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Grande partecipazione ad Agrigento: pienone per “la cultura che diverte” proposta dal Kaos Festival 2017 ospitato presso l’Accademia Michelangelo

 

Comunicato stampa

Grande partecipazione ad Agrigento: pienone per “la cultura che diverte” proposta dal Kaos Festival 2017 ospitato presso l’Accademia Michelangelo

Agrigento ha risposto. Oltre ogni immaginazione, nel week end del 9 e 10 dicembre, la città si è lasciata coinvolgere dal fermento culturale del Kaos Festival. Un impegno in salita, una pedalata in tandem per arrivare in cima, condivisa da Alfredo Prado e Peppe Zambito. Il primo direttore dell’Accademia di Belle Arti Michelangelo, che ha aperto i suoi locali e ospitato l’impresa, l’altro il direttore artistico. Entrambi soddisfatti e piacevolmente sopresi. “Una bella scommessa, siamo convinti che con la cultura si possa creare lavoro e interesse – spiega Peppe Zambito – il festival non organizza solo una fiera editoriale per certi versi spettacolare, ma prova la nostra tesi: il territorio si deve saper raccontare, per questo noi portiamo parole, libri, per noi significa migliorare un tessuto urbano, dargli strumenti per spiegare le proprie eccellenze, per comunicarle al meglio”.

Corridoi trasformati in sale espositive, tavoli coperti da libri, sale occupate da presentazioni e proiezioni. Letture e degustazioni di dolci e vino locale. Cosa ne pensa il direttore dell’Accademia Alfredo Prado di quest’invasione?

“Noi in Accademia facciamo questo – dice Alfredo Prado – cultura, arte, Kaos Festival è un impegno che fa parte del nostro dna, io mi auguro di vedere sempre più ragazzi e ragazze a queste manifestazioni. Questa istituzione scolastica nasce per questo, lasciare il testimone, affidarlo ai nostri studenti, prepararli ad affrontare il futuro con un punto di vista nuovo, che sia creativo, che sappia cogliere la bellezza come opportunità a cominciare da qui, dalla loro città”.

Molti i nomi che si sono avvicendati sul palco del festival, arrivati da più parti della Sicilia e d’Italia per un appuntamento che, edizione dopo edizione, grazie a un manipoli di operatori e appassionati – che da anni animano, organizzano, immaginano, trascinano curiosi, spettatori, lettori – si attesta come un’avventura imperdibile, una specie di stato dell’arte del comparto editoriale isolano.

Molti i premi assegnati: Premio “Rita Atria”: ad Angelo Sicilia per I pupi antimafia e all’Associazione culturale Gammazita di Catania. Premio speciale Kaos 150° Pirandello a Felice Cavallaro, Gaetano Aronica, Francesco Bellomo, Gianfranco Jannuzzo, Enzo Alessi e a Antonella Morreale. Premio “Salvatore Coppola” a Ezio Noto. Premio “Identità siciliana” a Nicolò D’Alessandro, Giacomo Pilati e Andrea Bartoli. Il premio gesti e parole di legalità è andato a Giacomo Cacciatore e al Comune di Joppolo Giancaxio. Il Premio “Alessio Passalacqua” alla poetessa Giuseppina Mira.

Il Kaos, festival dell’editoria, della legalità e dell’identità siciliana, infatti ha la caratteristica di essere conviviale, ovvero, pur coinvolgendo personalità vira su un intrattenimento leggero, come scriveva Italo Calvino, planando dall’alto su questioni serie, a tratti commoventi, sempre attuali “per noi la cultura deve e può divertire” sottolinea Zambito. Ne è prova la vittoria di Alessandro Savona, primo classificato per il premio narrativa, che con Ci sono io, parla di affido e nuove famiglie. La giuria, presieduta dal giornalista e scrittore Michele Gambino, è composta da Enza Pecorelli, Giuseppe Mallia, Patrizia Iacono e Stella Vella.

La seconda giornata si è aperta con un interessante dibattito sulle facce dell’editoria che ha visto la partecipazione, fra gli altri, di Egidio Terrana, Jim Tatano, Arturo Cantella, Francesco Pira e Antonio Liotta.

Due i pomeriggi dedicato a donne e letteratura, intitolati: Scrittura sostantivo femminile.

Altri premi sono stati assegnati dalla giuria popolare che ha votato in diretta attraverso un sms.

Ad aggiudicarsi il premio di poesia Cetta Brancato, mentre a Maria Concetta de Marco è stato conferito il primo premio sui racconti.

Kaos è possibile anche grazie al contributo organizzativo di Angela Indelicato e di un gruppo di appassionati sostenitori fra cui Giuseppe Di Nolfo e Giuseppe Dimora.

Da sottolineare le letture dal vivo di Annagrazia Montalbano, le incursioni musicali di Piera Lo Leggio, del Trio Mediterraneo (Paolo e Rosa Alongi e Luce Palumbo e di Sara Chianetta e Juan Pablo Orrego.

Le pagine social dell’evento:

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Más Imprimir todo En una ventana nueva IL 17 DICEMBRE A PAGANICA “L’ITALIA NEL CUORE”, L’ULTIMO LIBRO DI GOFFREDO PALMERINI

 

 

12 dicembre 2017

A PAGANICA “L’ITALIA NEL CUORE”, L’ULTIMO LIBRO DI GOFFREDO PALMERINI

Sarà presentato Domenica 17 dicembre, alle ore 16:30, presso il Centro Pastorale San Giustino

L’AQUILA – Dopo la “prima” a L’Aquila, il 21 giugno scorso presso l’Aula Magna del GSSI, e le altre presentazioni in Italia e all’estero, il volume L’Italia nel cuore di Goffredo Palmerini (One Group Edizioni, 2017) sarà presentato a Paganica domenica prossima 17 dicembre, alle ore 16:30, presso la Sala Conferenze del Centro Pastorale San Giustino, in via del Cardinale. Nella popolosa frazione dell’Aquila, dove Palmerini è nato e risiede, interverranno Liliana Biondi, già docente di Critica letteraria all’Università dell’Aquila, Mario Narducci, giornalista e poeta, Giustino Parisse, giornalista e scrittore, Francesca Pompa, presidente One Group Edizioni, e l’autore.

L’Italia nel cuore è l’ultima gemma, la settima, del fecondo scrittore aquilano di recente insignito a Galatone (Lecce) di un Premio della Critica e vincitore a San Severo – insieme a Francesco Giorgino (caporedattore TG1), Goffredo Buccini (editorialista del Corriere della Sera), Massimo Sebastiani (caporedattore ANSA) e Desio Cristalli (direttore Gazzetta di San Severo) – del Premio nazionale di Giornalismo “Maria Grazia Cutuli” 2017.

Questo in sintesi il volume L’Italia nel cuore: 352 pagine di narrazione con storie coinvolgenti e 276 belle immagini, una copertina originale, una grafica come sempre eccellente su carta di gran pregio. Personaggi, fatti significativi, eventi, racconti di viaggio, illustrano L’Aquila, l’Abruzzo e la più bella Italia, dentro e fuori i confini, facendo assaporare al lettore l’orgoglio per la nostra millenaria cultura, le meraviglie del Belpaese e le straordinarie personalità che ovunque nel mondo, con il loro talento, rendono onore e prestigio all’Italia. Nel libro, peraltro, numerosi sono i capitoli che riguardano Paganica, i suoi figli più illustri e gli eventi di rilievo.

Goffredo Palmerini è nato nel 1948 a L’Aquila. Da quando nel 2007 ha lasciato l’attività di amministratore al Comune dell’Aquila – dove è stato consigliere, assessore e vicesindaco – scrive assiduamente su giornali e riviste in Italia e sulla stampa italiana all’estero. I suoi articoli sono pubblicati su molti giornali in Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Messico, Perù, Repubblica Dominicana, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Sud Africa, Uruguay e Venezuela. Ha pubblicato i volumi “Oltre confine” (2007), “Abruzzo Gran Riserva” (2008), “L’Aquila nel mondo” (2010), “L’Altra Italia” (2012), “L’Italia dei sogni” (2014), “Le radici e le ali” (2016) e “L’Italia nel cuore” (2017). Insignito di diversi premi e riconoscimenti per la Cultura, gli è stato conferito nel 2017 anche il Premio internazionale di giornalismo “Gaetano Scardocchia” per la sua attività sulla stampa italiana all’estero. Esponente di prestigiose istituzioni culturali, è uno studioso dell’emigrazione italiana e svolge da alcuni anni un’intensa attività di relazione con le comunità italiane nel mondo. Componente del Comitato scientifico internazionale del Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo, è anche uno dei 168 autori dell’importante opera edita nel 2014 da SER e Fondazione Migrantes.

I SOLISTI IN GERMANIA

Consolato Generale d’Italia Colonia

I SOLISTI AQUILANI IN GERMANIA PROTAGONISTI DELLA PRIMA EDIZIONE DE

LA SETTIMANA ITALIANA

Ancora un riconoscimento prestigioso per I Solisti Aquilani che la prossima settimana voleranno in Germania, ospiti del Consolato Generale d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura. E si tratta di un felice ritorno, dopo i concerti che l’ensemble abruzzese tenne a Berlino, nella scorsa primavera, ospite della Berliner Philharmoniker

L’occasione, questa volta, è data dalla prima edizione della rassegna concertistica La Settimana Italiana voluta dal Console Pierluigi Ferraro con l’intento di esportare e far conoscere i grandi talenti nel campo musicale che operano nel nostro paese e che rappresentano l’Italia nel mondo. Una vocazione, quest’ultima, che da anni I Solisti hanno fatto propria, come testimoniano le numerose tournée all’estero e la collaborazione con artisti straordinari. Ultimo, in ordine di tempo, John Malkovich, icona di fama mondiale. La rassegna è composta da tre eventi che si realizzeranno dal 12 al 15 dicembre. Il filo conduttore che unisce le tre serate è l’esecuzione della musica dei nostri tre Premi Oscar: Rota, Bacalov, Piovani. Le prime due serate avranno come interpreti i nostri Solisti, mentre Piovani sarà il protagonista assoluto dell’ultimo appuntamento della rassegna.

Il primo concerto, Affresco Italiano, si terrà il 12 dicembre a Düsseldorf​, al Palazzo Palais Wittgenstein.

Il programma di questo “Affresco” è interamente composto da musiche di autori italiani o di compositori che con l’Italia hanno avuto un legame particolare. Si va da Ottorino Respighi con Antiche arie e danze per liuto – Suite terza ad Astor Piazzolla, Escualo,Oblivion,Libertango. Da Luigi Boccherini, Quintetto op. 448 per chitarra e quartetto d’archi a Luis Bacalov con il Concerto grosso per violino, cembalo e archi. Solisti Daniele Orlando e Francesco Peverini,violini e Adriano Adriano Walter Rullo, chitarra.

Il Secondo Concerto, Oltre Confine, si terrà a Colonia il 13 dicembre presso l’ Istituto Italiano di Cultura diretto da Maria Mazza.

Il tema che ha ispirato il programma della serata è quello della trasversalità nell’arte, con particolare attenzione alla contaminazione tra musica popolare e musica colta. Contaminazione che ha contribuito a dare vita a molti capolavori in ambiti completamente diversi. Ne sono testimonianza le partiture proposte da I Solisti Aquilani: Luigi Boccherini, con il Quintetto op. 448 per chitarra e quartetto d’archi; Horacio Salgan, con A fuego Lento; Carlos Di Sarli con Bahia Blanca; Massimiliano Tisano con Tango para mi juventud; Osvaldo Pugliese con La Yumba; Nino Rota con Concerto per archi e infine Bela Bartók con Danze Rumene. A chiudere la rassegna sarà, il 15 dicembre, Nicola Piovani, alle prese con la musica da film e le sue opere.

13 dicembre, un giorno storico e profetico per due Papi: Celestino V e Francesco

 

13 dicembre, un giorno storico per due papi:

CELESTINO E FRANCESCO

di Mario Setta *

SULMONA – 13 dicembre. Una data che sembra accomunare due personaggi. Due papi: Celestino V e papa Francesco. Il 13 dicembre 1294 Celestino V dà le dimissioni da pontefice. Il 13 dicembre 1969 Jorge Mario Bergoglio, nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, riceve l’ordinazione sacerdotale. Una casualità, certamente. O forse una scelta, più o meno consapevole, da parte di Bergoglio. Comunque uno strano destino che lo ha portato ad incontrarsi con quell’atto rivoluzionario di papa Celestino, imitato dopo più di sette secoli da papa Benedetto XVI.

Gesti profetici e segni dei tempi nella lunga storia della Chiesa, che creano una frattura. Una discontinuità. Le parole pronunciate da papa Celestino il 13 dicembre 1294 provocano ancora oggi uno choc. Come allora si rimane frastornati. “Io, papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umiltà e per desiderio di miglior vita, per obbligo di coscienza oltre che per la scarsità di dottrina, la debolezza del mio corpo e la malignità del mondo, al fine di recuperare la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il pontificato e rinuncio espressamente al seggio, alla dignità, al peso all’onore che esso comporta, dando sin da questo momento al Sacro Collegio dei cardinali la facoltà di scegliere e provvedere di un nuovo Pastore, secondo le leggi canoniche, la Chiesa universale”.

Francesco Petrarca, nel “De vita solitaria” in cui esclama “Oh fossi vissuto con lui!”, scrive: “Persone che lo videro mi raccontarono che fuggì, con tanto giubilo, mostrando tali segni di letizia negli occhi e nella fronte quando si allontanò dal concistoro, libero di sé, come se avesse liberato il collo non da un peso lieve, ma da crudeli mannaie, tanto che gli sfolgorava in viso qualche cosa d’angelico”. Sembra di vederlo, questo vecchietto ultraottantenne, che fugge come un bambino felice. “Se non vi convertirete e non diventerete come bambini…” (Mt 18.3). E libero, come una colomba. “Siate semplici come le colombe” (Mt 10.16).

Ma la realtà sarà diversa. Il successore, Bonifacio VIII, eletto la vigilia di Natale del 1294, lo perseguiterà fino a relegarlo in una cella del castello di Fumone, dove Celestino morirà il 19 maggio 1296. Meglio libero di spirito in una prigione, piuttosto che schiavo nell’opulenza del papato. Anche oggi la storia si ripete. Papa Francesco sceglie di vivere in una stanza alla casa Santa Marta. Una lezione di stile evangelico. Con grande semplicità, come nello stile di Jorge Mario Bergoglio.

L’opzione preferenziale per i poveri è una linea pastorale, scaturita dal Concilio Vaticano Secondo, proposta già nella prima sessione dal cardinale di Bologna, Giacomo Lercaro. Linea pastorale che, alla conclusione del Concilio, sfociò nel cosiddetto “Patto delle Catacombe”, promosso da Helder Camara, firmato da una quarantina di padri conciliari dell’America Latina. I firmatari assumevano l’obbligo morale per una serie di impegni: vivere come vive la nostra popolazione; rinunciare all’apparenza e alla realtà della ricchezza; affidare la gestione finanziaria e materiale ad una commissione di laici competenti; rifiutare di essere chiamati, oralmente o per iscritto, con nomi e titoli che significano grandezza e potere (Eminenza, Eccellenza, Monsignore…).

Quel “Patto delle Catacombe” sembra oggi divenuto il programma dell’attuale pontefice Francesco. Lo stile di vita, pacato e sereno, e le parole “sporcatevi le mani” sono segni di speranza per la realizzazione di una chiesa povera per un mondo di uomini e donne, liberi e uguali. Dopo la sua elezione, nella casa di Santa Marta, fu presentato al papa un piccolo libro, tra i tanti, dal titolo “Cristo ha le mani sporche”. Un romanzo di Mario Setta, ambientato nella Roma del boom edilizio, che presentava Cristo-operaio edile, caduto vittima tra le macerie di un cantiere della periferia romana. Forse al papa sarà rimasto impresso il titolo, perché Cristo, ieri come oggi, non può che identificarsi nell’operaio dalle mani sporche.

L’arrivo di papa Francesco ha sparigliato le carte sui tavoli della gerarchia cattolica. Molti vescovi, in gran parte nominati nel periodo Giovanni Paolo II-Benedetto XVI, sembrano perplessi. Incerti nella ricerca d’una nuova via per l’evangelizzazione. Crolla un sistema che li ha “consacrati” eccellenze, eminenze, mentre nel Vangelo si parla di “servi inutili” (Lc 17.10), perché “il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire” (Mc 10.45). In questi quattro anni del pontificato “francescano”, stiamo vivendo una rivoluzione epocale, come ogni rivoluzione che abbia Gesù Cristo come modello di riferimento. Ma non sono pochi quelli che vi si oppongono: preti e vescovi che continuano a presentarsi come “signorotti” d’altri tempi, distribuendo sacramenti a suon di denari o accaparrando poteri per i propri fini individualistici. Un nuovo cielo e una nuova terra, come afferma l’apostolo Pietro nella seconda lettera (3.13), si intravedono, ma restano ancora lontani.

*Storico

LE VIE DELL’AQUILA IN UN BEL LIBRO FOTOGRAFICO DI GIANNI AMBROSIO – Il volume sarà presentato a L’Aquila il 15 dicembre, alle ore 17, al Palazzetto dei Nobili

 

11 dicembre 2017

LE VIE DELL’AQUILA IN UN BEL LIBRO FOTOGRAFICO DI GIANNI AMBROSIO

Il volume sarà presentato a L’Aquila il 15 dicembre, alle ore 17, al Palazzetto dei Nobili

L’AQUILA – Sarà presentato a L’Aquila venerdì 15 dicembre, alle ore 17, al Palazzetto dei Nobili, il volume “Le Vie dell’AquilaToponomastica per immagini delle vie dell’Aquila intra moenia” di Gianni Ambrosio (Edizioni Libreria Colacchi, L’Aquila, 2017). Interverranno alla presentazione Sabrina Di Cosimo, assessore alla Cultura del Comune dell’Aquila, Walter Capezzali, presidente della Deputazione Abruzzese di Storia Patria ed estensore della Prefazione, Walter Cavalieri, storico, Cesare Ianni, presidente del Gruppo di Azione Civica “Jemo ‘Nnanzi”, e l’Autore. Il curatissimo libro fotografico – 512 pagine con 618 foto, 40 b/n e tutte le altre a colori e inedite – documenta per immagini tutte le vie aquilane all’interno delle Mura urbiche, per ciascuna annotando in didascalia anche l’origine del nome. Le foto sono state scattate tra l’aprile 2009 e il dicembre 2013. Per dare un’idea più compiuta dell’opera, conviene qui di seguito riportare la nota che lo stesso Gianni Ambrosio ha scritto quale Introduzione al suo volume.

«Nel volume ho proposto un’ampia lettura per immagini fotografiche delle vie dell’Aquila dentro le mura, raggruppate nei tradizionali “Quattro Quarti”. Le immagini stesse – tutte di mia proprietà – sono state scattate in bianco/nero negli anni ‘50 e ’70; la maggior parte, a colori e inedite, sono state da me realizzate tra l’aprile 2009 ed il dicembre 2013. Come fotografo, sia pure non professionista, ho sempre pensato che la fotocamera non dovesse essere una “fotocopiatrice” del mondo circostante; oggi, ho trovato conforto nella poetica della “Immagine immaginata” del noto fotografo aquilano Gianfranco Lelj e della supremazia dell’uomo sul mezzo tecnico. Ho, pertanto, deliberatamente aumentato la saturazione cromatica delle immagini al fine di rendere una Città meno “morta” e, nell’ambito di tale mancata fedeltà di riproduzione, mi sono voluto spingere anche oltre eliminando le scritte insulse sui muri ed i veri e propri rifiuti. Non le macerie.

Molteplici ed intuibili le finalità dell’opera. In primis ho voluto tributare un affettuoso omaggio all’Aquila ferita, mia Città di nascita, quindi rappresentare, in favore dei concittadini ma, soprattutto, dei nati dopo il 2009, quei luoghi di memoria che costituiscono patrimonio di ognuno. E, ancora, ho inteso indicare praticamente le vie all’interno delle antiche mura di cinta avendo cristallizzato con le immagini l’irripetibile momento storico dell’immediato post-terremoto. Ho anche voluto dare contezza della “ratio” della nomenclatura delle vie, sia quella originaria, derivante dai primitivi insediamenti dei castelli, sia quella storica successiva, e sia, infine, quella direttamente ispirata alla vita vissuta del Popolo Aquilano.

Nel lavoro mi hanno giovato il libro “L’Aquila nei cortili” di Walter Capezzali e Franco Soldani, “Le 170 chiese dell’Aquila dal ‘200 al ‘900” di Domenico Chiodi, “Le Vite degli Illustri Aquilani” di Alfonso Dragonetti, “La Città dell’Aquila” di Giorgio Stockel. E anche la “Toponomastica storica della Città di Aquila” di Quirino Bernardi e “Aquila in cartolina” di Maria Pia Renzetti, Luigi Marra e Franco Capaldi. Mio puntuale e quasi pedissequo riferimento, infine, è stato il “Viario Comunale” edito dall’Assessorato ai Servizi Demografici del Comune dell’Aquila. Un percorso, come è evidente, triste e difficile che, tuttavia, permetterà a tanti concittadini di oggi di rivivere i luoghi a loro più cari ed a quelli di domani di poter effettuare un utile raffronto con la “Civitas nova” nel frattempo sorta. »

Gianni Ambrosio nasce a L’Aquila nel 1949 e sin da giovanissimo s’interessa all’immagine. I suoi primi scatti risalgono agli anni ’50 e da lì prosegue lungo la strada che lo porterà ad essere un fotoamatore evoluto sviluppando e stampando da sé il bianco-nero. I successivi, crescenti impegni professionali – Funzionario e Segretario Generale della Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila – non gli impediscono di continuare ad avere quel rapporto diretto con L’Aquila e le sue immagini. Passa, necessariamente, alla fotografia elettronica maturando, anche, qualche tecnica di post-produzione. Al verificarsi dei tristi eventi cittadini ha l’intuizione di fotografare, alla luce della nobile teoria della “immagine immaginata”, tutte le vie dell’Aquila “intra moenia” in un periodo “irripetibile” che va dal 2009 al 2013. Ancora oggi è possibile vederlo immerso nelle vie della sua amata Città, sempre con la fotocamera al seguito.

Goffredo Palmerini

Link: Gianni Ambrosio – Locandina

Serena conduce operaclassica eco italiano

Serena intervista il soprano Leonor Bonilla Caballos

 

 

Leonor Bonilla Caballos, soprano

LEONOR BONILLA.
Soprano.

La joven soprano sevillana Leonor Bonilla comienza como bailarina en el Conservatorio Profesional de Danza de Sevilla, titulándose en la especialidad de Danza Española. En 2010 inicia sus estudios de canto en el Conservatorio Profesional de Sevilla Cristóbal de Morales de la mano de Esperanza Melguizo. Desde 2015 Rocío Ignacio y Alfonso García Leoz se convertirán en los consejeros y agentes de su voz y carrera. 

Galardonada con el 1º Premio y Premio Especial del Público en el Certamen de Nuevas Voces Ciudad de Sevilla, 3º Premio del Concurso Internacional “Flaviano Labò” en Piacenza, Premio del Público en el Concurso Monserrat Caballé, 1º premio en la III edición del Concurso Internacional de Opera Santa Cruz de Tenerife, 1º Premio en el Concurso Internacional de Canto “Ciudad de Logroño” y 3º Premio y Premio del Público en el VI Concurso Internacional de Canto “Alfredo Kraus”.

Ha participado en Salomón de Haendel, Missa Brevis de Haydn, Gloria de Vivaldi, también Carmina Burana (Teatro de la Maestranza). 

Ha interpretado los roles de Asia en Agua, Azucarillos y Aguardiente y Cosette en Bohemios en el Teatro Cajasol de Sevilla. 

Debutó en 2014 con el rol de Servilia de la Clemenza di Tito en Valladolid; representa con éxito Clorinda de La Cenerentola y Musetta de La Bohème en Tenerife; Iza de La Gran Duquesa de Gerolstein en el Teatro de la Zarzuela y Rowan de Il Piccolo Spazzacamino en el Teatro de La Maestranza. 

Debuta en 2016 en Italia con el personaje de Fiorilla de Il Turco in Italia: Piacenza, Ravenna y Modena; Francesca en Francesca da Rimini en el Festival della Valle d’Itria y Nanetta de Falstaffen Genova. 

Destacar su rotundo éxito con Marina en el Teatro de la Zarzuela, así como su última interpretación de la Contessa de Folleville en Il Viaggio a Reims en el Gran Teatro del Liceo.

Leonor Bonilla Caballos, soprano

LEONOR BONILLA.
Soprano.

The young Sevillian soprano, Leonor Bonilla, began as a dancer at the Dancing Professional Conservatory in Seville where she was granted with the Spanish Dancing Speciality. She began her singing studies on 2010 at the Singing Professional Conservatory Cristobal de Morales in Seville with Esperanza Melguizo. Rocío Ignacio and Alfonso García Leoz are her coachers and agents since 2015. 

She has been awarded with the 1st Prize and Special Audience Prize in the Contest New Voices of Seville City3rd Prize at the International Contest Flaviano Labò in Piacenza (Italy); Audience Prize at the Montserrat Caballé Contest1st Prize at the Santa Cruz de Tenerife International Opera Contest 3rd Edition1st Prize at the International Contest of Logroño and 3rd Prize and Special Audience Prize at the VI International Singing Contest “Alfredo Kraus”.

She has sung Asia of Agua, Azucarillos y Aguardiente and Cosette of Bohemios at the Teatro Cajasol in Seville. She has also sung oratory as Salomón by Haendel, Missa Brevis by Haydn, Gloria by Vivaldi or Carmina Burana at the Teatro de La Maestranza in Seville. 

She debuted with Servilia of La Clemenza di Tito by Mozart at the Teatro Calderón in Valladolid on 2014; later she got a great success with Clorinda of La Cenerentola and Musetta of La Bohèmeat the Auditorio in Tenerife; Iza of Grand Duchess of Gerolstein by Offenbach at the Teatro de La Zarzuela in Madrid and Il Piccolo Spazacamino in the role of Rowan at the Teatro de La Maestranza in Seville. 

Leonor Bonilla has also made her debut in Italy on 2016 with the role of Fiorilla in Il Turco in Italia in Piacenza, Ravenna and Modena; Francesca da Rimini in Martina Franca, under conduction of Fabio Luisi and Falstaff (Nanetta) in Genova beside Carlos Alvarez and Rocío Ignacio.

Her recent interpretations of Marina at the Teatro de La Zarzuela in Madrid or the Contessa de Folleville from Il Viaggio a Reims at the Liceo in Barcelona, have been absolutely successful.

Fonte sito lyric art www.lyricart.es 

Il Premio “Mario La Cava” a Claudio Magris, fedele lettore ed amico dello scrittore scomodo, non usabile per nessuna bandiera – di Domenico Logozzo

Il Premio La Cava a Claudio Magris, fedele lettore ed amico

dello scrittore scomodo, non usabile per nessuna bandiera

di Domenico Logozzo *

GIOIOSA JONICA – “Il nostro è un Paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco di non dimenticare”. Le parole di Leonardo Sciascia sono di forte attualità dopo la decisione del comune di Bovalino di dare concretamente vita al “Premio Mario La Cava”, lo scrittore calabrese morto nel 1988 al quale Sciascia era legato da profonda amicizia, testimoniata anche dalla fitta corrispondenza intercorsa fra i due dal 1951 al 1988, pubblicata in “Lettere dal centro del mondo” a cura di Milly Curcio e Luigi Tassoni (Rubbettino). Dopo tanti rinvii, che stavano per far perdere il finanziamento regionale, si è ora concretizzato un atto tangibile di riconoscenza verso il grande scrittore del Novecento che ha dato lustro con le sue opere al paese natio e alla Calabria, terra dalla quale non si è mai allontanato.

Il premio, promosso in collaborazione con il Caffè Letterario Mario La Cava e con il patrocinio della Regione Calabria, verrà consegnato il 17 dicembre al prof. Claudio Magris, uno fra i più importanti scrittori internazionali. Il suo nome è stato fatto anche per il Nobel. Scelta migliore non poteva essere fatta perché “a Claudio Magris viene attribuita una statura intellettuale e culturale di rara grandezza”, ha scritto recentemente Andrea Bressa su Panorama. Spiegando che “con le sue opere di saggistica e l’insegnamento ha saputo dare una svolta molto importante nel campo degli studi sulla letteratura mitteleuropea, allargando lo sguardo alle influenze reciproche fra lingue e tradizioni diverse”.

Il prof. Claudio Magris è considerato “un profondo conoscitore ed estimatore della produzione letteraria di Mario La Cava”. Amico e fedele lettore, come ha evidenziato con grande orgoglio lo scrittore triestino nell’elzeviro “Ritratto di due amici nati un secolo fa. La Cava e Voghera gemelli di stile”, pubblicato dal Corriere della Sera il 28 settembre 2008. “Due scrittori appartati, radicati in due periferie geografiche e culturali come la Calabria di Mario La Cava e la Trieste di Giorgio Voghera, accomunati da una profonda stima reciproca e amicizia, che induceva ogni tanto La Cava a “salire” a Trieste (“lassù a Trieste”, si diceva un tempo) a trovare il più sedentario e, negli ultimi anni, malandato Voghera, sebbene anche La Cava pensasse ,come dice la lapide preparata per il suo centenario nella sua Bovalino, che, “più che viaggiare, è mettere le radici che può capire il significato della realtà”. E’ grazie a questi suoi viaggi a Trieste per incontrare Voghera – col quale ho avuto un rapporto intenso e affettuoso, non scevro di quelle ambivalenze latenti, come lui sapeva meglio di me, in ogni rapporto affettivo – che ho conosciuto La Cava, diventandogli amico dopo essere stato un suo fedele lettore”.

Lo stretto rapporto tra lo scrittore di Bovalino e quello di Trieste, aveva spinto Magris a proporre un gemellaggio tra il capoluogo del Friuli Venezia Giulia ed il paese della provincia di Reggio Calabria. “Fra tanti motivi occasionali di gemellaggio fra città diverse – rilevò -, ci potrebbe essere pure l’amicizia letteraria e dunque Trieste potrebbe gemellarsi con Bovalino Marina”. Amicizia ulteriormente consolidata ora dal riconoscimento del comune di Bovalino a Magris, che è nato a Trieste come Giorgio Voghera. Dopo 10 anni sarà l’occasione buona per dare seguito all’ idea di Magris. Le premesse ci sono e l’impegno dimostrato dagli attuali amministratori per il Premio La Cava fanno ben sperare. Si può fare. Se si vuole fare. Bisogna essere uniti, affidarsi a persone autorevoli e competenti. Condizioni imprescindibili se si vogliono ottenere risultati positivi anche nella realizzazione degli altri progetti di valorizzazione e sviluppo culturale.

Quello di Bovalino si preannuncia come un appuntamento letterario di alto profilo. Prestigio di livello nazionale. Si parte bene. Omaggio dovuto “ad un personaggio culturale di così alto spessore, personaggio attaccatissimo alla sua terra, ai suoi costumi ed alle sue tradizioni, che tanto ha dato e tanto può ancora dare alle future generazioni”, sottolinea Domenico Calabria, genero dello scrittore e presidente del Caffè Letterario Mario La Cava. Una realtà culturale molto attiva e propositiva che tanto ha fatto e continua a fare per la crescita non solo della Locride, ma anche della Calabria e del Mezzogiorno. Nel segno di La Cava “uno scrittore scomodo, difficile da etichettare, impossibile da irreggimentare, non usabile per nessuna bandiera”, come ha scritto sulla Stampa di Torino il critico Giorgio Bàrberi Squarotti il 17 novembre 1988, dopo la morte del narratore di Bovalino.

Dalla sua Calabria La Cava ha portato spirito di chiarezza e di finezza e spirito dei lumi nella nostra letteratura novecentesca, che proprio non ne ha avuto troppo. E’ questa la sigla della sua originalità e del suo valore”. Valore più volte sottolineato da Leonardo Sciascia. “Vecchio e grande mio amico, scrittore e uomo cui voglio bene ed ammiro”, scriveva sul quotidiano piemontese nel giugno del 1987, lanciando un appello con un gruppo di amici – tra questi Walter Pedullà e Saverio Strati – per l’autore di Caratteriingiustamente dimenticato, quasi ottantenne e in difficili condizioni all’ospedale”. Sciascia rivolgeva “un’esortazione – a chi tale esortazione compete – che si applichi al suo caso la cosiddetta legge Bacchelli”. Appello che, per fortuna, non cadde nel vuoto.

Sciascia definiva “La Cava uomo di inarrivabile semplicità, schiettezza e discrezione, di saldi e giusti principi. E scrittore sagace, acuto: di ragione, e anche delle ragioni del cuore che mai tradiscono la ragione”. Esempio da seguire “Le cose di La Cava costituivano per me esempio e modello di come scrivere: della semplicità, essenzialità e rapidità cui aspiravo. Sicchè quando, nel 1939, Le Monnier pubblicò Caratteri (in una collanina, stampata con gusto longanesiano, che si intitolava “L’orto”: nome di evidente intendimento strapaesano), io lo tenni come un piccolo breviario, e facendovi qualche esercizio di imitazione”.

Quasi ottantenne, ammalato, sperava ancora di scrivere il miglior libro, superiore a tutti i precedenti. “Voglio ancora scrivere, ho ancora molte trame da raccontare”, aveva confidato alla saggista e giornalista Mirella Serri, che nel giugno del 1987 in una stanza dell’ospedale San Filippo Neri di Roma, dove era ricoverato da cinque mesi dopo la paralisi che lo aveva colpito mentre a Siderno stava tenendo una conferenza su Corrado Alvaro. “Ma quello che è stato più terribile, è stata la perdita della parola. L’ho vissuta come un’umiliazione, perché per uno scrittore non potere più né scrivere né parlare è la peggiore delle amputazioni. Non sono stato stoico né di fronte al dolore né di fronte alla morte. E poi lo ripeto: voglio ancora scrivere. Ho ancora molte trame da raccontare”. E l’argomento? “Ancora e sempre il Sud. E spero di scrivere il libro migliore di tutti i miei precedenti”. Purtroppo è rimasto solo un sogno. Non si è più ripreso. Le sue condizioni si sono progressivamente aggravate. Dopo quasi un anno e mezzo da quella intervista, il 16 novembre 1988 se ne è andato con il Sud nel cuore.

E a quasi 30 anni di distanza, per ricordare l’impegno meridionalistico di La Cava, sarà assegnato un riconoscimento speciale a Raffaele Nigro, scrittore e studioso della letteratura meridionale, ex direttore e capo redattore della Rai di Bari. Saranno inoltre ospiti della serata del Premio La Cava, condotta da Maria Teresa D’Agostino, lo scrittore e giornalista di origini lucane Andrea Di Consoli e l’attrice Anna Melato che ha interpretato il ruolo di Caterina nel film del regista Luigi ComenciniIl matrimonio di Caterina”, tratto dall’omonimo romanzo di Mario La Cava. E sempre nell’ambito del premio è stata pubblicata un’edizione speciale del romanzo “Le memorie del vecchio maresciallo“(Einaudi, 1958). Per Magris è tra i libri “godibili e coinvolgenti” di La Cava. Sciascia aveva inserito i Caratteri tra i libri “che non si muovono, che non si rimuovono, che non conoscono ascese e cadute, cui né ombre né risalto danno il mutare dei gusti, delle mode. Libri, si potrebbe dire, che stanno: e nessuna mano che li tira giù da uno scaffale mai li butterà via con impazienza”.

Il Premio La Cava rappresenta un’occasione importante per far conoscere alle giovani generazioni le straordinarie lezioni che personaggi come lo scrittore di Bovalino ci hanno lasciato in eredità. Cose ben fatte. Da rispettare. Non dimenticare. Valorizzare i grandi valori della memoria per andare avanti sulla buona strada. “Il futuro non ha futuro – sostiene Celentano – se non si porta per mano anche il passato”. Come non essere d’accordo con lui?

*già Caporedattore TGR Rai

Foto:

1-Lo scrittore Mario La Cava

2-Lo scrittore Claudio Magris riceverà il 17 dicembre a Bovalino (Reggio Calabria) il Premio Mario La Cava

3-Mario La Cava con la moglie Maria Muscari a Roma in una foto del 1964

4- Lo scrittore Leonardo Sciascia è stato grande amico di Mario La Cava

5- Per l’impegno meridionalista riconoscimento speciale allo scrittore Raffaele Nigro

 

A Passeggio su una nuvola

 

A PASSEGGIO SU UNA NUVOLA

Emanuela Medoro

Bellissimo, ma a che serve tutto questo spazio?” Se lo chiedeva pure Romano Prodi, ieri 7 dicembre 2017, visitando gli immensi spazi, vuoti per ora, della Nuvola di Fuksas all’EUR. Nelle immediate vicinanze della fermata della metro EUR Fermi, in mezzo a grattacieli svettanti, il fabbricato potrebbe passare inosservato, un parallelepipedo di dieci piani, le mura esterne, chiamiamole così, pannelli di cristallo scuro e trasparente sostenute da cavi di acciaio, lasciano intravedere all’interno una forma bianca ondulata e morbida, in alto. Si entra dentro, e ci si sente sperduti per l’immenso spazio d’ingresso, quasi vuoto, da percorrere. Un servizio bar ad un lato, riconcilia con il mondo dei normali. Scale mobili conducono in alto, verso i piani superiori.

A piano terra, attraverso porte nere si entra nello spazio espositivo, dal 7 al 10 dicembre 2017 occupato dalla fiera del libro: “Più libri, più liberi”, lo slogan di questa fiera, quanto mai attuale. Ordinati per file tagliate da un ampio corridoio centrale, centinaia di espositori, piccoli e medi editori. Ho chiesto ad uno di loro quanti ce ne fossero allineati lì, mi ha detto che ce ne stanno circa 500, un quarto degli editori operanti in Italia. Ho attraversato tutti i corridoi, sperduta e confusa. Sebbene passi tanto tempo a leggere libri e giornali, completamente ignara della dimensione complessiva dell’editoria italiana.

Ai piani alti, incontri e interviste con personaggi della politica e della cultura, in mezzo a una nuvola, alla nuvola pensata dall’architetto Fuksas, realizzata con pannelli bianchi trasparenti sostenuti da cavi d’acciaio dal movimento morbido e sinuoso. Da rimanere a bocca aperta, a guardare e cercare di capire!

In mezzo alla nuvola, file di sedie trasparenti accolgono il pubblico degli incontri con i politici, incontri ravvicinati che danno di questi ben noti personaggi un’impressione, umana diciamo così, che rende più comprensibili loro e quello che dicono. Mi sono trovata ad ascoltare l’incontro con Romano Prodi e quello con il ministro dell’interno Mario Minniti intervistato dal giornalista Marco Damilano. Giornali e tv danno resoconti esaurienti di queste conversazioni, aggiungo la mia voce per riportare impressioni immediate, senza entrare nel merito dei discorsi, sempre oggetto di controversie. R. Prodi, visto da vicino, mi è sembrato più giovanile di come appare in tv, ed anche capace di esprimersi, con un microfono, articolando le parole in modo chiaro e distinto. Ha ribadito tutti i concetti fondamentali del welfare state a lui cari: sanità, scuola e case popolari, colonne del benessere di una società civile e democratica. La tassazione, un male necessario per realizzarle. Esprimeva il tutto con una bonomia e una forma di saggezza ammirevoli. Da una come me, sua coetanea.

Il Ministro dell’Interno Mario Minniti, con un eloquio razionale e ordinato, ma non gelido, anzi, appassionato e sentito, ha trattato i temi più attuali e scottanti per uno stato democratico che voglia difendere le sue istituzioni: migrazioni, violenze e mafie, antiche e recenti.

Ha iniziato ricordando che il peggior periodo del secolo appena trascorso è nato con un incendio di libri. Quanto mai attuale, dunque, lo slogan della fiera Più libri, più liberi. In relazione alla recente, inquietante incursione di figuri minacciosi dal volto coperto alla redazione dei giornali La Repubblica e L’Espresso, le sue parole, ricche di passione per lo stato democratico, mi sono sembrate rassicuranti. Mi auguro che i giorni a venire non mi facciano pentire per la mia fiducia nel Ministro dell’Interno.

medoro.e@gmail.com

L’Aquila, 8 dicembre 2017.

Zampognari e tradizioni natalizie italiane

 

 

GLI ZAMPOGNARI NELLE TRADIZIONI NATALIZIE ITALIANE

Antonio Bini

Si è svolto a Moscufo l’VIII Raduno degli Zampognari promosso dal comune e dall’Associazione Zampogne d’Abruzzo, con la collaborazione della Proloco e delle altre associazioni presenti sul territorio.

L’evento, che riporta alle tradizioni natalizie del passato, è stato in parte condizionato dal maltempo, che non ha peraltro impedito a diversi appassionati di raggiungere il paese da varie parti d’Italia.

L’antico mondo degli zampognari, che l’Associazione Zampogne d’Abruzzo si impegna da anni a recuperare e valorizzare, emozionano ancora una vasta platea di persone, come dimostrato da diversi servizi andati in onda su TG4 e TG5, a cura del giornalista Gianluigi Armaroli, che hanno introdotto il tema del Natale 2017 in Italia. Il presidente dell’Associazione, Tonino Toracchio, nelle dichiarazioni rilasciate ha ricordato gli sforzi sostenuti per salvaguardare le tradizioni musicali legate allo strumento simbolo della civiltà pastorale che negli anni scorsi erano andate quasi del tutto perdute. Tutto questo nel disinteresse delle istituzioni e talvolta anche dei media. Eppure anche dei giovanissimi si sono accostati negli ultimi anni con passione alla zampogna, dedicandosi allo studio della musica e dello strumento. Tra questi anche due ragazze Irene Di Marco e Miriana Varalli. Segnali evidenti del superamento di una figura che per secoli era stata esclusivamente maschile. Altri giovani, Manuel D’Armi, Marcello Sacerdote, Luigi Varalli e Cristian Di Marco hanno formato un quartetto, che hanno denominato PETRA, e sono in partenza per un tour in Svizzera, in cui proporranno un repertorio che va oltre i brani tradizionali. E’ confortante vedere e ascoltare questi giovani, che daranno un futuro alla zampogna. A Moscufo sono presenti altri musicisti che hanno recentemente suonato in Canada e Germania, sempre attesi con affetto da tanti italiani che non hanno perduto la memoria del suono della zampogna e della ciaramella. Emerge tra tutti i musicisti presenti, anche non appartenenti all’Associazione, amicizia e armonia, è il caso di dire. Uno spirito che accomuna generazioni, dalla quindicenne, Irene Di Marco, di appena 15 anni, al meno giovane, l’ottantenne Primo Pierfelice. Una volta erano prevalentemente pastori, ora appartengono ad una eterogenea pluralità di situazioni sociali. Tra gli zampognari presenti a Moscufo anche un cardiologo, Antonino Scarinci, apprezzato ricercatore e musicologo.

Nell’ambito della manifestazione è stato ricordato il gemellaggio tra l’Associazione e il Circolo della Zampogna di Scapoli, siglato proprio a Moscufo nel 2014. Nell’occasione il fumettista Michele Arcangelo Jocca ha donato,per il tramite dell’Associazione Zampogne d’Abruzzo, un acquerello che ritrae una coppia di zampognari con lo sfondo della cinquecentesca chiesa di Santa Maria della Pietà di Rocca Calascio, oggi divenuta una delle icone dell’Italia, ma da considerare soprattutto come simbolo della scomparsa civiltà pastorale. L’artista romano, nato a Calascio nel 1925, fa parte della storia del fumetto italiano. Il suo acquerello sarà destinato ad arricchire la dotazione del Museo della Zampogna allestito dal Circolo a Scapoli, che si sta impegnando per promuovere un percorso progettuale che porti a candidare all’Unesco la zampogna come patrimonio dell’umanità.

C’è ancora il tempo per scambiare alcune impressioni con Giulio Armaroli, personaggio noto del giornalismo televisivo, in passato anche scenografo, regista, attore e conduttore di programmi musicali. Si nota facilmente che si trova a suo agio nella manifestazione, nella piazza e tra i vicoli del paese. Anche tra i sui ricordi di infanzia nella sua Bologna ci sono con gli zampognari in giro per il centro della città nei giorni precedenti il Natale. E’ scontata la sua risposta affermativa quando gli chiedo se c’è ancora spazio nel terzo millennio per il secolare patrimonio culturale rappresentato dalla zampogna in Abruzzo, come in altre circoscritte aree geografiche dell’Italia centro-meridionale, in cui lo strumento resiste con non poche difficoltà.

E’ purtroppo un certo provincialismo, osserva Armaroli, a costituire il principale limite che caratterizza la valorizzazione di molte importanti tradizioni del nostro paese, tra cui quella rappresentata dall’antico strumento simbolo del mondo pastorale del passato. Un provincialismo che riduce spesso a dimensioni locali valori culturali che dovrebbero invece emergere e trovare uno spazio anche nella società globalizzata di oggi, nella quale sarebbe sufficiente ricordare come questi singolari pastori musicisti in passato abbiano ispirato nelle loro opere anche tanti prestigiosi compositori stranieri, tra cui Georg Friedrich Händel e Hector Berlioz.

Agrigento: al via Kaos, festival dell’editoria, della legalità e dell’identità siciliana | Accademia Michelangelo | 9 e 10 dicembre | Il programma

Comunicato stampa

Al via Kaos, festival dell’editoria, della legalità e dell’identità siciliana

Agrigento 9 e 10 dicembre | Il programma

L’Accademia di belle arti Michelangelo di Agrigento si prepara ad accogliere l’edizione 2017 del Kaos festival dell’editoria, della legalità e dell’identità siciliana, una miscellanea di arte, spettacolo, letteratura e musica. Il programma completo è stato reso pubblico.

Ricordiamo che il Kaos festival mantiene un’anima itinerante: la formula è semplice, la manifestazione si organizza ogni anno in un luogo diverso (Siculiana, Montallegro, Alessandria della Rocca, Racalmuto), questo per instaurare legami con il territorio e le amministrazioni e rivelare la potenza della cultura come strumento di promozione.

Per il nuovo allestimento la kermesse diretta da Peppe Zambito, ha scelto l’Accademia di belle Arti Michelangelo diretta da Alfredo Prado, nella nuova sede di via Bac Bac 7.

“Quest’anno, più che mai, mettiamo in scena la contaminazione – ha spiegato il direttore artistico –. Non solo editoria e presentazioni di libri, ma uomini e donne che si confrontano su più temi come la legalità e la creatività, in un contesto nuovo che si apre al pubblico: un’Accademia Per dimostrare che la cultura non è ingessata ma include e diverte. Vogliamo che la contaminazione non resti teoria, ma si possa vivere. Non mancheranno appuntamenti con il teatro e con la musica – prosegue Peppe Zambito – il territorio si racconterà attraverso eccellenze da degustare. Non ci spaventa la novità, il nostro è un Kaos conviviale. Perché ci piacciono le belle storie, ma sappiamo bene che il lieto fine è una conquista che ci riguarda tutti. Un lavoro di squadra”.

“Siamo felici di ospitare il Kaos Festival. L’Accademia ha già organizzato altre manifestazioni. D’altronde è la nostra cifra: noi creiamo, questo luogo nasce per questo. Per stimolare l’arte in ogni forma, l’incontro fra persone diverse – spiega Alfredo Prado –- crediamo da sempre nella gentilezza, nella meraviglia, nella collaborazione, negli eventi che coinvolgano questa città, e si rivelino segnali di apertura e di bellezza”.

Oltre a letture, conversazioni, mostre, anche per l’edizione 2017 non mancherà la musica con le esibizioni di Sara Chianetta e Juan Pablo Orrego, e del Trio Mediterraneo (Paolo e Rosa Alongi e Luce Palumbo).

Ricordiamo infine la rosa dei riconoscimenti assegnati a personalità isolane – che verranno consegnati durante il Kaos, festival dell’editoria, della legalità e dell’identità siciliana – è stata stilata in base a criteri evidenziati nelle attribuzioni, come per i premi “Identità siciliana” conferiti a: Andrea Bartoli, ideatore della Farm Cultural Park di Favara; Giacomo Pilati, scrittore e organizzatore di eventi culturale e a Nicolò D’Alessandro, memoria artistica e storica dell’Isola.

Vanno a Gaetano Aronica, Francesco Bellomo, Gianfranco Jannuzzo, tre agrigentini che con costanza promuovono il teatro Pirandelliano in tutta Italia con il Berretto a sonagli – e a Felice Cavallaro, giornalista e ideatore della Strada degli scrittori; Enzo Alessi e Antonella Morreale, che si sono distinti per l’impegno culturale e soprattutto con una costante attività teatrale – i premi speciali conferiti da Kaos in occasione del 150° della nascita del drammaturgo Luigi Pirandello

Mentre il Comune di Joppolo Giancaxio, promotore della marcia e della giornata della legalità; e Giacomo Cacciatore, autore di Uno sbirro non lo salva nessuno (Dario Flaccovio editore) si aggiudicano il premio “Gesti e parole di legalita”.

Il Premio “Rita Atria” andrà a: Angelo Sicilia (autore e ideatore dei Pupi antimafia) e all’Associazione Gammazita, per l’utilizzo della creatività in azioni di recupero e rivisitazione della tradizione come strumento di riscatto sociale.

Va alla poetessa Giuseppina Mira il premio speciale Kaos “Alessio Passalacqua.

Ezio Noto, musicista e scrittore, per il libro Mio padre non conosce la mia musica (ed. Medinova) conquista il premio “Salvatore Coppola”, istituito in ricordo dell’editore trapanese.

I premi della giuria popolare invece andranno conferiti durante la manifestazione, con una votazione partecipata.

Le pagine social dell’evento:

Instagram: Kaos Festival

Twitter: @kaos_festival

Facebook: https://www.facebook.com/kaosnews/

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Per info

Daniela Gambino

3288775341

Kaos, festival dell’editoria, della legalità e dell’identità siciliana

Accademia BB AA “Michelangelo” Agrigento – Programma edizione 2017

Sabato 9 dicembre

10,30 – Apertura Fiera del libro e spazi espositivi

 

11,00 – Spazio Fiera – Autori nel Kaos

– Con Enzo FioreDove le rondini volano tutto l’anno, Federico Li CalziTutto uguale a prima (Cerrito), Salvatore FucàGirgenti e la grande guerra (Medinova), Nunzio NastroIl dolce frutto dell’amore (Europa edizioni), Laura AmoreDue sorelle

 

11,00 – Spazio Biblioteca – Assegnazione premi speciali

Premio “Rita Atria”: Angelo SiciliaI pupi antimafia e Associazione culturale Gammazita di Catania.

Partecipano gli studenti dell’I.C. Esseneto di Agrigento

Consegnano i premi Ernesta Musca, Dirigente Scolastico e Raffaele Zarbo, Provveditore agli Studi di Agrigento

 

16,30 – Spazio biblioteca – Pirandello nel Kaos

Saluti del Direttore dell’Accademia di BB AA “Michelangelo” Alfredo Prado e del Sindaco di Agrigento Calogero Firetto

Assegnazioni premi speciali “Kaos 150° Pirandello”: a Felice Cavallaro, Gaetano Aronica, Francesco Bellomo e Gianfranco Jannuzzo

Marta legge Pirandello – L’attrice Marta Bifano legge brani tratti dall’opera – Come tu mi vuoi

17,30 – Spazio Fiera – Scrittura, sostantivo femminile

Con: Giusi Carreca e Anna Maria Tedesco – Cartoline colorate (Medinova), Margherita BiondoVeronica che guardava cadere la pioggia (Medinova), Luisa Trenta MussoLa tabellina zoppa (Medinova)

Performance teatrale di Mariuccia Trupia e Elisa Cilona monologhi da Cartoline colorate

18,00 – Salone biblioteca – Assegnazioni premi speciali Kaos


Premio “
Salvatore Coppola” a Ezio Noto autore di Mio padre non conosce la mia musica (Medinova)

Premio “Identità siciliana” a Nicolò D’Alessandro e Giacomo Pilati

Premio “Gesti e parole di legalità” a Giacomo Cacciatore autore di Uno sbirro non lo salva nessuno (Dario Flaccovio)

19,00 – Spazio biblioteca – Concorso Letterario Kaos Narrativa

Incontro con il Presidente di giuria Michele Gambino

Conversazione con gli autori finalisti: Ignazio Bascone con La spiaggia insanguinata (Libridine), Pancrazia Buzzuro con Il funerale del Gran Coglione (Armando Siciliano), Alberto Bellavia Adriana Iacono Lia Lo Bue con La bellezza dell’acqua, (Leima), Angelo Andrea Cellura con Ho perso le chiavi le casa ( Medinova), Alessandro Savona con Ci sono io (Flaccovio)

Proclamazione opera vincitrice sezione narrativa edizione 2017

 

Incursioni musicali: Sara Chianetta e Juan Pablo Orrego

 

Domenica 10 dicembre

10,30 – Apertura Fiera del libro e spazi espositivi

11,00 – Spazio Fiera – Le facce dell’editoria: comunicare oggi

Con: Antonio Liotta, editore MedinovaRossana Danile, produttrice cinematografica Francesco Pira, sociologo/scrittoreArturo Cantella, direttore TVAEgido Terrana, direttore Malgrado Tutto Jim Tatano, giornalista/scrittore

Premio speciale Kaos 150° Pirandello a Enzo Alessi e a Antonella Morreale

 

16,30 – Spazio Fiera – Scrittura, sostantivo femminile

Con: Ester RizzoCamicie bianche (Navarra), Licia Cardillo Di PrimaIl rosolio alla cannella (Flaccovio), Alfonsa FarruggiaIl peso della felicità (Pragmata), Giusy PacinellaIl bosco e le tenebre (BookSprint), Antonella MaggioIl fantasma di Zabut (Estero editore), Betty Scaglione Cimó La casa nel cuore (Aulino), Angela Scandaliato – L’ultimo canto di Ester (Sellerio)

17,30 – Spazio biblioteca – Concorso letterario Kaos Poesia

Conversazione con gli autori finalisti: Cetta Brancato con Una lacrima di luna, Elisabetta Ternullo con Dietro un incanto, Michele Barbera con Amore nudo

Letture a cura di Annagrazia Montalbano

Proclamazione opera vincitrice sezione poesia edizione 2017

18,00 – Spazio biblioteca – Assegnazioni premi speciali Kaos

Premio “Alessio Passalacqua” alla poetessa Giuseppina Mira

Premio “Gesti e parole di legalità” al Comune di Joppolo Giancaxio

Premio “Identità Siciliana” ad Andrea Bartoli, ideatore Farm Cultural Park di Favara

18,30 – Spazio biblioteca – Concorso letterario Kaos Racconti

Incontro con i finalisti: Maria Concetta de Marco con Blanco, Giuseppe Graceffa con Il giusto compenso, Maria Carmela Miccichè con Il pezzetto d’America sotto il cuscino

Letture a cura di Annagrazia Montalbano

Proclamazione opera vincitrice sezione racconti edizione 2017


Incursioni musicali: Trio Mediterraneo (Paolo e Rosa Alongi e Luce Palumbo)

 

Conversazioni letterarie a cura di: Mariella Di Grigoli, Daniela Gambino, Giuseppe Mallia, Enza Pecorelli, Salvatore Picone, Francesco Pira, Stella Vella e Peppe Zambito

 

Giuria concorso letterario Kaos: Michele Gambino (Presidente), Patrizia Iacono, Giueppe Mallia, Enza Pecorelli, Stella Vella

Fiera del libro a cura di Anna Burgio:

Spazi espositivi a cura di Peppe Dinolfo

Responsabile giuria popolare: Patrizia Iacono

Interventi artistici a cura di: Piera Lo Leggio

Realizzazione grafica: Giuseppe Dimora

Percorsi artistici: Alfredo Prado

Comunicazione: Daniela Gambino e Giovanni Zambito

Installazione artistica: Farm Cultural Park di Favara

Responsabile organizzazione: Angela Indelicato

Premi realizzati dal Maestro Domenico Boscia Accademia BB AA di Agrigento

Direzione Artistica: Peppe Zambito

Mediapartner:


Si ringrazia il personale docente e lo staff dell’Accademia di BB AA Michelangelo di Agrigento e il direttore Alfredo Prado per la generosa ospitalità e la preziosa collaborazione.

 

Degustazione a cura di: Vini Cantina Morreale Agrigento – Di Stefano Dolciaria srl Raffadali