Serena conduce operaclassica eco italiano
| CATERINA CORNARO INAUGURA IL DONIZETTI OPERA 2025 CON UN NUOVO ALLESTIMENTO E UNA NUOVA EDIZIONE CRITICA |
| La nuova edizione critica della partitura con il finale inedito e il libretto originale sarà eseguita con la direzione musicale di Riccardo Frizza Francesco Micheli firma la regia del nuovo allestimento, coproduzione internazionale con il Teatro Real di Madrid Caterina Cornaro sarà il soprano Carmela Remigio affiancata dal tenore Enea Scala e dal baritono Vito Priante Alla regina di Cipro è inoltre dedicata la mostra diffusa «Caterina Cornaro experience» Bergamo, Teatro Donizetti venerdì 14 novembre ore 20.00 sabato 22 novembre ore 20.00 domenica 30 novembre ore 15.30 Anteprima Under 30, martedì 11 novembre ore 17.00 |

| Comunicato stampa, 07.11.2025 Sarà l’ultima grande opera italiana di Gaetano Donizetti ad aprire il festival Donizetti Opera 2025, che prende il via venerdì 14 novembre alle ore 20.00 al Teatro Donizetti di Bergamo, con il debutto di Caterina Cornaro, nella nuova edizione critica curata da Eleonora Di Cintio per Casa Ricordi. Il finale alternativo, scritto dallo stesso Donizetti, verrà dunque portato in scena a Bergamo per la prima volta, così come il testo poetico di Giacomo Sacchero qui proposto sarà quello originale, precedente agli interventi della censura napoletana in occasione della prima al Teatro di San Carlo del 1844. La partitura sarà eseguita dall’Orchestra Donizetti Opera sotto la bacchetta del direttore artistico e musicale Riccardo Frizza, con il Coro dell’Accademia Teatro alla Scala preparato da Salvo Sgrò. La première sarà preceduta dall’Anteprima Under30 di martedì 11 novembre alle ore 17.00 e lo spettacolo sarà in replica sabato 22 novembre alle ore 20.00 e domenica 30 novembre alle ore 15.30. Il nuovo allestimento, coprodotto con il Teatro Real di Madrid, vede la regia di Francesco Micheli, le scene di Matteo Paoletti Franzato, i costumi di Alessio Rosati, il lighting design di Alessandro Andreoli, la drammaturgia di Alberto Mattioli e il visual design di Matteo Castiglioni. Nel ruolo del titolo torna al Donizetti Opera una delle beniamine del pubblico, Carmela Remigio, accanto al Gerardo di Enea Scala e al Lusignano di Vito Priante. Mocenigo sarà Riccardo Fassi, mentre Fulvio Valenti interpreterà Andrea Cornaro, Francesco Lucii il doppio ruolo di Strozzi e di Un cavaliere del re, e Vittoria Vimercati Matilde. La tragedia lirica, in un prologo e due atti, nasce dal libretto di Giacomo Sacchero nel 1842 per il Theater am Kärntnertor di Vienna, su richiesta dell’impresario Bartolomeo Merelli, per poi andare in scena solo nel 1844 a Napoli. Nella città partenopea l’opera va incontro a un clamoroso insuccesso dettato da una serie di motivazioni, fra cui un ampio rimaneggiamento del libretto da parte della censura, che inficia la chiarezza della trama, e un’orchestrazione pensata per un teatro austriaco. Da qui la volontà di Donizetti di intervenire in modo sostanzioso sulla drammaturgia nella terza parte dell’opera: proprio questo finale, di cui esiste il manoscritto, sarà per la prima volta rappresentato a Bergamo, con il testo poetico originale di Sacchero senza i tagli della censura. «Fintanto che l’opera è stata proposta senza il tramite dell’edizione critica – commenta Riccardo Frizza – arrivava agli interpreti e al pubblico prima di tutto con le ferite della censura e con le omissioni e correzioni arbitrarie della tradizione. Nonostante questo il pubblico percepiva ugualmente il dramma avvincente e l’aura della grande tragedia: è l’ultima grande opera italiana di Donizetti, un vero testamento. In partitura convivono maturità del teatro e sguardo teso al linguaggio moderno. A Bergamo potremo ascoltare la partitura nella forma più vicina alle intenzioni prime dell’autore. Una Caterina Cornaro nuova, finalmente allineata al pensiero donizettiano che il lavoro filologico ci ha permesso di ricostruire. Il “nuovo” finale è frutto del confronto tra le diverse fonti autografe lasciate da Donizetti. È un’aggiunta preziosa: cambia la prospettiva drammatica di tutta l’opera. La versione censurata si chiudeva in modo rapido e convenzionale. L’inedito restituisce forza teatrale e centralità emozionale alla regina-e-donna Caterina, regalandole un epilogo tragico e dignitoso. Si riascolta l’ultima parola che Donizetti aveva pensato per lei con il ripristino di numeri dimenticati, correzioni di errori tramandati da edizioni ottocentesche, ricomposizione dei rapporti tra i personaggi che erano stati appiattiti. L’opera ha ritrovato il suo tessuto musicale e drammatico autentico. E ha acquisito una logica interna che prima sembrava precaria». La storia della regina di Cipro, diventata tale grazie a una singolare amicizia tra i suoi due contendenti, con il potere del Consiglio dei Dieci pronto ad abbattersi su chiunque intralci gli interessi della Repubblica di Venezia, è portata in scena al Teatro Donizetti con la regia di Francesco Micheli, che racconta: «Caterina è un personaggio reale, storico, le cui vicende drammatiche – dalla morte del marito e poi del figlio, dalla caduta di Cipro all’esilio asolano, e via dicendo – costituiscono un capitolo forse ancora da studiare completamente – perché importante – della storia di Venezia. E poi c’è la Caterina ideale che è quella di Donizetti, una donna cui le vicende storiche e politiche le passano accanto con una certa distanza. Lasciando emergere la tensione per la realizzazione di un mondo affettivo che in realtà rimarrà un desiderio: alla fine le verrà completamente negato. È quindi parso inevitabile per costruire lo spettacolo partire da questa sorta di divaricazione anche concettuale tra quello che siamo noi, tra quello che è la nostra vita, oppure, nel caso di Caterina, tra la vita documentata, storicizzata, e i suoi sogni, che avrebbero potuto essere un’altra vita». CATERINA CORNARO EXPERIENCE. Una regina da ricordare Legata al titolo inaugurale, prosegue fino al 30 novembre Caterina Cornaro experience. Una regina da ricordare, la mostra storico-teatrale diffusa, promossa dalla Fondazione Teatro Donizetti nell’ambito del festival Donizetti Opera 2025, in collaborazione con Accademia Carrara, Biblioteca Civica Angelo Mai, Fondazione Arte della Seta Lisio e Museo delle storie di Bergamo. L’esposizione al Donizetti Studio del Teatro Donizetti di Bergamo, visitabile gratuitamente nei pomeriggi di venerdì e sabato e nelle date degli spettacoli durante il festival, racconta la figura del personaggio Caterina Cornaro tra storia e melodramma attraverso costumi, bozzetti e materiali d’archivio, tra cui, realizzate per la prima volta, le fedeli ricostruzioni dei costumi originali della prima napoletana dell’opera del 1844, a cura della Fondazione Arte della Seta Lisio, alle quali si aggiunge la ricostruzione del sontuoso abito che la regina indossa nel celebre dipinto di Francesco Hayez custodito all’Accademia Carrara di Bergamo. In mostra anche il costume di scena, concesso da Casa d’Arte Fiore, indossato dal soprano Denia Mazzola nell’allestimento bergamasco del 1995 diretto da Gianandrea Gavazzeni. L’iniziativa, curata da Tania Cefis, Clelia Epis, Luca Loglio e Alessio Francesco Palmieri Marinoni, non si ferma al Teatro Donizetti, ma coinvolge i principali luoghi della cultura cittadina – Accademia Carrara, Biblioteca Musicale Gaetano Donizetti, Mura di Bergamo: il Museo e Museo Donizettiano – con un calendario di appuntamenti, visite e incontri – consultabili sul sito donizettiopera.org – nel segno di Donizetti e della sua regina, che ritorna a Bergamo dopo trent’anni. Un grazie speciale è rivolto ai partner e agli sponsor del festival Donizetti Opera che hanno confermato il loro impegno per il 2025. Partner istituzionali Ministero della Cultura, Regione Lombardia, Camera di Commercio di Bergamo. Main Partner Allianz, con il sostegno di SIAD, Fondazione Cariplo, KPMG e Curnis – Rolex. Partner tecnici ATB e Claypaky e Communication partner NT Next; media partner Eppen. In collaborazione con Politecnico delle Arti “G. Donizetti – G. Carrara”, Fondazione Mia e Rotary Club Terra di San Marco. Un ringraziamento particolare va anche a tutti coloro che sostengono l’attività della Fondazione Teatro Donizetti tramite Art Bonus: Intesa Sanpaolo, A2A, ATB Mobilità, Sacbo, Uniacque e agli Ambasciatori di Donizetti:IL MAESTRO SiadLE PIETRE MILIARI Alfaparf Group, Calfin, Curnis Gioielli 3C, Fidelitas, Legami, Nuova Demi, Tenaris DalmineLE RARITÀ 3V Green Eagle • Allegrini • Arva • Beltrami Linen • Bodega G. & C. • Brembomatic Pedrali • Carba • Caseificio Defendi Luigi • Catellani & Smith • Confindustria Bergamo • CX Centax • Diachem • Dufrital • Effegi • Fecs • Fratelli Pellegrini • Gemels • Impresa Edile Stradale Artifoni • Intertrasport • Iterchimica • LVF Valve Solutions • MA.BO. • Milestone • Montello • OMB Valves • Persico • Qintesi • Revi4 • Stucchi Group • Studio Berta Nembrini Colombini & AssociatiHanno inoltre donato Assolari Luigi & C. • Rota Fumagalli Gioielleria. BiglietteriaPiazza Cavour 15, Bergamo – T. +39 035 4160 601/602/603Aperta da martedì a sabato, ore 16.00-20.00 (festivi esclusi)biglietteria@fondazioneteatrodonizetti.org – gruppi@fondazioneteatrodonizetti.orgBiglietti disponibili anche sul circuito Vivaticket Costo dei biglietti– Caterina Cornaro e Il furioso nell’isola di S. Domingo: da 120 euro a 20 euro– Il campanello e Deux hommes et une femme: da 105 euro a 40 euro– Anteprime Under30: 10 euro– Opera Family: da 5 euro a 12 euro– The Donizetti Brunch: da 15 euro a 28 euro– Leadership Armonica: da 10 euro a 15 euro Carnet weekendLe tre opere di ciascun fine settimana con lo sconto del 25%.Carnet sabatoI biglietti per le opere in tre sabati diversi del festival DO 2025 con lo sconto del 25%. Orari opereI titoli in programma il venerdì e il sabato avranno inizio alle ore 20.00 e la domenica alle ore 15.30. Per il programma completo e ulteriori informazioni, riduzioni e proposte di biglietteria: donizettiopera.org |
| Walter VitaleUfficio stampa nazionale Donizetti Opera +39 3335243419 | pressopera@fondazioneteatrodonizetti.org |
| Il festival Donizetti Opera è organizzato dalla Fondazione Teatro DonizettiPiazza Cavour, 15 – Bergamoinfo@fondazioneteatrodonizetti.orgT. +39 035 4160 600 |

Teatro Donizetti, Bergamo
venerdì 14 novembre, ore 20.00
sabato 22 novembre, ore 20.00
domenica 30 novembre, ore 15.30
(martedì 11 novembre, ore 17.00 – Anteprima Under30)
CATERINA CORNARO
Tragedia lirica in un prologo e due atti di Giacomo Sacchero
Musica di Gaetano Donizetti
Prima rappresentazione moderna secondo la volontà del compositore
Edizione critica a cura di Eleonora Di Cintio © Casa Ricordi, Milano
con la collaborazione e il contributo della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo
Direttore Riccardo Frizza
Regia Francesco Micheli
Scene Matteo Paoletti Franzato
Costumi Alessio Rosati
Lighting design Alessandro Andreoli
Dramaturg Alberto Mattioli
Visual Design Matteo Castiglioni
Assistente alla regia Paola Brunello
Assistente ai costumi Stefania Coretti
Personaggi e interpreti
Caterina Cornaro Carmela Remigio
Andrea Cornaro Fulvio Valenti
Gerardo Enea Scala
Lusignano Vito Priante
Strozzi Francesco Lucii
Mocenigo Riccardo Fassi
Un cavaliere del re Francesco Lucii
MatildeVittoria Vimercati
Orchestra Donizetti Opera
Coro dell’Accademia Teatro alla Scala
Maestro del Coro Salvo Sgrò
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Donizetti
in coproduzione con il Teatro Real di Madrid
CATERINA UNA E TRINA
Ci sono tre Caterine Cornaro. La prima è quella storica, gran dama del Rinascimento, bella e colta, celebrata da Bembo e Tiziano, diventata prima regina di Cipro perché fatta sposare dalla Serenissima a Giacomo Lusignano, sovrano dell’isola e poi, alla morte del marito, dopo l’annessione di Cipro da parte di Venezia, animatrice di una corte intellettuale e galante ad Asolo. La seconda è quella dell’opera di Donizetti: il suo librettista, Giacomo Sacchero, fa della realtà storica un romanzo storico: verosimile, non vero. La terza Caterina è la nostra. Ci siamo infilati nelle differenze fra la Caterina storica e quella operistica per raccontare questa eroina al pubblico di oggi, dargli dei punti di riferimento, scoprire cosa c’è di presente in quel passato.
Una donna incinta, sola, angosciata, seduta nell’anonima sala d’aspetto di un ospedale.
Un’immagine tragica e familiare, che appartiene al vissuto di tutti noi.
Si chiama Caterina, è sposata con Giacomo e ha appena perso suo padre, Andrea. Ma il trauma è compensato dalla gioia di una desideratissima gravidanza. Mentre festeggiava con una cenetta intima insieme al marito il prossimo arrivo di un bebè, “amore, pensa, presto saremo in tre”, Giacomo si è sentito improvvisamente male. È seguita la corsa al pronto soccorso, l’attesa, la visita, gli esami sempre più approfonditi, e infine il verdetto: no, non è un malessere passeggero, il male è serio, bisogna ricoverare.
Sono passati dei mesi di attesa e di angoscia. La pancia di Caterina è sempre più visibile, mentre l’ansia, la preoccupazione e il dolore hanno segnato profondamente la sua anima. E allora, nelle lunghe ore di attesa di un referto o di una visita, in quel “non luogo” ospedaliero che le è diventato ormai più familiare della sua stessa casa, Caterina evade dalla realtà con la fantasia. Partendo da un dato reale: il suo matrimonio, il padre amato che la accompagnava all’altare, il viaggio di nozze a Venezia, con una tappa a Ca’ Corner della regina, il bellissimo palazzo dove nacque e crebbe Caterina Cornaro. Caterina si identifica e sogna: la regina si chiamava come me, e anche lei era sposata con un uomo malato…
Caterina si scopre a immaginare una storia d’amore, fra sensi di colpa e desiderio di evasione. Pensa a cosa sarebbe potuto succedere se le sliding doors della vita non l’avessero portata nella situazione tragica in cui si trova, incinta di un uomo di cui potrebbe presto diventare la vedova. L’oggetto del sogno è lì, in ospedale, il medico empatico e disponibile che cerca di salvarle il marito, un George Clooney di “E. R.” di cui tutte, in ospedale, sono un po’ innamorate. Realtà e immaginazione si mischiano e si sovrappongono, ma intanto Giacomo peggiora, la chemio è inutile, non resta che tentare l’operazione…
In uno dei suoi capolavori terminali, pur fra mille problemi, un librettista inesperto, l’impossibilità di seguire le prove, la sua salute già minata dalla sifilide, Gaetano Donizetti racconta una storia moderna perché eterna, quella di un uomo malato (un uomo che è anche un re, no, impossibile, i re non si avvelenano, quindi a complicare la gestazione dell’opera ci si mette pure la censura) e delle conseguenze della malattia su di lui e sui suoi cari. Questo è il nocciolo della storia. Il resto è lo storicismo ottocentesco, la voglia di ritrovare sul palcoscenico i personaggi, i costumi e i luoghi che si erano visti nei libri di storia e nei romanzi “à feuilleton”, insomma tutta questa Netflix romantica che serviva a evadere dalla solida ma noiosa concretezza della società borghese. Una storia romanzata e romanzesca dove Venezia diventa una città cupa e inquietante, popolata di spie e di emissari del Consiglio dei Dieci che sono l’incarnazione stessa della morte, e Cipro un mondo mediterraneo ed esotico fatto di luce, sole, mare.
Sogno, appunto. Lo dice anche Shakespeare: “Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.
Alberto Mattioli
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