Cultura

LA METAFISICA DELL’ATTO CREATIVO NEL SEGNO DELLA FILOSOFIA DI JOLE DE SANNA

A admin
4 de noviembre, 2026

Pierfranco Bruni

L’idea dell’arte come utopia. Un pensiero che ha dominato tutta la ricerca e lo scavo tra le arti di Jole De Sanna. Tra l’accademia e la militanza ha sempre sostenuto che: “L’idea di opera d’arte che noi possediamo è di un’opera che non distingua tra pittura, scultura e architettura ma che ha la qualità e la potestà di attestarsi attraverso i generi artistici e letterari come tale, opera d’arte. L’opera d’arte come tale è la conquista del periodo, ed intendo tutto il periodo moderno a cominciare dalla seconda metà del Settecento” (1).

Una “risistemazione” dell’idea dell’arte come pensiero totale in un processo in cui l’estetica è nella creatività e la creatività vive di fantasia e di lavoro. Il mestiere di vivere, pavesianamente, è nel lavoro totale dell’essere creativo.

Con la sua visione dell’arte indissolubile tra la memoria della storia e il tempo che intreccia i destini delle civiltà. Jole De Sanna, Martina Franca, 29 novembre 1947, Massafra, 25 giugno 2004 (2), ha saputo sempre coniugare l’archeologico, che vive dentro la nostra anima di confessori della pazienza e del genere letterario e artistico, con il moderno che interagisce con il contemporaneo.

Studiosa delle Avanguardie, sapeva molto bene che la rivoluzione dei linguaggi artistici passa inevitabilmente attraverso le rivoluzioni delle coscienze e i conformismi come non appartengono all’artista e all’arte non possono appartenere all’uomo come persona, come esistenza, come modello culturale.

Conoscitrice profonda di Lucio Fontana, di Medardo Rosso, di Giorgio De Chirico, di Carlo Belli ha sempre intrecciato il suo essere docente con la fantasia di esercitare il fascino dell’artista.

Ci sono docenti che restano funzionari della cultura del libro di testo e ci sono docenti che diventano creatori senza il libro di testo. Ebbene, Jole De Sanna è appartenuta a questa seconda schiera. Una docente senza il libro di testo perché l’arte era nel suo misterioso incontrare la fantasia con il mistero.

È stata mia amica, oltre che consulente negli anni in cui la cultura a Taranto ha avuto un progetto, ovvero tra il 1995 e il 1999. Con lei, io Assessore alla Cultura della Provincia di Taranto e Vice Presidente, abbiamo ideato una mostra di una unicità estrema: quella dedicata a De Chirico e il Mediterraneo. Un percorso in cui la Magna Grecia e il Mediterraneo si sono incontrati con l’estremo modello metafisico (3).

Una metafisica del Mediterraneo ben definita nella filosofia degli spazi. Le piazze, le assenze, le solitudini di De Chirico non erano altro che le nostre attese. Bene, diceva Jole, ricordo benissimo, è vivere la metafisica del colore come se si vivesse la metamorfosi dell’anima. E l’arte non era soltanto ricerca ma estetica del gesto, dello sguardo, dell’attrazione.

Nel 1998 con Jole abbiamo costruito il Mediterraneo metafisico sotto la guida silenziosa e mai menzionata di una filosofa a noi molto cara Maria Zambrano. Il Mediterraneo non è solo “destino”. Nell’arte, chiosata nella ricerca di Jole, è provvidenza ed essendo considerata tale diventa profezia.

L’arte come filosofia non della dialettica o della parola ma della religiosità del silenzio nell’accoglienza dell’osservare e del toccare.

Con lei ho costruito il progetto sulla Pinacoteca, e non Officina come qualcuno dopo ha cercato inutilmente di trasformare, e lei, da studiosa ma soprattutto con la sua capacità critica di non sottovalutare nulla e di non essere uguale a nessuno ha tracciato un filo nella cultura della istituzione di una Pinacoteca che doveva rappresentare un valore nella coscienza delle arti. Era questo l’obiettivo.

Da Milano, dove insegnava all’Accademia di Brera, a Taranto il viaggio sembrava lungo ma nel giro di poche ore ci si incontrava, si parlava, si progettava e si concludeva. Il nostro dire e il nostro essere portavano un nome, dare una voce a quell’utopia delle culture che inevitabilmente passava attraverso le arti. E se la mostra su De Chirico è stata un raccordare arte antica con quella moderna l’istituzione progettuale della Pinacoteca era un voler lasciare un segno tangibile all’interno di un territorio che è ormai completamente sradicato sia culturalmente che saggiamente proprio dal punto di vista progettuale.

Lei studiosa di Luciano Baldessari, di Gino Pollini, di Fausto Melotti non poteva che portare dentro di sé e dentro il suo non testo scolastico un nome come Carlo Belli. Il razionalismo architettonico è stato per Jole De Sanna un vero e proprio esistenzialismo che ha trovato nelle avanguardie storiche un desiderio di incontro tra Futurismo, costruttivismo russo e secondo Cubismo (4).

Appunto attraverso l’idea dell’opera totale che si è potuto realizzare quel pensiero coinvolgente che trovava nell’estetica dell’astrattismo il segno tangibile di un Carlo Belli che coinvolgeva il luogo dell’opera d’arte e l’opera d’arte come atmosfera della dispersione della contemporaneità.

La multiformità dei metodi, importante resta il suo saggio: “Forma, l’idea degli artisti 1943 a 1997”, attraversati nella ricerca di Jole De Sanna sono da considerarsi non solo un atto formativo ma una archeologia dell’essere in quella archeologia del sapere che può avere anche una sua funzione ma si legittima nel non relativismo che ci porta ad un costante rinnovamento (5).

Ecco perché le avanguardie non sono riferimento di una rivoluzione culturale ma costituiscono una vera e propria rivoluzione in cui la bellezza non può essere una evoluzione ma una direzione profondamente estetica.

Lea Vergine ebbe a scrivere, in un inciso molto bello, su “il Manifesto” del 28 luglio 2004: “Storica dell’arte, inappuntabile per onestà e precisione, appassionata degli scritti degli artisti, si pensi alla sua lettura di Medardo Rosso o a quella di Lucio Fontana, libri entrambi usciti nel 1985 e nel 1993 per Mursia editore, debuttò, giovanissima, lesta come una gazzella e soavemente sexy per la chioma color ruggine, con la mostra Aptico, Museo di Verbania a Pallanza, nel 1976. Mostra e libro costituirono, e ancora costituiscono, una vera e propria summa nel senso della scultura interpretata da Fabro, Nagasawa, Trotta, Staccioli e Tonello; quel che ne fece un unicum fu che seppe mescolare sapidamente testi e citazioni che contrapponevano e mescolavano le affermazioni dei contemporanei con quelle di Gian Lorenzo Bernini, Canova, Medardo Rosso, Gemito, Melotti, Fontana, Paolini, Melani e un incredibile Brancusi” (6).

Ecco perché il De Chirico metafisico dei soli bruciati negli orizzonti è la cornice di una grecità che è stata sempre una appartenenza e in questo senso per dirla con Belli in Jole De Sanna viveva costantemente la rivoluzione della classicità. Oltre il sistema delle tradizioni per Jole sono le avanguardie a segnare le storie delle civiltà e queste storie sono dentro i processi della pura follia artistica.

Quella follia che è stata segnata nell’indefinibile di una filosofia del tragico: da Schopenhauer a Nietzsche. Due filosofi con i quali l’arte totale nel pensiero di Jole si è sempre confrontata. Ecco perché in Belli ha interpretato non soltanto l’Astrattismo di un “Kn” ben definito negli anni Trenta del secolo 1900 ma è andata lungo le vie del post astrattismo tanto da sottolineare, parlando di Carlo Belli, che “il futuro è ormai da misurare sulle relazioni dello spazio con se stesso e del tempo con lo spazio” (7).

Una direzione che definisce la visione dell’arte in un passaggio fondamentale: “la direzione totale allargata, perfino atmosferica, del luogo dell’opera d’arte occupa ormai il non luogo stesso perché il tempo è vissuto come totale spazio” (8).

Jole De Sanna ha vissuto nella trincea della grandiosità dell’arte che intreccia il dato creativo con la metafisica del pensiero. Ecco perché quel Mediterraneo dechirichiano è sempre dentro una ancestrale metafisica vivendo sostanzialmente di una ragione poetica zambraniana.

L’atto creativo non ha la sua utopia. La metafisica ha la sua utopia. Ma c’è l’anima del mistero artistico che rompe ogni indugio e Jole con il suo graffiare il sogno nell’arte ha dato un senso alla vita nello spazio dell’artista. La sua lezione ha tracciati indelebili.

NOTE

(1) Jole De Sanna, citazione sull’idea di opera d’arte come opera totale. Citazione riportata da Pierfranco Bruni come lezione e conversazione con l’autrice. Per il pensiero di De Sanna sul rapporto tra forma e idea, si veda la nota 5, Forma, l’idea degli artisti 1943 a 1997.

(2) Per il quadro generale: Jole De Sanna, Martina Franca, 29 novembre 1947, Massafra, 25 giugno 2004. Docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Cofondatrice con Luciano Fabro e Hidetoshi Nagasawa della Casa degli Artisti, Milano, 1978 secondo la tesi di dottorato e HangarBicocca, con alcune schede che indicano 1979. Studiosa di Lucio Fontana, Medardo Rosso, Giorgio de Chirico, Carlo Belli, Fausto Melotti, Luciano Baldessari, Gino Pollini.

(3) Jole De Sanna, a cura di, De Chirico. La metafisica del Mediterraneo, Rizzoli, Milano, 1998. Catalogo della mostra di Taranto, 7 dicembre 1998 a 28 febbraio 1999. Testi di Jole De Sanna, Paolo Thea, Juri Steiner, Gerd Roos, Silvano Trevisani, Francesco Poli, Laura Mosconi, Angelo Visone. Nel testo la mostra è detta De Chirico e il Mediterraneo, per sintesi dell’autore. Il titolo di catalogo è quello sopra.

(4) Per Carlo Belli, oltre a Kn, 1935, si veda la nota 7, si veda anche Carlo Belli, Lettera sulla nascita dell’astrattismo italiano, Scheiwiller, All’insegna del pesce d’oro, Milano, 1978. La variante Lettera sulla nascita dell’astrattismo in Italia è una variante di catalogo. Per il rapporto tra Belli e l’astrattismo milanese, Galleria Il Milione, Milano, prima mostra degli astrattisti italiani, novembre 1934.

(5) Jole De Sanna, Forma, l’idea degli artisti 1943 a 1997, Costa e Nolan, Milano, 1999. Titolo verificato in bibliografia. Al singolare, l’idea, non le idee. Anni 1943 a 1997.

(6) Lea Vergine, il Manifesto, 28 luglio 2004, profilo di Jole De Sanna. Citazione riportata da Pierfranco Bruni. Non verificata in archivio digitale del quotidiano, per questo si mantiene come trascrizione dell’autore. Dati interni verificati: Jole De Sanna, Medardo Rosso, o la creazione dello spazio moderno, Mursia, Milano, 1985. Jole De Sanna, Lucio Fontana. Materia, spazio, concetto, Mursia, Milano, 1993. Mostra Aptico, Museo di Verbania a Pallanza, 1976, con catalogo e volume a cura di Jole De Sanna. Correzione: nel dattiloscritto era scritto Apatico. La forma corretta è Aptico, dal greco apto, toccare, aderire.

(7) Carlo Belli, Kn, Edizioni del Milione, Milano, 1935. Scritto nel 1930, pubblicato nel 1935. Manifesto italiano dell’astrattismo. La citazione sul futuro da misurare sulle relazioni dello spazio con se stesso e del tempo con lo spazio è riportata da Pierfranco Bruni come lettura di De Sanna su Belli.

(8) Jole De Sanna, citazione sulla direzione totale allargata, perfino atmosferica, del luogo dell’opera d’arte. Citazione riportata da Pierfranco Bruni come sintesi del pensiero di De Sanna su Belli e sull’opera totale.

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