Espectáculo

RIZ ORTOLANI, ARTISTA ANCORA DA SCOPRIRE

A admin
19 de octubre, 2026

di Giorgio Girelli *

Più che meritati gli applausi ed i positivi commenti dei critici a Marco Dentici, regista del film su Riz Ortolani proiettato alla Casa del Cinema ed inserito nella sezione Storia del cinema della Festa del Cinema di Roma 2026. In versione per trasmissione RAI, un’ora: l’integrale è molto più lungo. Si spera di poterlo proiettare a Pesaro, città natale di Ortolani. L’opera, nata da una idea della figlia Rizia che ha attivamente collaborato nelle ricerche andando ad intervistare anche in Messico i testimoni della presenza di Riz e Katina, ha richiesto cinque anni di impegnativo lavoro e l’impiego di notevoli risorse. Si è avvalsa dell’intenso contributo di Renato Marengo, tra i pochi che hanno cercato di approfondire seriamente la portata artistica di Riz e che nel marzo 2026 ha partecipato a Pesaro all’evento ufficiale di apertura delle celebrazioni per il centenario della nascita del compositore di cui ha illustrato il linguaggio innovativo delle sue colonne sonore. Una nutrita platea, presenti meritoriamente Daniele Vimini vice sindaco di Pesaro, Gianni Letta, Oriano Giovanelli ex-sindaco di Pesaro, la regista Giuliana Gamba, ha seguito il filmato con partecipazione e commozione, anche per la lunga frequentazione che molti dei presenti hanno avuto con Riz e Katyna.

Marco Dentici ha evitato la classica struttura da documentario istituzionale o «monumento celebrativo» ma ha esplorato l’eclettismo di Ortolani, capace di passare con disinvoltura dal jazz alla musica classica, fino alle sperimentazioni sonore più audaci.

Una specie di partitura cinematografica – spiega Cristina Rossetti , Segnali sonori, 16.10.2026 – in cui le immagini cercano di seguire la libertà del compositore. «In altre parole è un film jazz», il cui autore rivendica una costruzione narrativa che procede per salti temporali e associazioni, anziché per capitoli cronologici. Ed è probabilmente il modo più appropriato per raccontare un artista che del jazz aveva assimilato non soltanto il linguaggio, ma anche l’attitudine a muoversi tra regole e improvvisazione.

Sul finale del filmato (con riferimento al trasloco avvenuto dopo la scomparsa anche di Katyna) quelle pareti della sua abitazione prive delle benemerenze, dei ritratti, delle cose care, e quegli scatoloni ripieni hanno evidenziato che le «cose passano». Ma non passa il forte ed ammirato ricordo di Riz e delle sue splendide musiche, del suo valore artistico non emerso nella misura giusta finchè era in vita ma destinato a lumeggiare sempre più mano a mano che anche in Italia, come già avvenuto in altri paesi del mondo, a cominciare dagli U.S.A., si afferrano  appieno le innovazioni artistiche  e la promozione che con lui ha raggiunto la musica non più ancella ma valore autonomo, coprotagonista rispetto al film. Qualche autorevole commentatore ha detto che addirittura sono le sue musiche a «trascinare» qualche film, e non viceversa come fino allora avvenuto.

Ed in effetti Nicola Winding Refn, regista di Drive, dichiarò alla stampa di avere pensato alla pellicola ascoltando la sua musica. Analogo riconoscimento pervenne da Quentin Tarantino.

Insomma un musicista – come è stato detto – capace di trasformare una colonna sonora in un racconto autonomo,capace di sopravvivere ai film stessi e dotato di una straordinaria capacità di fondere il jazz con la grande orchestra sinfonica e di creare melodie indelebili.

Ma non è materia mia ed io ho ascoltato con interesse i commenti di autorevoli  personalità chiamate ad esplorare le “armonie e dissonanze” della vita artistica di Ortolani, quali Renzo Arbore, Franco Bixio, Pupi Avati, Andrea Bocelli , Placido Domingo (che da giovanissimo cercava di ascoltare Katyna dalle siepi che circondavano i locali in cui lei si esibiva in Messico, dove si era trasferito con la famiglia), Renato Marengo, Michele Mirabella, Giordano Sangiorgi, Filippo Sugar, nonchè Fabio Masini, direttore del conservatorio di Pesaro dove Riz si formò anche sotto la guida di Piero Giorgi (da lui sempre ricordato con gratitudine, come mi ha precisato Katyna) che compose diverse colonne sonore per il cinema dell’epoca. Non stava bene, doveva portare un busto e lo studente Riz spesso dal conservatorio lo accompagnava a casa. Questo incontro aprì la strada all’interesse del giovane Riz per la musica applicata alle immagini. Non rientra purtroppo nell’elenco il regista Damiano Damiani, la cui levatura ho avuto modo di apprezzare direttamente a casa di Riz, mancato ormai da diversi anni. Ma questi e Riz Ortolani hanno dato vita a un sodalizio artistico fondamentale per il cinema italiano, legando le proprie carriere soprattutto a una serie di intensi film di denuncia civile, polizieschi e drammi politici tra gli anni ’70 e ’80 nonché alla prima stagione dei seguitissimi episodi (si parlò di picchi di 15 milioni) de La piovra (1984, con Michele Placido) le cui musiche sono state composte interamente da Riz Ortolani.

Mentre Damiani esprimeva la sua morale rigorosa analizzando le storture della società, del potere e della criminalità organizzata, Ortolani “ne commentava le immagini con melodie che spaziavano dal lirismo nostalgico a sonorità tese e drammatiche”. Ma, oltre alle produzioni con Damiani, sono diversi gli aspetti della sua vita che ancora debbono essere “esplorati”. Come ad esempio, dopo decenni, le tappe del suo ritorno a Pesaro per l’amore che egli ha sempre conservato per la sua città natale e per il “suo” Conservatorio.

Arricchiscono il documentario coinvolgenti testimonianze di Katyna Ranieri, Rizia Ortolani  e Enrico Ortolani Sternini ( molto attivo nella diffusione delle musiche di Riz nei conservatori) nonché dello stesso Riz che ha rievocato, tra l’altro, la sfortunata partecipazione giovanile ad un concorso a Torino per il posto di Primo Flauto nell’Orchestra Sinfonica della RAI. L’audizione naufragò tragicamente a causa di un improvviso e fortissimo bruciore alla gola, causato da una bevanda alcolica che gli aveva offerto poco prima un amico nell’intento di calmarne l’emozione e rincuorarlo. Ma il “rimedio”, per lui estraneo all’alcol, gli impedì di suonare lo strumento. Nel viaggio di ritorno non smise mai di piangere. Al termine delle sue affermazioni Riz ha reso omaggio alla moglie ”grande donna, che per favorire la mia carriera ha posto termine alla sua”. E bisogna rilevare che non si è trattato di rinuncia da poco: Katyna aveva raggiunto fama e successo internazionali. Basti ricordare che fu invitata all’Auditorium di Santa Monica di Hollywood per cantare «More», alla 36ª edizione dei Premi Oscar, circostanza che la rese l’unica cantante italiana nella storia ad essersi esibita sul palco dell’Academy Awards. E l’apprezzamento di cui godeva nel mondo è attestato da un episodio da lei stessa raccontato nel filmato di Dentici (e talvolta rievocato anche durante le indimenticabili cene estive nei pressi del mare con gli amici a Pesaro). Si stava esibendo sul palco del lussuoso locale Montmartre all’Avana. Fu sollecita a rientrare in fretta in albergo. Un commando di rivoluzionari stava per fare irruzione nel locale. Quando chiese :” Ma cosa è successo ?”. Risposta “Li hanno ammazzati tutti”, compreso il capo della Polizia Militare del regime di Batista, il colonnello Antonio Blanco Rico. Katyna manifesta gratitudine a Fidel Castro dal quale sarebbe pervenuto il “consiglio” che le “ha salvato la vita”.

Sul fatto per cui la figura di un artista come Riz ancora non sia stata sufficientemente studiata ed evidenziata, hanno inciso la sua eccessiva modestia e la lunga attività lontano dall’Italia, all’estero: Messico, Cuba, Stati Uniti dove – dicono i critici –  è più famoso che in Italia. La misura della celebrità raggiunta da Ortolani in America è fornita da un episodio incredibile: il rinomato regista Stanley Kubrick, colpito dal talento di Riz (già vincitore di un Grammy e candidato all’Oscar per il famoso brano «More» del documentario Mondo Cane), gli scrisse una nota autografa per invitarlo a comporre la colonna sonora originale di “2001: Odissea nello spazio”. Ma la stesura, in un foglio a quadretti, era così disordinata e quasi incomprensibile che Riz non potè afferrarne autore e contenuto e cestinò l’appunto manoscritto di Kubrick, ritenendolo un anonimo “scarabocchio”. E la grande occasione sfumò.

Il centenario di Riz Ortolani dovrebbe servire soprattutto – scrive ancora Cristina Rossetti – a sottrarre la sua figura alla comoda etichetta di maestro delle colonne sonore. Definizione certamente corretta, ma insufficiente. Ortolani è stato un compositore del Novecento, un direttore d’orchestra, un arrangiatore, un musicista cresciuto nella tradizione classica. Celebre la colonna sonora di “Fratello Sole, sorella Luna” del film diretto da Franco Zeffirelli, liberamente ispirato alla vita di San Francesco d’Assisi. Nella versione cinematografica originale italiana, la canzone è interpretata dal giovane Claudio Baglioni. La musica di Ortolani (classico/sinfonica) restituisce – osservano gli esperti – “ la vera sacralità medievale e la profonda devozione francescana, distaccandosi dalle mode temporanee della musica pop e regalando al film una solennità immortale”. Ed è diventata un classico della musica sacra italiana. Che si contrappone alla versione pop/folk di Donovan, cantautore folk-psichedelico scozzese, voluta da Zeffirelli “per il mercato estero considerando che nel 1972, San Francesco veniva visto dai giovani come il primo vero «figlio dei fiori» della storia “.

E ci sarebbe dunque da scavare  su altre splendide composizioni della maturità e che Riz considerava traguardi della sua carriera di compositore: la «Sinfonia per la Memoria», o «La Congiura»   non  ancora  adeguatamente approfondite dagli studiosi.

«Tutto quello che è accaduto nella sua vita»  per lui andava «ascritto ad un grande fortuna». Non ha mai messo in primo piano il suo valore, non curava l’immagine.  Sempre modesto e contenuto. Rientrando a Pesaro dopo le sue serate da ragazzo nei vicini locali romagnoli “prendeva il treno all’alba con gli operai – sono parole sue – e si sentiva un privilegiato”.

Quando ho cominciato a frequentare casa sua restai stupito che personaggi come lui e la moglie non avessero un addetto stampa o comunque alle pubbliche relazioni. Erano così estranei al mondo delle comunicazioni che allorchè non poterono proprio fare a meno di una collaborazione l’aiuto fu prelevato a… Pesaro (la brava Nelli Campanelli).

*Presidente Emerito del Conservatorio Statale Rossini

Nelle foto: – Giorgio Girelli e Rizia Ortolani alla Festa del Cinema di Roma.

  • Roberto Redfordo e Riz Ortolani.
  • Riz Ortolani, nel suo amato conservatorio, e Katyna Ranieri intervistati da Bertini, invitati dal Presidente Giorgio Girelli.
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