La memoria della Grande Guerra attraverso la figura di un combattente pratese


PRATO – Cadde sul Piave il 27 ottobre 1918, cinque giorni dopo aver scritta l’ultima lettera ai familiari a Prato: il Sergente Maggiore Giovanni Cipriani è quindi uno degli oltre 650.000 militari italiani caduti nel corso della Grande Guerra. Senza retorica bellicista, ma allo scopo di conservare la memoria di coloro che dettero la vita per la Patria e per tramandare la conoscenza di fatti storici la cui eco non si è ancora spenta, la Sala della Costituzione di via Benedetto Cairoli 8 ospita la mostra La Grande Guerra di Giovanni Cipriani, a cura dello storico militare Niccolò Lucarelli, e con il Patrocinio dell’Esercito Italiano, della Regione Toscana e della Provincia di Prato. All’inaugurazione di sabato 31 ottobre, alle ore 17, sarà presente anche L’Esercito Italiano, rappresentato dal Comando Militare Esercito «Toscana», con il Colonnello Marco Amoriello.
Realizzata a partire da una selezione di lettere e fotografie inviate da Cipriani ai familiari fra il 1915 e il 1918, la mostra è arricchita da preziosi cimeli militari originali messi a disposizione dai collezionista Riccardo Fortunato, dal Gruppo Storico dei Vigili del Fuoco di Prato presieduto da Enrico Capecchi, fra cui manifesti, bandiere, giberne, materiale sanitario e oggetti vari, e da uniformi d’epoca e cimeli della Regia Guardia di Finanza, appartenenti alla collezione personale del Luogotenente Gianluca Zagarri in forza al Comando Interregionale dell’Italia Centro Settentrionale della Guardia di Finanza di Firenze. Attorno alla figura di Cipriani viene ricostruita la cornice della Grande Guerra, sulla quale nelle lettere alla famiglia non dava particolari dettagli, un po’ per la questione della censura, un po’ per non angustiare eccessivamente i congiunti a Prato. Nel percorso della mostra la dimensione intima del combattente si intreccia con quella più strettamente militare, per rendere la realtà della trincea con il suo angosciante fardello di rischi e fatiche quotidiani.
Si è scelto di inaugurare la mostra il 31 ottobre in quanto, in quella data del 1918, a Villa Pellegrini-Malfatti di Avio (piccolo comune della provincia di Trento)cominciarono i colloqui per la cessazione delle ostilità fra l’Italia e l’Impero Austro-Ungarico, che avrebbero portato alla firma dell’armistizio di Villa Giusti.
«Ospitare questa mostra nella Sala della Costituzione della Provincia significa offrire uno spazio di riflessione sulla nostra storia e sul valore della memoria. Attraverso le lettere, le fotografie e gli oggetti appartenuti a Giovanni Cipriani, possiamo avvicinarci alla dimensione umana della Grande Guerra e ricordare il sacrificio di tanti giovani, molti dei quali partirono anche dal nostro territorio. Conservare e trasmettere questa memoria, soprattutto alle nuove generazioni, è un impegno importante per promuovere la conoscenza della storia e il valore della pace», dichiara il presidente della Provincia di Prato Simone Calamai.
Come spiega Lucarelli «questa mostra vuole riflettere su una guerra che pose le basi del fascismo e del nazismo, e quindi della Seconda guerra mondiale, da cui scaturì la Guerra Fredda la cui eco è ancora percepibile nelle attuali tensioni con la Russia. È quindi necessario conoscere e comprendere quei fatti, anche considerando che dalla stessa città di Prato partirono per il fronte centinaia di soldati, e che le industrie pratesi contribuirono in maniera importante alle forniture di guerra, in particolare in fatto di divise e coperte per i nostri soldati. Tutta la città, quindi, visse in prima persona la tragica importanza di quegli avvenimenti». E la memoria di quel sacrificio è doveroso non vada perduta.
La mostra, realizzata in collaborazione con la Biblioteca Roncioniana, Asterisco associazione culturale, il Gruppo Storico dei Vigili del Fuoco di Prato e la sezione pratese dell’UNUCI, è visitabile a ingresso gratuitofino all’8 novembre, dal mercoledì alla domenica, in orario 16-18,30.