La scomparsa Romano Luperini.
Uno storico marxista della storia della letteratura
Pierfranco Bruni
È scomparso lo storico della letteratura Romano Luperini. Sulla sua storia della letteratura (diversi testi) ho lavorato anche se con molta criticità. Una formazione storicista e marxista. Certamente distante completamente dalla mia. Comunque la figura di Romano Luperini si staglia nel panorama della critica letteraria italiana del Novecento.
La sua opera, vasta e articolata, si caratterizza per una profonda conoscenza della letteratura italiana e europea in una lettura completamente marxista. Una sensibilità critica, la sua, e a una passione civile che lo hanno portato a riflettere sui grandi temi della cultura e della società del nostro tempo con un impegno ideologico.
Nato a Lucca nel 1940, Luperini si forma negli anni Sessanta. Un contesto di grandi cambiamenti culturali e politici in Italia.
La sua attività critica inizia con studi su Giovanni Verga, autore che resterà uno dei suoi principali interessi di ricerca. La sua monografia su Verga, pubblicata nel 1968, rappresenta un contributo importante alla comprensione dell’opera dello scrittore siciliano e inaugura una lunga serie di studi sulla letteratura italiana dell’Ottocento e del Novecento.
Una visione profondamente verista e realista della letteratura e della cultura con un approccio che lega Hegel e Marx dentro un rapporto meta storicista di approccio agli autori trattati.
Luperini si inserisce nella scia della critica letteraria italiana del secondo Novecento, che vedeva in autori come Gianfranco Contini e lo storicista Luigi Russo i suoi principali esponenti. Infatti la sua formazione è anche influenzata dal marxismo e dalla psicoanalisi, che lo portano a leggere la letteratura come un prodotto storico e sociale.
La critica di Luperini si concentra su alcuni grandi temi. Ovvero la questione dell’identità nazionale e della letteratura italiana, il rapporto tra letteratura e storia, la funzione dell’intellettuale nella società contemporanea. In particolare, Luperini si interessa alla letteratura del Novecento, analizzando autori come Eugenio Montale, Franco Fortini e Luigi Pirandello in un’ottica prettamente marx-egheliana.
La sua attenzione si rivolge anche alle questioni teoriche, come il problema dell’allegoria e della rappresentazione letteraria. Luperini sostiene che la letteratura è un modo di conoscenza che si affianca alla storia e alla filosofia, e che l’allegoria è un mezzo per rappresentare la complessità del reale. Anche se il reale e la rappresentazione del reale lo allontanano da una dimensione estetica e onirica.
È stato un docente universitario e ha insegnato Letteratura italiana moderna e contemporanea in diverse università. Ha diretto tra laltro riviste di critica letteraria come «Allegoria» e «Moderna».
Uno dei suoi testi di pinta èstato»La scrittura e l’interpretazione», scritto con Pietro Cataldi e Lidia Marchiani. Ha cercato nella narrativa una via creativa con testi come «I salici sono piante acquatiche», «L’età estrema», «La rancura».
Certo, fu un intellettuale a tutto tondo che ha trovato nella scrittura una espressione fortemente di impegno «politico», il quale però non gli ha dato la possibilità di realizzare una griglia più obiettiva delle linee di una letteratura tradizionalista e anche cattolica. La sua testimonianza resta non come riferimento ma come chiave di interpretazione di un tempo fortemente caratterizzato da linee ideologiche. Soprattutto su scrittori come Verga in modo particolare Pirandello ha dato una lettura in cui l’ideologia ha prevalso sulla pura dimensione letteraria. È scomparso l’11 aprile del 2026.
