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Mai saremo disertori. Ma sempre vigili. Sentinelle nell’onore. Versi di un inedito tra le trincee della Grande Guerra

A admin
5 de abril, 2026

di Pierfranco Bruni

Mai disertori. Sempre sentinelle. Vigilanza di una identità. I poeti soldati o i poeti militari alle frontiere dove l’Italia incontra una Europa che si chiama Germania, Ungheria, Francia…  Ci sono versi che recitano “Non saremo mai disertori…”.

La Guerra non è fatta soltanto di battaglie tra i campi e le trincee. È anche dettata alle pagine. Alle parole che si fanno vita, ad una scrittura il cui significato trova il suo vero senso di una Nazione e di una identità.

La Grande Guerra tra i militari che raccontano la storia di esistenze attraverso il linguaggio della letteratura. Soldati poeti. Militari che hanno amato la letteratura e, grazie alla parola, hanno cercato di legare la pagina della vita con quella della storia intrecciando il raccontate  al dire della poesia.

“Mai saremo disertori. Ma sempre vigili.

Sentinelle nell’onore che richiama echi di umanità e di elmetti.

Siamo soldati in marcia, come uomini mai sconfitti

tra le steppe e i campi.

Disertori mai tra la vita che sfida la morte”.

 Ancora:

 “Non ci vedranno fuggire e mai negati

ad un’idea che ha il tonfo delle baionette”.

Ho studiato molti scrittori che hanno vissuto la guerra e dalla guerra sono stati scavati. Ho incontrato militari di carriera che hanno amato la letteratura i libri, i linguaggi dell’arte. 

Ho scritto oltre che su poeti come Ungaretti Valeri Palazzeschi Marinetti D’Annunzio, anche su militari dell’esercito che si sono formati alla scuola del classicismo che tocca Petrarca Leopardi Dante come il caso del tenente e poi colonnello Agostino Gaudinieri. 

Ho recuperato versi e tratteggi di poeti e scrittori anonimi che hanno intrecciato il linguaggio poetico al vissuto militare.

 “Mai vedremo l’aurora come quella notte

strizzata dal fuoco rosso nelle trincee

affossate dai morti

che cercano la vita

tra le mani dei compagni

già lacerati dai colpi dei mortai”.

Certo. Ci sono poesie che rimandano al verseggiare di Ungaretti, il quale resta un riferimento in una poetica che è, appunto, strazio e lacerazione. La Grande Guerra è stata vissuta non, (soltanto), come una esperienza, ma come una completezza dell’essere uomo tra l’esercizio del proprio mestiere e la forza della parola. Ci sono pagine inedite tra i luoghi del mio “studio” che vanno decifrati.

Possono appartenere ad Agostino Gaudinieri o forse no. Possono appartenere a militari che hanno frequentato la mia grande casa e hanno lasciato volutamente o dimenticato fogli. Fogli sparsi.

 “Bosco Cappuccio.

20 luglio 1916. Un combattimento.

La vita si spezza quando i colpi di mortaio

trafiggono la terra dell’anima”.

 Ma in questi fogli si racconta l’emozione e il tragico, il dolore e l’orizzonte delle vite. Diari in versi. Si resta sempre soldati o nei campi o nelle trincee. Ma si è sempre al fronte fino a quando l’ultimo colpo non precede il colpo successivo.

 “I colpi arrivano come fuochi nel raggio dei deserti.

Sul Carso si muore. Ma la vita è una trincea”.

 “Ho avvertito l’ultimo colpo? Ultimo?

Non sarà mai l’ultimo se si resta nell’agguato del colpo successivo”.

Ho trascritto alcuni di questi passi ed hanno un senso profondo tra il loro essere e il loro esercitare. 

Ecco gli inediti di un anonimo che ha partecipato alla Grande Guerra. Militare. Ma soldato tra le trincee e la parola.

«Esercitazioni. La guerra è una trincea. 

Io osservo le divise. Non sono soldati del Risorgimento. Mancano mesi, forse giorni e sarà la guerra. Anche per noi». 

«1914. Gli austriaci segnano la frontiera. C’è la pioggia e i nostri elmetti sono di ghiaccio.

Ho nel cuore le ferite strappate». 

«Ho provato a sparare.

Colpi mirando al chiaro di luna. Forse marceremo con giberna legata all’anima». 

Versi o passi di un diario. Un quaderno con su scritto dopo il titolo generale: «Un giorno saremo tutti Anonimi». 

«Isonzo. È una palude. Combattiamo per esserci. Italia.

Se conoscessimo la stanchezza saremmo sei fuggiaschi a un giorno ci racconteranno.

Io sono un Anonimo della trincea». 

“Un Anonimo nella trincea”. È questo il titolo del quaderno. Un vissuto tra la vita e il combattere. La morte non è un pensiero. Con quel sottotitolo che riporta la parola sempre di Anonimo. E una data 1915 – 1918.

 “Un giorno saremo tutti Anonimi

e quando sarà vissuta sino alla bufera,

la guerra,

nel tragico spazio dei morti,

chiederemo una ragione,

ma occorre combattere per spezzare il filo spinato,

che incatena noi uomini ai popoli.

Occorre combattere per non nascondere il tempo

che alla verità dell’uomo, oggi, non è concesso.

Se una verità lasceremo sarà la verità dell’anima,

che abbiamo attraversato vivendo la morte

accanto ai vivi e la vita accanto ai morti.

Ci saranno altre trincee,

ma noi uomini siamo e uomini resteremo.

Un giorno saremo tutti Anonimi.

Anonimi nella trincea

che sapranno l’urlo e le voci,

che conosceranno l’agonia e il destino,

ma alla vita non potremmo mai essere negati”.

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