LA DESTRA OGGI: TUTTE LE ALLEANZE POSSIBILI. CERTO ANCHE CON VANNACCI
di Pierfranco Bruni
Si inizi a fare un discorso preciso. Perché la Destra non dovrebbe creare altre alleanze oltre quelle già consolidate. Sarebbe illegale. La Destra oggi è al governo ma non è ancora forza egemone. Governa lo Stato ma non governa ancora la società. Questa è la distinzione decisiva. Governare lo Stato significa gestire l’esecutivo. Governare la società significa costruire un blocco storico che tenga insieme interessi, territori e culture. Senza questo blocco ogni vittoria elettorale resta fragile. Su questo oggi la Destra deve riflettere con molta attenzione.
Mi chiedo. Il campo largo ha compreso questa distinzione da trent’anni. Il campo largo può fare tutto non perché abbia idee migliori ma perché ha un metodo. Non cerca la coerenza ideologica. Cerca la somma elettorale. Somma ciò che è diverso e a volte opposto, moderati e radicali, liberisti e statalisti, garantisti e giustizialisti, perché ha un obiettivo che unifica tutto, la conquista del potere e la gestione della rete che lo conserva. Università, magistratura, amministrazioni, giornali, fondazioni. Le sinistre possono curare campi e la Destra no.
La Destra non può imitare quel metodo sul piano dei contenuti ma deve impararne la lezione sul piano della forma. Se resta testimonianza resta minoranza. Se diventa coalizione diventa sistema. Ecco perché deve allearsi anche con Vannacci. Non capisco, in una situazione contestuale come l’attuale, perché non dovrebbe.
Si deve prendere atto che Vannacci è un dato politico che non si può rimuovere. Rappresenta un’Italia reale. L’Italia della disciplina contro il disordine, del confine contro l’indistinto, dell’identità contro l’omologazione. È l’Italia che ha reagito alla lingua del politicamente corretto e che chiede sicurezza nelle periferie e ordine nelle città. È un elettorato autentico, radicato nella provincia produttiva e in una parte del ceto medio impoverito. Ma è un elettorato che ha un tetto. Sarebbe illogico non considerare il gruppo Vannacci come un dato politico.
Quel tetto è politico e sociologico. È forte dove il voto è di appartenenza e di protesta. È debole dove il voto è di governo. Non entra nei centri storici delle grandi città, non entra nelle professioni liberali, non entra in quel ceto medio riflessivo che decide le elezioni regionali e che determina la vittoria nei collegi contendibili. Pesa intorno al cinque sette per cento. È una Destra radicale. Perché mai.
Se la Destra si fa solo Vannacci, si fa corrente. Si fa minoranza identitaria che parla a se stessa. Diventa rumorosa sui social e silenziosa nelle amministrazioni dove si decide il potere reale. La storia elettorale del centrodestra italiano dimostra una legge semplice. Quando è stato largo ha vinto. Novantaquattro, duemilauno, duemilaotto, duemilaventidue. Quando si è diviso o ha inseguito la purezza ha perso. Novantasei, duemilasei, duemilatredici.
Oggi questa legge è ancora più severa. Il sistema elettorale, nazionale e amministrativo, premia le coalizioni larghe. Con il quarantasei per cento di coalizione prendi il sessanta per cento dei seggi. Con il trenta per cento da solo resti all’opposizione e consegni le città al campo largo. Cosa assolutamente da evitare.
Per questo la Destra deve necessariamente creare tutte le alleanze possibili. Deve tenere dentro Forza Italia. Non per nostalgia ma per necessità strategica. Forza Italia è ancora il partito che tiene il voto moderato, garantista, delle partite Iva, delle professioni, dei pensionati che temono la patrimoniale. Senza quel voto non si vince a Milano, non si vince a Venezia, non si vince a Firenze, non si vince a Palermo.
Così deve tenere dentro la Lega dei territori. Non la Lega dei proclami ma la Lega dei sindaci, che amministra più di mille comuni del Nord e che controlla la rete amministrativa senza la quale non si governa il Paese reale.
Deve aprire al centro cattolico e riformista che oggi è senza casa. C’è un cinque per cento di elettorato ex democristiano ed ex socialista che non si riconosce né nel giustizialismo né nella decrescita ideologica. È elettorato che chiede infrastrutture, che chiede energia a basso costo, che chiede cuneo fiscale più basso, che chiede giustizia civile veloce e non giustizia spettacolo. Se la Destra diventa credibile come forza di governo e non come movimento di lotta, quell’elettorato può entrare nel blocco.
Deve parlare ai civici, alle liste locali, al mondo dell’impresa diffusa che non vuole slogan ma vuole Stato che funzioni. Infatti qui sta la differenza profonda tra il campo largo e la Destra larga. Il campo largo somma per occupare il potere. La Destra larga deve sommare per esercitare il governo. Deve tenere insieme ordine e libertà. Senza ordine perde le periferie. Senza libertà perde il centro. Deve tenere insieme impresa e comunità. Senza impresa non c’è lavoro. Senza comunità non c’è coesione. Deve tenere insieme Nord e Sud. Senza il Nord non c’è produzione. Senza il Sud non c’è nazione.
Se la Destra si chiude su Vannacci, il campo largo occuperà tutto il resto. Occuperà i moderati, occuperà i civici, occuperà le amministrazioni, occuperà le regioni. E poi racconterà che la Destra è minoranza nel Paese. Non perché il Paese sia di sinistra, ma perché la Destra ha scelto di esserlo. Non può. Non deve.
Può essere condivisibile o meno ma credo che la Destra debba puntare a determinare alleanze altrimenti si corre il rischio che la Destra costruisca una coalizione larga da cinquanta per cento più uno o si condanni a essere una testimonianza da venticinque per cento. In politica non vincono i puri. Vincono coloro che sanno allearsi senza snaturarsi e che sanno governare senza rinnegarsi. Ovvero occorre una strategia per vincere e non si può accontentare un elettorato che comunque è di Destra.
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