E’ possibile restare umani quando tutto intorno a noi frana?’
A questa domanda siamo chiamati a rispondere dopo aver assistito a ‘FURORE’, lo spettacolo (vero e proprio racconto civile) andato in scena al Teatro Sperimentale di Pesaro (7-10 maggio), dopo essere stato rappresentato al Teatro Argentina di Roma dal 17 al 29 marzo scorso.
Prodotto dalla Compagnia ‘Umberto Orsini-Teatro di Roma’, il potente capolavoro di John Steinbeck (1939), adattato con bravura da Emanuele Trevi, vede in scena l’attore Massimo Popolizio (che ne cura anche la regia) in un intenso e potente monologo che affronta temi quanto mai attuali: migrazioni, giustizia sociale, emarginazione e dignità umana.
Forse ‘monologo’ non è la corretta espressione, perché la narrazione è sostenuta dalle percussioni di Giovanni Lo Cascio che sottolinea le atmosfere del romanzo disegnando un paesaggio sonoro vibrante.
L’interpretazione di Popolizio è magistrale.
Lo spettacolo (che ha conquistato il pubblico fin dagli esordi (2019) è stato definito da più parti ‘un vero e proprio one man show epico e lirico’.
Com’è noto, Stainbeck raccontò le vicende della famiglia Joad in seno alla crisi agricola, economica e sociale che sconvolse gli USA dalla Grande Depressione (1929) all’attacco di Pearl Harbour (1941).
Incaricato dal ‘San Francisco News’ di predisporre articoli vari sull’argomento (1935), lo scrittore ebbe modo e tempo di conoscere a fondo il cuore dei migranti e la loro inesauribile dignità.
Nulla gli era estraneo ma (a differenza loro) conosceva anche le cause dei loro destini, le dinamiche delle ingiustizie sociali, le relazioni che legavano ( e legano) le storie dei singoli al paesaggi naturale, agli sconvolgimenti tecnologici, alle incertezze del clima.
E’ uno spettacolo da vedere assolutamente, che fa battere il cuore per ore, anche dopo la fine della rappresentazione.
Chapeau!
Paola Cecchini
