NOVITÀ EDITORIALE


È uscito il libro:
TEATRO DIPIETRO NIGRO
Tre commedie: “Il padre sagace”
“Il trionfo dell’amore” – “Noi studenti”
Pubblicato il libro “Teatro di Pietro Nigro” con prefazione di Enzo Concardi, nella prestigiosa collana “Alcyone 2000”, Guido Miano Editore, Milano 2026
Le opere teatrali qui presenti possono essere suddivise in due categorie distinte. Il padre sagace (atto unico in XIII scene) e Il trionfo dell’amore (atto unico in IX scene) hanno come argomento comune ed esito finale – sebbene con trame diverse – la vittoria dell’amore, vissuto dalle nuove generazioni quale realizzazione di un sentimento autentico, superando le antiche e ristrette visioni legate agli interessi materiali e alle volontà autoritarie delle famiglie di origine. Noi studenti, invece – definita dallo stesso autore una ‘commedia drammatica’ – sviluppantesi in 3 atti e VI scene, riguarda il tema del rapporto tra professori e studenti. Le vicende si snodano intorno ai ruoli nel mondo scolastico, all’autoritarismo del corpo docente e alla ribellione dei ragazzi, ai concetti educativi e al senso di giustizia, agli errori commessi da entrambi e alla capacità di riconoscerli, col lieto fine del perdono e della riconciliazione. È ovviamente una realtà esistente ai tempi dell’insegnamento di Nigro, realtà oggi largamente cambiata. Il linguaggio delle tre opere teatrali è in sostanza il lessico quotidiano, in quanto esso rispecchia gli innumerevoli dialoghi tra i personaggi, in gran parte brevi e concisi, tranne qualche rara eccezione di carattere riflessivo.
Il padre sagace
Una breve commedia brillante e leggera, scarna e semplice, scritta con dialoghi rapidi in cui i personaggi dimostrano di sapere bene ciò che vogliono. Il canovaccio è quello tradizionale della trama amorosa che vede intrecciarsi sentimenti e volontà, in un’epoca e in un contesto culturale in cui i matrimoni erano ancora combinati dalle famiglie dei giovani e delle giovinette. Marta, la madre di Margherita, promette in sposa a Don Carlo – barone di Montestellario – la figlia. Ma Don Ferdinando – il padre sagace – la pensa diversamente dalla moglie: lui crede nel primato dell’amore, lei vede solo ricchezze e titoli.
La vicenda si conclude come in tutte le fiabe: e vissero felici e contenti. Margherita sposerà Renato, il suo amore segreto, ed alla fine anche la madre Marta acconsentirà al matrimonio; Don Carlo si consolerà con Nicoletta, una ragazza appena conosciuta in casa di Don Ferdinando. L’unico infelice, per il momento, sarà Michele, l’amico intimo di Nicoletta, che si sente tradito dalla scelta di lei.
L’esito finale della commedia si basa sull’alleanza caratteriale e ideale fra padre e figlia, fra don Ferdinando e Margherita – contrariamente a tante altre opere simili – dove la parte del genitore autoritario e retrogrado spetta alla figura paterna. Basta sentire due monologhi di don Ferdinando per rendersene conto: «Sia ringraziato il cielo. Se n’è andata (la madre). Meno male che ci sono qua io. Sposare mia figlia a quell’idiota vanitoso (Don Carlo), sarebbe il colmo!Lei dovrà sposare un giovane che le voglia veramente bene e che la faccia felice. Ecco Margherita: ora sì che si può ragionare. Tutta suo padre, tutta suo padre!» (Scena II). «Sarà di sicuro un bravo giovane, quello (Renato). Mia figlia non è una testa sbandata e prima di fare un passo ci pensa due volte. Se dice che è bravo, intelligente e buono, lo sarà certamente. Ha molto sale in zucca per sospettare degli imbroglioni e degli adulatori. Se la ricchezza e gli onori non la tentano, non è una ragazza vanitosa. Si accontenta del necessario pur di essere felice. Se fosse una ragazza viziata sposerebbe quell’imbecille (Don Carlo)per avere campo libero in ogni cosa. Invece Margherita è una ragazza virtuosa che disdegna ciò che può scalfire il suo onore e apprezza i sentimenti più nobili. Tutta suo padre, tutta suo padre. Oh padre felice di possedere un simile tesoro di figlia!». È evidente nella commedia la differenza di statura morale tra la coppia madre-pretendente e padre-figlia: due universi agli antipodi come valori, apertura d’animo e orientamenti di vita. Da una parte il vecchio mondo provinciale attaccato ai beni materiali che rappresenta il passato, dall’altra un respiro di modernità e di sentimenti autenticamente umani.
Il trionfo dell’amore
Commedia nella quale l’amore trionfa, grazie alla casualità del destino che interrompe il fidanzamento, combinato dalle famiglie, tra Alfonso ed Emma. La visita improvvisa ed imprevista dell’amico d’infanzia Teddy conduce i due giovani a scoprire che Emma e Teddy si amano da tempo, e che la freddezza di Alfonso nei confronti di Emma è causata dal fatto che anche Alfonso ha un altro amore, Edy, tuttavia rifiutato e respinto dai genitori. Svelata tale situazione alle rispettive famiglie, la ‘combine’ architettata fallisce e tutto si risolve con il trionfo del sentimento e del cuore, contro le imposizioni autoritarie di una mentalità meschina e retriva. E tutto avviene nell’ultima scena – la XI – dove i giovani rivelano ai genitori come stanno le cose: Alfonso (indicando i nuovi arrivati): «Guardi lei stessa». Elsa (vedendo la figlia accanto a Teddy): «E questo cosa significa?». Emma (sorridendo): «Significa che ho risolto il problema senza strilli e frizzi. (indicando Edy che si è avvicinata ad Alfonso) Questo spiega perché Alfonso era freddo con me. (Scherzando) Riservava tutto il suo calore a quella lì».
Elsa: (prendendo le parti della figlia e dando uno sguardo risentito ad Alfonso) «Un giovane falso e sleale». Bianca (agitata): «E no! Semmai è sua figlia falsa e sleale. Dice di aver risolto il problema senza strilli e frizzi. Ma se il problema era lei! Le chieda da quanto tempo se la intende con quel Teddy!». Alfonso (intervenendo tra sua madre e la signora Zanoli): «Basta! Vedete come si fa presto a cambiare opinione. (Alfonso sorridendo invita Edy, Emma e Teddy ad avvicinarsi, tra lo sbalordimento dei suoi genitori e quelli di Emma) Quando voi pensavate di imparentare le nostre famiglie, noi avevamo già fatto le nostre scelte. Ho dovuto far finta di accettare il vostro volere (rivolgendosi ai genitori). Mi sono arrovellato il cervello per venirne fuori. L’occasione si presentò quando mi accorsi del turbamento di Teddy incontrando Emma, e capii che si amavano. Decidemmo allora che era arrivato il momento di farvi comprendere come stavano le cose. Ora lasciate che i sentimenti facciano il loro corso e che l’amore trionfi».
Pur sviluppando la stessa tematica della commedia precedente, qui l’intreccio amoroso è forse lasciato troppo dipendere da incontri fortuiti, piuttosto che derivare da volontà precise dei personaggi, indebolendo così la loro determinazione ad esercitare il libero arbitrio.
Noi studenti
È un lavoro teatrale ambientato nel mondo scolastico, la cui trama viene costruita appositamente dall’autore con finalità didascaliche e sociali. Sono in gioco i ruoli di professori e studenti, l’autoritarismo degli uni e la ribellione degli altri; i concetti educativi e il senso di giustizia; gli errori commessi da entrambi e la capacità di riconoscerli, la quale infine conduce all’esito finale di perdono e riconciliazione. Il senso drammatico dell’opera è costituito soprattutto dalla morte della madre di Alberto – lo studente protagonista della storia. La signora Marmora, già ammalata di cuore, soccombe al dolore per l’espulsione dalla scuola di suo figlio, dopo un diverbio con il professore ‘Iosotutto’. I tre atti si concludono con la riammissione di Alberto che, pur addolorato per la grave perdita affettiva, vede tuttavia riconosciute le sue ragioni, grazie alle scuse chieste al professore, il quale a sua volta, dopo aver convinto il Preside e il Consiglio dei Docenti a riabilitare lo studente, diverrà più comprensivo e dialogante nei rapporti con gli studenti.
Questa commedia, delle tre di Pietro Nigro, è senz’altro la più attuale come tematiche e sotto l’aspetto dell’approfondimento psicologico dei personaggi, in particolare del protagonista, lo studente Alberto, che incarna istanze di giustizia, solidarietà ed affronta la realtà del dolore maturando uno spessore umano superiore a quello dei suoi compagni, come si evince da questo monologo: «Oh, destino crudele! Perché a me assegnata hai una vita d’affanni e dolori, e lieto non mi hai fatto di uno spiraglio di luce… O mia giovinezza, o primavera degli anni! Dov’è la luce che a te è riservata, dov’è l’eterno olezzante soffio impregnato d’un divino profumo d’ambrosia. (Con disperazione, mettendosi le mani sul viso) Dove!… Dove!… Che sarà di me. Potrò resistere a tanto male? Ma non devo abbandonarmi. Come farebbe mia madre, ammalata, senza un sostegno? Non voglio la sua morte! Povera mamma mia. Ricordo le parole del dottore: “La pongo nelle sue mani: il più saldo sostegno che le resta. A lei affido le chiavi della morte e della vita. Le sappia ben usare”».
Enzo Concardi
Pietro Nigro, Teatro. Tre commedie: “Il padre sagace”, “Il trionfo dell’amore”, “Noi studenti”, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 140, isbn 979-12-81351-86-9, mianoposta@gmail.com.
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L’AUTORE
Pietro Nigro è nato ad Avola (sr) nel 1939 e risiede a Noto (sr); laureato in Lingue e Letterature Straniere all’Università di Catania, ha insegnato inglese presso varie scuole superiori. Ha iniziato a scrivere poesie fin da ragazzo; la sua ispirazione trae origine dai luoghi siciliani della sua infanzia e dagli ambienti francesi e svizzeri visitati durante le vacanze estive, in particolar modo Parigi (la sua città d’elezione), dove si recava spesso per perfezionare la conoscenza della lingua francese. Il primo libro di liriche, Il deserto e il cactus, è stato pubblicato da Guido Miano nel 1982 e gli è valso il 1° Premio assoluto per la poesia edita, Targa “Areopago” (1983, Roma). Sono seguite molte opere poetiche, testi di saggistica e altri lusinghevoli riconoscimenti, tra cui il prestigioso Premio “Luigi Pirandello” per la Letteratura (Taormina, 1985) e il Premio “La Pleiade ‘86” «per la produzione letteraria e poetica già riconosciuta a livello critico» (sala del Cenacolo di Montecitorio, Camera dei Deputati, Roma 1986).