Cultura

MICHELE MARIOTTI: “STUDIARE E MIGLIORARSI, SEMPRE”

A admin
22 de abril, 2026

di Giorgio Girelli *

Dall’ottobre di quest’anno il maestro Michele Mariotti sarà il primo italiano a ricoprire l’incarico di Direttore principale dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, compagine fondata nel 1994. Prima di lui il prestigioso incarico era stato assegnato a musicisti celebri: Eliahu Inbal, Rafael Frühbeckde Burgos, Juraj Valčuha, James Conlon. Ha dichiarato al riguardo l’Amministratore Delegato della Rai Giampaolo Rossi: ”È una particolare gioia, nell’ormai più che trentennale storia dell’OSN Rai, accogliere il primo musicista italiano nel fondamentale ruolo di Direttore principale”. Ma il giovane maestro, che porta lustro all’Italia ed alla sua Pesaro, peraltro proclamata il 31 ottobre 2017 Città Creativa UNESCO della Musica perché proprio in questo settore il centro adriatico eccelle, non ne fa sfoggio. Possiede la “virtù dei forti”, la modestia. Nè considera mai raggiunto un traguardo perché tenta costantemente di migliorarsi, anche quando è a livelli insuperabili: “insoddisfazione” dei grandi.A 33 anni, già affermato, dichiarava:”Non è difficile arrivare,  ma rimanere al livello che abbiamo raggiunto e lo si fa studiando sempre. Rinnovarsi sempre, però, anche perché la mia più grande paura è la routine”. Da giovane ho conosciuto e frequentato la mamma Maria Grazia, con la quale c’è stata amicizia e consonanza culturale, strappata troppo prematuramente ai suoi affetti con gande sconcerto di tutta la città di Pesaro. Una persona fine, delicata, di rara bellezza, i cui tratti rivivono nel volto sereno e volitivo di Michele. Se dal padre (sovrintendente del R.O.F.) ha attinto la musica, la mamma gli ha donato garbo, gentilezza, signorilità. E qualcos’altro. Quando era ragazzo, la malattia e la morte della madre trasformarono il rapporto con la musica. Non era più solo studio o vocazione, ma qualcosa di necessario. Ha detto recentemente in una intervista a Lorenzo Luzi: “Andare a teatro era un modo per sopravvivere”. Il concetto di cultura come struttura vitale, essenziale lo accompagnerà nella vita, fino ad oggi quando significativamente dichiara:“Chiudere un teatro è grave come chiudere un ospedale”.

La nomina ricevuta dalla Rai rafforza l’unione della carriera operistica di Mariotti alla sua carriera sinfonica, per lui “altrettanto importante”. “Una visione della direzione fatta di molta sostanza e poca apparenza, la sua; – afferma la musicologa Luisa Sclocchis – nonchè di musica, essenzialità del gesto e studio più che di visibilità, social e affini”. Assai vicino in questo al grande Sinopoli. E confermando come Michele Mariotti sia “hombre vertical” nella vita e nella musica, consapevole del duro impegno richiesto ad un professionista serio, ben lontano da esibizionismi e pavoneggiamenti. Rispondendo ad una domanda della Sclocchis sulla nomina RAI ha precisato: “Era l’obiettivo che mi ero prefissato da una decina d’anni: costruire, parallelamente a quella operistica, una credibilità sinfonica. Penso sia indispensabile portarle avanti entrambe, anche perché una aiuta l’altra. Quindi credo che la Rai rappresenti per me un importante punto di partenza. Si tratta di un’orchestra che conosco dal 2011, grazie alla quale sono cresciuto tanto”. E difatti Michele Mariotti, in RAI, è tutt’altro che nuovo. Ha debuttato sul podio dell’OSN il 7 gennaio 2011 a Reggio Emilia, in un concerto alla presenza dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, seguito nel 2012 da un concerto a Torino per la Festa della Repubblica. E poi ancora concerti nel 2014, 2017, 2019, 2020, 2021. Ha inoltre diretto la compagine Rai anche al Festival Verdi di Parma, dove nel 2022 ha interpretato il Requiem del compositore di Busseto, e al Rossini Opera Festival di Pesaro nella Semiramide del 2019, nella Petite Messe Solennelle nel 2023, oltre all’Ermione del 2024, che si è aggiudicato il Premio Abbiati della Critica Musicale italiana come miglior spettacolo dell’anno. Sottolinea Giampaolo Rossi:”Questo nuovo incarico è quindi l’evoluzione di un rapporto già molto proficuo, che viene ora proiettato verso nuovi traguardi artistici”. Oltre a quelli, molto prestigiosi, di cui è già costellata la carriera di Michele Mariotti. Dal 2008 è stato Direttore principale e poi Direttore musicale fino al 2018 del Comunale di Bologna, teatro in cui ha diretto numerosi concerti sinfonici e decine di produzioni operistiche, fra cui La Bohème con la regia di Graham Vick, che ha vinto il premio della critica musicale “Franco Abbiati” come miglior spettacolo del 2018. Ha guidato inoltre l’Orchestra e il Coro del Comunale di Bologna in tournée in varie città italiane e a Tokyo, a Mosca, a Parigi. Come Direttore Musicale è giuntoal Teatrodell’Opera di Roma nel 2021, dove ha diretto anche opere di grande successo come  Dialogues des CarmélitesToscaPeter Grimes. Ha consolidato la sua reputazione internazionale dirigendo celebri titoli al Metropolitan Opera di New York. Noto per la sua interpretazione del belcanto, qui ha guidato produzioni acclamate come Rigoletto, nonché il Barbiere di Siviglia e  La donna del lago, confermandosi un talento rossiniano di rilievo. Quest’ultimo spettacolo, nel 2015, è stato eseguito per la prima volta nella storia del Metropolitan di New York, oltre che con la direzione di Michele Mariotti, con la regia dello scozzese Paul Curran e con un cast che ha incluso  Joyce Di Donato nel ruolo di Elena, Juan Diego Flórez in quello di Giacomo V°, Daniela Barcellona nelle vesti maschili di Malcolm e John Osborn come Rodrigo.

Insignito del 36° Premio Abbiati ( 2016) come miglior direttore d’orchestra, è ospite dei principali teatri e festival italiani ed internazionali. Fra questi, La Scala di Milano, l’Opéra di Parigi, la Wiener Staatsoper, la Royal Opera House Covent Garden di Londra, la Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera, la Deutsche Oper di Berlino, il Festival di Salisburgo, il Rossini Opera Festival di Pesaro, il Metropolitan di New York, il San Carlo di Napoli, il Festival Verdi di Parma, l’Opera di Amsterdam, la Lyric Opera di Chicago, l’Opera di Los Angeles, il Festival di Wexford, il Théâtre des Champs-Elysées di Parigi, il Teatro Real di Madrid.

È salito sul podio dell’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia, dell’Orchestre National de France, dei Münchner Symphoniker, dell’Orchestra, come ampiamente riferito, Sinfonica Nazionale della Rai, della Danish National Symphony Orchestra, dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dei Bamberger Symphoniker, della Royal Philharmonic Orchestra, della Nederlands Philharmonisch Orkest, della Gürzenich Orchester Köln, della Filarmonica della Scala, della RTÉ National Symphony Orchestra, solo per citarne alcune. Dopo il Concerto di Capodanno 2026 al Teatro la Fenice,la più recente performance ha riguardato la direzione del concerto, nell’aprile di quest’anno, della Filarmonica della Scala in cui Mariotti ha offerto – scrive “Ape musicale” – un percorso all’insegna di eleganza e raffinatezza attraverso Mozart, Debussy e Stravinskij. Interpretazioni curate e ricche di sfumature hanno valorizzato il carattere di ciascuna partitura. E commentando l’evento, il Corriere della Sera ha osservato che per talento e per sapiente ed umile costruzione Mariotti è diventato uno dei nostri direttori di prima classe.

Ma dove risiede la radice di questo successo? Innanzitutto nella grande passione per la musica, cui non è stato certo indifferente il padre Franco, creatore del Rossini Opera Festival. Racconta Ludovico Bramanti, direttore del conservatorio “Rossini”, ed a suo tempo impegnato come coordinatore artistico nel Festival, che il giovanissimo Michele a tredici anni trascorreva lunghe ore ad assistere alle prove delle opere che la manifestazione pesarese poneva in calendario. Lo stesso Michele in una intervista a Emanuela Amy Rossi nel novembre 2012 racconta:“Da piccolo, passavo le mie estati in teatro a seguire le prove e per me è sempre stato un momento di grande gioia. Nessuno mi ha forzato. Per dieci mesi all’anno volevo fare il giocatore di basket, per i restanti due, il direttore d’orchestra. Poi la passione per la musica ha vinto”.

Il primo approccio didattico con la musica non fu fortunato poiché l’insegnamento di composizione che gli venne impartito da privatista non ebbe modo di mettere a frutto il talento di cui Michele era pur dotato. Tutt’altro risultato conseguì con il professore Aurelio Samorì, docente e compositore di rilevo, frequentando presso il conservatorio Rossini i corsi curriculari e diplomandosi con successo. Erano tempi in cui tra corpo docente e Rossini Opera Festival, retto dalla forte personalità di Franco Mariotti, non correva buon sangue soprattutto perché agli insegnanti appariva troppo “invasivo” l’uso degli ambienti e dell’auditorium della loro scuola (Palazzo Olivieri) per le prove delle opere che il Festival aveva in programma. Specie quando sul finire dell’anno accademico esami degli allievi ed uso “operistico” dei locali tendevano a sovrapporsi. Preciso subito che ho sempre ritenuto che per un Conservatorio avere un contatto con un Festival come quello rossiniano rappresentava una grande opportunità e mi sono adoperato, come presidente dell’Istituto, per spegnere ogni frizione. Ed ogni anno la dialettica trovò la sua composizione. Anzi con il tempo si giunse a forme di collaborazione artistica tra le due entità. Prezioso, tra l’altro, l’apporto al conservatorio di Alberto Zedda, uno dei perni del Festival. Un ruolo molto costruttivo al riguardo lo ebbe il maestro Bramanti, coordinatore artistico del ROF fino al 2014 ed in ottimi rapporti con il noto musicista: insieme a lui nel 1998 concorse alla nascita e all’organizzazione di un festival di musica barocca a Fano, intitolato “A vagheggiar Orfeo”. Nel corso della ‘Settimana Rossiniana’ del 2018 fu proprio Bramanti,insieme a Lorenzo Bavaj, ad eseguire al teatro Rossini la “Petite Messe Solennelle”dedicata allamemoria di Alberto Zedda. E la consorte di Bramanti, Simonetta Fabbri, brillante architetto,ne ha ideato, con originale creatività, il memoriale funebre di cristallo, sobrio ma al contempo luminoso e di particolare pregio artistico.

Sta di fatto comunque che nei tempi precedenti, al momento in cui Michele dovette iscriversi ai corsi dell’Istituto, Franco Mariotti, dato il clima e temendo ritorsioni, chiese aiuto a me. Parlai della questione con il Direttore Marco Giannotti, che trovai in realtà sereno e disponibile, rendendo del tutto superfluo il mio passo. E Michele non ebbe problemi per l’esame di ammissione. Dopo circa tre mesi chiesi al Direttore:” Come va il figlio di Mariotti?”. Risposta: “E’ bravo, è davvero bravo!”. Diplomatosi in composizione, seguirono per tre anni le lezioni impartite dal maestro Manlio Benzi, titolare della cattedra di Direzione d’orchestra ed apprezzata figura artistica che ha guidato e guida con successo l’esecuzione musicale di rilevanti eventi italiani ed esteri. Benzi, che mantiene intensi rapporti anche con la FORM (Orchestra Filarmonica Marchigiana diretta da Donato Renzetti dal 2007 al 2013), ritiene che di fatto Pesaro sia un laboratorio unico in Italia per il collegamento da lui coltivato tra allievi e mondo del lavoro rappresentato dalla Orchestra marchigiana, accrescendo in tal modo formazione e prospettive degli studenti. E con Renzetti Michele si diplomò anche in Direzione d’Orchestra presso l’Accademia Musicale Pescarese. Di notevole valore formativo furono pure i consigli di Alberto Zedda.

Sul finire dei suoi studi con il maestro Benzi venne chiamato – primo contratto professionale – a dirigere il Barbiere di Siviglia al Teatro Verdi di Salerno. Era il settembre 2005 ed il neo direttore d’orchestra aveva 26 anni ! Il quale ricorda in proposito:” Per quanto riguarda il debutto, non ero agitato in realtà, il direttore deve essere sempre tranquillo, rilassato ed avere polso. Io sono sempre tranquillo durante lo spettacolo, magari sono un po’ agitato durante la preparazione”. Sull’allievo Michele Mariotti il docente Benzi esprime giudizi molto positivi: sensibile, umile, serio e determinato, propenso ad applicarsi intensamente e ad andare a fondo nelle materie studiate. Lo stesso profilo che ritroviamo oggi nell’artista affermato, estraneo a qualunque atteggiamento da divo. Ovvero calato nella sua autenticità quando, negli spazi consentiti dai suoi impegni, passeggia per le vie di Pesaro con maglietta e jeans, fermandosi al bar a fare due chiacchiere con amici e conoscenti.

*Presidente Emerito del Conservatorio Rossini

Nelle foto:

  • Il direttore Michele Mariotti
  • L’ambasciatore Giorgio Girelli e il Maestro Michele Mariotti.
  • Il memoriale funebre di Alberto Zedda
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