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Riforma della legge elettorale: liste bloccate o liste basate sul voto di preferenza o una via di mezzo

A admin
7 de abril, 2026


Angela Casilli

Nel dibattito tra i partiti sulla riforma elettorale, dopo il fallito referendum sulla giustizia, il problema di come attribuire il premio di maggioranza alla coalizione che, in base al voto arriva prima alla Camera e al Senato, comincia ad avviarsi ad una soluzione chiara ed essenziale.

L’esperienza insegna che il premio di maggioranza è uno strumento politico delicato: serve a favorire la governabilità, ma, se costruito male, rischia di restringere la rappresentatività e di alterare il principio di uguaglianza del voto.

Proprio per le ragioni esposte, la scelta degli eletti all’interno della coalizione vincente è importante, perché non si tratta di un semplice dettaglio tecnico, ma di mettere alla prova la qualità democratica dell’intero impianto.

Una prima alternativa, è la lista interamente bloccata: l’elettore vota il simbolo e l ’ordine degli eletti è deciso dai vertici del partito. E’ una soluzione che nella sua semplicità, garantisce coerenza politica, ma presenta un costo evidente che è quello di ridurre drasticamente la possibilità per i votanti di incidere sulla selezione della classe dirigente, rafforzando le dinamiche di cooptazione e il clima di distanza e sfiducia, già da tempo presenti nell’elettorato.

La giurisprudenza costituzionale è molto chiara in proposito. Con la sentenza nr. 1 del 2014 che ha smantellato il cosiddetto “Porcellum“, la Corte Costituzionale ha censurato le liste bloccate lunghe, ritenendole lesive del principio di rappresentanza.

Principio ribadito nella sentenza nr. 35 del 2017 sull’ “Italicum”, dove la Corte ha ammesso forme parziali di liste bloccate, purché circoscritte e in grado di restituire agli elettori un effettivo potere di scelta.

L’altra alternativa sarebbe una lista interamente basata sul voto di preferenza, con non pochi problemi, anche se offre all’elettore la possibilità di scegliere candidati e non solo simboli; problemi che sono tutti da ricondurre alla competizione interna tra candidati dello stesso partito, che può produrre campagne costose, personalistiche, non di rado opache, accentuando diseguaglianze e gravi distorsioni.

Di qui, la scelta difficile di una soluzione ibrida, mantenendo il capolista bloccato e assegnando i seggi successivi sulla base di una preferenza, oppure scegliere, senza Se e senza Ma, una delle due opzioni.

La soluzione ibrida, teoricamente forse la più equilibrata, non è stata mai preferita, perché tende a gerarchizzare gli eletti e a produrre forti tensioni all’interno dei partiti; perciò si usa la lista bloccata “corta“ a condizione che esistano nel partito, veri meccanismi di selezione democratica all’interno di esso.

Proprio per quanto sinora si è detto, la scelta del modello di lista per costruire il premio di maggioranza non è pura questione tecnica, ma è sottolineare ancora una volta cosa si intende per democrazia e cosa si può fare per rafforzare il legame di fiducia tra i cittadini e istituzioni in un Paese, come il nostro, segnato da un grave astensionismo elettorale.

Tutte l’opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l’opinione della Direzione

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