Cultura

“Humanitas” 1981 – “Magnifica Humanitas” 2026

A admin
25 de mayo, 2026

Il cerchio dell’Umano: dall’intuizione di Francesco Guadagnuolo, all’Enciclica di Papa Leone XIV

Per i 70 anni dell’artista, la soglia che ritorna

C’è un momento, nella vita degli artisti, in cui il tempo smette di essere una linea e diventa un cerchio. Per Francesco Guadagnuolo questo cerchio si compie il 30 maggio 2026, quando raggiungerà i suoi settant’anni proprio mentre l’arte contemporanea – quasi avvertendo un richiamo – si prepara a celebrarlo come l’artista del Transrealismo-Italia, il ponte tra visibile e invisibile, tra storia e coscienza.

Ma il destino, che ama le simmetrie segrete, ha voluto aggiungere un segno. Cinque giorni prima, il 25 maggio 2026, Papa Leone XIV ha pubblicato la sua nuova Enciclica: “Magnifica Humanitas”. Un titolo che risuona come un’eco, come un richiamo antico, come un filo che torna a tendersi dopo quarantacinque anni, perché nel 1981, quando il giovane Guadagnuolo aveva appena iniziato a incidere il mondo con la sua visione, usciva la sua Cartella di sei acqueforti intitolata anch’essa “Humanitas”: un viaggio nella condizione umana, una meditazione sul limite, sulla morte, sulla speranza, sulla fede che illumina l’ombra.

Humanitas”: Maggio 1981

L’Arcivescovo Giovanni Fallani Presidente della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia scriveva: “[…] mirando all’Humanitas riavvicina a ciascuno il suo problema umano e cristiano. […] cercando di comprendere la realtà in cui vivi e conservando, sullo sfondo delle cose, il tuo acceso calore siciliano, che ti fa essere, in questi nostri anni irrequieti, un testimone di riflessioni giuste e di poesia (Roma, 5 maggio 1981).

Il Critico e storico dell’arte Mons. Ennio Francia la presentò come un’opera necessaria.

Il Vescovo Pietro Garlato vide in quelle sei incisioni all’acqueforte la tensione dell’uomo verso il divino, la lotta tra finitudine e salvezza: “La Morte conduce l’essere umano al cospetto di Dio… Ognuno potrà compensare la carenza delle sue azioni con la Fede”.

Guadagnuolo, allora, non rappresentava: interrogava. Le sue sei acqueforti erano un pellegrinaggio nella fragilità umana, un tentativo di affermare il valore supremo della vita proprio mentre ne mostrava la precarietà.

Il Filosofo Vittorio Stella colse il nucleo più profondo: “L’Humanitas di Guadagnuolo è un’attesa, un movimento verso la propria attuazione”.

Era come se l’essere umano, nelle sue tavole, non fosse ancora compiuto: stesse diventando.

Il Critico letterario e scrittore Ferruccio Ulivi, con sguardo acuto, riconobbe in quella Cartella di sei acqueforti un’intera memoria d’Europa: miti, rovine, genocidi, splendori rinascimentali, ombre contemporanee. Un’umanità ferita ma ancora capace di pietà, di precisione sensibile, di luce.

La Giornalista Nuccia Grosso, nel 1981, aveva visto ciò che molti non vedevano: che “Humanitas” non era un’opera, ma un inizio.

Aveva colto la coralità, la pietà, la tensione, la speranza. Aveva riconosciuto la nascita di una visione in cui l’uomo tornava al centro dopo le avanguardie concettuali.

Oggi, nel 2026, quelle parole risuonano come un preludio. Come se avesse intuito che quell’opera sarebbe tornata, che avrebbe trovato un’eco, che avrebbe aperto un dialogo con un Papa, con un’epoca, con un mondo ferito.

Magnifica Humanitas”: Maggio 2026

Oggi, quarantacinque anni dopo, mentre il mondo attraversa nuove inquietudini, un Papa sceglie lo stesso titolo: Magnifica Humanitas affronta il tema della custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Il testo esamina l’impatto etico, sociale e antropologico che gli algoritmi e le nuove tecnologie digitali hanno sulla società contemporanea. L’Enciclica si propone come un testo di riferimento per orientare lo sviluppo tecnologico verso il bene comune e l’equità globale. Non è un caso. È un segno. È come se la riflessione iniziata da Guadagnuolo nel 1981 trovasse oggi una nuova risonanza, una nuova voce, una nuova necessità.

Il Transrealismo-Italia, che nel frattempo l’artista ha fondato e sviluppato assieme al crico d’arte Antonio Gasbarrini, appare come la naturale evoluzione di quella prima intuizione: non più solo l’uomo davanti al mistero ma l’uomo dentro il mistero; non più la morte come limite ma come soglia; non più la realtà come superficie ma come profondità da attraversare.

Il cerchio che si riapre

Così, nel 2026, mentre l’arte italiana si prepara a festeggiare i settant’anni di Francesco Guadagnuolo, al centro ritroviamo una coincidenza che è più di una coincidenza: è un dialogo tra due epoche, tra due “Humanitas”, tra due modi di interrogare l’uomo.

Il giovane incisore del 1981 e Maestro del Transrealismo-Italia, oggi nel 2026, si guardano da due estremi del tempo dopo quarantacinque anni. Ed il tempo, per un istante, si lascia attraversare.

Humanitas ritorna. Humanitas continua. Humanitas si compie e si rinnova.

E Francesco Guadagnuolo, entrando nei suoi settant’anni, non celebra soltanto un anniversario: celebra un destino artistico che ha saputo unire fede e visione, memoria e profezia, Sicilia e mondo, uomo ed infinito.

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