La ricercatrice Luisella Carnelli apre i lavori di Beautiful life
Beautiful Life – Parma – 23 ottobre | Manzini OFF
Fondazione Cariparma accompagna l’apertura dei lavori di Beautiful Life, la seconda delle quattro tappe verso Parma Capitale Europea dei Giovani 2027: protagonista dell’intervento è Luisella Carnelli, ricercatrice senior presso Cultural Welfare Center e Fondazione Fitzcarraldo.
Con l’avvio di Connessioni – il nuovo modello sperimentale di valorizzazione diffusa delle Collezioni d’Arte di Fondazione Cariparma – partito nel 2026 con il contributo dei principali esperti del settore su scala nazionale e internazionale, Fondazione Cariparma ha potuto mettere a disposizione la testimonianza della ricercatrice Carnelli a Beautiful Life, evento dedicato a benessere, cura e qualità della vita.
Da oltre vent’anni Carnelli si occupa di partecipazione culturale, sviluppo dei pubblici, welfare culturale e valutazione degli impatti delle pratiche artistiche, collaborando a numerosi progetti di ricerca e cooperazione a livello nazionale ed europeo.
Luisella Carnelli ha dichiarato: “In questo momento storico è fondamentale mettere i giovani al centro, valorizzando non solo il loro impegno civico ma anche la loro voglia di partecipazione alle attività culturali. La cultura, l’arte e la bellezza possono infatti giocare un ruolo determinante per alleviare la loro ansia, il senso di angoscia e di oppressione. Ringrazio Fondazione Cariparma per avermi invitata a parlare qui oggi, anche in relazione a Connessioni, un progetto in cui il tema della bellezza diventa protagonista di spazi non convenzionali, fruiti nella vita quotidiana dei giovani”.
Parlare di giovani oggi significa confrontarsi con una generazione che abita pienamente le contraddizioni della contemporaneità: l’incertezza, le disuguaglianze, la crisi della fiducia, la pressione sulla salute mentale, ma anche nuove forme di partecipazione, attivismo e ricerca di senso. Troppo spesso, però, si continua a descrivere i giovani a partire da ciò che manca: opportunità, stabilità, partecipazione, prospettive. E se la domanda fosse un’altra? Non che cosa manca ai giovani, ma che cosa rende possibile sentirsi parte, scegliere, agire, immaginare. Anche il futuro, in fondo, non è ugualmente disponibile per tutti. Appadurai parla di “capacità di aspirare”: la possibilità di vedere davanti a sé alternative, percorsi, possibilità. Una capacità che cresce nelle relazioni e nei contesti che rendono quei futuri pensabili.
Da qui il tema dell’agency: non soltanto offrire opportunità, ma costruire condizioni nelle quali le nuove generazioni possano esprimersi, creare relazioni, assumere responsabilità e incidere sulle decisioni che le riguardano. È in questo passaggio che la cultura può diventare uno spazio abilitante: un luogo – fisico, simbolico e relazionale – in cui sperimentare appartenenza, immaginazione, partecipazione e possibilità di trasformazione. Non soltanto dentro musei, teatri e istituzioni culturali, ma anche nelle scuole, nei quartieri, negli spazi di cura e nella vita quotidiana.
La cultura può contribuire a costruire ben-essere proprio perché amplia le possibilità di stare nel mondo: permette di riconoscersi e di essere riconosciuti, di dare forma a ciò che si vive, di costruire relazioni, attraversare esperienze difficili, immaginare alternative. Il ben-essere, in questa prospettiva, non è soltanto una condizione individuale, ma riguarda anche la qualità delle relazioni, il senso di appartenenza, la possibilità di partecipare e di sentirsi capaci di agire. Quando questo accade, partecipare non significa semplicemente entrare in uno spazio già definito, ma poter contribuire a trasformarlo. Ed è forse qui che si gioca la questione più importante: non come portare i giovani dentro ciò che esiste già, ma quanto siamo disposti a lasciare che la loro presenza cambi davvero i luoghi, le istituzioni e le relazioni del presente.
