Espectáculo

Giacomo Casanova, Don Giovanni, de Sade. Il mito del seduttore sullo schermo

A admin
14 de mayo, 2026

 Pierfranco Bruni

La seduzione oltre il reale è immaginario. L’immagine porta a delle vusioni oniriche tra il romantico il tragico e il malinconico. Alcuni esempi mi impongono una riflessione su Casanova Don Giovanni e il Marchese de Sade.

Il cinema e Giacomo Casanova. Un tracciato ambizioso ma soltanto per alcune annotazioni. Con un dire non accademico ma meditato e di parte, perché io ho cercato di imitare l’inimitabile vita di Giacomo Casanova. Giacomo Casanova ha sempre affascinato il grande pubblico, e la cinematografia non ha potuto resistere al fascino di questo personaggio. Dagli anni Venti del secolo scorso, è stato interpretato da numerosi attori e altrettanti registi, sceneggiando la sua esistenza, hanno offerto una propria visione tra il complesso e il misterioso.  

Parto da un presupposto che ha caratterizzato la visione onirica in un intreccio tra storia, leggenda e ricostruzione. Uno dei film più famosi su Casanova è sicuramente Il Casanova di Federico Fellini (1976), interpretato da Donald Sutherland secondo un’immagine molto personale e surrealista. Fellini presenta Casanova come un uomo che vive in un mondo dove la realtà e l’immaginazione si confondono. Il film è una riflessione sulla natura della seduzione e sulla figura del seduttore. Casanova è presentato come un uomo che utilizza la sua intelligenza e la sua creatività per conquistare le donne, ma che allo stesso tempo è incapace di instaurare relazioni profonde e significative con loro.  

Tante sono state le discussioni e le critiche tra gli appassionati di cinema e di storia. Il film, a mio parere, rende ridicolo e banale uno degli uomini più intriganti e affascinanti di tutti i tempi. L’intento di Fellini era di realizzare un film che fosse insieme biografia e interpretazione personale della vita di Casanova. Il risultato tradisce però le intenzioni. Ne è emersa, infatti, non la vera essenza del Giacomo veneziano, bensì una sua caricatura mostruosa e grottesca, oltre a mettere l’accento sulla decadenza e la corruzione della società veneziana del XVIII secolo. Il personaggio filmico è freddo e distaccato, si muove in un mondo di sogno e di fantasia, allontanandosi quindi dal Casanova reale, noto per la sua intelligenza, la sua cultura e la sua capacità di sedurre e di conquistare le donne.  

Un film importante è, invece, Casanova (2005) interpretato da Heath Ledger. È una commedia romantica che presenta Casanova come un uomo stanco della sua vita di seduttore e cerca di cambiare, incontrando una donna che lo ami per quello che è veramente. Il film è interessante perché offre una visione più umana e vulnerabile di Casanova, rispetto alle altre interpretazioni cinematografiche. Heath Ledger porta sullo schermo una grande sensibilità e una profonda comprensione del personaggio, e il film è dunque una riflessione sulla natura dell’amore e della seduzione. Qui si respira in una visione complessiva la figura di Casanova.  

Un’altra interpretazione significativa di Casanova è quella interpretata da Alain Delon nel film Casanova (1977), diretto da Jean-Marie Périer. Il film è una biografia romanzata di Casanova, che segue la sua vita dalle prime avventure amorose fino alla vecchiaia. Comunque il Casanova nel film di Hallström è molto più autentico e rispetto a quello di Fellini.  

Come ho sottolineato nel mio libro Casanova. Il seduttore nobile: “Casanova è un personaggio che incarna la figura del seduttore, ma anche quella dell’artista, dell’intellettuale e dell’avventuriero”. Ciò credo che sintetizzi bene la complessità di questo personaggio.  

Tra le numerose interpretazioni cinematografiche di Casanova, a parte quella di Alain Delon, alcune delle più importanti che hanno dato spesso spessore all’immagine del veneziano, rendendolo un simbolo della seduzione e dell’avventura, sono quelle interpretate da Fritz Kortner nel 1927, da Ivan Mozzhukhin nel 1934, e da Richard Chamberlain nel 1987. C’è da dire che la figura di Casanova continua ad affascinare il grande pubblico, e la cinematografia continuerà a trattare questo personaggio in modi nuovi e innovativi.  

Mi auguro che le future interpretazioni saranno in grado di offrire una visione più profonda e complessa di e su questo personaggio.

Il seduttore non sta solo a Venezia. Il seduttore cammina da Siviglia a Parigi. Cammina da Mozart a Buñuel. Cammina da Molière a Pasolini. E il cinema lo segue perché il seduttore è mito. E il mito chiede schermo maschera e parola.

Don Giovanni è il fratello maggiore. È il fratello che non chiede perdono. È il fratello che sfida il Commendatore e ride.  

Nel cinema lo troviamo in mille forme. Don Giovanni di Joseph Losey del 1979 è opera, è musica, è mare. È il libertino che danza sul precipizio e lo sa. Non è uomo di parole. È uomo di gesto. È gesto che dice: la libertà è questa. Prendere. Andare. Non fermarsi.  

E poi c’è Don Juan di Joseph L. Mankiewicz del 1956, con Fernando Lamas. Meno opera, più avventura. Ma il cuore è lo stesso. Il cuore è la sfida. La sfida al limite. La sfida al tempo.  

E c’è Don Giovanni di Joseph Losey, e c’è Don Juan di Luis Buñuel in Belle de Jour, dove il desiderio è sogno, è scena, è coltello. Buñuel non mostra il seduttore. Mostra il desiderio che seduce il seduttore.  

Don Giovanni non cerca amore. Cerca prova. Cerca prova di sé. Prova contro Dio, contro la morte, contro la noia. È diverso da Casanova. Casanova scrive. Casanova ricorda. Casanova confessa. Don Giovanni non confessa. Don Giovanni brucia. E bruciando diventa mito.

Il Marchese de Sade è il fratello scuro. È il fratello che porta il discorso al fondo.  

Il cinema lo ha trattato con timore e con fascino. Marquis de Sade: Justine di Jess Franco del 1969. De Sade di Cy Endfield del 1969 con Keir Dullea.  Sade di Benoît Jacquot del 2000 con Daniel Auteuil. E poi Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini del 1975. Pasolini non adatta de Sade. Pasolini lo traduce. Lo traduce in fascismo. Lo traduce in corpo. Lo traduce in potere.  A mio avviso sbagliando e facendole apparire come una idea del male.

Qui la seduzione non è gioco. Non è arte. È violenza. È filosofia del male appunto. È pensiero che scende nella carne. De Sade non seduce per amare. Seduce per dimostrare che tutto è permesso. Che la ragione, spinta fino in fondo, diventa abisso.  

Eppure anche qui c’è mito. Mito nero. Mito che dice: l’uomo senza limite diventa mostro. E il mostro, sullo schermo, ci guarda. Ci chiede: tu fino a dove arrivi? Dovrebbero Pasolini perché lo ideologizza. Un errore fondamentale. 

Casanova, Don Giovanni, de Sade. Tre volti. Tre stili. Tre risposte che pongono una stessa domanda. Ovvero:  che cos’è la libertà?

Casanova risponde con l’intelligenza. Risponde con la parola. Risponde con la memoria. È seduttore nobile perché scrive. Perché ricorda. Perché confessa. È avventura, ma è anche archivio. È Venezia, ma è Europa. È carne, ma è libro. È uomo che non vuole essere dio. Vuole essere uomo. E per questo resta umano. È filosofo.

Don Giovanni risponde con il gesto. Risponde con la sfida. Risponde con il no detto a Dio. È seduttore assoluto perché non chiede scusa. È mito perché brucia. È mito perché non ha biografia. Ha solo istante. Ha solo scena. Ha solo morte. È maschera e invenzione.

De Sade risponde con il pensiero estremo. Risponde con la filosofia che scende nel sangue. È seduttore logico. È seduttore che dimostra che la libertà senza legge è distruzione. È mito nero. È mito che serve a dire: guarda dove vai se togli il sacro. Molto importanti sono le sue opere.

Il cinema li tratta diversamente. Fellini rende Casanova grottesco. Losey rende Don Giovanni opera. Pasolini rende de Sade ideologia. Ognuno sceglie il proprio filtro. Ognuno tradisce e salva. Perché il mito non si riproduce. Il mito si reinventa. E l’invenzione è sempre di parte. Purtroppo? Non so.

Tra le numerose interpretazioni cinematografiche, la figura di Casanova continua ad affascinare il grande pubblico. E con lui Don Giovanni. E con lui de Sade. Perché sono fratelli del desiderio e del segreto. Fratelli del limite. Fratelli della parola. Fratelli che amano la vita tra il tragico la commedia e l’ironia. 

Mi auguro che le future interpretazioni saranno in grado di offrire una visione più profonda e complessa di e su questi personaggi. Non una caricatura. Non un manichino. Non un mostro. Ma un uomo. Un uomo che ama, che sbaglia, che scrive, che fugge, che torna. Oltre la maschera. Anche se don Giovanni per resistere non può sfuggire alla finzione.

Perché alla fine il seduttore non è chi conquista. Il seduttore è chi resta nella memoria. Resta nella pagina. Resta nel fotogramma. Resta nel mito. E il mito, come dicevo, è destino. Destino che si ripete. Destino che si reinventa. Destino che chiede sempre uno schermo nuovo. Infatti. Di Casanova e de Sade occorre leggere i loro libri. Di don Giovanni bisogna leggere ciò che su di lui è stato scritto e inventato.

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