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La provocazione di Bezos: «Zero tasse ai poveri». Ma per i Paperoni d’America la vera tassa è un miraggio

A admin
26 de mayo, 2026

Domenico Maceri


“Perché un infermiere del Queens che guadagna 75 mila dollari all’anno paga più di mille dollari al mese di tasse? Dovrebbe pagare zero”. Jeff Bezos ha spiegato con queste parole la sua idea che il 50 percento degli americani con redditi bassi contribuisce solo per il 3 percento del totale alle casse del fisco. Quindi meglio azzerarle. Bezos ha continuato spiegando che l’uno per cento dei più ricchi contribuisce invece per il 40 per cento del totale. Bezos però ha anche affermato che alzare le tasse agli ultra ricchi come lui sarebbe “controproducente”.

Bezos, il fondatore e proprietario di Amazon e altre aziende, ha criticato la politica del sindaco di New York Zohran Mamdani, il quale da parte sua dissente in maniera visibile. Una delle ultime strategie del sindaco democratico socialista consiste nell’aumentare le tasse ai ricchi che possiedono una seconda casa nella Grande Mela. Quando gli ultra ricchi cercano di limitare il loro carico fiscale ad alta voce non ne escono molto bene, dando l’impressione di infinita avidità. Quando poi entriamo nei dettagli del codice fiscale, questi ultimi attirano l’attenzione dei media

che mettono in evidenza le politiche fiscali che beneficiano i benestanti.

Una recente indagine di ProPublica, organizzazione giornalistica statunitense senza scopo di lucro, ha fatto notare che Bezos, in alcuni anni, ha pagato quasi nulla in tasse federali. Dal 2014 al 2018 il patron di Amazon ha pagato meno dell’uno percento al fisco, considerando anche la crescita del suo patrimonio a 99 miliardi di dollari. Non è l’unico miliardario a pagare una cifra irrisoria. Elon Musk, attualmente l’uomo più ricco del pianeta, non ha pagato nulla al fisco nel 2018. Simili situazioni si sono verificate per altri miliardari come Carl Icahn, George Soros, Warren Buffett e Michael Bloomberg. L’analisi di ProPublica ci rivela anche che i 25 americani più ricchi hanno visto la loro ricchezza crescere di 401 miliardi di dollari nell’arco del 2014 al 2018, pagando solo il 3,4 percento in tasse federali.

L’aliquota più alta è il 37 percento per i redditi che superano la soglia di 628 mila di dollari annui. mentre la famiglia americana media paga il 14 percento del loro reddito in tasse federali. Le tariffe pagate dagli ultra ricchi si spiegano con il fatto che il loro patrimonio è legato a plusvalenze non realizzate invece che a stipendi regolari. Questi guadagni vengono tassati solo quando queste azioni vengono vendute.

Ci vorrebbe una riforma federale che imporrebbe un’aliquota minima obbligatoria ai miliardari ma il governo a Washington non è affatto interessato. Per stabilire un minimo di giustizia fiscale parecchi stati e città liberal stanno imponendo tasse ai miliardari per coprire i buchi nei loro bilanci e per offrire servizi ai loro cittadini. Oltre a Mamdani a New York le città californiane di Los Angeles e San Francisco hanno approvato leggi che colpiscono i super ricchi. A livello statale, i cittadini californiani voteranno a novembre un referendum che introdurrebbe un’aliquota del 5 percento sul patrimonio globale dei miliardari residenti nel Golden State. Anche negli stati di Washington, Maryland, e Massachusetts i profitti stratosferici dei miliardari sarebbero colpiti seppur lievemente.

Il referendum sulla tassa ai miliardari in California ha spinto alcuni di loro a trasferire la loro residenza e le sedi centrali delle loro aziende in altri stati fiscalmente più accoglienti. L’amministratore delegato di Nvidia, però, Jensen Huang, ha destato scalpore dichiarando che la sua azienda non lascerà la California. La nuova tassa, se sarà approvata dagli elettori, lo costringerebbe a sborsare 8 miliardi che non inciderebbero poi così tanto sul suo patrimonio calcolato a 155 miliardi.

Gli sforzi dei governi liberal di colpire i miliardari avranno comunque effetti poco sentiti sul loro stile di vita e, in realtà, bisognerebbe riflettere un po’ sul sistema che crea queste disuguaglianze economiche. Il candidato a governatore della California Tom Steyer, un miliardario “povero” con un patrimonio di 2,4 miliardi, ha promesso di donare poco a poco la maggior parte della sua fortuna, promettendo di non morire miliardario. Il suo esempio dovrebbe essere seguito volontariamente dagli altri Paperoni. Non succederà quindi la giustizia fiscale richiederebbe leggi che li costringano a seguire la promessa di Steyer.


Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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