“Domino – La Storia siamo noi”, il grande polittico composto da 16 dipinti restituisce agli spettatori la possibilità di ritrovare le proprie storie in ogni quadro, in ogni dettaglio

Inaugurato il progetto espositivo del pittore delle trasparenze Davide Querin,
visibile a Palazzo Trinci di Foligno fino al 13 marzo.

FOLIGNO – Sedici dipinti disposti in quattro file da quattro, per un Polittico di 3×3 metri. Ogni quadro mantiene una propria autonomia narrativa, ma si collega agli altri, creando un mosaico visivo e concettuale che riflette i legami tra identità, memoria e storia collettiva. Si presenta così “Domino – La Storia siamo noi”, progetto espositivo di Davide Querin inaugurato a Palazzo Trinci di Foligno sabato 21 febbraio. Arte contemporanea che nasce dall’estro creativo dell’artista romano, conosciuto soprattutto come il pittore delle trasparenze, che si unisce, fino al 13 marzo, in maniera suggestiva alle già ricche, di storie, sale affrescate dello spazio cuore civico e museale della città umbra.

Il titolo della mostra richiama la celebre canzone di Francesco De Gregori: la Storia non è solo dei grandi nomi e degli illustri personaggi, ma nasce dall’esperienza di ciascuno. In noi, a qualunque generazione si appartenga, esiste “l’archivio della memoria”, un luogo segreto, distante nel tempo, che passa attraverso sensazioni lontane, sentimenti e pensieri dimenticati. La ricerca della propria identità attraverso l’esplorazione di mondi sottili e remoti, da rievocare all’interno di sé e nei luoghi dell’anima.

Su questi presupposti è nata l’idea di dipingere un grande polittico che racchiudesse in sé tutto ciò. Un invito alla contemplazione e all’immaginazione, che, al di là di una ricerca personale, consentisse ad ogni spettatore di trovare le proprie storie in ogni stanza, quadro, dettaglio. L’uso delle trasparenze, presenti da anni nella pittura di Querin, ha aiutato l’artista a rendere reali i sentimenti, i pensieri e i ricordi altrimenti non visibili. In ognuno dei sedici dipinti di questo polittico, nulla è rappresentato com’è nella realtà, né le persone né le cose, tutto è materia metafisica e dimensione sognata. Gli interni si fondono con gli esterni, il conscio con l’inconscio, il reale con il simbolico, in dimensioni dove il tempo e le distanze geografiche non esistono.

Il nome “Domino” è quindi emblematico: ogni vita, ogni racconto, è un tassello che si connette agli altri, in un continuo intreccio di esperienze. La composizione di ognuno dei 16 dipinti prosegue in quelli vicini, a fianco, sopra e sotto. Nessun elemento presente nei dipinti è casuale e ogni dipinto, separato dagli altri, vive di composizione propria. Un progetto espositivo di grande impatto visivo, in grado di fornire una efficace rappresentazione dei presupposti che sono alla base dei rapporti identitari.

Oltre al Polittico, nelle altre sale sono esposti i bozzetti che hanno preceduto la realizzazione, per ricreare quindi anche il processo che ha portato al risultato finale e mostrare pertanto anche come ogni quadro possa vivere di vita propria.

“Domino – ha spiegato Querin durante il taglio del nastro – è nato dall’esigenza di dare forma visiva a un’idea, cioè quella di trovare il legame che esiste fra tutti gli esseri umani. Ognuno di noi è legato agli altri attraverso la propria storia personale, quindi quella fatta di vicissitudini, sentimenti, emozioni, pensieri, aspettative. È una storia che viene condivisa a livello intimo fra i familiari, i colleghi di lavoro, le persone che si conoscono bene, ma anche attraverso una relazione episodica, quindi sporadica. Si crea un legame invisibile fra tutti gli esseri umani che in realtà permane all’interno di noi, come se fosse una storia unica. Quindi in questo caso ogni quadro, sono 16 di questo Polittico, rappresenta un individuo a sé stante che separato dagli altri vive di un’autonomia propria ma unito agli altri, completa un quadro visivo d’insieme. Quindi è la storia dell’essere umano, che in realtà non è una unità scissa degli altri ma è un’anima unica. Paradossalmente questo Polittico potrebbe essere composto da 8 miliardi e 300 milioni di persone, perché rappresenta la vera finalità dell’essere umano, quello di ritrovare se stesso negli altri. In realtà noi siamo gli altri, quello che abbiamo di fronte è sempre la proiezione di noi stessi. Noi pensiamo sia diverso, in realtà non è separato da noi, non è diverso da noi, è solo una sfaccettatura diversa di noi stessi. Quindi questo progetto espositivo è un unicum che rappresenta il futuro dell’umanità. Una rappresentazione che sembra rivolta al passato perché parla di storia, ma in realtà è una proiezione nel futuro di quello che dovrà diventare l’umanità. Paradossalmente, se questo si avverasse oggi ci sarebbe la pace nel mondo, purtroppo è un qualcosa che avverrà molto più in là nel tempo, ma sono sicuro che questo sarà il futuro del genere umano”.

Legato all’Umbria, e in particolare alla città di Trevi con la quale l’artista ha una viva appartenenza, l’opera di Querin è arrivata ora a Foligno dopo essere stata esposta con successo a Roma, in via Veneto, presso la sede culturale dell’Ambasciata argentina in Italia, alla presenza della Ministro degli Affari esteri del Governo argentino, Diana Mondino, di alte cariche del Consolato argentino a Roma, di Deputati, Ambasciatori ed esponenti dell’Ambasciata argentina presso la F.A.O. e la Santa Sede.

L’inaugurazione si è tenuta alla presenza anche dei rappresentanti delle Istituzioni e dei partner (esposizione realizzata con il patrocinio del Comune di Foligno e del Cineclub Astr/azioni di Foligno). Tra gli altri è intervenuto anche il curatore e critico d’arte Maurizio Coccia, direttore di Palazzo Lucarini Contemporary a Trevi. “L’opera di Querin – ha affermato Coccia – è una sintesi monumentale di tradizione, tecnologia e allegoria. Riesce mirabilmente a tenere insieme sia le parti della storia dell’arte che anche le sollecitazioni dell’attualità, mediante una grandissima capacità sia visiva che narrativa, in questa sorta di corto circuito inarrestabile, fluido, ciclico, che a ben vedere è effettivamente la storia non solo breve ma veramente arcaica di tutta l’umanità. Quindi è una presenza che si denota, tanto per la capacità realizzativa quanto per quella evocativa”.

Sito ufficiale www.davidequerin.com

Ufficio stampa 
Francesca Cecchini / 328 2334319 – Danilo Nardoni / 349 1441173

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