9) F. Nietzsche, Also sprach Zarathustra, Vorrede, 4, KSA vol. 4, p. 16, trad. it. Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano 1976, p. 10

(10) N. Machiavelli, Il Principe, cap. XXVI, 2, ed. Inglese cit., p. 158

(11) F. Nietzsche, Die fröhliche Wissenschaft, III, 125, KSA vol. 3, p. 480, trad. it. La gaia scienza, Adelphi, Milano 1977, p. 148

(12) I. Berlin, The Originality of Machiavelli, in Against the Current, Essays in the History of Ideas, Chatto and Windus, London 1979, trad. it. L’originalità di Machiavelli, in Controcorrente, Adelphi, Milano 2000, p. 112

(13) G. Sasso, Niccolò Machiavelli, vol. I, Il pensiero politico, Il Mulino, Bologna 1980, p. 298

(14) P. Bruni, Il suicidio della politica e l’omicidio della cultura, CSR, Roma 2000 e Id., L’estetica della politica, Pellegrini, Cosenza 2008

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