Recensione di Marco Zelioli


Araba fenice di Wanda Lombardi è un’antologiache raccoglie una settantina di composizioni tratte da nove opere pubblicate tra il 2001 e il 2024. La pubblicazione, proposta da Guido Miano Editore nella collana Analisi Poetica Sovranazionale del terzo millennio, è divisa in tre capitoli con altrettante introduzioni. Nel primo capitolo, Il bel tempo che fu, Enzo Concardi mette in relazione alcuni componimenti poetici di Wanda Lombardi con il poeta polacco Adam Zagajewski (1945-2021); nel secondo, Percorsi dell’anima tra infinito e spiritualità, il paragone proposto da Raffaele Piazza è con il francese Paul Claudel (1868-1955); nel terzo è Michele Miano che affronta l’argomento Cognizione del dolore e desiderio di pace in Wanda Lombardi e nel poeta Premio Nobel cileno Pablo Neruda (1904-1973). Ma i paragoni si allargano ad altri nomi importanti, proposti dagli stessi prefatori: da Virgilio ad Ugo Foscolo fino a Giovanni Pascoli, da Francesco d’Assisi a David Maria Turoldo. E il tutto è appropriato, perché nella poesia di Wanda Lombardi ci sono molti elementi lirici che rimandano ai ‘classici’ italiani, ed insieme si trovano moti d’inquietudine dell’animo tipicamente contemporanei, come «Ideali smarriti in roveti spinosi/ senza altro lasciare/ della loro fuggevole esistenza/ che lacrime» (così termina Sogni nel vento); e non manca una forte dimensione religiosa capace di sostenere la fragilità umana (uno tra i tanti esempi sta in questi versi da Saper vivere: «…Pur nel dolore che ti strazia,/ lenisci l’altrui dolore,/ non porgere disperazione/ ma offri amore,/ regala un sorriso/ e Dio ti sorriderà…»).
Paesaggi, monumenti, eventi, persone: c’è di tutto nella rievocazione poetica di Wanda Lombardi, che in questa raccolta offre esempi notevoli della sua arte, fine e delicata. Il linguaggio semplice è accompagnato qua e là da parole che sanno di antico, quasi a voler ricordare a chi legge la ricchezza del tempo passato, che la memoria vela di malinconia ma può restituire ancor vivo in un Silenzio amico (poesia che apre il secondo capitolo) e permette di superare l’incertezza del tempo presente: «…Aspra è la nuova realtà;/ è fiume impetuoso che travolge,/ è procedere guardinghi nella calca/ dell’odio sconosciuto,/ nella paura del presente,/ delle ore future…» (da Non scriverò…). Viviamo in un’epoca in cui «Certezze non più/ e nostalgia prende del mite passato./ Freddi rapporti tra le genti/ e dottrine di argilla/ contrastano la vita,/ di grigio velando il nostro avvenire» (finale di Mite passato); il nostro tempo si fa incontro a noi minaccioso, a volte con scene demoralizzanti: «…Ho visto innocenti dietro le sbarre,/ colpevoli in libertà,/ il dramma di ragazze molestate/ senza alcuna pietà…» (da I mali del mondo). Viviamo in Tempi assurdi (altra poesia del terzo capitolo).
La speranza, però, può ancora essere amica dell’umanità e riportare non solo la scrittrice, ma anche noi suoi lettori dal «penoso andare» dei giorni (così definito nella poesia Eterno) alla gioiosa e luminosa ricerca dell’Agognata pace («…L’umanità non di sangue/ è assetata, ma di pace, libertà,/ convivenza garbata») – tanto da poter quasi gridare al mondo, manifestando una potente resilienza: «Ma più fiera e forte araba fenice/ sempre dalle mie ceneri risorsi» (finale di Destino, poesia che dà il titolo alla raccolta). Allora ciò che ci sta intorno torna capace di sorprenderci, perché tutto è fatto di Piccole grandi cose (nel secondo capitolo) capaci di risvegliare la coscienza, anche nelle circostanze apparentemente meno favorevoli: «…Nella fragilità di una persona/ la sua sensibilità,/ la sua trasparente umanità» (da Fragilità).
Questo libro, da leggere con calma, fa emergere la grande sensibilità dell’Autrice, di cui lei è ben consapevole: «…Essa appartiene solo a me,/ non vacilla con gli anni/ e non invecchia;/ nessuno me la può sottrarre/ o modificare,/ né mai si perderà» (da Specchio). E ce ne fa dono, con semplicità. Grazie!
Marco Zelioli
Wanda Lombardi, Araba fenice, prefazioni di Enzo Concardi, Raffaele Piazza, Michele Miano; Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 104, isbn 979-12-81351-74-5, mianoposta@gmail.com.