Historias

CENTENARIO DI RIZ ORTOLANI: LE OPERE DELLA MATURITA’

A admin
22 de marzo, 2026

di Giorgio Girelli*

In via Castelfidardo, a Pesaro, a fianco dello studio fotografico Ammazzalorso risiedeva la famiglia Ortolani. Di lì il giovanissimo Riz saliva verso Palazzo Olivieri, sede del Conservatorio Rossini, dove aveva iniziato con profitto lo studio del violino. Ma un incidente d’auto a otto anni gli danneggiò il gomito sinistro costringendolo a passare ad altro strumento, il flauto. Anche qui con particolare successo, tanto da diventare a 15 anni primo flauto della orchestra sinfonica cittadina e successivamente, intrapresa la professione, primo flauto, tra l’altro, di un complesso RAI. Dove, dopo grandi, iniziali sacrifici, non tardò ad affermarsi anche quale direttore d’orchestra . Al conservatorio Riz entrò in confidenza con il professor Piero Giorgi, suo docente di armonia e compositore di colonne sonore, del quale in una intervista rilasciata a colonnesonore.net nel 2005 raccontò: “Al conservatorio non conoscevamo la musica da film. Il mio ricordo più vivo è legato al mio insegnante di armonia principale, Piero Giorgi, una persona straordinaria. Un giorno mi disse che doveva andare a Roma per fare un film. ‘Un film? Maestro lei va a fare un FILM??’; per me era commovente… Ho pensato moltissimo a questo mio insegnante quando anch’io ho cominciato a fare il cinema vero. In Francia, in Germania, ogni volta che viaggiavo per l’Europa, e poi in tutta l’America, ripensare alle sue parole mi faceva sentire eccitato!”

Nel 2016 Katyna, da me interpellata in vista di un convegno su Giorgi, mi ripose: ”Giorgi era il maestro di cui mi parlava Riz ed al quale era molto affezionato. Non stava bene, portava sempre un busto, e Riz , quando uscivano dal conservatorio, lo accompagnava spesso fino a casa…. mi diceva che una volta (Giorgi) lo fece salire a casa sua….si tolse il busto… e gli disse che doveva prepararsi perchè la mattina dopo doveva partire per Roma per fare la musica per un film….Riz lo ricordava spesso perchè quella sera lui cominciò a pensare…al cinema…! Ricordava spesso questo Maestro Giorgi, bella persona, che lo aveva preso in simpatia. Lo ricordava anche perchè era una persona che soffriva fisicamente, ed era molto gentile. Ciao, un abbraccio Katyna….”

La prima volta che incontrai Riz Ortolani e Katyna Ranieri fu a casa di Arnaldo Forlani che aveva invitato a cena anche me e l’ambasciatore Balboni Acqua. La conversazione procedette “ sul più e sul meno” come in tutti gli incontri conviviali e ad un certo punto Forlani si alzò e mise in onda “More”, cantata da Katyna. Forlani era molto amico di Riz, della cui piscina talvolta fruiva nella villa di Aranova del Maestro.

Poi non seguirono particolari contatti. Ma molto tempo dopo la mia presenza in quella villa divenne quasi abituale, anche se Katyna mi “rimproverava” perché le mie visite non erano così frequenti come lei desiderava. E li ebbi modo di incontrare musicisti, registi famosi come Damiano Damiami o Pupi Avati delle cui opere Riz compilava le colonne sonore. Ciò che un poco mi colpiva era l’assenza, in tempi in cui l’immagine imperversa, se non di un agente quanto meno di un incaricato dei rapporti con la stampa. Sotto questo aspetto la celebre coppia era sobria, si curava poco dei media. E tanto era sgombro il campo di assistenti che quando non se ne potè fare proprio a meno, fu scelta Simonetta Campanelli, da essi conosciuta a Pesaro, consulente in relazioni pubbliche e diventata assistente degli Ortolani dal 2006. Qualche volta fui chiamato a supplire a questa carenza di rapporti. Quando, in occasione di un contenzioso con la SIAE che non corrispondeva a Riz i diritti dovuti, procurai l’assistenza del giurista Giovanni Pellegrino, senatore ed oratore di gran fascino. Oppure, allorchè mi chiesero consiglio per dar vita alla Fondazione Ortolani, promossi un incontro ad Aranova con Paola Basilone, esperta del settore e prefetto di Roma, persona amica, disponibile e squisita. Scelta Pesaro quale sede della istituzione, Invitai l’avv. Giuseppe Fattori, fondatore della Fondazione Filippo Fattori, a prestare la sua assistenza, che fu pronta ed utile.

Ma come fu che dopo decenni Ortolani tornò ad essere di casa a Pesaro ? Riferisco i tratti salienti della vicenda. Nel 1994 il Circolo della Stampa, con benemerita iniziativa, gli assegnò un premio quale pesarese illustre. Tempo dopo nel corso di una di quelle conversazioni estive in riva al mare, il giornalista del “Carlino” Maurizio Gennari mi riferì delle sue rimostranze in sede di premiazione perché nell’elegante volume sulla storia del conservatorio Rossini il suo nome non compariva. Nel frattempo ero stato nominato presidente dell’Istituto. Chieste spiegazioni mi venne riferito che i compilatori della pubblicazione si erano imbattuti, tra gli altri, nel nome dell’allievo Riziero Ortolani (denominazione anagrafica del musicista, noto invece come Riz), restandone depistati ed omettendo di collegarlo all’artista. Sia come sia, gaffe e lacuna andavano riparati. Cercai Ortolani a cui proposi, su mandato – propiziato dall’infaticabile Giancarlo Clini – della Banca Popolare Pesarese, di svolgere nella sua città, nel dicembre del 1996, il tradizionale concerto di Natale organizzato dall’istituto.

Dopo qualche titubanza il Maestro aderì. Titolo del concerto: “ Un ritorno, un invito”. Sottotitolo :” Per onorare il celebre “allievo” del conservatorio Rossini”. Il successo suo e di Katyna Ranieri, che prese parte all’evento con un “Omaggio a Fellini”, fu enorme. Gran parte del pubblico non trovò posto al Teatro Rossini ed il giorno dopo, a furor di popolo, venne svolta una replica non prevista che impegnò non poco le strutture comunali.

Il “suo” Conservatorio, che lui – chiamando in causa anche le Istituzioni – avrebbe voluto più fiorente e sostenuto di quanto non lo fosse ed al quale era legatissimo, lo omaggiò con una targa d’argento in cui era inciso che Egli “ con la sua opera, già patrimonio della storia del cinema, ha segnato, per talento creativo ed intuizione artistica, la musica contemporanea ottenendo plauso mondiale ed onorando così il suo amato conservatorio e la città di Pesaro”. Altra gratificazione gli pervenne quando gli fu chiesto di comporre un inno per la sua città.

Il “ritorno” si consolidò anno dopo anno (mi gratificava dicendomi e ripetendolo ai conoscenti che lo avevo “riportato” a Pesaro). Gli incontri con gli amici erano piacevoli e interessanti. Tra questi Oriano Giovanelli, Nelli Campanelli, il nipote Lucio Ortolani, le cui testimonianze avrebbero ben figurato nella celebrazione del Maestro promossa dal comune di Pesaro.

Con lui e Katyna si creava un clima gioioso, gratificante. Indimenticabili le conversazioni estive che si prolungavano fino alle ore piccole in ascolto delle loro strabilianti vicende e nel corso della quali raccontavano la loro vita artistica a Hollywood, nel Messico o a Cuba.

Ma la città natale ed il suo conservatorio, anche se ne restò lontano per decenni, li ebbe sempre nel cuore e scelse insieme a Katyna di riposarvi per sempre. Un bell’affresco dell’artista e della sua produzione lo redasse sul finire del 2007 Franco Bertini per “ In Magazine”.

Giunto alla maturità Riz avvertì la necessita di cimentarsi con composizioni ancor più elevate di quelle che lo avevano già reso famoso. Aveva infatti ottenuto due nominations ai premi Oscar: per la miglior canzone nel  1964 con il brano More, contenuto nella colonna sonora di Mondo cane e la seconda nel 1971 per il brano Till Love Touches Your Life nel film La valle dei Comanches. Vinse pure un Golden Globe per la migliore canzone originale nel 1966 con Forget Domani,  nel film Una Rolls-Royce gialla. All’attivo anche cinque David di Donatello e tre Nastri d’argento. E non mancò una “storica” colonna sonora – scrisse in proposito Marica Crisci su Backstage Press (1.10.2015) – come quella di “Fratello Sole, Sorella Luna” , composta per il celebre film di Franco Zeffirelli da Riz Ortolani – “uno dei compositori  che hanno fatto la storia della musica da film” – avvalendosi dei testi italiani di Benjamin, pseudonimo sotto il quale si celava Katyna Ranieri. Un brano – puntualizza la Crisci – che si ascolta perfino nelle chiese , che si insegna nelle scuole , che è stato ripreso dai cori  di tutto il mondo e del quale anche il grande Placido Domingo ne ha offerto una interpretazione toccante nel suo concerto in Vaticano.

Dunque Riz, nel 2001, al culmine della produzione sinfonica da lui mai abbandonata, creò la “Sinfonia per la memoria” opera “ di carattere colto, lodata quale composizione «complessa ma molto bella» e premiata con la Medaglia d’Argento del Presidente Ciampi per i suoi alti meriti artistici”. Particolare curioso: sorse il quesito se la composizione dovesse recare il titolo “per la memoria” o “della “memoria”. Insistetti per la preposizione per in quanto rendeva in modo più forte l’intento dell’artista di condanna delle perversioni del mondo e di robusto omaggio alle vittime ebree di una persecuzione perfida. Riz fu d’accordo con me.

La sinfonia “rivive – scrive Alberto Zedda – la tragedia universale della guerra muovendo dall’ottica della esperienza italiana e si compone di quattro movimenti: l’Adunata, la Disfatta, l’ Olocausto, la Liberazione.” Sul terzo movimento, insolitamente affidato al contrabbasso solista, Riz confidò a Zedda:” Il contrabbasso con suoni acuti lo sento come una voce sofferente, triste, esile, commovente per me; solo questo strumento mi poteva raccontare l’Olocausto come fosse il suono della voce stanca di un vecchio saggio”. Non fu facile giungere alla sua esecuzione. Katyna, che sostanzialmente era manager di Riz, ne gestiva i rapporti, ne curava l’abbigliamento, lo avvolgeva di premure chiamandolo “baby” e sollevandolo da ogni incombenza “pratica”, volle che l’affiancassi nella ricerca di un celebre direttore per la esecuzione dell’opera. Ma o per gli impegni o per i costi elevatissimi molte possibilità sfumarono. Finchè l’Orchestra di Bratislava diretta da Niels Muns si rese disponibile. Restava il problema del finanziamento che, pur contenuto per il livello della prestazione, restava molto alto. E qui spuntò Oriamo Giovanelli, sindaco, che in una intervista ebbe la cortesia di ricordare che i rapporti tra Riz Ortolani e Pesaro furono riallacciati grazie a me. Gli rendo la gentilezza rivelando che se Riz riuscì a far eseguire a Pesaro, in prima assoluta, la sua “Sinfonia per la memoria” fu grazie alla coraggiosa delibera che egli fece adottare erogando la somma per il pagamento dell’orchestra. Mi confidò al riguardo:”Spero che non ci badino molto (i consiglieri comunali, ndr), con tutte le risorse che necessitano per quei marciapiedi che abbiamo…” .

Nel 2005 il Teatro dell’Opera di Roma lo chiamò a dirigere un concerto, per orchestra e coro, delle sue musiche per il cinema che egli intitolò “A Roma”, omni animo. Fu un memorabile riassunto di gran parte della sua produzione cui egli si era dedicato “entrando coraggiosamente nell’arte del suo tempo” : così sui musicisti Gian Franco Malipiero per il quale era necessario che essi avessero un “rapporto con la musicalità dell’epoca in cui viviamo”, concetto che ebbi modo di ricordare nella premessa del libretto del concerto che Katyna e Riz mi affidarono quale presidente della Scuola “che lo aveva formato”.

Seguì nel 2007 la sua opera musical “La congiura”, eseguita, con la regia di Pier Luigi Pizzi, alla Fenice di Venezia con il titolo “Il principe della gioventù” , rievocativa dell’assassinio di Giuliano de’ Medici per mano della famiglia dei Pazzi. “Opera – commenta Riz Ortolani – che mi ha impegnato molto, soprattutto per la ricerca di uno stile con il quale costruire tutto il lavoro. Nella partitura ho voluto inserire anche una forma stilistica dissonante poiché la dissonanza pilotata poteva darmi una forza drammatica più potente. Nel mio pensiero la dissonanza rappresenta la famiglia dei Pazzi; la consonanza, con coro, corni, trombe, tromboni prepara l’esultanza di Firenze per il Magnifico”.

 La “Congiura” approdò finalmente all’Opera di Firenze nella sua ultima, definitiva e rinnovata versione con la regia di Sandro Querci e le coreografie di Fabrizio Angelini. Il contesto: la stagione estiva 2017 del Maggio Musicale Fiorentino.

*Presidente emerito del Conservatorio Rossini

Nella Foto: Angela Maria Girelli, Katyna Ranieri, Riz Ortolani, Luciano Pavarotti e Giorgio Girelli

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