Serena conduce operaclassica eco italiano
ECCO I VINCITORI DELLA VII EDIZIONE
DEL PREMIO SCRIVERE D’OPERA“ELENA FORMICA” NEL RICORDO DI ANGELO FOLETTO
Viola Monteverdi, Pietro Ferrari, Vittoria Calzarano
del Liceo Classico “Gian Domenico Romagnosi” di Parma, sono i vincitori del concorso di scrittura critica, realizzato dal Teatro Regio di Parma, in collaborazione con Gazzetta di Parma, con il patrocinio di Associazione Nazionale Critici Musicali e Associazione Nazionale Critici di Teatro.
Già annunciata la VIII edizione di Scrivere d’Opera, laboratorio gratuito di scrittura critica, rivolto a studenti e insegnanti delle scuole secondarie di II grado di Parma e Provincia, che si terrà da dicembre 2026 a marzo 2027.
Nel corso della Cerimonia che si è svolta martedì 19 maggio al Ridotto del Teatro Regio di Parma è stato assegnato il Premio Scrivere d’Opera “Elena Formica” alla I Classificata Viola Monteverdi del Liceo Classico Gian Domenico Romagnosi, che ha ricevuto 12 biglietti-invito per la Stagione d’Opera, Parma Danza e RegioYoung 2027. II Classificato Pietro Ferrari del Liceo Classico Gian Domenico Romagnosi che vince 6 biglietti-invito. III Classificata Vittoria Calzarano del Liceo Classico Gian Domenico Romagnosi che vince 4 biglietti-invito. I primi tre classificati hanno inoltre ricevuto in premio l’abbonamento digitale semestrale a Gazzetta di Parma.
I finalisti Giulia Cavandoli, Leonardo Guerra, Greta Parenti del Liceo Classico «Gian Domenico Romagnosi» di Parma, Giulia Rebecca Chicet, Serena Giovanelli delLiceo Artistico «Paolo Toschi» di Parma hanno ricevuto 2 biglietti-invito.
La cerimonia di premiazione, presentata da Mara Pedrabissi, ha visto la partecipazione di Andrea Estero, Presidente dell’Associazione Nazionale Critici Musicali, Alessandro Cafiero, e dei curatori del workshop Valeria Ottolenghi e Luca Baccolini.
“Il ricordo di Elena Formica è sempre molto vivo, in tutti noi della e non sbiadisce affatto con il passare degli anni – ha scritto in un messaggio Claudio Rinaldi, direttore della Gazzetta di Parma. Elena è stata un’indimenticabile compagna di viaggio: una collaboratrice di prim’ordine e un’amica. La sua forza è sempre stata abbinare la straordinaria competenza, la grande passione e la cultura, vasta e spessa. Generosissima sul lavoro e nella vita: affrontava qualsiasi pezzo le chiedessimo – dalla recensione di un’opera alle interviste nel foyer, o articoli su qualsiasi altro argomento – con il massimo impegno e una meticolosità che arrivava alla pignoleria. E io dico sempre che, nel nostro mestiere, la pignoleria è una dote. Il Regio era la sua seconda casa. Ed è bello che questo premio a lei dedicato preveda che voi ragazzi vi cimentiate in una sorta di gara su quella che era la specialità di Elena: assistere a un’opera e raccontarla ai lettori. Elena lo ha fatto magistralmente, con una qualità eccezionale, dal primo all’ultimo articolo che ha scritto per la nostra cara, vecchia «Gazzetta». Non la dimenticheremo mai”.
IL RICORDO DI ANGELO FOLETTO
In apertura della cerimonia Andrea Estero ha rinnovato il ricordo di Angelo Foletto, cui è stato tributato un lungo e affettuoso applauso, testimoniando la sua passione onesta, il suo sguardo sempre rivolto ai giovani, come quello delle ragazze e ragazzi che hanno partecipato a Scrivere d’Opera, il progetto che ha contribuito a creare, che ha visto crescere e che l’Associazione Nazionale Critici Musicali vorrebbe istituire, sul modello di quello del Teatro Regio di Parma, anche a Milano la sua città.
LA GIURIA
Dedicato a Elena Formica, giornalista della Gazzetta di Parma prematuramente scomparsa, il concorso rappresenta il momento conclusivo di Scrivere d’Opera, in occasione del quale ciascun partecipante ha dovuto cimentarsi nella scrittura di una recensione su Manon Lescaut di Giacomo Puccini, in scena per la Stagione d’Opera 2026 del Teatro Regio di Parma, dando prova delle proprie capacità di analisi e argomentazione. Le recensioni ricevute sono state selezionate e valutate da una giuria composta da Claudio Rinaldi (Direttore Gazzetta di Parma), Andrea Estero (Presidente ANCM, Direttore di Classic Voice), Giulio Baffi (Presidente ANCT, la Repubblica), Carla Moreni (Domenica Sole24 Ore), Alessandro Cafiero, Gian Paolo Minardi (Gazzetta di Parma), Mara Pedrabissi (Gazzetta di Parma), Roberta Pedrotti (apemusicale.it), Alberto Mattioli (La stampa, Il Secolo XIX), Pierachille Dolfini (Avvenire, pierachilledolfini.it), Alessandro Rigolli (giornaledellamusica.it), e dai curatori del workshop Luca Baccolini (Classic Voice, la Repubblica), Valeria Ottolenghi (Gazzetta di Parma).
GLI OBIETTIVI DI SCRIVERE D’OPERA
Sviluppare senso critico e avvicinare un pubblico giovane all’opera stimolando un ascolto consapevole e uno sguardo autonomo sull’arte e sulla realtà sono gli obiettivi di Scrivere d’Opera. Attraverso incontri finalizzati a fornire gli strumenti necessari per la comprensione di una forma di spettacolo dal vivo così complessa, ascolti e proiezioni comparate, incontri con il cast e il team creativo dell’opera, il workshop si è incentrato sullo studio e l’analisi di Manon Lescaut di Giacomo Puccini, nuova produzione della Stagione d’Opera 2026 del Teatro Regio.
Il workshop proposto è stato riconosciuto quale percorso per la formazione studio-lavoro degli studenti e di aggiornamento per gli insegnanti, per complessive 45 ore. Gli studenti e gli insegnanti sono stati impegnati in 11 incontri – dal 11 novembre 2025 al 24 marzo 2026 – e hanno potuto entrare nel vivo del processo di produzione di Manon Lescaut grazie a una visita guidata nei luoghi del Teatro Regio, in particolare del palcoscenico e della sartoria, con la partecipazione di sarti e scenografi realizzatori, e hanno potuto incontrare gli artisti del cast e assistere alle prove aperte dell’opera.
LE SCUOLE PARTECIPANTI
66 tra studenti e insegnanti provenienti da 3 scuole secondarie di II grado di Parma, Liceo Classico “Gian Domenico Romagnosi”, Liceo Artistico Statale “Paolo Toschi” (indirizzi scenografia e teatro) di Parma e Liceo Classico “Paciolo-D’Annunzio” di Fidenza,hanno preso parte agli incontri di Scrivere d’Opera.
APPUNTAMENTO ALL’ANNO PROSSIMO: SCRIVERE D’OPERA 2027
Già annunciata l’VIII edizione di Scrivere d’Opera con incontri previsti nel periodo dicembre 2026 – marzo 2026. Per informazioni scriveredopera@teatroregioparma.it
PARTNER E SPONSOR
La Stagione del Teatro Regio di Parma è realizzata grazie al contributo di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, Comune di Parma, Reggio Parma Festival. Major partner Fondazione Cariparma. Main partner Chiesi. Cultural partner Crédit Agricole. Media partner Mediaset Publitalia ’80. Main sponsor iren, Barilla. Sponsor Agugiaro e Figna, Ce.P.I.M., Grasselli, La Giovane, Mutti, Opem, GloveICT, Amoretti, GHC, Poliambulatorio Dalla Rosa Prati, Drill Pac, Rainieri. Mobility partner Tep. Security partner Metronotte. Wine partner Oinoe. Educational partner Parmalat. Fair Play partner Zebre. Identity Partner Parma Calcio. Radio Ufficiale Radio Monte Carlo. Con il contributo di Ascom Confcommercio Parma Fondazione, Ascom Parma Confcommercio, Camera di Commercio dell’Emilia, Fondazione Monteparma. Legal counselling Villa&Partners. Con il supporto di “Parma, io ci sto!”. I concerti sono realizzati grazie al contributo di Sinapsi Group. Sostenitori tecnici Ds Solutions, Teamwork, Graphital. Partner artistici e istituzionali Casa della Musica, Coro del Teatro Regio di Parma, Conservatorio “Arrigo Boito”, Società dei Concerti di Parma, La Toscanini. Il Teatro Regio aderisce a Parma Città Climate Neutral 2030, ATIT, AGIS, Comitato per la Salvaguardia dell’Arte del Canto Lirico Italiano, Fedora, Opera Europa, Opera Vision, Emilia taste, nature & culture.
PREMIO SCRIVERE D’OPERA “ELENA FORMICA” – VI EDIZIONE
I CLASSIFICATO
Viola Monteverdi – 3F, Liceo Classico Gian Domenico Romagnosi
Un debutto atteso quello della Manon Lescaut di Puccini al Teatro Regio di Parma, che propone uno dei capisaldi pucciniani affidato alla regia di Massimo Pizzi Gasparon Contarini. L’allestimento, ripreso dal Festival Puccini di Torre del Lago e riadattato al palco parmense, sostituisce il fondale tradizionale con un monumentale ledwall. Sebbene la tecnologia conferisca alla scena un dinamismo quasi cinematografico, la saturazione cromatica e l’intensità luminosa del pannello sono risultate a tratti eccessivamente abbaglianti, riducendo il supporto tecnologico quasi a un elemento di distrazione.
Come fulcro visivo della scena vi è un imponente gruppo scultoreo raffigurante il Ratto di Proserpina, allegoria del destino della protagonista. I costumi, curati dallo stesso Gasparon e ispirati liberamente alla Marie Antoinette di Sofia Coppola, evocano un Settecento di raffinata freschezza, creando un contrasto quasi stridente con la modernità del supporto digitale. Sul piano musicale, la direzione di Francesco Ivan Ciampa ha guidato l’orchestra costruendo un racconto musicale coinvolgente, alternando l’incisività nei passi più travolgenti a una misurata finezza in quelli più delicati. Ha destato tuttavia non poca perplessità la scelta registica di posporre il celebre Intermezzo all’alba dell’atto finale. Nonostante la coerenza con l’intento narrativo di Gasparon di descrivere il viaggio verso le Americhe, lo spostamento ha attenuato la funzione prevista originariamente da Puccini, quella di anticipazione dell’inquietudine e della desolazione del terzo atto. Nel ruolo del titolo, il soprano Anastasia Bartoli ha delineato una Manon sicura, modulando con efficacia sensualità e malinconia. Accanto a lei, il Des Grieux del tenore Luciano Ganci ha convinto per evoluzione psicologica e sintonia con Bartoli, di cui l’apice è raggiunto nel tragico quarto atto. Alessandro Luongo ha restituito un Lescaut in equilibrio tra ambizione e affetto fraterno, mentre Andrea Concetti ha portato sul palco un Geronte privo di eccessi caricaturali, valorizzando al massimo la sua perfidia. Notevole anche la prova di Davide Tuscano nelle vesti di Edmondo. Il Coro del Regio, diretto dal maestro Martino Faggiani, si è confermato compatto e di grande forza espressiva. Una serata di indubbio fascino.
Motivazione
Bravissima Viola Monteverdi nel prendere in considerazione, con senso critico e un’accurata aggettivazione, tutte le componenti di questa “Manon Lescaut” al Teatro Regio. A partire dalla scenografia: tra il “dinamismo quasi cinematografico” del “monumentale ledwall” e l’”imponente gruppo scultoreo” di cui si coglie il nesso con le vicende della protagonista, si mettono in rilievo, in questa densa recensione, pure assai scorrevole, i caratteri della direzione d’orchestra, dei costumi, del coro. Tutti gli interpreti ricevono il giusto apprezzamento con molta sensibilità per le voci e le sfumature emotive dei personaggi. Fondamentali le considerazioni intorno allo slittamento dell’amato Intermezzo pucciniano.
PREMIO SCRIVERE D’OPERA “ELENA FORMICA” – VI EDIZIONE
II CLASSIFICATO
Pietro Ferrari – 3F Liceo Classico Gian Domenico Romagnosi
La “Manon Lescaut” di Puccini torna al Teatro Regio di Parma in una versione di taglio quasi cinematografico, costruita su un susseguirsi di immagini che mirano a una continuità per tutta la durata dell’opera, fondamentale il ruolo del ledwall: la scelta del regista Massimo Gasparon risulta come un’arma a doppio taglio, se da un lato è infatti estremamente efficace per la realizzazione e la gestione della scenografia durante l’opera, dall’altro tende a rendere l’opera più artificiosa, il che può essere una nota dolente in un mondo sempre più governato dall’intelligenza artificiale e dove l’opera rappresenta per molti una delle poche luci nell’oscurità dell’omologazione. Il regista interviene sulla struttura dell’opera, collocando l’intermezzo tra il terzo e il quarto atto e affiancando alla musica, interpretata dalla Filarmonica di Parma e dal direttore Francesco Ciampa, la presenza di due ballerini che risultano estremamente sensuali ed emotivi, valorizzando così la drammaticità pucciniana. I costumi, realizzati dall’Accademia del Teatro Regio di Parma, sono caratterizzati da un’ampia varietà di colori che sottolinea, specialmente nel primo atto, l’idea di giovinezza e di speranza esplicitata nel libretto d’opera. La scenografia in sé appare piuttosto spoglia se non per la presenza centrale della statua, una copia monumentale di circa quattro metri del Ratto di Proserpina, che nei primi due atti richiama il mito greco strettamente connesso alla vicenda di Manon Lescaut; all’inizio del secondo atto questo si rivela essere un elemento girevole, rivelando così un prezioso letto bianco e dorato. Ciò che suscita invece qualche perplessità nel primo atto è la gestione delle masse, dove l’eccesso di presenze e varietà di colori, nel tentativo di rendere meglio l’impressione di vitalità e desiderio, finisce per generare una confusione che può sembrare a tratti soffocante. Il terzo atto sembra invece distaccarsi dagli altri per una maggiore attenzione ai dettagli scenografici e per l’importanza del ruolo del ledwall, proponendo l’arrivo della nave e un mare notturno estremamente suggestivo; progressivamente lo sfondo sfuma verso tonalità arancioni, creando tuttavia uno stacco visivo piuttosto marcato dai cantanti in scena, con un risultato non del tutto convincente. Anastasia Bartoli (Manon Lescaut) e Luciano Ganci (Renato Des Grieux) offrono una prova vocale pressoché impeccabile ma sembrano faticare inizialmente a trasmettere emotività, con poca, e a tratti forzata, gestualità. Notevole è la prova di Davide Tuscano (Edmondo) che mostra un’ottima performance vocale e una forte presenza scenica.
Motivazione
Felice l’intuizione di Pietro Ferrari che individua nell’opera “una delle poche luci nell’oscurità dell’omologazione”. Viene ben motivato il senso dello spostamento dell’Intermezzo al temine del terzo atto con la presenza dei due ballerini che, anche con sfumature sensuali, valorizzano la drammaticità pucciniana. Eccellente la descrizione della scenografia che ruota e della sensazione di folla che trasmette il primo atto, sottolineando come la varietà dei colori trasmettano l’impressione di “vitalità e desiderio”. Apprezzato il rilievo dato a un personaggio presente solo nel primo atto, riconosciute a Edmondo l’”ottima performance vocale e una forte presenza scenica”.
PREMIO SCRIVERE D’OPERA “ELENA FORMICA” – VI EDIZIONE
III CLASSIFICATO
Vittoria Calzarano – 3F Liceo Classico Gian Domenico Romagnosi
Tra vivo rococò e freddo bagliore di ledwall: la Manon di Gasparon
L’architettonica Manon Lescaut del regista Massimo Gasparon debutta al Teatro Regio di Parma intrecciando la modernità dei ledwall a un’atmosfera rococò, pittoresca e dal forte impatto visivo. Notevole l’attenzione all’impianto scenografico, che appare simmetrico e armonioso. Già dal primo atto risaltano i costumi settecenteschi e la cura nella resa delle parti corali: nonostante la geometria, il palcoscenico è sempre in movimento e le diverse azioni che coesistono forniscono una cornice dinamica alla trama. Non sempre centrato invece l’utilizzo dei ledwall che risultano poco realistici e slegati dai cantanti. Fra tutti la cattedrale di Amiens, pur collocando l’atto, non dialoga con le sue sfumature musicali più giovanili, rischiando di appesantire la messa in scena. Più convincente il secondo dove si entra nel palazzo di Geronte simile a Versailles e ispirato al film Marie Antoinette di Sofia Coppola. L’unico elemento scenografico materiale, presente solo nei primi due atti, è invece la scultura berniniana del Ratto di Proserpina, poi trasformata nell’alcova di Manon. La statua contestualizza ulteriormente la rappresentazione e crea una sottile analogia tra mito e storia della protagonista. Azzardata la scelta di spostare l’Intermezzo tra terzo e quarto atto e di renderlo il viaggio in mare dei due amanti, colmando quindi l’ellissi del libretto. Per farlo Gasparon sceglie di inserire un emotivo pas de deux, il principale punto di rottura rispetto alla tradizione. Se da un lato restituisce un’inedita interpretazione, creando di fatto una nuova scena, dall’altro rischia di togliere spazio alla musica che, da assoluta protagonista, finisce in secondo piano. In questo frangente dimostra la propria bravura la Filarmonica di Parma diretta da Francesco Ciampa, che attraverso un suono delicato e struggente sottolinea il contrasto tra il solo di violoncello e l’orchestra. Significativa l’interpretazione recitativa di Anastasia Bartoli, nel ruolo di Manon, che coglie l’evoluzione del personaggio da semplice ragazza a fuggiasca e profuga, e di Luciano Ganci nei panni di Des Grieux, che, con prestanza scenica e a una voce decisa e brillante, crea una buona sintonia con la sua controparte femminile. Un minore approfondimento si trova nei personaggi secondari tra cui Geronte (Andrea Concetti) di cui viene evidenziata l’anzianità piuttosto che il carattere da carceriere, a differenza della recitazione di alcuni personaggi minori come il maestro di ballo, che gioca anche su comicità e mimica incisiva.
Il tutto risulta una sfida tra antico e moderno che, pur con qualche azzardo, ha saputo incantare.
Motivazione
Eccellente lo sguardo d’insieme – il carattere architettonico, simmetrico, della scenografia, “tra vivo rococò e freddo bagliore di ledwall” (bel titolo!) – di Vittoria Calzarano, che però sa scendere nei particolari per la scultura berniniana che si trasforma in alcova, per i caratteri dell’orchestra, l’interpretazione non solo vocale degli interpreti, per la relazione tra i personaggi. Un’attenzione scrupolosa che slitta costantemente dall’insieme al dettaglio: dentro la “cornice dinamica” dello spettacolo incontrato al Teatro Regio si pongono in rilievo anche alcune figure minori, come il maestro di ballo, che “gioca su comicità e mimica incisiva”. Tra antico e moderno l’incanto dell’opera pucciniana.
Paolo Maier
Responsabile Comunicazione istituzionale, Ufficio Stampa, Archivio
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