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Nel labirinto di Elettra: psicoanalisi del femminile e medicina dell’anima

A admin
9 de julio, 2025
Carlo Di Stanislao

«Il soggetto si costituisce là dove si riconosce come mancante.»
Jacques Lacan

C’è un palazzo chiuso, oscuro, dove il tempo è fermo e la memoria è una ferita aperta. È Micene, nella tragedia di Sofocle, ma è anche il cuore psichico di Elettra, la figlia spezzata, la voce del dolore che non trova pace. Nella nuova messinscena diretta da Roberto Andò, in scena a Pompeii Theatrum Mundi, Elettra e Clitemnestra prendono corpo attraverso l’interpretazione intensa di Sonia Bergamasco e Anna Bonaiuto. Due donne, madre e figlia, due archetipi, due polarità dell’anima.

Ma Elettra è molto più che teatro. È mito vivo, rito collettivo, mappa simbolica e psicologica. Non si limita a raccontare un conflitto familiare: ci guida in un viaggio dentro la psiche femminile, dove il dolore, la vendetta, il lutto e la mancanza diventano materia viva per riflettere su cosa significhi essere figlia, essere madre, essere donna oggi.

Trauma e desiderio: la lettura psicoanalitica

Nella visione freudiana, Elettra è il doppio femminile dell’Edipo: colei che ama il padre e odia la madre, che vive il conflitto tra desiderio e proibizione. Ma nella psicoanalisi post-freudiana, Elettra è un soggetto alienato, costituito attorno a una mancanza. Il suo dolore non è solo personale: è simbolico. Non riesce a elaborare il lutto, a trasformare la perdita in parola. Resta bloccata nella ripetizione. La sua voce chiede riconoscimento, verità, giustizia – ma anche uno spazio per essere vista.

Clitemnestra incarna invece l’ambivalenza della madre: generatrice di vita ma anche figura del potere, del tradimento, della colpa. Due donne che si affrontano, ma che sono, in fondo, due facce dello stesso trauma.

Il femminile insoddisfatto nella medicina tradizionale cinese

Alla luce della medicina tradizionale cinese, il conflitto tra Elettra e Clitemnestra è uno squilibrio profondo tra polarità yin. La madre è associata all’energia del fegato, che governa il fluire delle emozioni e del desiderio. Se questa energia ristagna – per collera repressa o traumi non espressi – nasce la stagnazione del qi del fegato: insoddisfazione cronica, amarezza, esplosività.

Elettra, invece, è dominata dal po, l’anima corporea legata ai polmoni, che presiede al lutto e al lasciare andare. Quando il po è bloccato, il dolore resta incistato nel corpo, generando fissazioni, ossessione, malinconia profonda. Il mito, così, diventa anche un campo energetico malato: Clitemnestra ha tradito il suo ruolo nutriente; Elettra non riesce a metabolizzare la perdita. La vendetta appare come l’unico modo per ristabilire l’equilibrio, ma è un equilibrio che non guarisce: solo ripete il trauma.

Ippocrate, Epidauro e la medicina del teatro

Nell’antica Grecia, tragedia e medicina erano inseparabili. Il teatro di Epidauro, parte del santuario di Asclepio, era uno spazio terapeutico. Ippocrate sapeva che la sofferenza riguarda il corpo e la psiche insieme. Il dramma non era intrattenimento: era cura dell’anima. La catarsi, l’elaborazione collettiva del dolore, rendeva possibile la guarigione.

Così anche oggi, nel corpo scenico di Elettra, si riattiva questo rito. Il teatro, come la terapia, è luogo dove il dolore può essere nominato. Dove la parola rompe il silenzio.

Elettra oggi: al tramonto e il sorgere di Narciso

Nel mondo contemporaneo, però, Elettra – come Edipo – appare al tramonto. La sua dinamica di dolore e mancanza lascia spazio a una nuova figura: Narciso. Narciso incarna l’epoca dell’apparire, dell’iperconnessione e dell’egocentrismo digitale. Dove un tempo il soggetto si cercava nel rapporto con l’altro e nelle ferite del passato, ora si cerca nella propria immagine riflessa, nel desiderio di essere visti, ammirati, al centro di tutto.

Qui si inseriscono le riflessioni di Erich Fromm e Herbert Marcuse, pensatori che hanno messo in luce la crisi del “sé” contemporaneo. Fromm, nel suo celebre saggio Avere o essere?, evidenzia la differenza tra vivere centrati sull’“avere” – il possesso, il consumo, l’apparire – e vivere centrati sull’“essere” – la presenza autentica, la relazione, la consapevolezza. Marcuse, con la sua critica alla società dei consumi, denuncia la trasformazione dell’individuo in “one-dimensional man”, schiavo di un sistema che premia l’immagine, la spettacolarizzazione e l’apparenza superficiale.

Il Narciso contemporaneo è la voce che domina la scena sociale, il mito dell’autoaffermazione senza mediazione, che oscura le relazioni profonde e il dolore non elaborato. Mentre Elettra rimane nel suo isolamento del lutto, Narciso brilla sotto i riflettori di un mondo che premia l’apparenza più della verità interiore.

Sceneggiatura: Elettra 2025

Titolo: Elettra 2025
Genere: dramma psicologico
Ambientazione: Roma, estate, oggi
Tono: intimo, disturbante, simbolico
Regia ideale: camera fissa e soggettiva, luce naturale, suoni ambientali, montaggio lento

Personaggi principali

  • Elettra, 34 anni, psicoterapeuta in burnout. Fredda, solitaria, vive nel rimosso
  • Clitemnestra, 65 anni, madre, ex avvocata. Carismatica, manipolatrice
  • Oreste, 38 anni, fratello. Ritirato, inquieto. Porta una verità dimenticata
  • Paziente adolescente, 17 anni. Muta, vittima di abusi. Rispecchia Elettra
  • Voce del padre, su vecchie registrazioni. Assente e onnipresente
  • Narciso, 25 anni, influencer e modello. Incarnazione del contemporaneo, simbolo dell’apparire

Atto I – Il ritorno
Elettra riceve una mail dal fratello: «La madre sa tutto. Il padre non è morto come dicono.»
Oreste torna. Riappare la casa chiusa da anni. I nastri del padre iniziano a parlare
Inquadrature simmetriche, luce gialla calda, città vuota e afosa

Atto II – Il veleno nella casa
Elettra tratta una nuova paziente che racconta la sua stessa infanzia
Clitemnestra nega tutto, ma inizia a tremare. Oreste mostra un diario del padre: una confessione
Sogni ricorrenti, mani insanguinate, silenzio che si dilata

Atto III – Il respiro e il riflesso
La paziente parla: «Mia madre ha detto che non è successo niente. Ma il mio corpo lo sa.»
Elettra inizia a ricordare. Riconosce. Non cerca vendetta
Clitemnestra dice solo: «Tu sei me. Ma io non sarò mai te.»

Narciso appare in controluce, riflesso nello schermo di uno smartphone. Cerca lo sguardo, il like, il consenso. La scena si sdoppia tra il respiro profondo di Elettra e il bagliore artificiale di Narciso.
Finale: Elettra cammina da sola all’alba. Respira. Il rumore del respiro sovrasta tutto. Narciso si perde nella folla, apparendo e sparendo, mai davvero visto.
Fine

Post-credito
La ragazza adolescente sulla spiaggia indossa la collana di Elettra bambina. Guarda in camera

«Ogni parola d’amore è un ritorno del rimosso.»
Sándor Ferenczi

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