Il dibattito sulla Biennale di Venezia e il caso Russia riapre una frattura culturale anche nel mondo della destra
Pierfranco Bruni
A destra, sul piano culturale, si apre una resa dei conti? Mi pare proprio di sì. La questione della Biennale di Venezia sul caso Russia sta creando situazioni imbarazzanti, nelle quali la sinistra si è subito innescata e si erge a paladina di pareri che nessuno chiede. Il problema si pone con molta serietà, ma la serenità è ben poca.
Non si tratta di ragionare se la cultura sia libera o meno. Si tratta di ben altro. Un ministro, naturalmente, deve mantenere la linea del Governo. Sarebbe inaccettabile il contrario. Si può anche essere contrari o meno alla presenza della Russia nei padiglioni della Biennale, ma se un Governo decide una posizione è quella la posizione da perseguire. Non si tratta neppure di discutere se l’arte sia libera o meno. È certo che l’arte è sempre libera. Ma se entra nelle istituzioni bisogna adottare un metodo istituzionale.
Il ministro Alessandro Giuli fa benissimo a garantire le indicazioni date dal Governo. È naturale che i rappresentanti nominati dal Ministero della Cultura facciano in modo di essere garanti dello stesso Ministero. Se non condividono tali indicazioni, hanno il sacrosanto dovere di dimettersi, senza farsi proteggere da chi fa opposizione al Governo.
Gli intellettuali sono liberi, ci mancherebbe altro. Ma gli intellettuali dentro le istituzioni “giocano” un ruolo diverso dalla loro singola opinione. Le istituzioni non sono un’opinione. Così come gli intellettuali non sono burocrati. Ma esiste un limite.
I battitori liberi facciano i battitori liberi, senza agire fuori da un progetto politico. Qui si tratta invece di una visione di politica culturale alla quale rispondere. Altrimenti che ruolo avrebbero un ministro, un ministero, un Governo? Fino a quando si tratta di ricevere incarichi tutti sono pronti ad accettarli. Ma non possono decidere autonomamente senza pensare a un’etica di comportamento.
Se non condividono le indicazioni, si devono dimettere. La cultura nelle istituzioni è cultura politica. Troppe polemiche non portano a nulla. Certamente io sto con il ministro Giuli. Posso anche non condividere a priori, ma devo assumermi la responsabilità di lasciare il posto che il ministro stesso mi ha affidato. Questa dovrebbe essere la logica. Questa è serietà.
Tutte l’opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l’opinione della Direzione
