Domenico Maceri
“Bovino è bravo ma è un tipo esagerato… forse non funzionava lì”. Con queste parole in un’intervista alla Fox News Donald Trump ha spiegato la rimozione di Greg Bovino, capo della Polizia di Frontiera, dalla dirigenza delle forze di immigrazione a Minneapolis, dopo le recenti uccisioni di Renée Goodman e Alex Pretti.
I due casi tragici, specialmente il secondo, hanno precipitato la situazione e Trump è stato costretto a fare una leggera marcia indietro inviando Tom Homan, “zar delle frontiere” nel Minnesota per ricalibrare l’approccio nei comportamenti dell’aggressività di Ice, la Immigration and Customs Enforcement, e gli agenti della polizia di frontiera che stanno operando a Minneapolis.
L’uccisione del poeta Renée Good aveva sconvolto l’America ma è stata quella dell’infermiere Pretti che ha fatto traboccare il vaso e costretto Trump a una reazione. Si tratta però di una mossa cosmetica poiché Homan, che era stato messo da parte, non rappresenta un’ideologia diversa da quella di Bovino, Stephen Miller o Kristi Noem. Oltre alle esagerazioni di Bovino, anche Miller, vice capo di gabinetto di Trump e considerato da alcuni il suo primo ministro, e Noem, Segretario della Homeland Security, hanno esagerato con le loro dichiarazioni completamente false, in particolar modo su Pretti.
Solo tre ore dopo la notizia della morte di Pretti, Miller ha descritto la vittima come “un assassino” che cercava di “uccidere agenti federali”. La Noem ha anche lei usato linguaggio simile asserendo che si trattava di un “terrorista” che aveva attaccato agenti con un’arma da fuoco. Pretti aveva una pistola con sé ma non l’ha mai impugnata. Infatti, fu aggredito da parecchi agenti e immobilizzato, e non si capisce perché due di loro hanno sparato dieci pallottole su un individuo che era completamente sotto il loro controllo.
Le dichiarazioni di Miller e Noem non sono atipiche e riflettono quelle di Trump che spesso spara falsità senza avere nessuna prova. Difatti Ambedue Miller e Noem non fanno altro che usare un linguaggio simile che riflette l’ideologia del loro capo. In questo caso però i tantissimi video disponibili hanno completamente smentito le loro sparate. A differenza delle spropositate esagerazioni sui migranti che sono tutti criminali, le due vittime di Minneapolis sono due americani—un poeta e un infermiere. La falsa narrazione di Miller e Noem si è persino scontrata con la Fox News ed è stata anche contrastata da alcuni leader del Partito Repubblicano che tipicamente rimane silenzioso. Il senatore repubblicano Thom Tillis del North Carolina ha anche detto che Noem è incompetente e dovrebbe dimettersi. I leader del Partito Democratico stanno considerando seriamente di introdurre una mozione alla Camera per l’impeachment di Noem.
Miller, l’architetto della politica anti-migranti di Trump, ha però fatto qualcosa di inaspettato. Non ha ammesso di avere sbagliato ma ha fatto un passo indietro, asserendo che il protocollo dell’Ice e del Dipartimento della Frontiera non è stato osservato. Infatti, a differenza del caso di Good dove nessuna inchiesta è stata fatta per accertare la verità, nel caso di Pretti l’Office of Professional Responsibility del Dipartimento della Frontiera ha elaborato un rapporto preliminare che ha inviato alla Camera. I due agenti che hanno sparato non sono stati considerati colpevoli ma sono stati dispensati dai loro compiti e lavoreranno in ufficio.
Trump si è incontrato con Noem alla Casa Bianca per due ore senza Miller. Il presidente continua ad asserire di avere fiducia nel Segretario di Homeland Security ma appare evidente che il caso ha sfociato alla ricerca di capri espiatori che oltre ai due agenti potrebbero includere, oltre a Bovino, anche la Noem. Sembra impensabile però che il fedelissimo Miller ne farà le spese anche se lui è quello che ha ideato la strategia della deportazione di massa. Si tratta infatti della sua veemenza per aumentare il numero di arresti che vorrebbe raggiungere 3000 unità al giorno che ha spinto l’Ice ad aumentare la sua aggressività.
In uno strano modo Trump sta cercando di deportare più individui di quelli espulsi da Barack Obama che era stato etichettato dalla sinistra “deporter-in-chief”. Obama deportò 3 milioni di migranti dal 2009 al 2017 ma fece anche degli sforzi per trovare un accordo sulla riforma dell’immigrazione. Trump, invece, vede i migranti semplicemente come criminali, qualcosa da cui gli americani hanno iniziato a prendere le distanze. Un editoriale del Wall Street Journal ci informa che dei migranti deportati da Trump solo il 5 percento aveva commesso un reato mentre il 73 percento non era reo di nulla. Inoltre un sondaggio del New York Times/Siena University ci dice che le tattiche di Ice sono state esagerate (61 percento) e che il 58 percento disapprova la politica di Trump sull’immigrazione.
Cambiare da Bovino a Homan non rappresenta una svolta perché lo “zar delle frontiere” ha idee molto simili che riflettono quelle del presidente. Come ha detto Noemi in una dichiarazione al giornale Axios tutto ciò che lei “ha fatto è stato sotto la direzione del presidente e di Stephen Miller”. Il problema fondamentale rimane: l’incapacità dell’amministrazione Trump di vedere i migranti come essere umani.
Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.
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