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GUIDO MIANO EDITORE

A admin
6 de noviembre, 2026

NOVITÀ EDITORIALE

È uscito il libro di poesie:

RIMEMBRANZE di LIBORIO BEVILACQUA

Poesie in lingua siciliana con traduzione italiana

Prefazione di Michele Miano

Pubblicato il libro di poesie dal titolo “Rimembranze. Poesie in lingua siciliana con traduzione italiana”di Liborio Bevilacqua, prefazione di Michele Miano, nella prestigiosa collana “Alcyone 2000”, Guido Miano Editore, Milano 2026.

Ci sono poeti che nascono dalla terra, altri dalla memoria, altri ancora da una vocazione che intreccia cura e parola. Liborio Bevilacqua appartiene a questa terza, rarissima stirpe: quella dei medici che ascoltano il mondo non soltanto attraverso il battito dei cuori, ma attraverso il ritmo profondo delle lingue.

Siciliano nell’anima prima ancora che nella biografia, Bevilacqua ha scelto la lingua della sua terra non come rifugio identitario, ma come spazio vivo, pulsante, capace di dire l’umano con una forza che l’italiano talvolta attenua. Per lui il siciliano non è un dialetto: è una lingua che respira, che conserva la memoria dei padri e insieme inventa il futuro; una lingua che non chiede permesso per esistere, perché esiste da sempre.

In queste pagine il lettore troverà la voce di un poeta che non teme la verità delle cose. La sua scrittura nasce dall’esperienza quotidiana della cura: dal contatto con la fragilità, dalla responsabilità verso l’altro, dalla consapevolezza che ogni vita è un enigma che si scioglie solo nell’ascolto. E proprio l’ascolto – quello dei pazienti, dei paesaggi, delle generazioni – diventa la matrice di una poesia che non indulge, non abbellisce, non nasconde.

Il siciliano di Bevilacqua è netto, essenziale, a volte ruvido come la pietra dei monti interni, altre volte luminoso come le marine d’estate. È una lingua che non si accontenta di essere evocata: pretende di essere pronunciata, abitata, riconosciuta. E in questo gesto di riconoscimento si compie la sua missione poetica: ridare dignità alla parola originaria, quella che nasce dal popolo e ritorna al popolo.

Questo libro è dunque più di una raccolta di versi: è un atto di fedeltà. Fedeltà alla Sicilia, alla sua lingua, alla sua storia, ma anche alla vocazione etica della poesia, che non può separarsi dalla vita. Bevilacqua ci ricorda che scrivere significa custodire, e che custodire significa amare.

Chi leggerà queste pagine sentirà la voce di un poeta che non cerca ornamenti, ma verità; che non cerca riconoscimenti, ma continuità; che non cerca un pubblico, ma un popolo.

Ci sono libri che non si limitano a raccogliere versi: custodiscono un mondo; Rimembranze di Liborio Bevilacqua è uno di questi libri. È un’opera che nasce dalla memoria, ma non si chiude nella nostalgia; che nasce dalla terra, ma non si limita al paesaggio; che nasce dalla lingua, ma non si accontenta della tradizione.

Bevilacqua è poeta e medico: due vocazioni che, nella sua scrittura, non si oppongono ma si completano. La cura del corpo e la cura della parola diventano un’unica forma di attenzione verso l’umano. La poesia, per lui, è un gesto di responsabilità: un modo per salvare ciò che il tempo tende a disperdere. La lingua che sostiene questo gesto è il siciliano – non un dialetto, ma una lingua viva, capace di nominare il mondo con una precisione emotiva che l’italiano spesso attenua. In Rimembranze il siciliano non è ornamento: è sostanza, è radice, è destino. È la lingua che permette all’autore di dire la verità delle cose senza mediazioni, con la forza di un’esperienza che non teme la concretezza né la tenerezza.

La Sicilia come origine e destino

La prima sezione del libro è un canto alla Sicilia, alla sua luce, ai suoi profumi, alla sua natura che consola e ferisce. In Sicilia mia bedda l’isola è definita «tirruzza sciddricata di lu paradisu», frammento di Eden scivolato nel mare. È una terra che non si abbandona mai del tutto: quando l’autore è lontano, si sente «senza àncora e timuni», come un corpo privato della sua direzione. La Sicilia di Bevilacqua non è un luogo geografico: è un luogo morale. È la terra che dà identità, che dà voce, che dà senso. È la terra che non tradisce, anche quando la vita lo fa.

Il mito e la natura: Etna, giardini, alberi

La natura è la grande interlocutrice dell’autore. In Mungibiddu, dedicata all’Etna, il vulcano è «rucciuni di lu mitu», roccione mitico che indossa «bianca bunaca ppì pàriri frisca virginedda». La montagna diventa figura del desiderio e della potenza, capace di conciliare «lu scrusciu fragurusu di l’onda ccù lu silenziu mutu di li celi».

Il giardino, invece, è il luogo della memoria personale. In Neglia di suli (Nebbiolina di sole), il giardino dell’infanzia – un tempo «agnuni di Paradisu» – è ora un campo arso, senza erba, con due pertiche stecchite che «pùntanu lu celu pirchì si sintinu inutili». È una delle immagini più struggenti del libro: la bellezza perduta che diventa metafora del tempo, della caducità, della vita che cambia.

Gli alberi sono personaggi morali: il ciliegio che fiorisce e poi marcisce all’improvviso; il carrubo che offre ombra e protezione; il salice che piange «ppì duviri», per dovere, perché deve bagnare le radici per sopravvivere; il pistacchio che si risveglia fecondato dalla luna. In queste poesie, la natura non è decorativa: è sapienza, è insegnamento, è specchio dell’umano.

Il tempo: egemonia, logorio, resistenza

Il tempo è il vero protagonista del libro. In Egemonia del tempo due alberi sfrondati, «du Cristi ccù li rami di lu vintu rutti», diventano simbolo della resistenza e della fine. Sono alberi che hanno conosciuto la primavera, i nidi, la compagnia degli uccelli; ora attendono il destino del legno consumato.

Il tempo, per Bevilacqua, non è solo ciò che passa: è ciò che trasforma, ciò che logora, ciò che impone nuove forme di esistenza. Ma contro il tempo l’autore oppone la memoria, la cura, la presenza dell’altro.

Letizia: la memoria che salva

Tra le pagine più intense del libro c’è la poesia dedicata a Letizia, figura affettiva e simbolica. Il giardino perduto si ritrova nel suo volto: «Ora lu me jardinu jè lu to visu». Le rughe diventano «signu di biddizza», segno di bellezza matura, e le radici intrecciate dei due diventano metafora di una vita condivisa che resiste al tempo. È una delle pagine più alte del libro: una dichiarazione d’amore che non indulge nel sentimentalismo, ma che riconosce nella presenza dell’altro la possibilità di non piegarsi al flusso del tempo.

Il dolore del mondo: Gaza

La terza parte del libro si apre al dolore universale. In Guerra a Gaza l’autore non parla più della sua terra, ma della ferita del mondo. I versi sono duri, essenziali, privi di retorica: «Li Judei avanzano… li fanu mòriri di fami, siti, turmenti e duluri». È una poesia che mostra la capacità di Bevilacqua di uscire dal proprio orizzonte per abbracciare l’umano universale, riconoscendo nella sofferenza degli altri una sofferenza che riguarda tutti.

Una lingua che custodisce

In Rimembranze la lingua siciliana non è solo mezzo espressivo: è atto di identità, è memoria, è resistenza. È la lingua che permette all’autore di dire la verità delle cose senza mediazioni, con la forza di un’esperienza che non teme la concretezza né la tenerezza. La poesia di Bevilacqua è una poesia che custodisce: custodisce la terra, la lingua, gli affetti, la memoria, la dignità delle cose semplici. E nel farlo, custodisce anche noi.

In questo libro, che celebra la Sicilia come terra, lingua e destino, si compie anche un ritorno simbolico alle origini di Guido Miano Editore. Non è un caso che il volume Rimembranze approdi proprio qui, dove la voce siciliana ha trovato una delle sue prime e più autorevoli dimore. Negli anni Cinquanta, Guido Miano tra le sue prime opere pubblicò il repertorio Voci della Conca d’Oro, un’opera che raccolse e valorizzò alcuni poeti siciliani, restituendo dignità letteraria a una tradizione spesso relegata ai margini. Quella scelta non fu soltanto editoriale: fu un gesto fondativo, un atto di riconoscimento verso una terra che, pur lontana geograficamente, era percepita come matrice culturale, come luogo di mito.

Con Rimembranze, la Casa Editrice torna idealmente a quella sorgente. La voce di Liborio Bevilacqua – con il suo siciliano vivo, con la sua memoria che resiste, con la sua natura che parla – sembra raccogliere quel testimone e rilanciarlo nel presente. È come se la Sicilia, attraverso i decenni, continuasse a bussare alla porta di Guido Miano Editore, chiedendo di essere ascoltata, custodita, tramandata.

Così, la poesia di Bevilacqua non è soltanto un atto personale: è parte di una continuità editoriale, di un filo che unisce generazioni, di un mito che dura nel tempo. E in questo intreccio di memoria, lingua e tradizione, Guido Miano Editore ritrova una delle sue radici più autentiche.

Perché ciò che si ricorda non muore. E ciò che si nomina, vive.

Michele Miano

Liborio Bevilacqua, Rimembranze. Poesie in lingua siciliana con traduzione italiana, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp.68, isbn 979-12-81351-98-1, mianoposta@gmail.com.

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