Ufficio Stampa 10/12/2025
Dopo 20 anni, l’opera torna di nuovo in scena a Verona dal 14 al 21 dicembre
ERNANI, LA RIVOLUZIONE ROMANTICA DI VERDI
CHIUDE LA STAGIONE LIRICA 2025 AL TEATRO FILARMONICO
Dal dramma romantico di Hugo, la prima opera “di eroi” per Verdi. Poli, Maslova, Enkhbat, Kowaljow, Lardizzone: un prestigioso cast internazionale dà vita per quattro sere al nobile bandito d’Aragona, al suo amore per Elvira, al suo conflitto con il potere e l’onore. Paolo Arrivabeni debutta alla guida dei complessi artistici areniani nel nuovo spettacolo firmato dal premiato Stefano Poda.
Giovedì 11 dicembre alle 18, nella Sala Veranda dell’Accademia Filarmonica, lo scrittore e critico musicale Alberto Mattioli presenta l’opera in un incontro aperto al pubblico
ERNANI
di Giuseppe Verdi
domenica 14 dicembre ore 15.30
mercoledì 17 dicembre ore 19.00
venerdì 19 dicembre ore 20.00
domenica 21 dicembre ore 15.30
Teatro Filarmonico di Verona
Un nuovo allestimento di Ernani debutterà domenica 14 dicembre al Teatro Filarmonico di Verona e chiuderà la Stagione Lirica 2025. Orchestra Coro e Tecnici di Fondazione Arena daranno vita all’opera giovanile di Verdi, la più romantica ed eroica, con il nobile bandito creato da Victor Hugo che già aveva sovvertito le regole del teatro francese. Il premiato Stefano Poda, autore dell’areniana Aida ‘di cristallo’ e del più recente Nabucco, debutterà nel titolo mettendo in scena i conflitti e le passioni dei personaggi verdiani in un confronto eterno tra passato e futuro. Un titolo che mancava da vent’anni a Verona.
In scena una prestigiosa compagnia di canto già apprezzata sui maggiori palcoscenici del mondo: nel ruolo del titolo si alterneranno i tenori Antonio Poli (14, 19 e 21 dicembre) e Paolo Lardizzone (17 dicembre), all’esordio al Teatro Filarmonico come Elvira, che a sarà interpretata dal soprano Olga Maslova. Carlo avrà voce e corpo del baritono Amartuvshin Enkhbat e Silva del basso Vitalij Kowaljow. Nei ruoli di fianco anche Elisabetta Zizzo (Giovanna), Saverio Fiore (Don Riccardo), Gabriele Sagona (Jago). L’Orchestra di Fondazione Arena e il Coro preparato da Roberto Gabbiani saranno diretti da Paolo Arrivabeni, applaudito maestro all’atteso debutto veronese, nell’edizione critica dell’opera per la prima volta al Filarmonico. Repliche il 17, 19 e 21 dicembre.
Eroico e belcantistico, lirico e battagliero, amatissimo dalle grandi voci e tale da infuocare i loggioni di tutta Italia, Ernani è ancora oggi un titolo sfuggente alle etichette. “È l’opera più perfetta delle minori o la meno innovativa delle maggiori?” si chiede Angelo Foletto nel nuovo programma di sala (disponibile dal 14 dicembre anche con testi di Alberto Mattioli, Giorgio Gualerzi e Stefano Poda). Ernani è la quinta opera del catalogo verdiano, la prima scritta per un teatro che non fosse la Scala milanese: la commissione al trentenne Verdi arrivò dalla veneziana Fenice e favorì l’incontro col quasi coetaneo Francesco Maria Piave, all’epoca direttore degli spettacoli e librettista poco più che debuttante. Ne nacque (dopo lunga trattativa per il cast) l’iper-romantico Ernani, che esordì il 9 marzo 1844, e una lunga collaborazione, fra tirannide e amicizia, per alcuni dei maggiori capolavori di sempre, tra cui Macbeth, La Traviata, Rigoletto. Un’opera che continuò a circolare anche nei decenni successivi in tutto il mondo accanto ai titoli più maturi, conquistando le maggiori voci del Novecento, tenorili in primis, e che a Verona trionferà nel 1972 con un leggendario allestimento areniano con Corelli, Ligabue, Cappuccilli e Raimondi. Anche al Teatro Filarmonico, nell’ultimo mezzo secolo, una volta sola vent’anni fa. Ed ora, con grandi voci del panorama internazionale, torna in scena con una nuovissima produzione di Fondazione Arena curata in ogni aspetto da Stefano Poda.
La trama in breve. Spagna 1519. L’anziano Ruy Gomez de Silva sta per sposare la giovane nipote Elvira, la quale però ama, ricambiata, Ernani, nobile decaduto e da anni guida di un gruppo di banditi. Della bella e coraggiosa donna è innamorato anche il re di Spagna, acerrimo nemico della famiglia di Ernani: Carlo d’Asburgo, che approfitta del suo potere per rapire Elvira. Silva ed Ernani si coalizzano contro l’ingiustizia subìta, ad un patto: il prezzo è la testa di Ernani che, per onore, lo stesso bandito offre al vecchio nobile. Ad Aquisgrana, mentre diversi congiurati tramano contro di lui, Carlo è nominato imperatore del Sacro Romano Impero. La sua clemenza permette a Elvira ed Ernani di coronare il loro amore. Ma arriverà il momento di onorare il patto di sangue.
Con Ernani Verdi sperimentò una nuova drammaturgia: in primo piano non sono più i grandi affreschi corali di Nabucco o I Lombardi, pur presenti, ma iconiche figure singole, i forti personaggi dalla vocalità precisa che diventeranno archetipi del grande melodramma romantico. Il tenore-eroe, il soprano angelicato ma impavido, il baritono-rivale, il basso simbolo di maturità e potere. Tutto questo è il mezzo per un soggetto vigoroso, in cui l’azione scorre precipitosa, quasi brutale, nel suo avvicendarsi di agnizioni, promesse, duelli, irruzioni (anche collettive, come il celeberrimo coro dei congiurati Si ridesti il Leon di Castiglia), e la ricca vena melodica di Verdi si inserisce personalmente in una lunga tradizione operistica che affonda le radici nel Belcanto. Per questo, e per la prassi esecutiva del Novecento, è sempre stato arduo definire la vocalità dei protagonisti, a cominciare dal tenore.
Il nuovo spettacolo, dal forte impatto simbolico, coinvolgerà diversi mimi e figuranti, con nuove sfide per i Tecnici areniani. A firmane regia, scene, costumi, luci e movimenti è Stefano Poda, già Premio Abbiati 2024 per il miglior spettacolo d’opera, creatore in Arena dell’Aida “di cristallo” e dell’ultimo Nabucco “atomico”, con l’assistenza di Paolo Giani Cei. Una collaborazione con l’Opera National Capitole Toulouse che ha contribuito per le scene e con il Teatro Regio di Torino per i costumi. Dopo la prima, l’opera replica mercoledì 19 dicembre alle 19, venerdì 21 dicembre alle 20 e domenica 23 dicembre alle 15.30.
A gennaio prenderà il via la nuova Stagione artistica del Teatro Filarmonico, con sette titoli tra opera e balletto e otto appuntamenti sinfonici in doppia data: in vendita nuovi abbonamenti, speciali carnet e biglietti per ogni spettacolo. Biglietti disponibili sul sitohttps://www.arena.it/it/teatro-filarmonico, alle biglietterie di via Dietro Anfiteatro e di via Roma.
BCC Veneta si conferma main sponsor della Stagione Artistica di Fondazione Arena al Teatro Filarmonico.
INCONTRO DI APPROFONDIMENTO APERTO AL PUBBLICO
Un’opera da riscoprire nel repertorio verdiano meno frequentato ma da sempre molto amato: giovedì 11 dicembre alle 18, nella prestigiosa Sala Veranda dell’Accademia Filarmonica di Verona (via Mutilati 4), lo scrittore e critico musicale Alberto Mattioli presenterà Ernani in un incontro gratuito aperto al pubblico. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
Anche per la Stagione 2026 Fondazione Arena conferma gli incontri gratuiti di approfondimento, il giovedì prima del debutto di ogni opera, con grandi nomi della critica musicale nazionale in collaborazione con l’Accademia Filarmonica di Verona.
APPUNTAMENTI PER GIOVANI E STUDENTI
La programmazione 2025-2026 di Arena Young comprende spettacoli, incontri e iniziative per bambini, studenti, famiglie, personale di scuole, università, accademie: si comincia con l’Anteprima riservata a studenti e giovani, che potranno assistere alla prova generale di venerdì 12 dicembre alle ore 16, preceduta da una presentazione dedicata alle ore 14.30.
Per la rassegna Andiamo a teatro, il mondo della scuola potrà partecipare alle rappresentazioni infra-settimanali al Filarmonico con uno speciale Preludio un’ora prima dello spettacolo: un’introduzione alla trama, ai personaggi e al linguaggio del teatro in musica, a cura di Fondazione Arena, nella prestigiosa Sala Maffeiana, mercoledì 17 dicembre alle ore 18 e venerdì 19 dicembre alle ore 19.
Info e prenotazioni: Didattica Cultura e Promozione scuola@arenadiverona.it – tel. 045 8051 933 / 984
BIGLIETTERIE ARENA DI VERONA
Via Dietro Anfiteatro 6/b
Aperta da lunedì a venerdì (10.30 – 16.00)
sabato (09.15 – 12.45)
chiusa la domenica
Via Roma 1
Aperta martedì, giovedì e sabato (10.00 – 18.00)
mercoledì e venerdì (13.00 – 20.00)
domenica (12.00 – 15.30)
chiusa il lunedì
Call center (+39) 045 8005151
Punti vendita TicketOne.it
informazioni
Ufficio Stampa Fondazione Arena di Verona
Via Roma 7/D, 37121 Verona
tel. (+39) 045 805.1861-1905-1891-1939-1847
ufficio.stampa@arenadiverona.it – www.arena.it
Domenica 14 dicembre ore 15.30 turno A
Mercoledì 17 dicembre ore 19.00 turno C
Venerdì 19 dicembre ore 20.00 turno D
Domenica 21 dicembre ore 15.30 turno B
ERNANI
Dramma lirico in quattro atti di Giuseppe Verdi
Libretto di Francesco Maria Piave dal dramma Hernani di Victor Hugo
Edizione critica a cura di Claudio Gallico edita da Casa Ricordi, Milano,
in collaborazione con The University of Chicago Press, Chicago
Direttore Paolo Arrivabeni
Regia, scene, costumi, luci Stefano Poda
Assistente a regia, scene, costumi, luci Paolo Giani Cei
Ernani Antonio Poli 14, 19, 21/12
Paolo Lardizzone 17/12
Elvira Olga Maslova
Don Carlo d’Asburgo Amartuvshin Enkhbat
Don Ruy Gomez de Silva Vitalij Kowaljow
Giovanna Elisabetta Zizzo
Don Riccardo Saverio Fiore
Jago Gabriele Sagona
Orchestra, Coro e Tecnici di Fondazione Arena di Verona
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Direttore Allestimenti Scenici Michele Olcese
Nuovo allestimento di Fondazione Arena di Verona
Tempi di spettacolo: Atti I e II 85’ circa – intervallo – Atti III e IV 50’ circa
Ernani
Note di regia
di Stefano Poda
Approcciandosi ad un titolo singolare come Ernani bisogna interrogarsi profondamente sul senso dell’arte lirica: il confronto (e il contrasto) con l’omonimo testo di prosa getta una luce molto suggestiva su cosa sia il melodramma in quanto tale.
La cosiddetta “Battaglia di Hernani” si svolse a Parigi nel 1830, alla Comédie-Française, e non fu una contesa in senso metaforico, ma un vero scontro quotidiano lungo tutte le recite del dramma, fatto di urla, fischi, applausi organizzati, cori, gesti ostili e un livello di tensione politica e culturale che oggi è molto difficile immaginare in un teatro. Victor Hugo da un lato, ventisettenne, contro le convenzioni del classicismo e dell’accademia dall’altro: gli antichi contro i moderni. Prima ancora del debutto, la città era già in fermento. I giovani artisti romantici, che vedevano nell’opera di Hugo una svolta epocale, si organizzarono come un vero corpo militare, dandosi perfino parole d’ordine per riconoscersi. Dall’altra parte c’erano i classicisti, molti dei quali frequentatori abituali del teatro, legati all’estetica tradizionale e convinti che il testo di Hugo fosse una minaccia all’ordine della lingua e della drammaturgia.
La prima rappresentazione del 25 febbraio 1830 si rivelò immediatamente turbolenta, ma ogni serata successiva si ripeté lo stesso rituale: i romantici arrivavano presto per occupare la platea, i classicisti tentavano di reagire, e lo spettacolo si trasformava sistematicamente in una contesa. Ci furono risse, interventi della polizia, lettere infuocate sui giornali e perfino tentativi di sabotaggio del testo. Alla fine, Hernani risultò vincitore, perché aveva imposto una nuova sensibilità: Hugo introdusse anche novità registiche sorprendenti per l’epoca, quali per esempio evitare di recitare sempre alla ribalta guardando il pubblico, oppure cominciare a considerare gli oggetti di scena non solo come uno sfondo da ignorare. La battaglia segnò una svolta estetica che avrebbe influenzato profondamente la scenografia, il linguaggio scenico e la libertà drammatica per decenni.
Cosa rimane di questo fermento nel titolo verdiano (1844), andato in scena quattordici anni dopo l’Hernani parigino?
Benché Verdi fosse un grande innovatore, dotato di intuizioni geniali, in questo frangente il senso di rottura col passato si scolora completamente per tutta una serie di ragioni – anche a causa di vicissitudini italiche quali la censura. L’esito è che questo dramma verdiano risulta solido, squadrato, poco politico, rassicurante, imbevuto di tutte le convenzioni fondamentali per il genere operistico. Passando dalla prosa alla lirica, il bandito Ernani perde il suo spirito rivoluzionario e ne trova uno pienamente artistico, puramente poetico. Questo dimostra nuovamente l’essenza dell’opera lirica: essa non è – e non sarà mai – equiparabile a nessun’altra forma di espressione, perché è l’unica a viaggiare sul binario della musica. Nell’opera non si parla, si canta, e i tempi non coincidono mai con quelli della vita reale. Si ha quindi una forma di espressione che non è politica, non è solo drammaturgia, non è oggi televisione, non è meditazione, non è intrattenimento, non è cinema, non è racconto, non è svago, non è filosofia: è forse una sintesi di ognuno di questi registri, e sbaglia chi voglia cercare di isolarne e risaltarne uno in particolare.
L’occasione di mettere in scena Ernani è quindi quella di riportare quei fermenti storici e teatrali sul palcoscenico, ma in chiave operistica, non solamente intellettuale. Antico contro moderno è un simbolo eterno di ogni creazione artistica. Verdi stesso fu sempre modernissimo anche quando la sua arte era ancora primitiva, divenne poi giovanissimo proprio da vecchio con Otello e Falstaff.
Il palcoscenico sarà quindi diviso in due mondi: un bassofondo di rovine, materico, organico, abbandonato al suo passato, eppure luminoso. Di contro ad uno spazio astratto, inesplorato, tecnologico, moderno però oscuro: quello dell’innovazione, che apre porte sconosciute. Innovazione tanto cara sia a Hugo che a Verdi, così cara anche ai giorni nostri, eppure così inafferrabile nel suo rapporto col passato. Il linguaggio scenico sarà quello proprio dell’opera quando prova a rompere le barriere tra le discipline: danza, movimento, un ritmo che non è quello della vita sveglia.
Diversamente dall’esito dell’Hernani francese, la battaglia non si concluderà con un vincitore netto: il grande insegnamento dell’opera lirica è infatti la sintesi fra gli opposti, la tensione fra gli estremi che si appiana solo grazie al mistero dell’arte. Il teatro di prosa crea l’emozione attraverso meccanismi quali il concetto, il rapporto causa-effetto, l’intelligenza, tutti originati dalla potenza del testo: il teatro musicale vive di irrazionale, di subconscio, di meraviglia, tutti procedimenti che nascono dal dionisiaco della musica. Su queste basi deve fondarsi e rifondarsi la crescita del genere operistico in quanto tale, arte libera da ogni condizionamento accidentale.
Verdi risolse a suo modo la battaglia d’Ernani, sviluppando la sua propria rivoluzione che fu ben più sottile di quella roboante d’Oltralpe, ma non per questo men duratura: la solidificazione progressiva di un genere universale, popolare, destinato a durare ed anzi a travalicare ogni confine. Allo stesso modo, questa messa in scena cercherà di mostrare l’eterno conflitto fra antico e moderno non con un racconto parziale, dominato dall’intelligenza, ma con una visione distaccata, artistica, in un’ottica di sintesi, di processo instancabile dell’uomo. La morte di Ernani, alla fine del dramma, vista come il passaggio obbligato fra una fase e l’altra, ma senza escludere un ritorno e un recupero di tutto quanto detto prima.
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