Floriano Romboli (a cura di), Diario poetico di Tommaso Tommasi, Guido Miano Editore, Milano 2026

Recensione di Raffaele Piazza

Tommaso Tommasi è nato a Ripatransone (AP) nel 1948 e vive a Seriate (BG).

Molto attivo ed eclettico come pubblicista e docente in svariati ambiti, ha pubblicato numerose raccolte di poesia e come pittore ha allestito molte mostre personali e collettive.

Tenere un diario può costituire una pratica utile per comprendere se stessi anche nel rapporto con l’alterità, una bussola, da usare a bordo della nave per attraversare il tempo e lo spazio per ognuno di noi nella navigazione delle nostre vite in acque a volte calme a volte inevitabilmente tumultuose per l’esistere sotto specie umana.

Scrivere un diario in versi, o meglio scrivere poesie che assemblate abbiano la parvenza di un diario, è un’esperienza che in Italia, negli anni ottanta del Novecento, si è realizzata in maniera esemplare attraverso due raccolte poetiche importanti: una di Paolo Ruffilli, Diario di Normandia, vincitrice di un’edizione del Premio Montale, e l’altra di Piero Bigongiari Diario americano.

Nei suddetti libri i diari sono legati a luoghi geografici, che divengono occasione prevalente di scrittura, mentre nel volume Diario poetico di Tommaso Tommasi, che prendiamo in questa sede, la definizione di diario si applica ad ogni sfaccettatura della vita del poeta, in ogni ambito esistenziale che ha il suo fondamento nel quotidiano,

Oltre a questa definizione, il lavoro di Tommasi si realizza in sintonia, con empatia, con quello critico di Floriano Romboli, che firma, nella sua curatela, uno scritto intitolato Prologo informativo e qualche nota di inquadramento critico, tanto per partire, e i close-readings ad ogni singola poesia, con acutezza e sensibilità: così il testo si invera in una forma originale per il fondersi e l’intersecarsi dele due linee di codice, scrittura poetica e scritti di critica letteraria.

La poetica del Nostro si configura come neo-lirica e la raccolta non è scandita in sezioni.

Da notare che, caso raro tra le sillogi di poesia, pubblicate nel contesto letterario contemporaneo, qualche componimento incluso è di tipo visuale-sperimentale, e questo rende più intrigante e piacevole la lettura del volume e centrale è il tema amoroso-erotico espresso con poesie molto sentite e di vaga bellezza.

In Il tempo del futuro leggiamo: «Il tempo va e ritorna bambino,/ stella sotto le stelle;/ Geppetto del momento,/ padre di un giro eterno/ che crea l’uomo./ Ma se lo sguardo giovane/ si gira nello specchio,/ il tempo diventa futuro».

Nella suddetta poesia si avverte la presenza di un’intelligente coscienza letteraria e se comunemente il tempo è definito tiranno, limite per meglio dire, qui viene detto con urgenza un tempo che potremmo definire di segno positivo, rassicurante e vengono in mente i versi di Antonio Riccardi: «Sento il tempo comune alla specie/ come profitto domestico».

Suggestiva la poesia Le grotte del poeta: «Vola il pipistrello/ nelle grotte del poeta/ il disordine ruota nel cervello/ e l’altalena del sogno/ si siede ad ascoltare/ musica ad alto volume./ Dalla grotta salgo le scale/ fino al paradiso della vita./ fuori dal mondo/ per sfidare la vita/ per vivere un altro sé/ nell’immagine dell’ignoto».

In questo componimento si verifica l’oscillazione tra dolore e gioia, associati specularmente a disordine e ordine e la partita si risolve ottimisticamente nella chiusa, negli ultimi versi,nei quali l’io poetante esce da una grotta simbolica che ricorda la selva oscura dell’inferno dantesco e metaforicamente sale le scale fino al paradiso della vita per sfidare la vita stessa presumibilmente creandosi una vita parallela che lo faccia divenire un altro sé.

Raffaele Piazza

Diario poetico di Tommaso Tommasi, a cura di Floriano Romboli, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 44, isbn 979-12-81351-80-6, mianoposta@gmail.com.

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