Religión

“Perchè cercate tra i morti colui che è vivo?” Marco Gallo è tra noi

A admin
26 de abril, 2026

Paolo Arces 

(Sono corso da mia madre e ho esclamato: “quanto avrei voluto essere suo amico, sarebbe stato un gran compagno! Anzi, maestro e compagno!”. Poi una voce mi ha parlato: “lui è vivo, l’ha detto lui stesso:”Perchè cercate tra i morti colui che è vivo?”).

Durante il Triduo di GS, a Rimini, ho conosciuto un ragazzo, un grande amico, un mio compagno che, seppur carnalmente non con me, era proprio li, tra noi: Marco Gallo.

Marco era un piccolo “irrequieto” che, a soli 17 anni, è stato “strappato” dalle nostre mani, nel lontano 2011. Ma non sono qui per parlare di cronaca, sono qui perchè Paola, la madre, è scesa dall’alone della sofferenza e ha “gioito”. Quel sorriso, nel ricordo e nella certezza della presenza viva del figlio lì, tra noi, ha realmente sconvolto tutto in me. Da quel 4 Aprile il fervore di quel ragazzo si è fatto un monito costante. Sono io a scegliere ogni giorno dove guardare. Per cosa vivo? Cosa ne è della mia giornata? Negli ultimi mesi tante domande sono cresciute in me, una grande fame di vita si è fatta sempre più vera. Come vivo intensamente il reale? Posso realmente vivere cosi? Nessun piacere soddisfa sino in fondo: io voglio vivere pienamente, voglio sentirmi Vivo in ogni istante, la mia sete di felicità è incontenibile. Cosa la può saziare!? Poi ho conosciuto una domanda vivente, Marco. Tutto quello che in me ho sentito ardere era sempre più vero, e lui me lo confermava in ogni parola, in ogni gesto, in una irrequietezza che è “mania di eterno”, è timore di non vivere. Non mi ha dato risposte, mi ha dato ancora più necessità di un autentico sapore di ogni mio istante.

Scrive ad un amico: “sai Caro, come voglio svegliarmi la mattina, come dovremmo svegliarci ogni mattina, appena apriamo gli occhi? Come quando si è innamorati, con quello sguardo sul mondo che ti fa vivere tutto in una maniera che prima nemmeno conoscevi. Parlo dell’innamoramento vero. Ecco, io vorrei svegliarmi sempre così. Certo, non mi succede tutti i giorni, ma è quello il bello, altrimenti il desiderio dove andrebbe a finire? Ma a te, Caro, non te ne frega proprio niente di tutto questo? Non ti importa davvero?”

Tra frammenti di pensieri e resti di parole sono diventato amico di Marco. Qualcosa mi ha stretto a lui dalle radici del mio cuore. Realmente tutte queste mie domande sono state vissute da un altro. “Anche i sassi si sarebbero messi a saltellare” raccoglie un briciolo della verità che quel ragazzo è stato. Eppure, anche solo quelle macerie, mi hano realmente fatto conoscere un amico che è presente in ogni mia giornata. Sono serio su questo. Siamo convinti di sapere cosa significhi amicizia e siamo cosi stolti da esserne radicati. Un amico è uno “che svela qualcosa del significato del vivere” e, tra quelle pagine, lui si è fatto realmente compagno e ancor più “stupore” nel timore di non vivere. Quel ragazzo era incredibilmente mosso da una necessità di andare a fondo sul Mistero della vita. Le testimonianze degli amici sono la luce di qualcosa di eccezionale. “Nulla ti è mai bastato e me ne accorgevo”, “quando Marco mi chiedeva le cose lo faceva davvero, era interessato” o “questo mi ha sempre positivamente sconcertato di lui: il pressante, spasmodico bisogno di un orizzonte ultimo che rendesse vivibile l’istante, e la sua disarmante, umile curiosità nei confronti di chiunque poteva in qualche modo aiutarlo a camminare, con un fuoco serrante di domande”. Ma ancor di più, parlando io, Paolo, con Marco, ho realmente compreso cosa ne è della mia vita. Ogni giorno risuonano le sue parole: “Oggi prometto che, con un desiderio grandissimo, con una grande forza sempre, come se fosse l’ultimo mio giorno di vita, per scegliere a chi dare la mia giornata e vita, mi aprirò alla ricerca del Mistero, col giudizio e col rispetto di ciò che la realtà mi pone, anche se faticoso: da solo il Mistero io dipendo”

Quel 4 Aprile qualcosa è accaduto in quella stanza di Rimini: eravamo fortementi stretti dall’abbraccio di un ragazzo che ha donato la sua vita rendendo vero il nostro desidero, la nostra richiesta, la nostra incessante necessità di senso. Quello che rende eccezionale Marco è una certezza: “l’’ipotesi cristiana è ama gli altri infinitamente (come te stesso) di quell’amore non tuo. Ah, se vuoi una cosa, dalla prima tu”. Il cristianesimo è attrazione. Si resta veramente attratti, stupiti, da un atteggiamento di vita. E come fa lui a vivere così? Alcune persone profumano di infinito. É il loro volto che rende viva la fede. La vocazione é di tutti: siamo chiamati alla vita.

Marco è quel “fuoco ardente rinchiuso nelle ossa” di cui parla Geremia, cosi “incontenibile” da esplodere. Marco fa esperienza dell’Altro che c’è nella compagnia: comprende che “tutta la realtà parla dell’infinito”, e allora va a fondo, segue quello speciale incontro che ha visto in un volto, “oltre la persona stessa”. “Perchè quello di cui ognuno di noi ha realmente bisogno non sono delle parole, dei postulati, o il racconto di qualcosa di bello ma un abbraccio fisico, una presenza reale, che avviene attraverso delle persone.” E allora la sua bocca ha iniziato a parlare della pienezza del cuore. Il suo animo di scopritore è stato leale con se stesso, nella necessità di un Altro Amore, di quella “cara Beltà che amore lunge m’ispiri”. Ha intravisto il sapore del mistero e allora in lui ha navigato, in “un cuore grande e indomabile”, “cuore di fanciullo, puro e limpido come acqua di sorgente”. 

Dopo aver sentito le parole di Paola e aver letto la voce di Marco una ferita si è aperta. Sono corso da mia madre e ho esclamato: “quanto avrei voluto essere suo amico, sarebbe stato un gran compagno! Anzi, maestro e compagno!”. Poi una voce mi ha parlato: “lui è vivo, l’ha detto lui stesso:”Perchè cercate tra i morti colui che è vivo?” “. Forse Marco non potrà condividere momenti con me, ma lui c’è, lui vive, lui è risorto in noi, io lo vedo risorto in me, perchè Lui in me lo sento domandare, lo sento chiedere, lo sento “infettarmi”, lo vedo “affascinarmi”, “attrarmi”. Marco vive in me, vive in tutti.

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