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Vortici sociali e labirinti di passione

Considerazioni e appunti su Le Nozze di Figaro di Ivan Stefanutti

 

Tutto in una giornata, una strana giornata. Una mattinata che inizia con la misurazione di una stanza. Figaro si illude di aver tutto sotto controllo come se fosse possibile contenere la vita tra quattro mura. In questo caso le misure hanno poca importanza. Sono le porte a determinare tutto.

Le stanze possono diventare prigioni con dentro altre stanze dove nascondere amanti e giocattoli. E purtroppo, qualche volta, l’unico modo per uscire è buttarsi dalla finestra.

Il labirinto è una struttura, solitamente di vaste dimensioni, costruita in modo tale che risulti difficile per chi vi entra trovare l’uscita. E il palazzo si rivela tale con i suoi passaggi e corridoi intricatissimi, architettonicamente e moralmente. A Palazzo Almaviva ci si infila in percorsi che ad un certo punto presentano inaspettate biforcazioni o brusche frenate… e porte sbarrate. Posizionarsi dietro una porta, in una cabina armadio, sotto un tavolo o dietro ad una poltrona, non impedisce di essere scoperti.

Le bugie hanno le gambe corte e, più si elaborano e si ritoccano, più si complicano le vite.

Il susseguirsi rapido, e perlopiù affannoso, di azioni e fatti, impegni e problemi, pensieri e immaginazioni, intrecciano e ingarbugliano i destini tra i protagonisti. E la luce del giorno non ci aiuta ad essere lucidi, anzi a volte abbaglia e non permette di vedere chiaro.

Si continua a passare da una stanza all’altra sempre cercando di portare a termine un proprio piano. Certi piani sono apparentemente redatti solo per interesse o per attrazione fisica.

Alcune persone si rivelano diverse da quello che erano apparse in precedenza. Sia per carattere, intenzioni, o per nascita. La nobiltà del Conte non è certo una garanzia di rettitudine né di buoni propositi. Se pensiamo com’era nel capitolo precedente, quando cercava di conquistare Rosina.

L’opera di Mozart Le Nozze di Figaro riprende l’omonima commedia di Beaumarchais che è la seconda parte di una trilogia dedicata a Figaro. Dobbiamo tenere presente anche la trama della prima parte della trilogia, cioè Il Barbiere di Siviglia. In quella commedia abbiamo conosciuto per la prima volta i personaggi che ritroviamo sviluppati nelle Nozze.

Sono passati solo tre anni dal matrimonio di Rosina con il Conte. E tutti e due hanno cambiato umore. Non è certo la continuazione di un “…e tutti vissero contenti”.

A tutto questo aggiungiamo altri particolari intrecci: come nuove pretese e conti da regolare che inaspettatamente si rivelano essere storie parallele di bimbi scomparsi e poi ritrovati; oppure nemici che diventano genitori.  O ancora, anziane corteggiatrici che rischiano di essere delle nuove Giocaste che civettano con il proprio figlio senza saperlo. Anche le età complicano con i loro impulsi irrefrenabili: troviamo piccoli amorini ambigui in preda a tempeste ormonali. Sentiamo fruscio di gonnelle, ma non sono sempre indossate da ragazze. E naturalmente, come se non bastasse, ci sono parenti impiccioni e alcolisti.

Quando fatti, fenomeni s’incrociano, s’intersecano, interferiscono reciprocamente si forma una traiettoria di molte tattiche che, seguendo movimenti a spirale, convergono in un punto.

Un vortice che si scioglie solo in un altro labirinto, quello verde, classico e notturno, con sussurri tra le fronde. Anche noi dobbiamo seguire attentamente le parole e le azioni. La velocità con cui si susseguono questi movimenti quasi rotatori ci invitano a rincorrerli in giardino. Un vero e proprio precipizio verso trappole e chiarimenti, tra ombrose siepi e raggi lunari. E tutto questo in una sola giornata.

Alla fine la vera domanda che ci si pone è: che fine hanno fatto i sentimenti?

Non ci sono storie di innamorati nobili e sincere. Sono vortici, strategie, rivelazioni, brame, desiderio di rivalsa. Un ritratto crudo dell’aristocrazia e un evidente nuovo punto di vista della società. I cosiddetti “servi” risultano essere gli eroi positivi. Non sono più sottomessi esecutori degli ordini impartiti dal “padrone”, ma attenti risolutori. Sanno decodificare ordini ambigui che nascondono subdole insidie. Non ascoltano né guardano passivamente. È il secolo dei lumi e Mozart ce lo racconta preziosamente in tutte le sue opere mature.

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