UNA RIFLESSIONE SUL 6 APRILE, 17 ANNI DOPO IL TERREMOTO DELL’AQUILA


4 aprile 2026
UNA RIFLESSIONE SUL 6 APRILE, 17 ANNI DOPO IL TERREMOTO DELL’AQUILA
L’AQUILA – Scrivo questa nota in una mattinata di sole, con il cielo terso e d’un azzurro intenso tutto aquilano. All’orizzonte alto l’azzurro combacia con il bianco splendente della cospicua coltre di neve che ricopre sua Maestà, il Gran Sasso d’Italia, fedele custode della nostra terra. È un giorno particolare, come dal 2009 ogni 6 aprile. È il giorno della memoria, del dolore per le 309 vittime del terremoto, ma anche il giorno della riflessione sulla rinascita della nostra indomita città. Quest’anno, il diciassettesimo dalla sciagura, il giorno cade in pieno periodo pasquale, il Lunedì dell’Angelo, che ricorda l’angelo apparso alle donne nel sepolcro, come racconta il Vangelo di Marco
“Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Giuseppe, e Salomè andarono al sepolcro, dove Gesù era stato sepolto, con degli oli aromatici per imbalsamarne il corpo. Vi trovarono il grande masso che chiudeva l’accesso alla tomba spostato; le tre donne erano smarrite e preoccupate e cercavano di capire cosa fosse successo, quando videro un giovane vestito di bianco che disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto.» E aggiunse: «Ora andate ad annunciare questa notizia agli Apostoli«, ed esse si precipitarono a raccontare l’accaduto agli altri.”
Questa coincidenza è anche una buona notizia per la nostra città. L’Aquila, nei quasi otto secoli della sua storia, è sempre risorta dai terremoti che l’hanno più volte duramente colpita. Rinata ogni volta più bella di prima, grazie al coraggio e alla determinazione dei suoi abitanti. Il 6 aprile 2009, per gli Aquilani, distingue non una data, ma il discrimine del prima e del dopo. Il dopo terremoto è un’Era storica nuova per la città e per i suoi abitanti.
Un’Era che chiama tutti gli Aquilani a nuove responsabilità nel progettare e costruire il futuro, anche in memoria di coloro che in quella tragica notte di 17 anni fa persero la vita. Abbiamo il dovere dell’impegno, generoso e solidale, per il Bene comune, per assicurare alla nostra città, oltre la rinascita materiale, una forte rinascita immateriale e morale, sui valori civili e sui valori universali che hanno finora connotato, e devono ancora connotare, la nostra storia civica. È questa l’indole degli Aquilani, è questo il segreto della resilienza aquilana.
Noi Aquilani abbiamo il privilegio straordinario di custodire la Bolla della Perdonanza, recante il messaggio universale di perdono che 732 anni fa Celestino V affidò alla città il 29 agosto 1294 nel giorno in cui fu incoronato pontefice. E di rinnovarlo ogni anno all’intera umanità celebrando la Perdonanza. L’Aquila è “Capitale del Perdono, della Riconciliazione e della Pace”, come papa Francesco la definì il 28 agosto 2022 quando venne ad aprire la Porta Santa della Basilica di Collemaggio. È il prezioso lascito di Celestino, denso di valori più che mai attuali specie per quanto il mondo sta drammaticamente vivendo. Proprio noi Aquilani abbiamo il dovere di proclamarlo e riaffermarlo con forza, sempre, ancor più nell’anno che vede L’Aquila Capitale italiana della Cultura
Quanto mai attuale il bisogno di Pace in questo tempo martoriato da terribili guerre, immani distruzioni e innumerevoli vittime innocenti, nei conflitti alle porte dell’Europa – Ucraina, Gaza, Cisgiordania, Libano, Iran e paesi del Golfo -, ma anche negli altri cinquanta conflitti disseminati nel mondo che papa Francesco chiamava “terza Guerra mondiale a pezzi”. L’umanità sta vivendo uno dei periodi più bui ed incerti della sua storia, per le brutalità e i massacri nelle aree di guerra, ma anche per lo strame che si sta facendo del diritto internazionale e delle organizzazioni sovranazionali. Sono messi in discussione, ed elusi nella loro funzione, gli Organismi mondiali di garanzia che per 80 anni hanno presieduto all’ordinato procedere dell’umanità, mentre vanno crescendo autoritarismi, autocrazie e “democrature”, con la tendenza alla predilezione del “capo”, al posto delle democrazie liberali.
Gravi le responsabilità di Putin e Netanyahu, che la Corte Penale internazionale ha accusato di crimini contro l’umanità. Altrettanto gravi sono le responsabilità di Trump per la sua politica bellicista, sfociata nella guerra all’Iran accanto a Israele, che sta portando a una pericolosissima destabilizzazione dell’area mediorientale, ma non solo, e di una perniciosa crisi dell’economia e dell’ordine mondiale. Tutto questo mentre alla Casa Bianca, in un rito blasfemo, Dio viene arruolato agli esiti della guerra, mentre il primo Papa americano denuncia incessantemente le guerre. Nella via crucis del Venerdì santo al Colosseo papa Leone, portando la croce carica “di tutte le sofferenze del mondo”, ricorda che ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del potere ricevuto: il potere di giudicare ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla. C’è da sperare, proprio coltivando la cristiana “Speranza che non delude”, in una cessazione delle ostilità e nel faticoso ritorno della Pace. Una missione affidata a tutti gli uomini di buona volontà.
Goffredo Palmerini