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Rachel Bespaloff e Maria Zambrano due filosofe in esilio contro la guerra. Dentro il pensiero kierkegaardiano

A admin
5 de noviembre, 2026

Pierfranco Bruni

Rileggo alcuni saggi di Rachel Bespaloff, una filosofia che sempre più mi appartiene. Lo dico a voce alta, perché a voce si capisce meglio questo preciso percorso. Rachel è una filosofa che penetra il sottosuolo dell’anima, come direbbe Dostoevskij, e mi conduce lungo un percorso di letteratura non sistematica, in cui il senso del singolo di Kierkegaard è fondamentale. Parto da qui dunque. Perché è qui che tutto comincia mentre riapro il mio Kierkegaard appuntando delle note a margine.

Il primo motivo riguarda proprio Kierkegaard. Bespaloff è, sul piano filosofico, antihegeliana. Non accetta l’idealismo e, non accettando l’idealismo, non raccoglie dentro il suo pensare la somma di tesi e antitesi che forma il sistema hegeliano. Non raccoglie il senso del «collettivismo», perché dà un senso preciso, sul piano metafisico, all’importanza del singolo, della persona, dell’uomo. (1) Avevo scritto sistema. Poi ho corretto. Ho scritto vita. Perché per Bespaloff il sistema è sempre una prigione. La vita è il singolo.

Questo si vede con chiarezza quando si confronta con Omero, quando si confronta con l’Iliade. C’è una visione, una forza prettamente spirituale, tra Ettore e Achille, con la figura di Elena che primeggia. Sono figure ancestrali dentro la vita di Bespaloff e tutta questa dimensione diventa dimensione esistenziale (2) in cui il mito è ermeneutica dei simboli.

Rileggo Rachel Bespaloff nel suo volumetto dedicato a Omero, all’Iliade. Un libro importante e significativo, soprattutto se si pensa all’altra visione che ne ha dato Simone Weil. Bespaloff legge Omero come confessione metafisica. Non come documento antico. Non come semplice reperto. Legge la guerra come luogo in cui la pietas resiste. Legge Ettore come figura che resta umana dentro la forza. Legge Achille come figura che si spezza dentro la forza. Legge Elena come presenza che primeggia e che non si lascia ridurre a causa della guerra. Simone Weil invece legge lo stesso Omero con un altro sguardo. Legge la forza che schiaccia, la forza che disfa, la forza che rende cosa chi la subisce e chi la esercita. Due letture che non si annullano. Si guardano. Bespaloff vede nella pietas una luce che resta anche dentro la notte. Weil vede nella forza una notte che resta anche dentro la luce. Tra queste due visioni, io resto con Bespaloff, perché la sua pietas non è consolazione. È resistenza dell’anima. È il singolo che non si consegna alla massa, che non si consegna al potere, che non si consegna alla storia. È l’istante in cui l’uomo, pur nella guerra, resta uomo. (3) Ovvero umanità.

Per questo i suoi lavori su Heidegger diventano un rapporto tra essere e tempo, tra passione e tempo. La sua è un’interpretazione, un’ermeneutica dell’attesa. Lo stesso accade con Camus, letto e pensato, sul cui pensiero ha scritto un volumetto importante. Bespaloff pone all’attenzione il concetto dell’uomo in rivolta, che non è l’uomo rivoluzionario. È l’uomo che si rivolta contro la modernità, contro quella visione del tempo moderno che ha perso il radicamento della tradizione. L’uomo crea una rivolta contro se stesso, ma parimenti la crea contro la modernità. E quell’uomo in rivolta fa i conti con il tempo, fa i conti con il passato, fa i conti con la memoria (4) che è vissuto tangibile in cui però l’allegoria ha la sua importanza.

Facendo i conti con il mosaico dei ricordi che diventa memoria, si riflette naturalmente il concetto di istante. Noi viviamo in un istante. Nasciamo in un istante e si muore in un istante. Questo istante diventa fondamentale e non è la stessa cosa del concetto di momento. L’istante è l’immediatezza della frattura del tempo. È vero che il tempo è fatto di diversi istanti, si potrebbe dire anche di diversi momenti, ma è nell’istante unico che accade tutto. L’accadere è un fatto fondamentale nella filosofia di Kierkegaard, che viene recuperata completamente da Bespaloff. (5) Qui avevo scritto inizialmente momento. Poi ho corretto. Anzi mi sono corretto. Ho scritto istante. Perché momento è orologio. Istante è anima. Questa è Bespaloff. Ma anche Zambrano.

Viene recuperata anche in un altro atteggiamento filosofico che deriva da Montaigne. I Saggi di Montaigne, che lei cita costantemente, diventano il principio fondamentale di una filosofia non storicista. Bespaloff non è idealista, ma non è neppure storicista. Aggira completamente il materialismo filosofico e storico che si era creato nell’epoca da Rousseau a Hegel e supera completamente questa fase. La supera nel momento in cui spezza il rapporto tra potere e massa. Lei non accetta il potere, ma non accetta neppure la massa. Accetta la persona. (6)

Dentro questa dimensione, lei che ha una radice ebraica si confronta costantemente con una lettura cristiana dell’uomo persona, che resta completamente in rivolta. E quando comprende che la sistematicità porta a una teoria della tesi e dell’antitesi, immediatamente si contrappone con quella voce che è la voce tolstoiana. Il legame tra Omero e Tolstoj diventa una confessione metafisica molto profonda, molto marcata, dalla quale emerge sempre e costantemente una metafisica dell’anima. (7)

Da questo punto di vista credo che sia molto vicina a Simone Weil, ma è molto vicina anche a Maria Zambrano. L’accostamento tra Bespaloff e Zambrano sta proprio nell’abitare l’istante, quell’istante che vive dentro di noi, ma che vive anche nel tempo universale. Questa vicinanza conduce verso una profonda meditazione sul rapporto tra poesia e lingua, un altro legame, un’altra visione di empatia, se vogliamo usare questo termine. (8)

Ma Bespaloff è una donna dell’esilio, è una donna che ha vissuto l’esilio come Maria Zambrano. Due donne che hanno abitato la distanza, la lontananza e il distacco e si trovano nella diaspora del viaggio. Qui allora Omero diventa fondamentale e non c’è contraddizione se Bespaloff recupera di Omero appunto la disputa tra Ettore e Achille, nella quale c’è la forte presenza della pietas. Pur nella guerra c’è un senso di pietas che emerge fortemente. (9)

Forse la differenza tra Bespaloff e Maria Zambrano consiste in questo. Se l’una, Bespaloff, recupera Omero e rilegge l’Omero dell’Iliade, Maria Zambrano invece resta legata profondamente alla figura dell’Odissea. La pietas da una parte e la nostalgia dall’altra. (10) Filosofia tra la pietas e il nostos. Filosofia degli archetipi, sarebbe meglio dire.

Ho tra le mani Maria Zambrano, Chiari del bosco. Ho avuto modo di parlare di Maria Zambrano di recente a Roma, discutendo su Maria Zambrano dalla metafisica del ritorno alla parola, comparando il concetto di metafisica della parola e i Chiari del bosco. È un fatto determinante. Il confronto con Rachel Bespaloff diventa significativo e necessario.

Zambrano non cerca la parola come sistema. Cerca la parola come ritorno. Ritorno alla parola vuol dire ritorno a un luogo in cui la parola non domina e non spiega. La parola ascolta. La parola rischiara. I Chiari del bosco sono questo. Sono radure, sono luci che si aprono dentro il bosco, dentro la notte della storia, dentro la notte dell’esilio. Non sono spiegazioni. Sono apparizioni. Sono appartenenza. Concetti a me molto cari. Bespaloff sta nello stesso bosco, ma con un altro passo. Lei abita l’istante. Zambrano abita la radura. L’istante di Bespaloff è frattura del tempo. La radura di Zambrano è apertura del tempo. In entrambe c’è la stessa resistenza. Non consegnare il singolo alla massa. Non consegnare la persona al potere. Non consegnare l’anima al sistema. Il sistema chiude al pensiero eretico ma libero.

A Roma, parlando di questo, mi è tornato immediatamente il fatto che il confronto è necessario perché le due filosofe si guardano senza confondersi. Bespaloff legge Omero e trova la pietas dentro la guerra. Zambrano legge Omero e trova la nostalgia dentro il ritorno. Meditazione già posta prima. Pietas e nostalgia sono due forme della stessa fedeltà. Fedeltà al singolo. Fedeltà all’anima. Fedeltà a una parola che non mente. (11) Qui la fedeltà sta per una correlazione con le radici.

Due filosofe entrambe non sistematiche, entrambe dentro la metafisica, entrambe dentro l’abitare la propria vita, superando il buio e la notte della storia. Antistoriche, perché quando il percorso spirituale diventa fondamentale, resta fondamentale appunto il singolo. Entrambe nella radice marcata di quella dimensione che è fatta certamente di etica e di estetica. Ma le due forme, le due forze, si raccolgono in un unico porto che è quello religioso, il senso della religiosità che diventa profonda metafisica dell’anima. (12) Insomma due filosofe che partono da Kierkegaard e superano completamente Hegel. Due filosofe in esilio che lottarono contro le guerre. Contro tutte le guerre.

NOTE

(1) Rachel Bespaloff, nata il 15 maggio 1895 a Nova Zagora in Bulgaria, morta il 6 aprile 1949 a Mount Holyoke in Massachusetts. Antihegeliana. Rifiuto dell’idealismo e del sistema di tesi e antitesi. Centralità metafisica del singolo, della persona, dell’uomo. Cfr. Pierfranco Bruni, libro su Kierkegaard, Solfanelli, sul singolo contro il sistema.

(2) Rachel Bespaloff, lettura dell’Iliade. Ettore e Achille, Elena che primeggia. Figure ancestrali, dimensione esistenziale, forza spirituale.

(3) Rachel Bespaloff, volumetto su Omero, Iliade. Pietas come resistenza dell’anima. Simone Weil, lettura della forza che schiaccia e rende cosa chi la subisce e chi la esercita. Due visioni che si guardano senza annullarsi.

(4) Rachel Bespaloff, Heidegger e Camus. Rapporto tra essere e tempo, tra passione e tempo. Ermeneutica. Uomo in rivolta, non uomo rivoluzionario. Rivolta contro la modernità e contro se stesso. Tempo, passato, memoria.

(5) Concetto di istante in Kierkegaard, recuperato da Bespaloff. Istante come immediatezza della frattura del tempo, diverso dal momento. Accadere. Cfr. Pierfranco Bruni, libro su Kierkegaard, Solfanelli, sull’istante come frattura e accadere.

(6) Montaigne, Saggi, principio di filosofia non storicista in Bespaloff. Aggiramento del materialismo da Rousseau a Hegel. Rottura del rapporto tra potere e massa. Accettazione della persona.

(7) Radice ebraica di Bespaloff, confronto con la dimensione cristiana dell’uomo persona. Voce tolstoiana. Legame tra Omero e Tolstoj come confessione metafisica. Metafisica dell’anima.

(8) Vicinanza tra Bespaloff e Maria Zambrano, e tra Bespaloff e Simone Weil. Abitare l’istante, dentro di noi e nel tempo universale. Meditazione sul rapporto tra poesia e lingua. Empatia.

(9) Esilio in Bespaloff e in Zambrano. Maria Zambrano, nata il 22 aprile 1904 a Velez Malaga in Spagna, morta il 6 febbraio 1991 a Madrid. Distanza, lontananza, distacco, diaspora del viaggio. Omero e la disputa tra Ettore e Achille. Pietas pur nella guerra.

(10) Differenza tra Bespaloff e Zambrano. Bespaloff legata all’Iliade e alla pietas. Zambrano legata all’Odissea e alla nostalgia.

(11) Maria Zambrano, Chiari del bosco. Metafisica del ritorno alla parola. Parola che ascolta e rischiara, non che domina e spiega. Radura come apertura del tempo. Confronto a Roma su Zambrano e Bespaloff. Pietas e nostalgia come due forme della stessa fedeltà al singolo e all’anima.

(12) Due filosofe non sistematiche, dentro la metafisica, antistoriche. Singolo come centro. Etica ed estetica raccolte nel porto religioso. Religiosità come metafisica dell’anima. Cfr. Pierfranco Bruni, libro su Kierkegaard, Solfanelli, sul religioso come compimento del singolo.

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