| Carlo Di Stanislao |
»L’India non è solo un paese, ma un continente di anime che cercano la propria strada in un mondo che cambia.»
— Mahatma Gandhi
Un risveglio geopolitico necessario
Per decenni, il rapporto commerciale tra l’Unione Europea e l’India è rimasto in una sorta di stasi diplomatica. Mentre la Cina diventava la fabbrica del mondo, Bruxelles e Nuova Delhi si guardavano con reciproca diffidenza, bloccate da tecnicismi burocratici e visioni protezionistiche contrapposte. Tuttavia, la giornata di oggi, ventisette gennaio duemilaventisei, segna un punto di non ritorno: la firma ufficiale apposta a Nuova Delhi trasforma quello che era un desiderio economico in una realtà politica concreta.
L’accordo di libero scambio siglato dai vertici europei e dal governo indiano non è solo una lista di dazi da abbattere; è una risposta strategica alla frammentazione delle catene di approvvigionamento globali e alle crescenti tensioni commerciali. Ma ora che la firma è stata finalmente apposta, la domanda sorge spontanea: questo trattato riuscirà a superare lo scoglio della ratifica parlamentare o seguirà il destino travagliato del Mercosur, l’intesa con l’America Latina rimasta bloccata per anni nei corridoi del potere?
I pilastri dell’accordo e cosa c’è sul tavolo
L’intesa firmata oggi mira a creare la più grande zona di libero scambio del pianeta, collegando il mercato unico europeo con il gigante demografico indiano. Un punto cardine riguarda la stabilità delle forniture: l’Europa cerca nel sistema produttivo indiano un’alternativa sicura per la produzione di semiconduttori, principi attivi farmaceutici e componenti tecnologiche avanzate. L’India ha accettato di ridurre drasticamente i dazi sulle auto europee e su prodotti agricoli di eccellenza, mentre l’Europa ha garantito percorsi agevolati per i servizi digitali.
Parallelamente, la transizione energetica gioca un ruolo fondamentale. L’India necessita del know-how europeo per i propri obiettivi climatici, mentre l’Europa vede nell’India un partner privilegiato per lo sviluppo dell’idrogeno verde e delle tecnologie solari. L’accordo stabilisce standard di sostenibilità che, pur essendo ambiziosi, hanno trovato un punto di equilibrio tra le richieste di Bruxelles e le necessità di sviluppo industriale di Nuova Delhi.
Il fantasma del Mercosur e il nodo della ratifica
Nonostante la firma solenne di oggi, la strada non è finita: il trattato dovrà ora essere approvato dal Parlamento Europeo. Il paragone con il Mercosur sorge proprio qui. L’accordo con il blocco sudamericano è rimasto congelato per anni proprio nella fase successiva alla firma, a causa di preoccupazioni ambientali legate alla deforestazione e alle forti resistenze delle lobby agricole europee, preoccupate dalla concorrenza sleale sui prezzi.
A differenza del Mercosur, l’India non è un gigante esclusivamente agricolo che minaccia direttamente la produzione alimentare del Vecchio Continente. L’economia indiana è fortemente orientata ai servizi e alla manifattura industriale di precisione. Questo riduce l’attrito con gli agricoltori europei, che sono stati i principali oppositori dell’accordo latinoamericano. Inoltre, l’urgenza geopolitica attuale, dettata dalla necessità di partner stabili nell’area asiatica, conferisce al processo di ratifica una spinta politica che al Mercosur è sempre mancata.
Le posizioni dei gruppi politici e le insidie parlamentari
Il dibattito a Strasburgo non sarà una semplice formalità. I principali partiti di centro e i liberali sono i più grandi sostenitori dell’intesa, definendola vitale per la competitività delle imprese europee e per la diversificazione strategica delle risorse. Per loro, l’accordo è una boccata d’ossigeno necessaria per settori manifatturieri in difficoltà.
Tuttavia, altre fazioni mantengono una posizione di cauta apertura o aperta critica. Alcuni gruppi chiederanno garanzie ferree sul rispetto dei diritti dei lavoratori e sulla protezione della proprietà intellettuale, specialmente per quanto riguarda l’accesso ai farmaci salvavita. Altri sollevano dubbi sulle esenzioni chieste dall’India rispetto alle regole climatiche europee, come le tasse sulle emissioni. Il successo della ratifica dipenderà dalla capacità della diplomazia di spiegare che queste norme sono opportunità di crescita comune e non semplici ostacoli burocratici.
Perché questa volta finirà diversamente
Il destino di questo accordo non sembra destinato a ricalcare il fallimento sudamericano per una ragione fondamentale: il radicale mutamento del paradigma globale tra il passato e il presente. Se l’accordo con il Mercosur era il prodotto di un’epoca di globalizzazione senza confini, l’intesa con l’India nasce sotto la pressione della necessità di autonomia strategica.
L’India ha compreso che per sostenere la propria crescita ha bisogno di partner tecnologici trasparenti, mentre l’Europa ha capito che non può più permettersi di dipendere da un unico fornitore asiatico per i beni essenziali. Mentre il Mercosur è rimasto vittima di dinamiche del passato, il trattato con l’India si muove sui binari della sicurezza economica e della cooperazione tra democrazie.
Conclusioni verso una nuova era
La firma di oggi a Nuova Delhi non è il traguardo, ma l’inizio di una nuova fase istituzionale. Mentre l’accordo con l’America Latina si è arenato su conflitti d’interesse agricoli e ambientali insanabili, l’intesa Ue-India poggia su una visione industriale e tecnologica condivisa. Ci saranno certamente dibattiti accesi nei prossimi mesi e il Parlamento Europeo chiederà garanzie precise su diritti e ambiente.
Se le istituzioni riusciranno a mantenere questa visione strategica, l’accordo diventerà l’asse portante di un nuovo ordine mondiale multipolare. La vera sfida non è più stabilire se l’intesa sia possibile, ma quanto velocemente la politica europea saprà ratificare un patto che è ormai vitale per la sua stessa resilienza economica. L’ombra del Mercosur serve da monito, ma la determinazione vista oggi a Nuova Delhi indica una rotta ben diversa.
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