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Edificare la Gioia. San Francesco d’Assisi”

A admin
30 de abril, 2026

di Pierfranco Bruni. Un percorso mistico 

Di Adriana Grispo

L’Opera di Pierfranco Bruni, “Edificare la gioia. San Francesco d’Assisi”, è un’opera bella, un evento necessario nei contesti spazio-temporali della nostra storia presente e futura, dove le coordinate di senso si confondono, si lacerano, si smarriscono, molto spesso scompaiono, in un vortice caotico, esponendo l’umanità intera a un possibile ed epocale naufragio.

La sua lettura apre a una dimensione esperienziale di grande impatto emozionale oltre che culturale, determinata dalla ricchezza dei contenuti, della materia narrata ma anche dallo stile, dal ritmo che va oltre il “saggio” e diventa “racconto”. 

Non si tratta di uno schema che imprigiona il lettore, benché il testo si articoli in più parti, incastonate tra una illuminata e illuminante prefazione di Marilena Cavallo, che, nel definire il saggio, così si esprime:

“…Un invito ad attraversare un varco interiore, a lasciarsi condurre in un territorio dove la parola non è mai semplice descrizione, ma diventa eco di un cammino…” 

Seguita dalle pennellate della chiara e lucida interpretazione di Mons. Franco Semeraro, posta a conclusione del testo, da cui emerge questa descrizione:

“…Un universo di temi, una molteplicità di “accordi” musicali in un percorso mistico, estetico, metafisico, cristiano…”.

Al centro di tutto ciò si staglia, con una forza che scuote e che invita a un movimento quasi ascensionale del cuore, per penetrare il mistero:

Francesco, l’Uomo, il Santo!

Una trasposizione, una trasformazione che raggiunge e tocca, dunque, la sfera intima, ti avvolge e coinvolge per gradi, per stadi, riportandoti alla vera intenzione dell’autore: consegnarti, in un caleidoscopico mondo mistico, trascendentale, a tratti onirico;

non un modello astratto, ma un “essere in movimento”, la vita e l’opera profondamente, semplice, umana, il messaggio evangelico e autenticamente francescano, contenuto nelle citazioni dei due massimi testimoni della vita di Francesco: la prima di Tommaso da Celano:

“Si guardino i frati dal mostrarsi tristi di fuori e rannuvolati come gli ipocriti, ma si mostrino lieti nel Signore, ilari e convenientemente graziosi”.

 e quella posta alla fine del libro di San bonaventura da Bagnoregio

“Egli era pieno di gioia dello Spirito Santo, e la sua letizia era la fonte della sua forza, capace di trasformare ogni tristezza in gaudio”.

È lo stesso autore, nelle sue note, che ci chiarisce e ci consegna la misura e l’intensa ricerca che ha caratterizzato il suo “viaggio” creativo, sfociando nella ispirazione, quindi, nella elaborazione, di questa sua opera. 

“Questo lavoro su San Francesco d’Assisi è il risultano di lunghi anni di riflessioni, di appunti, di riletture e di scritture. …. brani e suggestioni nati in tempi diversi e nuove sensazioni…”

A quale azione può rimandare e condurre tale visione e postura creativa, se non a quella del verbo contenuto nel titolo del saggio: “Edificare,”!

Lo ha fatto, Francesco, con la sua vita, attraverso la sua “Hilaritas ” che è gioia spirituale, profonda, che scaturisce dalla povertà, vissuta come libertà interiore e dono divino”. 

Il Santo ha edificato la gioia elevandola a “Letizia” come identità. 

Bruni ci testimonia come la “Gioia francescana” sia profonda, che si esprime attraverso i canali della fede che non vacilla.

 Attraversando queste vie identitarie, peculiari del Santo, giunge a “Edificare”, Pierfranco Bruni, e lo fa magistralmente, con un’opera che ri-visita Francesco, in una forma inedita e autentica, che ci permette di “entrare” con lui nella narrazione e sorprenderci, stupirci in questo itinerario di luce e bellezza!

“L’itinerarium mentis in Deum”, il viaggio della mente verso Dio. Che intraprende Francesco è, come annota nella prefazione Marilena Cavallo. “…Non un’ascesa astratta, non un esercizio intellettuale, ma un movimento dell’essere che coinvolge tutto: pensiero, corpo, memoria, ferite, stupori…”.

Credo che ci si possa immergere nella lettura del libro, in maniera altrettanto creativa. Sia che lo si legga, infatti, seguendo un orientamento lineare, sequenziale sia che lo si voglia conoscere, adottando un approccio circolare, ogni parte del testo ha la capacità di ricomporsi e rigenerarsi per approdare a una forma di “reductio ad unum”, che assume l’identità di “Francesco”

 Una presenza viva, caratterizzata da una fonte da cui scaturiscono sensibilità, dolcezza, amore e rispetto per il Creato.

 È metafora della vita, Francesco, in queste pagine ridiventa poesia, cosmo, bussola, rotta che si perde e approdo ritrovato, verso uno spazio dove di incontra il divino, il sacro, spazio dove le ferite acute dell’anima si possono lenire. 

Attraverso la ricerca e l’irrompere del divino, “mano” che plasma e segna la perfetta armonia tra natura e creatura, ci ritroviamo proiettati nel mondo interiore dell’autore.

Viaggio interiore che si esprime con le voci, gli echi dell’anima. “Voce che invita”.

La figura di Francesco si staglia nitida. Lo visualizziamo nel momento della sua metamorfosi interiore, la sua umana trasfigurazione, che procede attraverso il distacco materiale e fisico da tutto ciò che si frappone, ostacola, divide, intralcia l’incontro tra l’umano e il divino.

È passando attraverso questa rinuncia consapevole, abiura coerente e necessaria, che si può stabilire, quella relazione autentica che trasuda integrità, forza e coraggio del messaggio evangelico, che Francesco fa, radicalmente, suo.

L’incipit è uno straordinario “tableau vivant”, che ci mostra Francesco e Chiara in un dialogo che pare avere la consistenza di un soffio. Dialogo intriso di bellezza il cui lessico esprime pura poesia.

La parola “amore” disvela la scena”, e si definisce nella sua accezione più alta: “Francesco sta a Chiara” come “Amore sta a Divino”.

Non si sono guardati l’un l’altro, ma hanno guardato nella stessa direzione, e tutti noi conosciamo quale sia questa direzione: “Il Verbo fatto carne”.

 Provando a scomporre la parola “Direzione”, si ottengono due significanti e significati “DIO- RE”.

Questa intesa straordinaria, fatta di reciprocità, adesione totale, complicità nel protendere verso il “Fine”, reso da loro possibile, si manifesta nella delicatezza del gesto evocato. La rosa che Francesco sfiora tra le dita, la rugiada del prato, le stelle ancora visibili nel cielo del primo mattino, il vento, il silenzio, il sorriso.

Come avrebbe potuto, Francesco, proprio lui, che arriva a queste vette, non comporre quel capolavoro di poesia che è il “Cantico delle Creature”!

In questo contesto si inserisce il “Viaggio con Francesco” dell’autore.

Si interroga, Pierfranco Bruni, sul “perché” abbia intrapreso questa ricerca “con e verso” Francesco. 

Direi che, coerentemente con la sua natura di archeologo, egli non arriva sempre a risposte certe, consolidate, ma non è questo che lo appassiona; piuttosto, egli è attratto e gode di quel senso di “conforto” che gli restituisce il dialogo intimo con il Santo d’Assisi, alla luce della sua fede.

Camminare “con” Francesco per andare “verso” il mistero, in una tensione costante un’emozione rigeneratrice. che si esprime nella parola contenuta nel titolo “Edificare”.

È un itinerario dello spirito!

Francesco insegna che tutto ciò che in noi è ferito, fragile, sbagliato, viene raggiunto da questo amore “Cristocentrico”, che non umilia, ma rialza.

Dio non si impone, l’Amore, per sua natura, domanda la libertà, e come una luce accesa, illumina ma non costringe a vedere.

“Giovanni 3,16-21 “La Luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la Luce”…..”..chi fa la verità viene verso la Luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio” 

Descrive, Bruni, il movimento del sé verso Dio, la causa finale di ogni sforzo spirituale e il raggiungimento della beatitudine suprema.

Torna alla mente lo straordinario verbo “scolpito” da Dante «Indiarsi», il neologismo tipico del misticismo del Paradiso dantesco, che significa «immedesimarsi in Dio», «entrare in Dio».

Francesco, dice l’autore: “…Ha dato senso alla spiritualità superando il religioso”.

Una domanda si pone alla nostra riflessione.  

 Bruni “si” e “ci” interroga: “nel nostro mondo secolarizzato, nell’umano contemporaneo, trova posto la spiritualità francescana”?

“Ma siamo eredi di una identità perduta o forse siamo l’identità di una eredità che non c’è più?”.

Il “Cantico delle Creature” diventa segno tangibile, lessico dell’anima che ci porta oltre, ci mette al riparo da un “modello di una identità senza eredità”.

La predicazione di Francesco è atto rivoluzionario che scompagina, interroga, ma che apre al possibile: camminare in senso contrario e opposto a ogni deriva: al formalismo cristiano, all’adesione a una legge che imprigiona e non libera, alla Chiesa apparato e apparenza che condanna e non esercita quella “Misericordia” che si incarna in Gesù Cristo.

 «Misericordia io voglio e non sacrificio» è una celebre frase di Gesù riportata nel Vangelo di Matteo (9,13; 12,7), citata dal profeta Osea, che sottolinea la priorità dell’amore, della compassione e del perdono rispetto alla rigida osservanza delle norme rituali o legali. 

Inoltrandomi in un passo ma, soprattutto, in un gesto evangelico, Francesco, pur nella sua umiltà, mitezza, benevolenza, doni dello Spirito, richiama alla mia osservazione la «frusta di cordicelle», utilizzata da Gesù per scacciare i mercanti e i cambiavalute dal Tempio di Gerusalemme, episodio noto come “purificazione del Tempio” (Giovanni 2,13-25). 

Davanti al crocifisso di San Damiano, Gesù parlò a Francesco dicendo: «Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina». Questa frase, pronunciata dal «Cristo vivente» nell’icona, segnò la conversione di Francesco e l’inizio della sua missione di rinnovamento della Chiesa.

 Come la santità si fa poesia?

Bruni con Francesco, Chiara, “attraverso” e “con” Francesco, arriva a una definizione vibrante di questo rivelazione osmotica: “La poesia è mistero”. 

Esso trova i canali per dispiegarsi e spiegarsi:

“Chiara e Francesco…” dice Bruni, “…sono due riferimenti d’amore. Sono amanti della pietà della misericordia e della bellezza. Perché sono amanti dell’amore”. 

Attraversando il tempo, Bruni, arriva a dimostrare come questa radice, la poesia religiosa inaugurata dal “Cantico delle Creature” di Francesco, si propaghi oltre e arrivi, irrompendo, nella poesia del Novecento e ne segni i destini. 

Ungaretti lega nei suoi versi, sublimando i luoghi del reale e le storie del vissuto, alla sua religiosità, un dialogo con il divino che lo guida verso la composizione della raccolta “Terra Promessa”, che segna la fase matura della sua poesia, esplorando temi quali: esilio, attesa, morte.

“Ungaretti rappresenta la ricerca di una «Terra» metaforica — un approdo di purezza, innocenza e senso — dopo il deserto dell’esistenza e della guerra. Come non intravedere il messaggio francescano…”.

 Orizzonte di fede e cristianità, di nuovo umanesimo che Francesco traduce con la sua “Cristocentricità”  

 Francesco abita i luoghi dove si ascolta il lamento del dolore, si consuma l’esperienza della tristezza e lo smarrimento per una “Umanità” che ha bisogno di ritrovare tracce di senso, appigli di speranza, spinte di coraggio, rive di amore, dove potere trovare riparo e pace! 

È il moto dell’anima che ci accompagna nella lettura di questa “opera” di Pierfranco Bruni, composita, ricca di spunti emozionali che toccano, facendole vibrare, le corde del cuore.

Ha ragione Bruni quando rivendica un “modus operandi “per approcciarsi alla figura di Francesco. 

“Non tutti possono scrivere un libro su San Francesco tout court”.

Esso non può avvenire se si prescinde dalla dimensione spirituale, in cui è completamente immersa l’esistenza del Santo.

Ogni elemento che ha caratterizzato la vita del Santo: “carità, povertà, ambientalismo, solidarietà, storia”, può diventare mera narrazione cronachistica se non si tralasciano spinte relativiste, laiciste, sensazionalistiche, proprie dei tempi “poveri”.  

“Un libro su San Francesco d’Assisi ha bisogno di spiritualità”.

“Ci vuole la Croce. La Resurrezione. Il Mistero. La Fede. La Grazia. Il Cristo in viaggio”.

 Il deserto. Il Perdono. L’Accettazione. La Profezia. La Speranza.

Sempre la LETIZIA.”

Emerge la componente più profonda dell’autore: la sua fede autentica.

Il senso del sacro si esprime nelle pagine dove trovano posto le tradizioni letterarie, quel bagaglio di valori inestimabili, a cui egli attinge con maestria e consapevole rispetto.

SANTITÀ E LETIZIA

“Cosa è stato, cosa rappresenta San Francesco d’Assisi nella vita della cristianità?”

 Si chiede Bruni.

“Un percorso di Fede. Dentro la Fede. Non un personaggio. È Letizia. Un Santo!”

L’orizzonte personale e quello collettivo si saldano, attraverso una risposta di senso. Francesco ci dona la direzione!!Il Tempo – lo Spazio!

Il Tempo è quello dove la spiritualità trova la sua massima e più evocativa espressione: il Natale, “la Festa delle Feste”.

Lo Spazio è il Presepe che, sostenuto dalla sua profonda “humilitas”, Francesco, nel 1223, celebrò a Greccio.

Il significato del Presepe è la celebrazione della povertà, della tenerezza e dell’umanità di Dio che si fa bambino, riportando la fede alla sua essenza concreta. 

Molto più che una semplice rappresentazione! Pur nella sua essenzialità è linguaggio visivo, incarnazione di una diversa espressione di arte sacra, è azione che si fa preghiera, come dall’Arte bizantina ai grandi affreschi del Rinascimento, essa è testimonianza di Fede, è “RIVELAZIONE”!

Bruni ci introduce in spazi di luce e colore, invocati per divenire la cifra attraverso cui la vita si anima, Amore per la Natura e l’Umiltà. 

San Francesco si inserisce in questo contesto come figura cardine della spiritualità e della relazione intima con il divino e la natura.

Inserisce, Bruni, il pensiero di una delle più importanti filosofe del ‘900, Maria Zambrano, allieva di Ortega y Gasset, che ha sviluppato una filosofia centrata sulla vita, l’esilio, il sacro » l’uomo e il divino», che si sofferma per parlarci di «meraviglia», intesa come pura ricezione, abbandono e silenzio di fronte al creato.

Bruni ci prende per mano per mostrarci quanta affinità esista tra Francesco e grandi testimoni della storia della cristianità.

Egli riesce, in un crescente flusso evocativo, a tessere una straordinaria rete di figure, di immagini, di riferimenti letterari, poetici, storici che incantano!

 Le pagine che riguardano Gioacchino da Fiore, il celebre abate e teologo calabrese, definito da Dante Alighieri nel Paradiso (XII, 140-141) come «il calavrese abate Giovacchino / di spirito profetico dotato». Fondatore dell’ordine Florense e figura chiave del Medioevo, colui che ha rivoluzionato l’interpretazione della storia attraverso le sue profezie e visioni teologiche.

Nell’accostare il Santo di Assisi a San Paolo o Sant’Agostino, nel loro definirsi tra Fede e Ragione, Bruni tratteggia, ancora più marcatamente, l’essenza e l’essenziale di Francesco.

“Francesco è distante da tutto ciò che può essere discutere pensare meditare. Francesco è il “Cantico dei Cantici””.

“Francesco è il Vangelo. O meglio è il Cristo. Non si cerca. Non si trova. È non solo il senso. È il Divino. È Esperienza”. 

L’autore riesce a tradurre in maniera plastica, questa profondità, Francesco “È il Santo del dialogo”

IL SANTO È GIOIOSO

 La lettura della mistica di San Francesco passa attraverso la descrizione del Crocefisso di San Damiano, che è l’icona a forma di croce, dinanzi a cui Francesco d’Assisi stava pregando quando ricevette la richiesta del Signore di riparare la sua casa. Gesù è rappresentato contemporaneamente ferito e forte. Egli non è morto, sta dritto e risoluto. Siamo dinanzi all’iconografia del “Christus triumphans”. il cui senso profondo è la spiritualità

Il testo si arricchisce della presenza di figure che Bruni colloca come “Intorno a Francesco”, ma che, come emerge dalle pagine del libro, rappresentano, per l’autore, quello che egli stesso definisce “legami di fede”, pietre miliari di senso, che si collocano nella “sua” ma anche nella “nostra” esistenza: San Bartolo Longo, San Giuseppe Moscati, quest’ultimo

“…citato”, come dice Bruni: “… Perché, forse, il suo sguardo, mi porta alla serenità contemplante dell’accettazione e alla profezia che è oltre la speranza”.

Ponendoli in un rapporto spirituale speculare, Bruni, li definisce “prova ontologica nella metafisica, con uno sguardo alla popolarità, al travaglio di Padre Pio e di Natuzza Evolo”.

Veniamo trasportati nella poetica del Cavalcanti ricordato per il suo ruolo di capostipite dello Stilnovo toscano. Bruni ci parla del suo “averroismo” quella “influenza islamica e la cultura araba che elevano il linguaggio della ballata come modello non solo espressivo letterario ma anche filosofico”.

Così come l’omaggio a GUIDO GUINIZZELLI. UNA LINGUA E UNA CANZONE. La lirica che diventa canto in una visione che è onirico-amorosa 

Nella parte che riguarda LE EREDITÀ LETTERARIE DELLA PROVENZA, magistralmente espresse da Bruni, assisto a una sorta di ritorno che sa di sana e familiare coincidenza. Il mondo dei Trovatori, i “Troubadours, “quella poesia che viene considerata, nelle epoche immediatamente successive, “CHANSON” e i Canzonieri, sino a Bertran de Born, Arnaut Daniel, Giraut de Bornelh, che sotto la guida del Prof. Luciano Rossi, hanno rappresentato il tema e la “materia” della mia tesi di laurea, composta proprio nei luoghi, scenari di questa straordinaria corrente letteraria, tra Provenza e Occitania.

La magnifica “contaminazione” tra la poesia provenzale e quella occitana con la poesia italiana, che dispiega i suoi effetti sfociando nel “Dolce Stil Novo”.

 “Una poetica il cui senso lirico è, appunto, il canto. Un canto che, comunque, non fa a meno dei luoghi, di quei luoghi che costituiscono il respiro e il sollievo di un cantare le pieghe del tempo e i giorni della vita come alcuni anni più tardi farà un grande scrittore provenzale che risponde al nome di Fredèric Mistral”.

Introduce Bruni i grandi temi del perdono e della misericordia, della grazia, della pietà, del pentimento per le pene inflitte al Cristo crocifisso, testimoniate da Francesco alla luce del Vangelo. 

“Siamo figli del perdono”, e ancora “…Pellegrini e viandanti chiamati ad abitare il proprio esilio, metafora della solitudine dove abita il silenzio che conduce alla preghiera orante”.

 “Francesco uomo del suo tempo” 

Ha segnato in maniera indelebile la letteratura, la poesia che, da “volgare”, diventa “cantico”, legando Oriente e Occidente. 

Ricordare San Francesco significa aprire un modello di dialogo tra Oriente e Occidente, ovvero “metaforicamente” tra il Sultano e le Genti dell’Occidente, tanto per non dimenticare il viaggio stesso di Francesco in un contesto, quello medievale, si era in mezzo alle Crociate.

“L’uomo della spada dovrebbe deporla e ascoltare quell’ “alter Christus” che è la conversione verso il bene oltre i mali dei conflitti. Un messaggio di sostanziale invito a richiamare l’amore come senso di una spiritualità profonda che sia essa laica o vissuta nel tempo del sacro”

Ci parla di Francesco, Benedetto XVI.

“La testimonianza che egli rese nel suo tempo ne fa un naturale punto di riferimento per quanti, anche oggi, coltivano l’ideale della pace, del rispetto della natura, del dialogo tra le persone, tra le religioni e le culture”. 

Natura e povertà. Dimensione “Cristocentrica” alla quale Francesco era legato.

La cristianità di Francesco affidata ad una delle più toccanti preghiere composte da San Giovanni Paolo II, che spiega quella vibrante esortazione del Papa Santo: “Aprite le porte a Cristo”. Francesco d’Assisi, il Santo definito “Alter Christus”:

“Tu che hai tanto avvicinato il Cristo alla tua epoca, aiutaci ad avvicinare il Cristo alla nostra epoca, ai nostri difficili e critici tempi. Aiutaci!”

FRANCESCO NON È FENOMENOLOGIA

È traccia che attira e che modella.

San Giovanni Bosco “Da mihi animas, cetera tolle”. Il suo modello pedagogico che, partendo dal verbo “educere”: “trarre fuori il meglio”, conduce a un agire fondato sull’amore e sul bene: “Allegria, Studio, Pietà.”

DUE GIGANTI DELLA SANTITÀ San Francesco di Assisi e San Francesco di Paola.

La “Charitas” del nostro SANTO paolano si salda con il messaggio del Santo di Assisi. 

“La preghiera nell’elogio della “povertà” e la carità come centro del cuore: sono i due punti fondamentali che guidano il Santo d’Assisi e San Francesco di Paola”.

“Due ordini: Minori e Minimi”. Una costante: la “Peregrinatio”

L’ORMA FRANCESCANA NELLA VITA E NELL’OPERA DI DON TONINO BELLO

 “Ognuno di noi è un angelo con una sola ala. Non possiamo volare se non abbracciati all’altro” (Don Tonino Bello).

La sua mistica che intreccia misericordia, sacro ed evangelizzazione e raggiunge i cuori di chi lo ascolta.

“ Il messaggio di Maria e di Cristo creando un rapporto costante e dinamico con l’uomo di ieri e di oggi”.

Bruni ci ricorda quella bellissima ode a Maria che diventa “Cattedrale del silenzio e viaggio leopardiano verso l’infinito “.

 Straordinarie le pagine che contengono racconti di incontestabile bellezza.

LA LEGGENDA DEL FIORE E DEL DESERTO

“Nel cuore del deserto, dove il sole brucia la terra e il vento sussurra segreti, si incontrarono due uomini, due mondi, due anime: San Francesco d’Assisi e il Sultano. “

“San Francesco sorrise e disse: “Sono venuto a portare il fiore dell’amore nel deserto del tuo cuore”.

Ed è poesia:

 “Amore mio, amore mio,

sei il fiore che sboccia nel deserto, 

sei la stella che brilla nella notte, 

sei la pace che calma il cuore.

Pazienza, pazienza, virtù del forte,

ti porto nel cuore”.

 IL CAVALIERE ERRANTE SAN FRANCESCO E IL LUPO

“C’era una volta un cavaliere. Armato di spada e scudo.

Cavalcava attraverso il bosco. Ad un tratto, vede una figura vestita con un umile abito.

Gli occhi rivolti al cielo.

Era San Francesco. Il Santo d’Assisi.

Il Cavaliere e San Francesco dialogano…”

La storia di San Francesco, del Cavaliere e del Lupo diventa una leggenda.

Un esempio di come l’amore e la compassione possano cambiare il mondo!

Il ritorno dell’autore all’origine della sua fede e devozione nel passaggio: “FRANCESCO. DALLA MIA INFANZIA ALLA MIA ETÀ DI OGGI”

Credo sia impossibile non immedesimarsi in una storia e in un linguaggio comune a quanti di noi si sono avvicinati al senso del Sacro, hanno respirato la devozione ai Santi, all’interno del proprio nucleo familiare.

Quella religiosità popolare che diventa “ritualità inconscia”, che diventa identità, appartenenza, che ti segna fin dalla tua infanzia. 

La vita ci conduce verso itinerari diversi, inaspettati, ma quella identità riemerge e diventa un modo per ritrovarsi.

Bruni, come dice, ha vissuto “una vita con la presenza di San Francesco d’Assisi. Ho vissuto in una famiglia dove la presenza dei Santi ha segnato un percorso importante e significativo anche per la mia formazione”. Nel mio nome c’è il segno. Dal Santo di Paola, nella tradizione calabrese, a quello di Assisi”. 

Si capisce quanta importanza e influenza quella storia ha riversato nel suo modo di essere e di esistere al mondo. 

L’infanzia ritorna, “Rientra nella sua conchiglia e mi racconta”.

“Un intreccio tra deserti tibetani e mediterranei, islamici che conducono, francescanamente, a una armonia chiamata “compassione”. 

Straordinario il racconto immaginario tra Tommaso da Celano e San Bonaventura da Bagnoregio! 

“Tommaso scrive vicino al fuoco che scotta.

Bonaventura scrive vicino alla lampada che disegna.

Entrambi custodiscono lo stesso uomo.

Uno ne raccoglie il respiro corto. L’altro ne traccia il respiro lungo”.

LA LEGGENDA DI SAN FANCESCO E RUMI A KONYA.

Jalāl al-Dīn Rūmī e San Francesco d’Assisi sono figure mistiche contemporanee del XIII secolo che, pur operando in contesti religiosi diversi, Islam sufi e Cristianesimo, condividono un profondo amore per il Creatore, la ricerca della povertà, la pacificazione universale e l’uso della poesia per esprimere la spiritualità.

Conclusioni

Quale alchimia si rende possibile solo per chi sa donarsi e abbandonarsi a una relazione incondizionata e leale verso chi, attraverso la lettura, si pone in posizione di ascolto, creando un ponte tra il sé e l’altro.

Bruni ci invita a ripercorrere con il cuore, prima ancora che con la mente, i suoi paesaggi dello spirito, che emergono dalla sua arte creativa, dalla sua memoria, dalla sua fede. 

Quale distanza l’autore sa ritagliarsi dal caos frenetico del fluire giornaliero di molte esistenze! 

Quanto bisogno, egli avverte, di potere riposare al riparo dall’assalto, spesso ingiurioso, di immagini convulse, che si sovrappongono e si mescolano in assenza di un solo accenno di ordine!

Onde invasive che dettano vincoli e pongono limiti al nostro possibile, alla libertà di essere uomini e donne migliori.

Ecco perché “Edificare la gioia. Francesco d’Assisi” rappresenta una pausa dolce dell’anima, uno scrigno di parole, di visioni palpabili che ci interrogano e, nello stesso tempo, ci consegnano itinerari di senso che attendono soltanto di essere intrapresi.

Adriana Grispo

Dirigente scolastico 

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