Siamo tornati all’appoggio esterno come nella prima Repubblica?
| Carlo Di Stanislao |
»In politica, se vuoi che qualcosa venga detto, chiedi a un uomo; se vuoi che qualcosa venga fatto, chiedi a una donna. Ma se vuoi che qualcosa resti esattamente com’è, fonda una corrente.»
— Margaret Thatcher
C’erano una volta le correnti, le scissioni dell’atomo socialista e i «cespugli» che fiorivano rigogliosi all’ombra della Balena Bianca. Pensavamo di aver archiviato tutto con il passaggio ai tweet e alla politica «fluida», e invece no: guardando le ultime manovre in casa centrosinistra, il sospetto sorge spontaneo. Siamo tornati ufficialmente all’appoggio esterno.
L’ultimo caso, quello di Marianna Madia che lascia il PD per accasarsi in Italia Viva, è un capolavoro di retorica che avrebbe fatto invidiare i grandi sottosegretari del 1982. La motivazione ufficiale? Non è un addio, è un atto di puro altruismo politico. «Me ne vado dal PD per rendere più forte anche il PD». È la versione istituzionale del classico «ti lascio perché ti amo troppo».
L’altruismo del trasloco
È una logica bellissima, quasi zen. In pratica, per aiutare la ditta, bisogna andare a lavorare dai concorrenti che però sono amici, ma anche un po’ avversari, ma comunque soci di minoranza. È il concetto di «Riformismo a distanza». Se resti dentro, sei un ingombro; se te ne vai, diventi un valore aggiunto. È come se un attaccante chiedesse il trasferimento in un’altra squadra per permettere ai suoi vecchi compagni di avere più spazio in area di rigore. Generosità pura, o forse solo un modo elegante per cambiare aria senza bruciare i ponti attraverso un raffinato appoggio esterno.
Il glossario della nuova-vecchia politica
- L’analisi oggettiva: Termine moderno per indicare che nel vecchio ufficio non ti passavano più neanche le graffette.
- Aggiungere un pezzo alla coalizione: L’equivalente politico del «prendiamoci una pausa» durante una crisi di coppia, sperando che l’altro paghi ancora l’affitto.
- Il campo largo: Una versione 2.0 del Pentapartito, dove però tutti i partecipanti cercano di occupare lo stesso metro quadro di centro, pestandosi inevitabilmente i piedi.
Nostalgia della democrazia cristiana?
La sensazione è che il bipolarismo muscolare stia lasciando il posto a una geometria variabile che farebbe impazzire un professore di disegno tecnico. Si parla di «nuovi percorsi», di «superare le appartenenze» e di «costruire forze riformiste fuori dal perimetro, ma dentro la coalizione».
In pratica, stiamo assistendo alla nascita del Bipolarismo in Condominio: viviamo in appartamenti separati, ci facciamo i dispetti sul pianerottolo, ma alla fine ci ritroviamo tutti in assemblea a discutere su chi debba pagare la luce delle scale. La Madia cita Veltroni e il Lingotto del 2008 come un’era geologica lontana, quasi mitologica, dimenticando che la transumanza politica è lo sport nazionale più praticato dai tempi di Agostino Depretis e del trasformismo d’annata.
Il ritorno del cespuglio di lusso
Mentre la destra sembra aver imparato la lezione del «marciare divisi per colpire uniti», il centrosinistra ha optato per la strategia del «dividersi per poi cercarsi disperatamente con i segnali di fumo». I commenti dei lettori non perdonano: c’è chi parla di «salto triplo» e chi ironizza sulla «straordinaria inesperienza» ormai diventata «straordinaria mobilità».
Ma forse hanno ragione i protagonisti: in un mondo dove tutto è smart e remote, perché la politica dovrebbe essere diversa? L’importante non è dove sei, ma quanto riesci a sembrare indispensabile mentre offri il tuo prezioso appoggio da fuori. Bentornati nella Prima Repubblica. Solo che stavolta, al posto di Andreotti, abbiamo i gruppi WhatsApp. E non è detto che sia un miglioramento.
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