Serena conduce operaclassica eco italiano

COMUNICATO STAMPA

Giovedì 10 novembre alle ore 20 va in scena la terza opera nel cartellone del Festival d’Autunno del Maggio: in programma “Ernani” di Giuseppe Verdi. Sul podio della Sala Mehta, alla guida del Coro e dell’Orchestra del Maggio, il maestro James Conlon; la regia è di Leo Muscato.

La compagnia di canto schiera Francesco Meli come Ernani, María José Siri come Elvira, Roberto Frontali nel ruolo di Don Carlo e Vitalij Kowaljow in quello di Don Ruy Gómez de Silva. 

La prima recita del 10 novembre sarà trasmessa in diretta radiofonica da Rai Radio3

Un convegno internazionale dall’11 al 13 novembre per discutere sul tema “Verdi e la Spagna”

Il Maggio ringrazia Ferragamo

Firenze, 7 novembre 2022 – Prosegue il Festival d’Autunno del Maggio dedicato a Giuseppe Verdi; giovedì 10 novembre alle ore 20 il maestro James Conlon, alla guida del Coro e dell’Orchestra del Maggio, per il penultimo appuntamento operistico del 2022: in cartellone Ernani di Giuseppe Verdi, seconda delle tre opere a tema spagnolo del Festival, dopo Il trovatore che ha debuttato il 29 settembre e prima di Don Carlo, in programma dal prossimo 27 dicembre. La regia è affidata a Leo Muscato, la compagnia di canto è formata da Francesco Meli come Ernani; María José Siri come Elvira; Roberto Frontali nel ruolo di Don Carlo; Vitalij Kowaljow in quello di Don Ruy Gómez de Silva; Xenia Tziouvaras come Giovanna; Joseph Dahdah è Don Riccardo mentre il ruolo di Jago è interpretato da Davide Piva. In questo nuovo allestimento del Maggio le scene sono curate da Federica Parolini, i costumi da Silvia Aymonino e le luci da Alessandro Verazzi. Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini. Nel presentare l’opera il sovrintendente Alexander Pereira ha detto: “Siamo dunque giunti al secondo appuntamento del nostro ciclo ‘verdiano spagnolo’ dopo le recite de Il trovatore e il prossimo Don Carlo, in programma a dicembre: amo particolarmente Ernani, un’opera che ogni volta mi affascina sempre di più; uno dei più grandi capolavori di Verdi, con trovate musicali straordinarie magistralmente sottolineate dalla nostra grandissima Orchestra,  e con un sapiente utilizzo delle parti corali, rese ancor più brillanti dal nostro fenomenale Coro. Anche il cast, in questa nuova produzione per la quale ringraziamo Ferragamo per il sostegno, è davvero stellare”.

Altre quattro le recite previste in cartellone: il 15 e il 18 novembre alle ore 20 e il 13 e il 20 novembre alle ore 15:30.

La prima recita del 10 novembre sarà trasmessa in diretta radiofonica da Rai Radio3.

In occasione del Festival d’Autunno dedicato a Giuseppe Verdi e della programmazione delle sue tre opere di “sapore” spagnolo, il Maggio ha organizzato un importante convegno internazionale curato e coordinato da Giovanni Vitali e Giancarlo Landini: “Verdi e la Spagna” a partire dall’11 novembre alle ore 15.30 nel foyer di galleria della sala grande e che prenderà avvio con un intervento del sovrintendente Alexander Pereira al quale seguiranno distribuiti in tre giorni fino al 13 novembre e in 4 sessioni Mattia Palma, Gaia Varon, Paola Ciarlantini, Giancarlo Landini. Pol Avinyò, Silvio Balloni, Giovanni Vitali, Leticia Ruiz Gòmez, Juan Carlos D’Amico, Michaela Valente, Piero Mioli, Felice Todde, Giovanni Bietti. L’ingresso è libero fino a esaurimentro dei posti.

Continuano inoltre, prima di ogni recita, le presentazioni al pubblico degli spettacoli tenute da Katiuscia Manetta, Maddalena Bonechi e Marco Cosci: le guide si tengono nel Foyer della Sala Zubin Mehta e nel Foyer di Galleria della Sala Grande 45 minuti circa prima l’inizio dello spettacolo. Per le recite di domenica 13 e domenica 20 novembre, alle ore 15, continua l’iniziativa “Crescendo: teatro in gioco, giocare in teatro”: i grandi assistono all’opera mentre i bambini sono accolti in una grande sala prove del teatro e sono intrattenuti da educatori fino alla fine della recita con giochi, musiche e storie legate all’opera in programma.

Il Festival d’Autunno giunge dunque al suo penultimo appuntamento lirico con Ernani, che torna nella programmazione del Maggio a quasi sessant’anni dalla sua ultima rappresentazione, avvenuta nel gennaio del 1965 diretta da Bruno Rigacci per la regia di Filippo Crivelli. L’opera verdiana, su libretto di Francesco Maria Piave, debuttò al Teatro la Fenice di Venezia il 9 marzo 1844.

Sul podio il maestro James Conlon, che torna al Maggio a distanza di pochi mesi dal suo ultimo concerto del febbraio 2022: il maestro lega il suo nome a quello del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino da quasi quarant’anni; era il 30 aprile del 1985 quando il direttore newyorkese debuttò sulle scene fiorentine, in occasione delle recite del Don Carlo di Giuseppe Verdi con la regia di Pier Luigi Pizzi. Per questa nuova produzione il maestro Conlon che si è detto emozionato di poter affrontare quest’opera per la prima volta, rendendo Ernani il suo diciassettesimo titolo verdiano diretto in carriera ha scritto un lungo contributo per il programma di sala dal quale si estrapola qualche passaggio: “Sarà la diciassettesima opera di Verdi che avrò diretto dalla mia prima esecuzione di Falstaff, quasi esattamente cinquant’anni fa. Fondamentalmente il mio approccio alla direzione di Ernani non è diverso da quello avuto per tutte le altre opere di Verdi. L’amore che provo da sempre per la sua musica e decenni di esperienza nel repertorio verdiano si manifestano in una visione ad ampio raggio del contesto dell’opera e del posto che occupa nel percorso artistico del compositore”. Conlon prosegue analizzando le tematiche che caratterizzano l’opera, fra le prime della produzione verdiana: “Giuseppe Verdi rappresentava la coscienza morale del suo tempo e conosceva nel profondo le questioni legate all’onore. All’interno del complicato intrigo che coinvolge i protagonisti di Ernani, la forza motrice dell’opera va ricercata nella difesa e nella ricerca dell’onore; la tragedia è infatti determinata dal lato oscuro insito nell’animo umano che si dimostra incapace di comprendere tutte le implicazioni dell’onore, dando più importanza all’apparenza piuttosto che alla sua sostanza. I protagonisti, infatti, sono schiavi delle proprie passioni e dei propri interessi e, nel voler perseguire i propri fini, disonorano il concetto di onore. Ernani, quinta opera di Verdi, è una delle vette artistiche del suo primo periodo, caratterizzato da drammi dalle tinte scure e dall’azione rapida. In quest’opera Verdi ha fatto un uso maggiore sia dell’aria che dei numeri d’insieme per dare più movimento all’azione senza rimanere imbrigliato esclusivamente in momenti statici e di riflessione. Ernani rappresenta anche la prima incursione di Verdi nella letteratura straniera, la prima delle due opere tratte da testi di Victor Hugo, a conferma di quello che sarà il suo percorso nella scelta futura delle fonti letterarie: francesi, spagnole, anglosassoni e tedesche, escludendo quasi del tutto quelle italiane, i libretti stereotipati o ‘fabbricati in serie’”.

James Conlon, uno dei direttori più versatili e rispettati di oggi, ha coltivato un vasto repertorio sinfonico, operistico e corale. Ha diretto praticamente tutte le principali orchestre sinfoniche americane ed europee dal suo debutto con la New York Philharmonic nel 1974. Conlon è inoltre direttore musicale della Los Angeles Opera (dal 2006) e consulente artistico della Baltimore Symphony Orchestra dal 2021. È stato Direttore Principale dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI dal 2016 al 2020; Direttore Principale dell’Opera di Parigi dal 1995 al 2004; Direttore Musicale Generale della Gürzenich Orchester Köln (1989–2003) e Direttore Musicale dell’Orchestra Filarmonica di Rotterdam dal 1983 al 1991. Conlon è stato Direttore Musicale del Ravinia Festival, sede estiva della Chicago Symphony per dieci anni ed è ora Direttore Musicale Laureate del Cincinnati May Festival, il più antico festival corale degli Stati Uniti, dove è stato direttore musicale per 37 anni (1979–2016), uno degli incarichi più lunghi di qualsiasi direttore di un’istituzione di musica classica americana. Come direttore ospite al Metropolitan Opera di New York ha diretto più di 270 spettacoli dal suo debutto avvenuto nel 1976. Ha anche diretto in importanti teatri d’opera e festival tra cui Wiener Staatsoper, Festival di Salisburgo, Teatro alla Scala, Teatro dell’Opera di Roma, Teatro Mariinsky, Covent Garden e la Chicago Lyric Opera.

Non solo le recite di Ernani in programma per James Conlon: sabato 12 novembre il maestro è impegnato, sul podio della Sala Grande, per un appuntamento sinfonico che prevede in cartellone le composizioni di Ottorino Respighi e Dmitrij Šostakovič.

La regia dell’opera è di Leo Muscato, che torna al Maggio a distanza di due anni da un altro titolo giovanile verdiano di cui curò la regia, Nabucco, andato in scena nell’ottobre 2020 con la direzione di Paolo Carignani. Parlando del ‘colore’ che ha provato a dare a questa produzione e ai suoi protagonisti, Muscato ha evidenziato come lo spirito rivoluzionario dell’opera sia stato un aspetto fondamentale nel lavoro svolto: “L’ambientazione che abbiamo scelto per questa edizione di Ernani ci è stata suggerita dallo spirito rivoluzionario e anche un po’ barricadiero del coro «Si ridesti il Leon di Castiglia». Protagonisti di questa scena del terzo atto sono dei cospiratori che stanno cercando di boicottare il Re di Spagna, e che qui giurano di essere pronti a morire pur di salvare la loro patria. L’opera debuttò nel 1844 e nel giro di pochi mesi, le pagine esaltanti di questo coro trascinarono l’animo di tanti rivoluzionari italiani.  Ispirandoci ai primi moti insurrezionali spagnoli del 1820-21, che successivamente si diffusero in altri paesi europei, fino ad arrivare in diversi stati italiani, ci siamo immaginati Ernani e i suoi accoliti come dei rivoluzionari più che dei banditi. È su questo sfondo rivoluzionario che si dipana una trama abbastanza articolata, imperniata sull’inviolabilità di patti basati sull’onore e il rancore, che i canoni valoriali di oggi fanno sembrare futili e un po’ egoistici. Per cui, alla fine, Elvira rimane la vittima principale di questa tragedia.”

Dopo l’esperienza come attore nella compagnia di Luigi De Filippo, mette in scena molti spettacoli, fra i quali: Il viaggio di Alice di Evelina Santangelo; Solitudine di Beppe Fenoglio; La dodicesima notte di William Shakespeare; Terra dei miracoli su suo testo e Rosso Malpelo di Giovanni Verga. Dal 2005 al 2008 è Direttore artistico della compagnia Leart’-Teatro e successivamente dirige Tutto su mia madre di Samuel Adamson (tratto dal film di Pedro Almodóvar e prodotto dal Teatro Due di Parma e Teatro Stabile del Veneto); Moliére, a sua insaputa, un suo testo tratto da Molière, con Paolo Hendel; Due di noi di Michael Frayn, con Lunetta Savino e Emilio Solfrizzi; Le troiane di Euripide e La commedia degli errori di Shakespeare, con Peppe Barra all’Estate Teatrale Veronese. Debutta come regista d’opera mettendo in scena al Ponchielli di Cremona La voix humaine di Poulenc e Pagliacci di Leoncavallo, dittico prodotto dal Circuito Lirico Lombardo. Nel 2012 firma la regia de La bohème allo Sferisterio di Macerata; La fuga in maschera di Spontini (co-produzione del Festival Pergolesi-Spontini di Jesi e del San Carlo di Napoli) e Nabucco (co-produzione del Lirico di Cagliari e del Lirico di Sassari). I tre spettacoli gli valgono nel 2013 il Premio Abbiati come Miglior Regista della stagione 2012. In seguito, ha realizzato numerosi e apprezzati allestimenti, fra cui: I masnadieri al Festival Verdi; Nabucco, Il campiello di Wolf- Ferrari e Le braci di Marco Tutino al Maggio Musicale Fiorentino; Rigoletto all’Opera di Roma; Un ballo in maschera a Malmö, in Svezia, e a Roma; Nabucco all’Opera di Monte-Carlo e al Regio di Torino; La bella dormente nel bosco di Respighi al Lirico di Cagliari; L’incoronazione di Dario di Vivaldi e Agnese di Ferdinando Paër ancora al Regio di Torino; I masnadieri a Parma, Bilbao e Monte-Carlo; Carmen al Maggio Musicale; ToscaRigoletto e Un ballo in maschera al San Carlo di Napoli e I due Foscari al Festival Verdi.

Francesco Meli interpreta Ernani e del suo personaggio e dell’opera dice: “Sono veramente felice di proporre al Festival d’Autunno del Maggio uno dei miei ruoli distintivi. Ernani è un rivoluzionario, un uomo fuori dagli schemi, difende i suoi principi e la sua amata a ogni costo, coerente con sé stesso e il suo onore. Rispetta le promesse fatte, fino alla morte. Un personaggio che ha molto da insegnarci. E Verdi, ancora una volta, ci regala un eroe degli ideali. L’Ernani messo in scena a Firenze nel nuovo allestimento firmato dal regista Leo Muscato e con la direzione del Maestro James Conlon, cerca di tratteggiare queste caratteristiche secondo me fondamentali.” Meli non manca di legarsi all’attualità e a proposito della diretta radiofonica, continua: “Nei miei auspici, la recita del 10 novembre trasmessa in diretta radiofonica su Rai Radio 3, oltre a dare a noi tutti l’opportunità di una platea straordinariamente allargata, contribuirà a parlare e a far parlare di Verdi, della sua preminenza nella storia musicale, politica ed artistica d’Italia, dell’importanza di tenere accesi i riflettori sulla vicenda della Villa Verdi di Sant’Agata, affinché possa essere quanto prima usufruita dagli italiani”. Fra i più apprezzati e stimati tenori italiani, Meli ha iniziato la sua carriera a poco più di vent’anni, prima nel repertorio belcantistico e rossiniano e successivamente in quello lirico, soprattutto verdiano. Dotato di un vastissimo repertorio che si estende su oltre cinquanta ruoli, nel corso della sua carriera è stato diretto, fra gli altri, da Riccardo Muti, Zubin Mehta, Riccardo Chailly, Myung-Whun Chung e Daniele Gatti. Ha vinto prestigiosi premi quali: il Premio Abbiati nel 2013 per le interpretazioni verdiane, La Maschera d’oro, l’Oscar della lirica, il Premio Zenatello all’Arena di Verona, il Premio Orazio Tosi, il Premio Carlo Alberto Cappelli, il Premio Pertile, il Premio Caruso, il Premio Lugo, il Premio Prandelli, il Premio Mascagni, il Tiberini d’oro, l’ISO d’oro, la Targa Labò e il Pavarotti d’oro. Nel novembre 2021 è uscito il suo primo album monografico, Prima Verdi, inciso con l’Orchestra del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino diretta da Marco Armiliato e pubblicato dalla Warner. Ha calcato alcuni dei più prestigiosi palcoscenici internazionali, dal Metropolitan di New York al Covent Garden. Per quanto riguarda il repertorio sinfonico, oltre al Requiem di Verdi ha in repertorio quelli di Mozart, Donizetti, Dvořák e di Andrew Lloyd Webber, Petite Messe Solennelle e Stabat Mater di Rossini, Messa di Gloria di Puccini e Mascagni, Inno delle Nazioni di Verdi, Stabat Mater di Dvořák e Pulcinella di Stravinsky. Ha inoltre inciso numerosi DVD pubblicati da etichette come Deutsche Grammophon, Unitel, Opus Arte. Francesco Meli, che ritorna sulle scene del Maggio a un anno di distanza dal grande successo della Traviata del settembre 2021 diretta da Zubin Mehta per la regia di Davide Livermore, sarà un presenza costante nel corso dei prossimi mesi, protagonista di altre tre opere, incluso il Don Carlo in programma nei prossimi mesi di dicembre e gennaio e successivamente in La traviata e in Carmen.

María José Siri, che torna al Maggio a poche settimane dalle recenti recite de Il trovatore, opera inaugurale del Festival d’Autunno, interpreta Elvira. “Debuttare in questo gioiello verdiano qui a Firenze, in un anno per me pieno d’impegni fiorentini” ha detto il celebre soprano “mi rende davvero contenta: sono inoltre molto felice di tornare a lavorare insieme a Leo Muscato, con cui ho condiviso, sempre qui al Maggio, un altro mio debutto verdiano con il Nabucco di qualche anno fa. Nonostante Ernani sia un’opera diversa dai lavori del primo Verdi io ho trovato e percepito nel personaggio di Elvira, così come per Lucrezia nei Foscari e Leonora nel Trovatore, una donna sì sofferente ma coraggiosa, pronta a morire per il suo amore, e anche ricca di femminilità.” María José Siri si è perfezionata al Conservatorio di Parigi con la celebre Ileana Cotrubas. Nel 2002 ha esordito sui palcoscenici di Uruguay e Argentina approdando in Europa nel 2008 come ne Il trovatore al Teatro Carlo Felice di Genova con la direzione di Bruno Bartoletti.  Fra le più apprezzate interpreti pucciniane e verdiane degli ultimi anni, è una presenza costante nei cartelloni dei più importanti festival e teatri internazionali come il Teatro alla Scala, il Gran Teatre del Liceu, la Staatsoper di Vienna, la Staatsoper di Berlino e i Festival dell’Arena di Verona e del Maggio Musicale Fiorentino. Sulle scene fiorentine, dopo il debutto avvenuto nel 2011 per Aida diretta da Zubin Mehta con la regia di Ferzan Ozpetek, è stata recentemente, oltre al Trovatore, fra le protagoniste di un altro titolo verdiano, I due Foscari, quarto titolo operistico dell’84º Festival del Maggio con la direzione di Carlo Rizzi per la regia di Grischa Asagaroff.

Roberto Frontali, che torna al Maggio dopo le recite di Pelléas et Mélisande del giugno 2015, è Don Carlo, re di Spagna, dove si ambienta la vicenda. Nel parlare dell’opera e del ruolo che ha già affrontato nel suo passato artistico, Roberto Frontali ha detto: “Torno dopo qualche anno ad affrontare questo ruolo in un’opera dove credo sia esaltata, senza ombra di dubbio, la ricerca della bellezza, non solo nella musica ma anche nel canto: potremmo definirla quasi un’opera ‘verdiana belcantistica’. Nel tornare a vestire i panni di Carlo ho notato delle sfumature a cui prima non avevo dato importanza: nonostante questo personaggio non abbia le profondità emotive che caratterizzano i grandi ruoli baritonali verdiani successivi come notiamo in Macbeth o nel Simon Boccanegra, troviamo due caratteristiche del personaggio che invece resteranno tipiche: la sua personalità pubblica, dove la sete di potere ha sempre il sopravvento e la sua personalità emotiva intima, dove l’amore (sincero!) che egli prova per Elvira ‘comanda’ il suo animo.” Considerato uno dei più importanti baritoni della sua generazione, dopo essersi dedicato a inizio carriera allo studio dei ruoli belcantistici di Rossini, Bellini e Donizetti, affronta il repertorio verdiano e, in tempi più recenti, anche il repertorio pucciniano e verista. Negli anni Novanta debutta ne L’elisir d’amore al Metropolitan di New York e in Beatrice di Tenda alla Scala di Milano. Tra le molte collaborazioni importanti della sua carriera si segnalano quelle con Claudio Abbado (Il barbiere di Siviglia); Riccardo Muti (La traviataFalstaff e Don Pasquale); Zubin Mehta (La forza del destinoLucia di Lammermoor Falstaff) e Myung Whun-Chung (Don Carlo a Dresda e Rigoletto a Venezia), esibendosi in tutti i più importanti teatri internazionali. Frontali lega inoltre il suo nome a quello del Maggio da quasi trent’anni: il suo debutto avvenne infatti nel febbraio del 1994 nella produzione de Il barbiere di Siviglia diretta da Paolo Olmi per la regia di José Carlos Plaza.

Don Ruy Gómez de Silva è interpretato da Vitalij Kowaljow, al suo debutto operistico al Teatro del Maggio. Dopo la vittoria del “Plácido Domingo Operalia Competition” si è imposto negli ultimi anni come uno dei bassi di riferimento nella scena operistica internazionale: dotato di un vasto repertorio che abbraccia oltre quaranta ruoli, ha debuttato come Baldassare ne La Favorite negli Stati Uniti con l’Opera Orchestra di New York e da allora è invitato regolarmente al Metropolitan e nei teatri d’opera di San Francisco, Washington, Los Angeles, Chicago e Philadelphia. Ha cantato anche nei più importanti teatri europei come la Royal Opera House, l’Opéra di Parigi, la Bayerische Staatsoper, la Wiener Staatsoper, la Scala di Milano, l’Arena di Verona e la Semperoper di Dresda. Ha interpretato all’Opéra Bastille di Parigi il ruolo di Procida in una nuova produzione de Les Vêpres Siciliennes, diretta proprio da James Conlon e, nel 2010, ha debuttato nei ruoli di Wotan e Der Wanderer in una nuova produzione della Tetralogia wagneriana all’Opera di Los Angeles, sempre diretto da James Conlon.

Completano il cast Xenia Tziouvaras come Giovanna, Joseph Dahdah come Don Riccardo e Davide Piva nel ruolo di Jago.

L’opera:

Dramma lirico in quattro parti su libretto di Francesco Maria Piave, Ernani debuttò al Teatro la Fenice di Venezia il 9 marzo 1844. Per Verdi era il primo ingaggio in un teatro diverso dalla Scala che gli consentì non solo di cimentarsi con un nuovo pubblico e nuove esigenze, ma anche di incontrare il giovane poeta muranese Piave, con cui avrebbe instaurato un lungo rapporto lavorativo e di amicizia. Il libretto fu tratto dal dramma di Victor Hugo Hernani, considerato all’epoca un caposaldo del romanticismo teatrale e letterario francese. La trama, ambientata nella Spagna di inizio Cinquecento, intreccia i due piani narrativi dell’azione e del sentimento. Ernani, bandito a capo della congiura contro re Carlo e sotto le cui mentite spoglie si nasconde il nobile Don Giovanni d’Aragona, ama perdutamente Elvira, già promessa sposa allo zio Don Ruy de Silva, ma desiderata anche dal re. Oltre al quadrilatero amoroso caratterizzato dall’eterno conflitto amore verso onore, nell’opera si susseguono duelli, rivolte, mascheramenti e colpi di scena accompagnati da una musica dal ritmo incalzante, con continui cambi di marcia e con il piglio appassionato delle melodie solistiche e corali che garantirono al quinto titolo verdiano il favore del pubblico fin dalle prime repliche.

La locandina:

ERNANI

Dramma lirico in quattro parti di Francesco Maria Piave

dal dramma Hernani ou L’honneur castillan di Victor Hugo
Musica di Giuseppe Verdi

Edizione: Casa Ricordi, Milano

Nuovo allestimento
Si ringrazia
Ferragamo

Maestro concertatore e direttore James Conlon
Regia Leo Muscato
Scene Federica Parolini
Costumi Silvia Aymonino
Luci Alessandro Verazzi

Ernani, il bandito Francesco Meli
Don Carlo, re di Spagna Roberto Frontali
Don Ruy Gomez de Silva, grande di Spagna Vitalij Kowaljow
Elvira, sua nipote e fidanzata María José Siri
Giovanna, di lei nutrice Xenia Tziouvaras
Don Riccardo, scudiero del re Joseph Dahdah
Jago, scudiero di Don Ruy Davide Piva

Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Aiuto regista Alessandra De Angelis
Assistente scenografa Eleonora De Leo
Assistente costumista Agnese Rabatti

Figuranti speciali Elena Barsotti, Silvia Benvenuto, Carolina Braus, Roberto Andrioli, Rosario Campisi, Luca Ferrigato, Stefano Francasi, Giovanni Imbroglia, Fabio Mascagni, Leonardo Paoli, Gaetano Tizzano, Beniamino Zannoni

Allestimento Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

Con sopratitoli in italiano e inglese a cura di Prescott Studio, Firenze

Prezzi:

Settore D: 40€ – Settore C: 70€ – Settore B: 120€ – Settore A: 180€

IL MIO PRIMO ERNANI

di James Conlon

 

Vorrei iniziare con una notazione personale: Ernani è una tra le pochissime opere del grande repertorio verdiano che non ho ancora avuto modo di dirigere. Poco prima dell’interruzione delle attività a causa del Covid, avevo superato la mia cinquecentesima recita verdiana (includendo anche una quarantina di Messa da Requiem). Ernani sarà la diciassettesima opera di Verdi che avrò diretto dalla mia prima esecuzione di Falstaff, quasi esattamente cinquant’anni fa.

Fondamentalmente il mio approccio alla direzione di Ernani non è diverso da quello avuto per tutte le altre opere di Verdi. L’amore che provo da sempre per la sua musica e decenni di esperienza nel repertorio verdiano si manifestano in una visione ad ampio raggio del contesto dell’opera e del posto che occupa nel percorso artistico del compositore.

Ogni opera è in grado di offrire un punto di vista unico, chiarendo da dove arriva e dove porta.

«Sentire» quel lungo fil rouge che parte da Nabucco (la prima delle opere che ho diretto) e arriva a Falstaff, significa fare esperienza ancora una volta della grandezza di Verdi attraverso il suo lirismo drammatico straordinario, il suo genio teatrale e il dinamismo ritmico, che sono caratteristiche di tutte le sue opere.

Giuseppe Verdi rappresentava la coscienza morale del suo tempo e conosceva nel profondo le questioni legate all’onore. All’interno del complicato intrigo che coinvolge i protagonisti di Ernani, la forza motrice dell’opera va ricercata nella difesa e nella ricerca dell’onore; la tragedia è infatti determinata dal lato oscuro insito nell’animo umano che si dimostra incapace di comprendere tutte le implicazioni dell’onore, dando più importanza all’apparenza piuttosto che alla sostanza. I protagonisti maschili, infatti, sono schiavi delle proprie passioni e dei propri interessi e, nel voler perseguire i propri fini, disonorano il concetto di onore.

 

Ernani, quinta opera di Verdi, è una delle vette artistiche del suo primo periodo, caratterizzato da drammi dalle tinte scure e dall’azione rapida. In quest’opera Verdi ha fatto un uso maggiore sia dell’aria che dei numeri d’insieme per dare più movimento all’azione senza rimanere imbrigliato esclusivamente in momenti statici e di riflessione. Ernani rappresenta anche la prima incursione di Verdi nella letteratura straniera, la prima delle due opere tratte da testi di Victor Hugo (la seconda è Rigoletto), a conferma di quello che sarà il suo percorso nella scelta futura delle fonti letterarie: francesi, spagnole, anglosassoni e tedesche, escludendo quasi del tutto quelle italiane, i libretti stereotipati o “fabbricati in serie”.

Le tre parole che mi vengono in mente se penso a Ernani, sono quelle dello stesso Verdi scritte nel 1843: fuoco, azione e brevità. Condividendo appieno le istanze di Victor Hugo, che si era ribellato alle rigide regole del teatro francese classico, liquidando le unità aristoteliche e affiancando sublime e grottesco, Verdi realizza un’opera giovanile capace di mettere in luce il suo genio con concisione, dinamismo drammatico e senza alcun orpello superfluo.

Allo stesso tempo, è già chiara la sua predilezione per l’originalità dei soggetti, che diverrà sempre più importante ed evidente negli anni Cinquanta dell’Ottocento.

 

Le simpatie umanitarie e politiche di Verdi vanno ai diseredati e all’uomo comune. Che fosse attratto dalla personalità di un giovane nobile esiliato che sceglie la vita del fuorilegge privato dei suoi privilegi (in realtà è un nobile privato dei suoi titoli che aspetta il momento giusto per vendicare la morte del padre assassinato) non sorprende. L’irruenza di Ernani preannuncia quella del futuro Don Carlo e di Gabriele Adorno in un connubio di passione personale e attivismo politico. Che Verdi scelga poi di concludere l’opera con la morte del solo Ernani, anziché con quella del soprano, secondo la moda del tempo, e di eliminare la catastrofe «universale» immaginata da Hugo, con i tre protagonisti morti, conferisce a Ernani uno status ancora più eroico.

 

Nella lunga schiera di protagoniste femminili verdiane, Elvira è una figura estremamente significativa. È un esempio stimolante di forza, autodeterminazione e coraggio. È uno dei rari esempi nell’opera di una donna corteggiata non da due ma da ben tre uomini! Una situazione particolare e intricata che Verdi non proporrà mai più. Elvira rimane salda nella sua lealtà e devozione verso Ernani (una scelta non facile, visto che uno di quei corteggiatori è il re). È una vittima, come lo sono gli altri soprani delle opere verdiane, ma non è né una persona passiva né tantomeno incapace di dimostrare pienamente la sua volontà di tener testa alle schiaccianti avversità imposte dalla società patriarcale in cui vive. Dopo di lei seguiranno altre donne forti. Elvira prepara infatti la strada a Lucrezia Contarini (senza ambiguità morali) e Lady Macbeth (senza alcuna cattiveria), ma anche a donne coraggiose che affermano la propria personalità pur nella diversità dei caratteri e delle situazioni di cui sono protagoniste: Luisa Miller, Violetta, Leonora (ne Il trovatore e ne La forza del destino) e persino Gilda (che pecca tragicamente di ingenuità).

 

Il re Carlo I inizia l’opera come Re di Spagna e la conclude come Carlo V, Imperatore del Sacro Romano Impero. Anche il suo comportamento personale subirà una trasformazione. L’aspra arroganza con cui dichiara per la prima volta il suo amore a Elvira alla fine si trasformerà in magnanimità regale rivolta a tutti. Chiaramente sia Verdi che Hugo hanno scelto di dar vita a una figura idealizzata di sovrano illuminato, coerentemente con le loro convinzioni politiche. Una figura rara nella storia, e altrettanto nell’opera, che ci riporta indietro a La clemenza di Tito di Mozart. Ultimi esempi di leader illuminati nella produzione verdiana degli anni Cinquanta saranno Guido di

Monforte (che acquista statura morale solo gradualmente prima della brusca e violenta conclusione)

Riccardo di Un ballo in maschera (in realtà re Gustavo di Svezia), anche se si tratta di un tenore, e Simon Boccanegra. Il baritono verdiano, che compare sin dai tempi di Nabucco, si affermerà progressivamente nella produzione artistica del compositore come una delle personalità più complesse e dalle molteplici sfaccettature. Lungo la gamma di personaggi illuminati e benevoli (Miller, Boccanegra, il marchese di Posa) o decisamente malvagi come Macbeth e Iago (il Conte di Luna?) si passa attraverso una zona d’ombra popolata di figure paterne (in maggioranza baritoni) moralmente ambigue per carattere e atteggiamenti, ma al contempo estremamente umane proprio in virtù della loro complessità psicologica. Re o Imperatore, Carlo è, dopo Nabucco, il secondo caso di baritono che si afferma in un nuovo genere. I baritoni verdiani, nella maggior parte dei casi, nonostante la loro opposizione alla realizzazione delle ambizioni amorose delle onnipresenti coppie di soprano e tenore, non sono né tutti buoni né tutti cattivi. Carlo V esce di scena dopo il terzo atto per recarsi al suo appuntamento con il destino (per riapparire – se è realmente lui – nel monastero di

San Giusto negli anni Sessanta dell’Ottocento in Don Carlo) lasciando che il rapporto conflittuale Elvira/Ernani/Silva faccia il suo tragico corso.

 

Silva esemplifica la capacità di Verdi di far emergere il lato oscuro dell’ego maschile, specialmente quando è rivestito di abiti clericali o nobiliari. Nel corso dell’opera, dallo status di comprimario, il personaggio di Silva diventa protagonista, dando ad una figura più complessa e imponente. È animato continuamente da rancori, in primo luogo in quanto nobile costretto a subire il crescente potere del re, che può usurpare le sue ricchezze e le sue terre e, in secondo luogo, come uomo anziano, giovane nel cuore (lo dice lui stesso) ma in declino fisico. Il suo “onore», tanto di nobile quanto di uomo, è minacciato dal Re e, a suo avviso, da un bandito arrivista. Perdutamente innamorato di Elvira, affronta una doppia minaccia, ma alla fine rimane schiacciato dal rifiuto di lei. Crede che gli sia dovuto l’onore di impalmare Elvira solo perché lo ha deciso lui, indipendentemente dall’assenza di sentimento amoroso della sua futura sposa. Se pensiamo a Rosina, Norina, Don Pasquale o Don Bartolo, ritroviamo questa stessa dinamica che in questi personaggi ci diverte e alla fine ci fa sorridere. Ma nel caso di Elvira, con i suoi tre corteggiatori e l’intricata questione politica in atto, non c’è alcun risvolto comico.

Silva sarà distrutto dal suo implacabile e cieco senso dei suoi diritti. Ciononostante, Verdi gli conferisce profondità, e mostra una certa simpatia per lui e per le sofferenze causategli da un amore non corrisposto. In questo senso anticipa la figura di Filippo II mentre in termini di inflessibilità e tendenza alla vendetta, Silva spiana la strada a Procida e al Grande Inquisitore. Zaccaria è stato il primo grande ruolo di basso a incarnare una visione del mondo senza compromessi. Ma siamo portati ad accettarlo più facilmente poiché reca in sé lo stigma biblico della rettitudine. In seguito, il conte Walter, Wurm, Fiesco, Ramfis e anche i due congiurati di Un ballo in maschera assumeranno le caratteristiche del personaggio di Silva.  

 

Mi sembra, infine, che la vera tragedia di Ernani non sia né l’onore né la fedeltà, ma la degradazione e l’applicazione scorretta che ne viene fatta in nome della virtù o ancor meglio, come scrive Julian Budden, per “un orgoglio ossessivo che trasforma tutti i personaggi (almeno i maschi) in giganteschi egoisti”. Il difetto sta nella rigidità mentale, nell’incapacità di capire la differenza tra il proprio concetto di onore e un’apertura più illuminata e compassionevole verso valori umanamente condivisibili. Fedeltà, amore filiale e coniugale, patriottismo, sono tutte qualità degne di lode, tuttavia Hugo e Verdi ci mostrano quanto alto sia il prezzo da pagare se non vengono vissute con saggezza, flessibilità e comprensione. La nemesi di questi valori è l’oscura, minacciosa vendetta che è apertamente manifesta in Silva e latente in Ernani. Carlo, l’Imperatore, trionfa su quei demoni sia sul piano politico che umano. L’Ernani di Verdi si toglie la vita per una questione d’onore (tragico) mentre Silva soffre del suo isolamento crogiolandosi nella sua amarezza. Elvira, intrappolata in una ragnatela, si erge in alto, incarnando le virtù dell’onore e della fedeltà. Perde sì Ernani, ma mai la sua adesione incondizionata a quei valori.

 

Traduzione di Katiuscia Manetta, approvata dall’Autore

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