(Trilogia d’autunno, Ravenna Festival 2025)



Al genio musicale di Georg Friedrich Händel (Halle,1685 – Londra,1759), uno dei più grandi compositori del tardo barocco e in assoluto della storia della musica, è dedicata la Trilogia d’autunno del Ravenna Festival 2025 che ha messo in scena – presso il locale Teatro Alighieri – tre delle sue opere maggiori: Orlando (12 e 14 novembre ore 20), Alcina (13 e 15 novembre ore 20) e Messiah (16 novembre ore 17).
Quel che l’uom vede, Amor gli fa invisibile, e l’invisibil fa vedere Amore- recita il titolo della Trilogia: com’è noto a tutti, l’amore ha il potere, talvolta, di distorcere la percezione della realtà, rendendo invisibile ciò che è davanti ai nostri occhi e al contrario, facendoci apparire davanti agli stessi, cose e situazioni inesistenti.
Mentre l’anno scorso l’attenzione è stata rivolta agli eroi erranti in cerca di pace (in particolare Ulisse e Enea, protagonisti di due tra i più famosi poemi epici della storia), quest’anno la scena è stata riservata agli eroi ‘colti nel lato più fragile della loro umanità, esposti al potere dell’amore che toglie il lume della ragione, e a quello della magia che ne sconvolge gli intenti. Si tratta di eroi che nella follia riescono ad andare oltre il peso materiale del vivere, a trascendere il reale fino a comprenderlo nella sua essenza e ad immaginare quel mondo ideale, forse irraggiungibile ma motore di ogni progresso, come riportano le note illustrative della manifestazione musicale.
Dopo aver affrontato Monteverdi (Il ritorno di Ulisse in patria) e Purcell (Dido and Aeneas), Pier Luigi Pizzi e Ottavio Dantone firmano questa nuova impresa: Pizzi per quanto concerne regia, scene, costumi (con l’assistenza di Marco Berriel, Serena Rocco e Lorena Marin, progetto luci di Oscar Frosio e editing video di Matteo Letizi) e Dantone (solista al clavicembalo) sul podio dell’Accademia Bizantina, ensemble specializzato nell’esecuzione del repertorio musicale del XVII e XVIII secolo, su strumenti originali, capace di ‘leggere la partitura con gli occhi di chi sa cogliere e riconoscere le suggestioni che il compositore aveva immaginato e voleva lasciarci.
Quando si dice barocco, vengono subito in mente capricci, estasi, deliqui, delirio, follia. In realtà non esiste barocco senza il rigore e l’ordine – avverte Pizzi che ha puntato sulla forza della musica e sul potere della parola per trasmettere al pubblico tutta la meraviglia e l’emozione del teatro händeliano.
Il regista (che incontrò l’opera barocca nel 1959, allorché fu chiamato al Maggio Fiorentino ad ideare le scenografie dello spettacolo diretto da Mario Ferrero) ha ricordato alla stampa che per l’ambientazione delle opere si è ispirato a Giacomo Torelli (il grande protagonista della scenografia dell’epoca): Tutto quello che si vedrà è parte della natura, alberi, prati, boschi, architetture arborescenti e un labirinto di siepi, dove ci si perde. InAlcina si respira un clima diverso, dominato dalla magia.
Ha raccontato di aver immaginato i due allestimenti come un progetto unico, utilizzando lo stesso dispositivo scenico con varianti per ogni singola opera, ma mantenendo la stessa linea interpretativa: La coerenza è ancor più necessaria quest’anno, perché le due opere provengono dalla stessa fonte, il poema cavalleresco di Ludovico Ariosto, in stretta parentela di linguaggio poetico. Nei due episodi la storia è piuttosto scarna e l’azione ridotta al minimo, ma attraverso la musica di Händel la narrazione si arricchisce di continue seducenti proposte– ha precisato, sempre sorridente e in gran forma, nonostante i suoi 95 anni (75 di carriera).
Il dramma in tre atti che fa capo all’affascinante maga (Alcina attira nell’isola incantata il paladino Ruggiero che si invaghisce di lei, dimenticando la promessa sposa Bradamante che accorrerà a riprenderlo) è tratto dai canti VI e VII de L’Orlando Furioso, anche se la fonte più diretta è attribuibile a L’isola di Alcina di Antonio Fanzaglia per la musica di Riccardo Broschi (Roma, 1728).
L’onere e l’onore di dar voce al dramma spetta all’agguerrita compagnia di canto: il mezzosoprano Giuseppina Bridelli (nel ruolo del titolo), il controtenore Elmar Hauser (Ruggiero), il sopranoMartina Licari (Morgana), il contralto Delphine Galou (Bradamante), Il tenore Žiga Čopi (Oronte) eil baritono Christian Senn (Melisso), mentre un Amore malizioso (Giacomo Decol) occhieggia divertito tra gli alberi, fil rouge tra le due opere.
Lo spettacolo è stato molto gradito dal pubblico che non ha lesinato applausi a scena aperta. Molti gli stranieri presenti in sala (circa il 20%) tra cui francesi, inglesi, austriaci e giapponesi, confermando ancora una volta come l’appendice autunnale del Ravenna Festival rappresenti un potente motivo di attrazione per il turismo culturale nazionale e non- ha commentato il Sovrintendente Antonio De Rosa.
Nato nello stesso anno di Johann Sebastian Bach e Domenico Scarlatti, Händel fu una figura centrale della storia musicale di Londra dove giunse nel 1712, dopo una significativa esperienza professionale in Italia (1706-1710) dove ebbe modo di affinare le proprie abilità compositive, adattarsi ai testi classici italiani e collaborare con molti musicisti del tempo tra cui Scarlatti, Corelli e Marcello.
Dal 1723 alla morte (1759) visse nella casa sita al n. 25 di Brook Street, oggi visitabile come parte del Museo Händel & Hendrix: la struttura museale (che racchiude anche la casa sita al n. 23 dove visse per anni Jimi Hendrix) è ovviamente dedicata ad entrambi i musicisti e offre ai visitatori un’esperienza culturale che spazia dal barocco al rock.
Nel 1733 Händel mise in scena Orlando presso il King’s Theatre, sede della Royal Academy, la compagnia teatrale da lui diretta e patrocinata da Giorgio II. Alcina fu invece rappresentata, il 16 aprile 1735, al nuovo Covent Garden, gestito dall’impresario John Rich (figura chiave nello sviluppo di forme d’intrattenimento che combinavano recitazione, danza e commedia) che aveva scritturato stabilmente in teatro una troupe di danzatori sotto la direzione della coreografa Marie Sallé.
Il Compositore poté così disporre, oltre che di un coro, di un corpo di ballo. A tali risorse si deve la presenza nella partitura di numeri di danza ed episodi corali integrati nell’azione drammatica, sull’esempio dell’opera francese di cui Alcina riflette l’influenza.
La prima rappresentazione fu apprezzata da pubblico e critica. In versione ridimensionata (senza i numeri di danza) fu riproposta dal Musicista l’anno successivo ed allestita nel 1736 a Braunschweig, in Germania.
La prima ripresa in epoca moderna ebbe luogo a Lipsia, il 14 giugno 1928, in un’edizione tradotta e rimaneggiata da Hermann Roth, ma occorrerà attendere il revival promosso dalla Händel Opera Society a Londra, il 19 marzo 1957, affinché l’opera potesse essere rappresentata regolarmente.
Non è un caso se in quell’occasione il ruolo di Alcina fu ricoperto dalla grande Joan Sutherland che nel 1960 sarà nuovamente protagonista dello spettacolo allestito da Franco Zeffirelli a Venezia, poi ripreso a Dallas (1960) e quindi a Londra (1962), come ci ricorda il critico musicale Cesare Fertonani, esperto del Settecento italiano.
Paola Cecchini
Immagini: Ravenna Festival 2025