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Tra dazi, energia e diplomazia: le oscillazioni di Trump scuotono l’alleanza con l’Ucraina

A admin
16 de octubre, 2026

Domenico Maceri



“Questo accordo è un regalo a un nostro avversario e un tradimento dei nostri alleati; deve essere revocato”. Così un gruppo bipartisan di dodici senatori americani si è espresso in una lettera rilasciata dopo l’annuncio di Donald Trump sulla tregua fra Russia e Ucraina, che richiedeva la sospensione degli attacchi ucraini alle raffinerie russe in cambio della vendita di gasolio russo. I senatori, fra i quali spicca Susan Collins, repubblicana del Maine attualmente impegnata in una dura lotta per mantenere il suo seggio, hanno continuato asserendo che l’accordo non recherebbe benefici ai consumatori americani.

La tregua non è durata, ma ci ha riconfermato l’inaffidabilità del presidente statunitense verso gli alleati, che lui non esita a scaricare secondo le sue convenienze. La vendita del gasolio russo sarebbe stata una boccata di ossigeno per Vladimir Putin, come hanno fatto notare i 12 senatori. Avrebbe permesso alla Russia di vendere 300 mila tonnellate di gasolio al mercato americano e globale, a cui sarebbero seguite altre 500 mila a novembre, per poi aumentare a un milione di tonnellate. La tregua annunciata da Trump avrebbe favorito la Russia, violando però le leggi americane. Nel 2022, infatti, il governo Usa approvò una legge che vieta l’importazione di prodotti energetici russi, visti in grande misura come un sostegno finanziario alle attività militari per la guerra in Ucraina. La legge fu approvata alla Camera con un voto schiacciante di 414-17 e al Senato nessun senatore si oppose. Inoltre, un’altra legge approvata proprio questa estate impone dazi ai Paesi che importano greggio russo.

Trump aveva ovviamente messo tutto questo da parte, preoccupato dall’aumento del prezzo del gasolio che negli Usa, nel 2026, è aumentato da 3,60 a 6,20 dollari al gallone. Gli aumenti sono dovuti ovviamente alla guerra in Iran e al quasi blocco totale dello Stretto di Hormuz. Il presidente statunitense è ovviamente preoccupato poiché le elezioni di medio termine si prevedono poco allettanti per il suo partito, in buona parte per il carovita dovuto principalmente ai suoi dazi e agli aumenti dell’energia. Trump aveva però attribuito erroneamente che l’alto costo del gasolio fosse dovuto agli ucraini e ai loro attacchi alle raffinerie russe. In realtà, va rilevato che gli ucraini sono stati efficaci con i loro droni nel danneggiare severamente le strutture energetiche russe. Le riparazioni in Russia sono difficili da realizzare, in grande misura per la scarsità di componenti dovuta alle sanzioni europee e americane. Secondo un’agenzia russa non governativa, il costo della benzina in Russia è aumentato più del 20 percento e quello del gasolio del 18 percento. In buona parte ciò si deve ai danni provocati dai droni ucraini e alla loro efficacia.

La tregua, dunque, sarebbe stata un duro colpo per Zelensky, aggravata anche dalla sospensione del sistema satellitario Starshield, usato nei territori ucraini occupati dai russi. Starshield è di proprietà di Elon Musk, il quale ha chiarito che l’interruzione non è stata causata da lui, bensì dal governo Usa, che infatti ne copre i costi. Quindi l’interruzione sarà stata probabilmente imposta dall’amministrazione Trump come messaggio a Zelensky, che deve fare attenzione poiché dipende dagli Usa e specialmente dalle azioni imprevedibili dell’inquilino della Casa Bianca.

I rapporti fra Trump e Zelensky riflettono fasi alternate fra stima e minacce, poco rassicuranti per gli ucraini. Va ricordato il duro scontro alla Casa Bianca nel mese di febbraio del 2025, quando Trump rimproverò Zelensky accusandolo di non avere “carte” e sostenendo quindi che dovesse essere flessibile con Putin. D’altra parte, il presidente statunitense nel mese di luglio dell’anno in corso ha espresso ammirazione per gli ucraini per la loro efficace condotta della guerra. Quest’ultimo episodio della tregua conferma però i dubbi sull’affidabilità di Trump, il quale ha persino invitato Putin al vertice del G-20 che si terrà a Miami nel mese di dicembre. Ovviamente altri alleati, come i sauditi, non possono che rimanere alquanto perplessi. Il principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe telefonato a Trump ben due volte poche settimane fa esortandolo a bombardare gli Houthi, senza ottenere successo. Gli altri alleati (europei, sudcoreani, taiwanesi e giapponesi) saranno senza dubbio guardinghi nell’osservare gli atteggiamenti poco rassicuranti di Trump. Questi dubbi creati dal presidente americano fanno sicuramente sorridere Putin, il quale non ha nessuna fretta di sedersi attorno a un tavolo per negoziare una vera tregua e una possibile fine al conflitto con l’Ucraina che dura da quasi cinque anni. Putin spera che gli alleati europei e gli Usa alla fine si stanchino di supportare Zelensky, il quale da solo non potrebbe resistere a lungo.


Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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