Carlo Di Stanislao
«Nessuno (come Antonino Pio) ebbe a godere di tanto prestigio presso i popoli stranieri, in quanto amò sempre la pace, al punto da ripetere spesso il detto di Scipione, in cui affermava che preferiva salvare un solo cittadino che uccidere mille nemici. Il senato propose che i mesi di Settembre e Ottobre prendessero il nome di Antonino e Faustino, ma Antonino rifiutò.»
(Historia Augusta, Antonino Pio, 9, 10 – 10, 1)
Furono i genitori di Marco Aurelio, Antonino Pio e Faustina maggiore, a forgiare il carattere del futuro imperatore filosofo. Marco, che non era figlio biologico ma fu adottato da Antonino Pio su volontà di Adriano, trovò in loro veri maestri di vita. Cresciuto in una casa in cui la giustizia, la moderazione e la pace non erano semplici ideali ma pratiche quotidiane, imparò che governare un impero non significava dominare con la forza, ma custodire con saggezza.
L’educazione di un imperatore
Un giorno, nei giardini della villa imperiale, Antonino Pio guardò il giovane Marco e gli disse con tono fermo ma pacato:
— «Ricorda, Marco: la grandezza di un imperatore non si misura nelle guerre vinte, ma nei cittadini salvati.»
Il ragazzo, attento, chiese:
— «Allora la pace è più forte della vittoria?»
— «La pace è la sola vera vittoria,» rispose il padre adottivo.
Faustina maggiore completava quell’insegnamento. Durante un banchetto familiare, si rivolse al figlio:
— «La vita è fragile, Marco. Non lasciarla trascorrere invano. L’unico bene che resiste al tempo è la virtù.»
Quella parola – virtù – divenne per lui una bussola costante.
Il matrimonio con Faustina minore
Nel 145 d.C., Marco sposò Faustina minore, figlia di Antonino Pio e Faustina maggiore. Con lei costruì una famiglia numerosa, vivendo gioie e dolori, tra figli perduti e figli sopravvissuti. Il loro legame non fu solo politico, ma fondato su reciproco sostegno.
Una sera, dopo una giornata di udienze e discussioni in Senato, Faustina minore si avvicinò al marito:
— «Marco, governi milioni di uomini, ma ricorda che i tuoi figli imparano da ogni tuo gesto.»
E lui, prendendole la mano, replicò:
— «Se riesco a essere un buon padre, sarò anche un buon imperatore.»
I figli e il difficile lascito
Marco e Faustina minore ebbero almeno tredici figli. Alcuni morirono in tenera età, ma tra i sopravvissuti spiccarono Commodo, destinato al trono, e Annia Cornificia Faustina.
Commodo, fin da piccolo, mostrava un temperamento diverso da quello paterno. Marco lo sorprese un giorno mentre inscenava un combattimento con i servi. Lo chiamò e gli disse:
— «Commodo, non confondere la forza con la brutalità.»
Il ragazzo replicò con foga:
— «Padre, un imperatore deve essere temuto, non solo rispettato!»
Marco sospirò e rispose:
— «No, figlio mio. Un imperatore deve essere amato per la sua giustizia. La paura è fragile, la giustizia è eterna.»
Faustina minore, osservando la scena, aggiunse:
— «Un giorno governerai non solo gli uomini, ma i loro cuori. Non dimenticarlo.»
Una famiglia modello di virtù
La vita dei genitori di Marco Aurelio e la sua stessa esperienza familiare mostrarono che la forza morale è più solida di qualsiasi esercito. Le loro giornate erano scandite da letture filosofiche, esercizi di autocontrollo, discussioni su giustizia e dovere.
Marco ricordava spesso le parole di Antonino Pio: «Meglio salvare un cittadino che uccidere mille nemici». E nella sua mente queste massime si traducevano in azioni concrete: clemenza verso i vinti, rispetto delle province, difesa della pace quando possibile.
E se affrontassero i conflitti di oggi?
Che cosa avrebbero fatto Antonino Pio, Faustina maggiore, Marco Aurelio e Faustina minore di fronte ai drammi del nostro tempo? Le loro vite offrono una bussola anche per noi.
- Davanti alle guerre contemporanee (Ucraina, Medio Oriente, Africa), Antonino Pio avrebbe cercato soluzioni di mediazione diplomatica. La sua celebre avversione alle guerre inutili lo porterebbe a privilegiare trattati e compromessi, piuttosto che conflitti armati. Probabilmente avrebbe ripetuto il suo principio: «Meglio salvare un cittadino che distruggere una città.»
- Di fronte alle crisi migratorie, Faustina maggiore avrebbe invitato alla compassione e all’accoglienza, insegnando che ogni vita merita rispetto. Avrebbe ricordato che Roma divenne grande proprio accogliendo e integrando genti diverse.
- Nelle tensioni sociali e nelle disuguaglianze, Marco Aurelio, filosofo stoico, avrebbe insegnato l’autocontrollo, la giustizia e la responsabilità dei governanti verso i più deboli. Forse direbbe, come nelle sue Meditazioni: «Non è ciò che accade a definirci, ma come reagiamo a ciò che accade.» Avrebbe dunque promosso politiche di equità, non di vendetta.
- Rispetto all’ambiente, tema assente nell’antichità ma cruciale oggi, Marco Aurelio avrebbe richiamato il senso di armonia con la natura. Nelle sue riflessioni vedeva l’universo come un ordine vivente a cui l’uomo appartiene. Probabilmente ci ammonirebbe: «Distruggere la terra significa distruggere se stessi.»
- Nelle dispute politiche interne, Faustina minore avrebbe ricordato l’importanza della cohesione familiare e civile. Come sosteneva il marito nelle guerre marcomanniche, avrebbe chiesto unità davanti alle difficoltà, mettendo da parte rivalità sterili.
Immaginiamo un dialogo immaginario tra loro, trasportato al nostro tempo:
— Antonino Pio: «Perché spendere miliardi in armi, quando milioni di persone soffrono la fame?»
— Faustina maggiore: «L’impero, o la nazione, non è nulla senza la dignità di chi vi abita.»
— Marco Aurelio: «La pace è l’unico fondamento stabile per un governo giusto.»
— Faustina minore: «E ricordate che la pace comincia nelle case, tra genitori e figli. Solo così si costruisce una società solida.»
Una lezione senza tempo
Il messaggio che emerge è attuale: i genitori di Marco Aurelio e lui stesso furono modelli di virtù, moderazione e saggezza. Nonostante gli errori e le difficoltà, cercarono sempre di anteporre il bene comune all’ambizione personale.
In un mondo come il nostro, attraversato da conflitti e divisioni, il loro esempio ci invita a:
- privilegiare il dialogo sulla violenza,
- difendere la giustizia anche quando è impopolare,
- coltivare la virtù personale come fondamento di ogni comunità,
- trasmettere ai figli valori di pace e integrità più che privilegi e ricchezze.
Furono i genitori di Marco Aurelio a dimostrare che il potere non trova la sua forza nella paura o nelle armi, ma nella capacità di educare, ispirare e guidare con l’esempio. E Marco Aurelio, divenuto imperatore filosofo, ne fu la più grande testimonianza: un uomo che, ancora oggi, ci insegna a governare noi stessi prima di pretendere di governare il mondo.
