GUIDO MIANO EDITORE
NOVITÀ EDITORIALE


È uscito il libro di poesie:
IL SILENZIO CHE ACCOMPAGNA di ANGELA DIBUONO
con prefazione di Michele Miano
Pubblicato il libro di poesie dal titolo “Il silenzio che accompagna”di Angela Dibuono, con prefazione di Michele Miano, nella prestigiosa collana “Alcyone 2000”, Guido Miano Editore, Milano 2026.
Ci sono poeti che attraversano il tempo con passo lieve, ma con una voce che non smette di interrogare la realtà. Angela Dibuono appartiene a questa genealogia: la sua parola nasce da un ascolto profondo, da una fedeltà al vissuto, da una capacità rara di trasformare la fragilità in conoscenza. Il silenzio che accompagna non è soltanto un’antologia: è la ricomposizione di un cammino, la restituzione di una voce che ha saputo attraversare decenni di scrittura mantenendo intatta la propria autenticità.
Fin dalle prime pagine, i testi rivelano una poetessa che osserva il presente con lucidità e inquietudine. La modernità digitale, la solitudine urbana, la perdita del contatto umano diventano materia poetica. In C’era un tempo, l’autrice ricorda un passato in cui «incontrarsi era un rito di voci e di mani», contrapponendolo alla contemporaneità dove «il tramonto muore in un post». È un verso che condensa un’intera epoca, un’intera trasformazione antropologica: la sostituzione dell’esperienza con la sua immagine. La città è protagonista di molte liriche: una metropoli lucida, scintillante, ma priva di calore. In Metropoli cieca, «marmo, vetro, acciaio» compongono un paesaggio dove «l’indifferenza è un muro trasparente».
In Cronaca di un vetro rotto, la poetessa osserva «giovani facce, cuori d’asfalto» che cercano un urto per sentirsi vivi. Sono immagini che non giudicano, ma testimoniano: la poesia diventa sismografo del disagio contemporaneo, capace di cogliere le crepe sotto la superficie del benessere.
Accanto alla dimensione urbana, si apre quella naturale, luminosa, alpina. I testi dedicati a Innsbruck e alle valli del Tirolo sono tra i più intensi della raccolta. In Vene azzurre in movimento, l’acqua dei fiumi alpini è «un turchese freddo, un cristallo fuso», mentre in Gioia pura, l’aria frizzante del Tirolo la natura diventa un luogo di rinascita: «le cime innevate forano il cielo azzurro,/ giganti bianchi, custodi di silenzi antichi». Qui la parola si fa contemplazione, quasi preghiera, e la poetessa ritrova un respiro più ampio, una sacralità della luce che cura e rigenera.
La raccolta attraversa poi la stagione della pandemia, con la sua sospensione e le sue paure. In Per non dimenticare, dietro «mascherine senza sorrisi», le anime resistono, custodendo una speranza che non si lascia cancellare. È una poesia che non indulge nel dolore, ma lo attraversa con compostezza, trasformandolo in memoria condivisa.
Molti testi sono dedicati alla memoria familiare, alla perdita, alla cura. In Davanti alla finestra l’autrice ascolta le parole di un fratello morente che, dal letto d’ospedale, confessa: «quasi incosciente sono cosciente d’amarla/ questa vita». In L’ultimo dono il padre diventa presenza che resiste anche nell’addio: «quel cenno d’addio/ semplice come una preghiera». Sono pagine di grande delicatezza, dove la poesia diventa gesto di custodia, di gratitudine, di riconciliazione.
La voce di Angela Dibuono è anche civile, attenta alle ferite del mondo. In Grida forte il silenzio la poetessa ricorda «bianche innocenze» travolte dalla guerra, e confessa la propria impotenza di fronte alle immagini che «arrivano attraverso gli occhi/ a scavarci l’anima». In Quanto costa Kabul?, dedicata alle vittime dell’attentato del 2009, la domanda è diretta, senza retorica: «Quanto costa Kabul se i sogni si dissolvono/ in girandole di schegge lavate col sangue?». Qui la poesia diventa testimonianza, memoria, responsabilità.
La voce di Angela Dibuono sa essere anche intimista, essenziale, quasi sussurrata. Nella lirica Le parole sono confini l’autrice confessa: «Taccio per non limitarti./ Le parole sono confini». In All’ombra sacra del salice l’amore è un luogo di attesa e di pudore: «Non dissi mai ti amo.// Eppure amai sempre intensamente». Sono versi che rivelano una poetica della misura, della delicatezza, della verità non gridata. La prima sezione Il silenzio che accompagna, che raccoglie poesie inedite e che dà il titolo al volume, si chiude con componimenti brevi, haiku e tanka, dove la parola si fa ancora più essenziale. In un haiku «il tempo attese e rimpianti/ ricordi tornano»; in un tanka «ciò che ieri bruciava/ oggi è feritoia per l’oltre». È la sintesi di un’intera poetica: la capacità di trasformare la ferita in varco, il dolore in conoscenza, il silenzio “che non tace” in presenza attiva.
La raccolta si apre poi alle opere precedenti, restituendo la continuità di una voce che ha saputo evolversi senza perdere la propria radice. In Ventanas, la poetessa ritrae il paese natio con immagini che sono insieme antropologiche e affettive: «Impigriscono giovani/ di ieri sulle panchine/ (…) Intristiscono ragazze/ alle finestre come rondini…». Nella sezione Spicchi di luna… orizzonti lucani, la terra lucana è protagonista: «perpetuamente/ semplice e ridente/ come un cespo/ di ginestra in fiore». È una poesia che custodisce la memoria dei luoghi, delle persone, delle stagioni dell’anima.
Il silenzio che accompagna è dunque un ritratto poetico completo: un mosaico che permette di cogliere la profondità di una voce che ha attraversato la vita senza mai smettere di interrogare il mondo. La poesia di Angela Dibuono è fatta di silenzi che parlano, di ferite che diventano luce, di memorie che non chiedono consolazione ma verità. È una poesia che sa essere civile senza perdere la sua intimità, che sa essere personale senza chiudersi al mondo, che sa essere lucana e universale allo stesso tempo. Accogliere questo volume significa entrare in un territorio poetico che non concede scorciatoie: richiede attenzione, ascolto, disponibilità. Ma chi saprà offrirle, troverà un dono raro: la compagnia di una parola che resta, che illumina, che custodisce. Il che non è poco. Perché la poesia di Angela Dibuono non si limita a raccontare: accompagna. È una voce che si avvicina senza invadere, che consola senza promettere, che ricorda senza ferire. È una voce che sa stare accanto, come fanno le presenze più vere: quelle che non chiedono nulla, ma restano.
In molti suoi versi, la poetessa sembra parlare direttamente al lettore, come quando confessa: «Taccio per non limitarti./ Le parole sono confini» (Le parole sono confini). Qui la poesia diventa gesto di cura, di rispetto, di pudore: un modo per dire che l’amore, la memoria, la ferita non hanno bisogno di essere spiegati, ma custoditi. E in altri momenti, la sua voce si fa quasi un abbraccio, come nell’immagine della figura cara ed emblematica della nonna «icona di saggezza» seduta «in riva al fiume senza tempo del ricordo» (Sei bella).
È in questi frammenti che la poesia di Angela Dibuono raggiunge la sua verità più alta: la capacità di trasformare il dolore in luce,l’assenza in presenza, la fine in un inizio che continua a vibrare.
C’è una commozione che attraversa tutto il libro, ma non è mai esibita. È una commozione che nasce dalla vita stessa: dai figli che crescono, dai vecchi che pregano «come innamorati un po’ sconvolti» (Come innamorati un po’ sconvolti), dalle madri che restano mute perché parla soltanto il loro silenzio (Silenzio di madre), dai paesi lucani che conservano ancora il palpito antico della vita (Ventanas).
Alla fine del percorso, il lettore comprende che questa antologia non è solo un libro: è una vita intera che si lascia attraversare, una memoria che si offre, una voce che chiede di essere ascoltata non per essere capita, ma per essere condivisa. E allora Il silenzio che accompagna diventa un libro che non si chiude: si posa. Resta sul tavolo, sul comodino, nella memoria. Resta come restano le testimonianze che hanno toccato davvero.
Perché la poesia di Angela Dibuono non passa: rimane. Rimane nelle immagini, nei silenzi, nelle ferite, nei paesaggi, nei gesti. Rimane come rimane un volto amato, come rimane un profumo, come rimane una voce che non si dimentica.
E chi leggerà queste pagine, forse, scoprirà che qualcosa si muove dentro: un ricordo, un dolore, una tenerezza, una domanda. E capirà che la poesia, quando è autentica, non consola: accompagna. E quando accompagna, non abbandona più.
Michele Miano
Angela Dibuono, Il silenzio che accompagna, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp.88, isbn 979-12-81351-99-8, mianoposta@gmail.com.
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L’AUTRICE
Angela Dibuono è nata ad Armento (PZ); ha compiuto i suoi studi presso la Facoltà di Materie Letterarie dell’Ateneo di Salerno in un periodo ricco di frequentazioni culturali con artisti ed editori. La sua produzione letteraria, varie raccolte di poesia, narrativa e saggi critici, è stata seguita ed apprezzata da poeti, critici letterari ed artisti tra cui Alda Merini, Roberto Carifi, Luigi Fontanella, Luigi Reina, Sebastiano Martelli, Raffaele Nigro, Pasquale Francischetti, Mario Santoro, Patrizia Del Puente (poesia dialettale), Dante Maffia e Silvana Arbia (narrativa), Eugenio Bennato e Michele Placido. In età di riposo lavorativo, l’autrice prosegue il suo percorso letterario fondato sulla poetica del silenzio attivo e di testimonianza antropologica. A questo affianca da sempre una costante attività di volontariato culturale (eventi e concorsi letterari) e civico destinando il ricavato delle vendite dei suoi libri a sostegno della Fondazione AIRC per la ricerca.