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I democratici usano il filibuster per bloccare il SAVE Act di Trump

A admin
13 de marzo, 2026

Domenico Maceri

“È la massima priorità. Da presidente non firmerò nessun’altra legge finché non sarà approvata”. Così Donald Trump ha descritto l’importanza del SAVE America Act, una proposta di legge che cambierebbe in modo significativo le elezioni americane.

Il disegno di legge, già approvato dalla Camera (218 sì, 213 no), richiederebbe agli elettori di fornire prova di cittadinanza americana al momento della registrazione per le elezioni. A prima vista l’idea può sembrare ragionevole poiché secondo i repubblicani garantisce che solo i cittadini possano votare. I critici, invece, avvertono che la legge potrebbe privare del diritto di voto a milioni di elettori legittimi e che il sistema già funziona con casi di irregolarità quasi inesistenti.

Se il Save Act diventasse legge le minoranze probabilmente subirebbero gli effetti più pesanti. Diversi studi mostrano che afroamericani, latinos e altri gruppi minoritari hanno meno probabilità di possedere un passaporto o di avere facilmente a disposizione un certificato di nascita, documenti che verrebbero richiesti dalla legge. L’impatto non riguarderebbe solo le comunità emarginate, ma anche molti cittadini comuni i cui documenti non corrispondono perfettamente alla loro identità legale attuale. Sarebbero colpite anche molte donne che hanno cambiato cognome dopo il matrimonio o il divorzio. Milioni di donne possiedono certificati di nascita che non corrispondono al nome attuale. Con questi requisiti rigidi, non necessari perché altri sistemi di controllo già esistono, potrebbe essere necessario presentare documenti aggiuntivi per dimostrare che la persona indicata sul certificato di nascita è la stessa che si registra per votare. Un ulteriore passaggio burocratico che scoraggerebbe la partecipazione elettorale.

Problemi simili potrebbero incontrarli anche gli studenti universitari. Molti di loro si registrano per votare lontano da casa, utilizzando un indirizzo del campus mentre i documenti ufficiali restano legati all’indirizzo familiare. Se venisse richiesta una prova documentale rigorosa della cittadinanza, per molti giovani elettori il processo potrebbe diventare complicato o scoraggiante.

In sintesi, la misura rischia di creare nuovi ostacoli proprio per gruppi che già incontrano difficoltà nel partecipare pienamente alla vita politica. Tutto questo avverrebbe in un contesto in cui la sicurezza delle elezioni è già ampiamente riconosciuta. Numerose indagini e studi hanno dimostrato che le frodi elettorali negli Stati Uniti sono estremamente rare. Su centinaia di milioni di voti espressi negli ultimi decenni, i casi accertati di frode sono pochissimi. Inoltre esistono già forti disincentivi legali. Dichiarare il falso nei moduli di registrazione elettorale è un reato grave che può comportare multe salate e anche il carcere. Per i non cittadini che tentano di votare il rischio include anche la deportazione. Le conseguenze sono così severe che, secondo molti esperti, l’incentivo a commettere una simile frode è praticamente inesistente.

Anche l’opinione pubblica sembra riconoscere questa realtà. I sondaggi indicano che circa il 66 per cento degli elettori ritiene che le elezioni americane siano sicure. Nonostante ciò, il SAVE America Act è diventato una priorità politica per Donald Trump e per molti dei suoi alleati. L’approvazione alla Camera dei Rappresentanti non è stata una sorpresa. L’ostacolo principale si trova ora al Senato. Qui il disegno di legge si scontra con una regola ben nota: il filibuster. Secondo le norme della Camera Alta, la maggior parte delle leggi richiede 60 voti per procedere alle votazioni. Ciò significa che i repubblicani dovrebbero convincere 7 senatori democratici a votare con loro, un’ipotesi che appare poco probabile. Per questo motivo Trump ha iniziato a fare pressione affinché la regola venga abolita. Una figura chiave in questo dibattito è John Thune, senatore del South Dakota e attuale presidente del Senato. Nonostante le pressioni di Trump, Thune, fino adesso ha resistito.

Il filibuster è da tempo oggetto di polemiche. I suoi sostenitori credono che protegge i diritti delle minoranze politiche, impedendo alla maggioranza di imporre cambiamenti radicali senza un consenso più ampio. I critici, invece, osservano che consente a una minoranza di senatori di bloccare provvedimenti sostenuti dalla maggioranza degli elettori. Esiste inoltre un altro problema strutturale: il Senato stesso dà già un peso sproporzionato agli Stati meno popolati. Ogni Stato, indipendentemente dal numero di abitanti, elegge due senatori. Sia il piccolissimo Stato del Wyoming con 500 mila abitanti che la California con quasi 40 milioni hanno diritto a due seggi al Senato. Ciò significa che gli elettori degli Stati piccoli hanno, di fatto, una rappresentanza maggiore rispetto a quelli degli Stati più popolosi. Questi piccoli Stati sono in grande misura controllati dai repubblicani.

Anche i critici del filibuster riconoscono che la regola obbliga i partiti a cercare compromessi e rallenta cambiamenti legislativi troppo bruschi. Lo si riconosce nei casi in cui il filibuster è stato parzialmente abolito come nelle nomine del presidente e in quello della conferma dei giudici della Corte Suprema. Con il cambiamento a semplice maggioranza si sono visti presidenti nominare giudici e ministri molto più estremisti aggravando la polarizzazione.

Le probabilità di approvazione al Senato del Save Act sono remote. Ciò che non è remoto però è l’interferenza dell’attuale presidente a rompere le regole e dichiarare emergenze a destra e manca. Lo potrebbe fare anche durante le elezioni di midterm questo novembre, inviando, illegalmente, agenti dell’Ice o Guardie Nazionali a monitorare i seggi elettorali, inventandosi qualche scusa di frode. I segnali esistono già. Proprio nel mese scorso agenti dell’Fbi hanno sequestrato le schede elettorali dell’elezione presidenziale del 2020 nello Stato della Georgia con l’accusa di frode. Si teme che questo potrebbe essere ripetuto a novembre specialmente considerando che tutti i sondaggi indicano la probabile perdita della maggioranza dei repubblicani alla Camera e nelle ultime settimane sembra che anche quella al Senato. In questo caso il filibuster aiuterebbe i repubblicani in futuro come con ogni probabilità crede Thune.


Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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