Opiniones

BIENNALE E POLITICA. La cultura delle Istituzioni può restare neutra? Credo proprio di no.

A admin
12 de julio, 2026

Pierfranco Bruni 

Si riapre la polemica sulla Biennale di Venezia. Credo comunque che non si sia mai assopita. Entro nel merito e credo  che è il minimo che potesse fare. La Commissione dell’Unione Europea ha inviato una lettera alla Fondazione Biennale di Venezia comunicando l’intenzione di revocare o sospendere una sovvenzione di 2 milioni di euro per il triennio 2025-2028. La motivazione riguarda la decisione della Biennale di consentire alla Russia di riaprire il proprio padiglione nazionale per l’edizione 2026. Non si può parlare di autonomia della cultura quando in gioco c’è una politica estera. Quindi non trasciniamo il discorso verso ina idea di una vendetta. È piuttosto coerenza. Perché quando si parla di finanziamenti pubblici europei, non si parla di “solo cultura”.

Si parla di valori, di sanzioni, di immagine dell’Europa nel mondo. Anche sul piano dell’immagine culturale.  Deve essere chiaro ciò. C’è sempre in mezzo una scelta di ordine politico istituzionale. Pertanto penso che la Commissione è stata chiara: “La cultura in Europa dovrebbe promuovere e salvaguardare i valori democratici. Dovrebbe favorire il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione. Questi valori non sono attualmente rispettati nella Russia di oggi”.

Bisogna sottolineare con evidenza questo fatto. C’e da ricordare che dal 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca, gli artisti e le istituzioni russe sono stati esclusi dai principali eventi europei. Il padiglione russo alla Biennale era stato chiuso. Riaprirlo ora significa normalizzare. Significa dare una piattaforma internazionale a uno Stato sotto sanzioni. Questo non è pensabile e tanto meno pensabile perché non ci troviamo davanti a modelli di associazione private. E qui entra l’Italia. Nazione ospitante. Nazione che sostiene l’Ucraina.

Non si può concepire che la cultura sia “una cosa” e la politica estera “un’altra” quando la politica estera in questione è una guerra in corso sul confine dell’Europa e l’Italia è il Paese che ospita la più importante Biennale d’arte del mondo. C’è un errore di fondo in incipit del discorso. Non si tratta di semplice dialettica. C’è stato un errore a priori. Il presidente della Fondazione Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, ha definito l’esposizione uno “spazio di tregua” che deve essere aperto a tutti, Russia compresa. Un’idea nobile in astratto. Pericolosa nel concreto. Perché la Russia continua a bombardare l’Ucraina proprio in questi giorni. Anzi non ha mai smesso.

Conoscere per uscir fuori da posizioni ideologiche. Perché la Biennale non è un salotto privato. È un’istituzione pubblica, indicata da un Governo, finanziata dallo Stato italiano per circa 19 milioni l’anno e anche dall’UE. L’autonomia culturale esiste, ma non è sovranità assoluta. Soprattutto quando i fondi vengono da contribuenti europei e italiani che in questo momento finanziano anche armi, aiuti umanitari e accoglienza per l’Ucraina.

Sarebbe una contraddizione di fondo. Anzi lo è. Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha preso le distanze dalla decisione della Fondazione. Oltre 20 ministri europei, tra cui Germania, Francia e Spagna, hanno scritto a Buttafuoco definendo “inaccettabile” la presenza russa. La Vicepresidente esecutiva  e il Commissario  hanno ribadito: la cultura non deve mai essere usata come piattaforma di propaganda. Invece si verificherebbe il contrario fifinanziando chi dice che “l’arte è sopra la politica” dimentica una cosa elementare: l’arte è fatta da uomini, in un tempo, con dei soldi. E quando quei soldi sono pubblici, diventano atto politico. Precisare questo con forza Finanziare la presenza della Russia oggi significherebbe dare legittimità a uno Stato aggressore.

La ministra lettone  ha parlato esplicitamente di rischio di “strumentalizzazione delle istituzioni culturali da parte della Russia”. Ma si darebbe una leggittimità sul piano dell’immagine. Perché si invieresti  al mondo il segnale che l’Europa è divisa. Che Venezia può ospitare Mosca mentre Bruxelles la sanziona. È una contraddizione che l’UE non può permettersi.

Mi sembra giustissimo da questo punto di vista. Mosca ha risposto parlando di “ricaduta nell’anticultura”. Molto comodo e irresponsabile. È la retorica di sempre: quando l’Occidente difende i propri principi, viene accusato di censura. Qui non si censura l’artista russo. Si censura la delegazione governativa. Si dice no a uno Stato che ha aggredito la civiltà di un altro popolo. Cerchiamo di essere fondamentalmente seri. La Russia non è una nostra alleata. È uno Stato che ha invaso un Paese sovrano.

L’Italia, che ospita la Biennale, ha il dovere di allinearsi alla linea europea e atlantica che lei stessa ha scelto. Mi sembra chiaro e legittimo. Quando entrano in gioco i finanziamenti pubblici, la questione smette di essere “meramente culturale”. Diventa profondamente politica.E la politica estera deve fare i conti con una molteplicità di fatti: guerre, sanzioni, alleanze, credibilità. Altrimenti che senso avrebbe una politica estera e il rapporto con la cultura ucraina e europea? L’UE ha dato 30 giorni alla Biennale per rispondere. Ha chiesto anche un parere ufficiale al Governo italiano sulla compatibilità con le sanzioni. Tutto alla luce del giorno e con molta chiarezza.

La Biennale è patrimonio dell’umanità. Ma è anche patrimonio dell’Europa. E l’Europa oggi si gioca sulla capacità di tenere insieme libertà e responsabilità. Non si tratta di chiudere le porte assolutamente all’arte. Si tratta di non aprire le porte alla propaganda di uno Stato in guerra. Non si tratta di punire la cultura. Si tratta di difenderla da chi la vuole usare come arma ponendo uns questione conflittuale. La revoca dei fondi, o la sua minaccia, è dunque una scelta decisamente giusta sul piano politico. Perché se Venezia vuole restare capitale della cultura, deve prima restare capitale di coerenza. Altrimenti rischiamo di trasformare la città dei Dogi nella città dei compromessi. E la cultura, senza spina dorsale, diventa solo decorazione. Non ci possiamo permettere ciò.  Non possiamo permettercelo proprio in in momento di pieno e continuato conflitto in cui l’Europa e l’Italia giocano un ruolo di primaria importanza. 

Tutte l’opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l’opinione della Direzione

Publicidad

Deja una respuesta

Tu dirección de correo electrónico no será publicada.