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GUIDO MIANO EDITORE

A admin
28 de octubre, 2026

NOVITÀ EDITORIALE

È uscito il libro di poesie:

CHIAROSCURO di GABRIELLA VESCHI

con prefazione di Enzo Concardi

Pubblicato il libro di poesie dal titolo “Chiaroscuro”di Gabriella Veschi, con prefazione di Enzo Concardi, nella prestigiosa collana “Alcyone 2000”, Guido Miano Editore, Milano 2026.

Occorre cogliere nella poetica di Gabriella Veschi, in questa raccolta di liriche recenti – essendo datate fra il 2021 e il 2026 – la visione dualistica, bipolare della realtà, sia della sua intensa vita interiore, sia del frammentato mondo esterno contemporaneo. L’autrice ne è pienamente consapevole, tant’è vero che ha voluto apporre ad essa un sigillo inequivocabile attraverso il titolo: Chiaroscuro. È un sigillo estremamente poetico, sicuramente più immaginifico delle definizioni conferite all’essere dialettico, che ci parla invece di linguaggio degli opposti e dei contrari, di termini contrastanti, di concetti dicotomici.

Ciò è perfettamente in linea con le acquisizioni della moderna poetica, di cui la Veschi è rappresentante qualificata, tendente non solo a rivoluzionare le modalità espressive del lessico, ma anche l’approccio emotivo, l’efficacia dell’apparato comunicativo, lo stile personalizzato, l’imprinting ovvero il carattere distintivo dell’autore. La sequenza delle parti in cui è suddivisa la raccolta, ci introduce poi nel viaggio tematico della poetessa che percorreremo insieme a lei per scandagliarne il mondo interiore, la fonte primigenia della sua ispirazione, l’anima più profonda della propria essenza poetica. Tali parti, sono pubblicate in ordine cronologico, per cui potremo verificare eventuali trasformazioni temporali e/o continuità formali e contenutistiche. Ecco dunque la successione delle liriche, raggruppate in cinque gangli fondamentali: Tra natura, memoria e aneliti d’infinito; Il fragile filo dell’esistenza; Il mare della sera; Tra oniricità e infinito; Chiaroscuro, che conferisce il titolo a tutto il libro.

L’analisi critica non trova difficoltà, dopo un’attenta lettura dei testi, a individuare i motivi fondamentali emergenti dall’opera che, nell’economia di questa prefazione, chiameremo: suggestioni della memoria, contemplazione della natura, richiami esistenziali e ossimori letterari. Tra le liriche che visitano le dimensioni del tempo passato, ve ne sono alcune maggiormente significative che trapassano gli spessori metafisici, storici, affettivi e psicologici dell’avventura umana, ovvero ci parlano delle nostre radici e dell’esser-ci in relazione a quel che saremo. La poesia Per la Libertà rende omaggio al «… sacrificio/ di chi ha dato/ la sua vita/ per la vita», con gesti di sacrificio ed eroismo, dopo un «passato incancellabile», fatto di bombe, deportazioni, «… viaggi nei carri bestiame/ verso le fabbriche/ della morte». Si tratta qui di una memoria collettiva, del dramma di un popolo, di un’intera generazione e di una liberazione rappresentata poeticamente dai bellissimi versi: «Un fiore sboccia sulle crepe/ delle case abbattute». Dopo la lotta contro le dittature è seguita la ricostruzione, così che la speranza della libertà e di un mondo di pace si è realizzata. I toni della poetessa sono accorati e sobri allo stesso tempo, la scrittura misurata nonostante la gravità dell’argomento: tale levità dei ritmi e delle scansioni, insieme alla brevità essenziale del verso e della strofe, è una caratteristica diffusa in tutta la raccolta.

Così, anche A mio padre, mettendo a fuoco i ricordi affettivi giovanili e spostando gli accenti dalla memoria collettiva a quella intima familiare, ci presenta un quadro commovente e un tempo della mancanza, tuttavia compensati da un amore orgoglioso e per sempre vivo. Ora il viaggio alla ricerca del tempo perduto cambia natura e collocazione: le nostre tracce della vita terrena non si perderanno, poiché rimarranno nel volto dei nostri figli, in tutte le persone rimaste e in altri luoghi ed oggetti che riportano il nostro nome. A questa lirica la poetessa ha dato il titolo di Eternità ma, pare non consistere né nella famosa religione della memoria del Foscolo, né nella vita eterna del Cristianesimo, in quanto noi saremo ancora qui e non in altre dimensioni fuori da questo mondo. Comunque anche questa visione escatologica appartiene alle categorie del mistero: «…Incomprensibilmente/ ci saremo ancora» è l’epilogo, affermazione che riconosce i limiti della ragione umana nelle spiegazioni delle cose ultime, trascendenti o non trascendenti che siano.

In un animo sensibile come quello della poetessa, non poteva mancare l’attenzione verso la Natura, un rapporto rasserenante e gratificante, quasi come nella visione ippocratica della natura medicatrix (“forza guaritrice della natura”), sottolineando però che nella poetica della Veschi prevale l’aspetto mentale e spirituale, piuttosto che quello terapeutico interessante l’organismo umano. Del cosmo e dell’universo ella coglie sia le dimensioni infinitamente grandi che quelle infinitamente piccole: ne abbiamo un esempio paradigmatico nella lirica Granello, nella quale «un minuscolo granello/ in balìa del vento» che volteggia lieve sull’azzurro mare, viene travolto e inghiottito da un’onda anomala. La forza degli elementi miete vittime nella natura stessa e, in una libera interpretazione della poesia, vi possiamo leggere anche il destino umano dei deboli, dei vinti di verghiana memoria.

Spesso, nel canto contemplativo dell’osservazione naturalistica, lo sguardo poetico è rivolto alle dimensioni celesti, come appare in Arabeschi e in O mio cielo. Nella prima vi è un riferimento alla Via Lattea, la grande galassia in cui viviamo, paragonata ad una strada in cui crogiolarsi; nella seconda vi troviamo un ringraziamento diretto al cielo, accompagnato da altri versi esaltanti la solarità del nuovo giorno, dopo il buio della notte: «Grazie o mio cielo,/ oggi mi rispecchio/ nella tua splendete chiarità…». La poetessa ama il mutare delle stagioni, che coglie in Respiro, in cui l’imminente uscita dall’inverno è salutata come la rinascita della natura dal suo letargo e, anche in questo caso, può essere il simbolo di ogni riscatto umano dalle secche esistenziali e morali: «…Respiro un cielo/ limpido/ come acqua sorgiva». Infine, nei caroselli immaginifici lievi e delicati dedicati alla bellezza della Natura, la Veschi ha modo di sviluppare la sua vena onirica, sognante, fiabesca – come in Fiori di lavanda e Bosco fatato – e che fa capolino anche in altre parti del libro. «…Mi ci butto a capofitto/ e sguazzo/ in un mondo/ immaginario,/ squarciando il velo/ della realtà»: questa è la sua reazione nell’ammirare i profumati campi di lavanda, dal particolare ed intenso colore lilla col quale vivacizzano i pendii collinari. Sognando di trovarsi nel buio di un bosco fatato al di fuori del mondo reale, vede il lampeggiare di lucciole danzanti e ode l’incessante gracidare delle raganelle in coro: il risveglio sarà dolce e soave come le loro danze, come il loro canto. Se vogliamo ricorrere ad echi letterari, l’ispirazione naturalistica della poetessa sembra avvicinarsi – per taluni aspetti, atmosfere, emozioni – a quella pascoliana.

Ma è tuttavia, a mio parere, senz’altro più coinvolgente ed appassionata la sua poetica quando indaga negli spessori esistenziali, ontologici, psicologici della realtà e del proprio io. Ed è tale tematica che giustifica l’azzeccata scelta del titolo: Chiaroscuri. Infatti, come detto in apertura, questa è la cifra che spicca maggiormente dalle liriche ad impronta riflessiva, meditativa, valutativa della vita e delle sue contraddizioni: basta analizzarne qualcuna per rendersi conto degli specifici chiari e scuri. Sugli aspetti negativi dell’odierno vivere, proprio e altrui: c’è il male di vivere, un buio totale, incubi, ansie, città deserte, non esistenza (Nel buio);isolamento, vecchiaia, svanire dei sogni, perdute felicità (Solitudine); caducità della vita, il tempo effimero, speranze falciate, caduta delle illusioni (Fragile filo);scomparsa della gioia e della bellezza, vita interiore disturbata (In bilico); c’è una vita rinchiusa dove tutto manca (In isolamento) e che sfreccia follemente come un treno (La vita);il rimpianto per il tempo perduto, lontano da sé stessa nell’incapacità del vivere (Spreco);l’essere centrata solo su sé stessa, come un’isola deserta che s’inaridisce (Chiusura).

Sul rinascere della speranza e il riapparire della luce: nel bene e nel male, basta il sorriso di un bambino per capire che siamo tutti fratelli (Figli di Dio);la scrittura è necessaria come l’acqua sorgiva zampillante (Poesia); il risentire forti emozioni nel giorno di un anniversario (Cinquant’anni);quando tutto sembra grigio, basta un attimo per rinverdire la voglia di vivere (Il tempo che fugge);anche la luce delle stelle e i raggi della luna possono divenire segnali di ottimismo (Nell’oscurità); la passione-ossessione per i libri porta alla scoperta di altri meravigliosi mondi (Ossessione).

Ma chiudiamo con un lacerto di poesia civile dell’autrice, una poetessa-testimone del nostro tempo: «Donne forti/ indomite/ non si rassegnano/ alla loro condanna;/ coraggiose e audaci/ sfidano la morte,/ ribellandosi a eterni soprusi,/ urlano a squarciagola/ i loro diritti negati/… / Sono con voi,/ in ogni istante/ di questo mio tempo/ pieno di amarezza e inutilità» (Alle donne afghane).

Enzo Concardi

Gabriella Veschi, Chiaroscuro, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp.88, isbn 979-12-82820-02-8, mianoposta@gmail.com.

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