Città d’arte tra insicurezza e declino turistico: l’Italia davanti a una sfida cruciale

Carlo Di Stanislao

“La città è un organismo fragile: basta poco perché perda la sua anima.” — Italo Calvino

Le città d’arte italiane, cuore pulsante della nostra identità culturale, stanno vivendo una fase complessa in cui la percezione di insicurezza cresce e l’afflusso di turismo internazionale mostra segnali di rallentamento. È un fenomeno che preoccupa amministratori, residenti e operatori economici, e che merita di essere analizzato senza semplificazioni né allarmismi, ma con lucidità.

Negli ultimi anni, in diverse città — da Firenze a Roma, da Venezia a Napoli, da Milano a Torino — si registrano episodi di degrado urbano, conflittualità tra gruppi giovanili, microcriminalità e una difficoltà crescente nella gestione degli spazi pubblici. Non si tratta di un problema nuovo, né esclusivamente italiano, ma in Italia assume un peso particolare perché colpisce proprio quei luoghi simbolo che dovrebbero essere vetrina del Paese: centri storici, piazze monumentali, zone ad altissima frequentazione turistica.

La percezione di insicurezza e le sue radici

Il tema della sicurezza urbana è spesso polarizzato, e talvolta strumentalizzato, ma i dati mostrano una realtà articolata:

  • aumenta la presenza di baby gang e gruppi giovanili che compiono atti vandalici, aggressioni o risse, spesso organizzandosi attraverso i social;
  • in alcuni contesti crescono episodi di furti, borseggi, truffe ai turisti, spaccio e violenza notturna;
  • si incontrano situazioni di marginalità e disagio che sfociano talvolta in comportamenti aggressivi.

Il fenomeno riguarda individui di diversa provenienza — italiani, europei, non europei — e non può essere ridotto a categorie rigide. A cambiare, piuttosto, è il tessuto sociale complessivo: mobilità più intensa, concentrazione di flussi turistici, precarietà economica, insediamenti spontanei nelle periferie, carenza di politiche giovanili e di prevenzione.

Molti residenti delle città d’arte segnalano un crescente senso di abbandono: strade sporche, scarsa illuminazione, trasporto notturno insufficiente, chiusura di attività tradizionali sostituite da locali mordi-e-fuggi. La sicurezza, spesso, è figlia della cura del territorio e della presenza dello Stato, non solo della repressione dei reati.

La crisi del modello turistico e i segnali di calo

Nonostante gli annunci trionfali e alcune stagioni positive, negli ultimi due anni si osservano indicatori preoccupanti:

  • diminuzione dei pernottamenti di turisti extraeuropei in diverse città d’arte;
  • accorciamento della durata media dei soggiorni;
  • preferenza per mete alternative ritenute più vivibili e meno affollate;
  • crescita del turismo domestico e di prossimità, ma non sufficiente a compensare i cali internazionali.

Secondo molti operatori del settore, il problema non è solo economico o geopolitico: la qualità dell’esperienza urbana è diventata un fattore decisivo. Città percepite come caotiche, sporche, poco sicure, o vittime dell’overtourism mal gestito, perdono progressivamente attrattività rispetto a destinazioni più moderne, ordinate e attente al benessere dei visitatori.

Il turismo del futuro non cerca soltanto musei e monumenti: cerca vivibilità.

Cultura, sicurezza e gestione degli spazi pubblici

Le città d’arte vivono un delicato equilibrio tra dimensione culturale e vita quotidiana. Dove aumenta il degrado o la conflittualità sociale, anche i luoghi più suggestivi perdono valore. Le baby gang nelle stazioni, le risse nelle piazze storiche, gli atti vandalici nei pressi dei monumenti non colpiscono solo i residenti, ma alimentano un’immagine negativa all’estero.

Non è un caso che molte amministrazioni stiano lavorando a:

  • potenziamento delle pattuglie di prossimità;
  • videosorveglianza intelligente;
  • rigenerazione degli spazi pubblici;
  • riduzione degli affitti brevi nelle zone più delicate;
  • piani di sicurezza integrata con polizia locale, scuole, associazioni, servizi sociali.

Perché sicurezza non significa militarizzazione, ma presenza, prevenzione e inclusione.

Giovani e disagio: un nodo non più rinviabile

Il tema delle baby gang, in particolare, ha dimensioni culturali profonde: famiglie fragili, scuole che faticano a intercettare il disagio, comunità che si sgretolano, modelli sociali distorti, attrazione verso la violenza spettacolarizzata sui social. Le bande giovanili non sono il frutto di una sola origine o provenienza, ma di un sistema sociale che ha perso punti di riferimento.

Contrastarle significa:

  • investire nelle politiche educative;
  • creare spazi di aggregazione sani;
  • offrire alternative concrete;
  • lavorare con le famiglie;
  • rafforzare il ruolo degli adulti nella comunità.

Non si tratta di buonismo, ma di ridurre la criminalità alla radice.

Un’Italia a rischio… o in trasformazione?

Dire che “l’Italia è a rischio” è una semplificazione, ma ignorare i segnali sarebbe irresponsabile. Il Paese non è più quello del turismo infinito e garantito: oggi ogni destinazione è in competizione globale, e la credibilità di una città si misura nella sua capacità di essere:

  • sicura,
  • accogliente,
  • pulita,
  • ben governata,
  • moderna,
  • rispettosa dei residenti.

La sfida non è soltanto combattere la criminalità, ma ricostruire fiducia.

Rilanciare il turismo passa dalla qualità della vita

Per invertire il calo del turismo internazionale non bastano campagne promozionali: servono città vivibili, infrastrutture efficienti, trasporti competitivi, quartieri sicuri, servizi moderni. Serve soprattutto una visione che superi la logica del “tutto per il turista” e riporti al centro i residenti.

Una città che funziona per chi ci abita, funziona anche per chi la visita.

Conclusione

L’Italia resta uno dei Paesi più ricchi di arte, storia e bellezza, ma la bellezza da sola non basta. Perché le città d’arte tornino a essere il motore del turismo mondiale, occorre affrontare con coraggio i nodi della sicurezza urbana, del disagio giovanile, della qualità degli spazi pubblici e della sostenibilità del modello turistico.

Solo così si potrà trasformare l’attuale fase di incertezza in un’occasione di rinascita.

Tutte l’opinioni versati nel sito correspondono solo a chi la manifesta. Non e necessariamente l’opinione della Direzione

Deja una respuesta

Tu dirección de correo electrónico no será publicada. Los campos obligatorios están marcados con *