Pierfranco Bruni
Metafisica e relativismo. Possono avere una relazione e inttecciarsi non solo in termini filosofici ma anche esistenziali? È un interrogativo che occupa gran parte dello spazio del Pensiero che ha cercato di superare le Idee singole.
Su questo interrogativo Dario Antiseri, scomparso il 12 febbraio a Terni, ha sviluppato un suo ragionamento che lo ha portato a una conclusione religiosa. Ovvero il cristianesimo non può disfarsi da ciò che viene considerato relativismo.
Una contraddizione di fondo soprattutto nel momento in cui affronta autori come Pascal e Kierkegaard. Il dubbio e l’inquietudine. Pascal vince il dubbio con la ragione sostituendola però con la fede. Kierkegaard attraversa l’angoscia trattandola come «malattia mortale» giungendo però all’inquieto dell’uomo che riesce ad andare oltre la disperazione perché non perde il contatto con quell’Essere figlio di Dio.
Dario Antiseri immette in questa visione la questione del relativo come incontro con una società in transizione e quindi la considera, con la lettura di Pepper, una «società aperta». Il mondo liberale delle società aperte deve fare i conti con il relativismo e con tutto ciò che la scienza consuma nella incertezza del certo.
Proprio discutendo di Popper e Lorenz afferma: «Vivere è imparare. La scienza si evolve in maniera darwiniana: attraverso tentativi di errori». Siamo però al sistema dell’evolizionismo. Cosa ha a che fare con il cristianesimo? Ritorna l’interrogativo per il quale nasce quel confronto tra metafisica e relativismo.
Il punto è proprio qui. Perché sono due «fenomeni» che non dovrebbero incontrarsi. Non ci sino radici che possano legarli. Antiseri «gioca» proprio sull’equivoco partendo appunto da Popper che però non è hegeliano e tanto meno aborra il marxismo. Dirà ancora: «È dall’hegelismo, sostiene Popper, che scaturiscono gli aspetti peggiori del marxismo; vale a dire lo storicismo e il totalitarismo. Non solo Hegel, ma anche Marx è un falso profeta».
Non tanto il totalitarismo ma lo storicismo comunque potrebbe essere una chiave del relativismo. Il cristianesimo non ha storicismo nella sua eredità e nella sua identità eppure Antiseri si dice e si considera cristiano. Oltre Platone stesso perché è considerato da Popper un filosofo del totalitarismo.
Si serve di questa logica aprendosi sempre a Popper: «In stretta connessione con l’idea di razionalità, intesa quale atteggiamento critico, Popper ha elaborato la teoria della società aperta. Critico dello storicismo, cioè della pretesa che si possano cogliere le leggi che guiderebbero l’intera storia umana, Popper ha avversato l’olismo (vale a dire l’idea che si possa conoscere la società nella sua totalità) e l’utopismo (l’idea che si possa mutare la società nella sua totalità, secondo un piano intenzionale)».
Allora può essere tutto «intenzionale» ma non «reale». Ma la filosofia non cerca il reale ma il presupposto del vero. L’interrogativo iniziale resta senza risposta perché il vero è solo fittizio? Il fattore che resta peculiare e speculare è che le società aperte non dovrebbero basarsi sulla tradizione ma sull’esperienza: «La vita si capisce con la vita. La vita passata si comprende attraverso la vita presente: è l»esperienza’ presente a rendere attuali le esperienze del passato, a dare sangue alle ombre, a farle rivivere».
In fondo l’esperienza è tale solo perché l’esperienza stessa è il risultato di ciò che si è già vissuto e il vissuto prima non è altro che il passato. Ma può essere considerato relativo questo cammino? Direi di no. Quindi Antiseri procede per provocazioni altrimenti non reggerebbe la sua posizione anti egheliana e quindi anche fenomenologica. Soprattutto se pone tra gli estremi, con al centro Popper, Pascal e Kierkegaard e il suo percorso francescano.
È chiaro che sul piano della dottrina sociale non c’è Dossetti bensì Luigi Sturzo. Si chiarisce in alcuni concetti che restano fondamentali: «‘Tu non puoi essere filosofo. Non puoi esserlo perché sei credente. Un cattolico non può essere filosofo’. Così mi disse un giorno Ugo Spirito. E questa è stata la pretesa della maggior parte dei movimenti filosofici più influenti del secolo che abbiamo appena alle spalle. È stata la presunzione di quegli idealisti per i quali la filosofia aveva tra i suoi compiti quello di portare a consapevolezza razionale contenuti incastonati nei ‘miti religiosi'».
Qui è appunto la profonda provocazione che pone in evidenza Antiseri proprio nel testo «Cristiano perché relativista, relativista perché cristiano». Infatti proprio per questo sottolinea che: «Il Cristianesimo è stato l’evento politico più importante dell’Occidente: per decreto religioso lo Stato non può essere tutto. La teocrazia, in questo modo, non fa parte del destino dell’Europa».
Si pone tale problema al cospetto Infatti di una Europa marcatamente laica e relativista. Quindi non si tratta di equivoco o contraddizione. Ma di una provocazione filosofica nella quale le società aperte sono il portato del liberalismo, dell’esperienza, della conoscenza ma non del relativismo. Tutto ciò è completamente tracciato nel momento in cui afferma che: «L’Europa è la sua storia. E questa storia non è la storia di un’idea che permette una sola tradizione, ma è la storia di una tradizione che permette le idee più diverse e azzardate». Dunque riprende in mano la questione della tradizione o delle tradizioni.
Tra i suoi testi si citano: «Perché la metafisica è necessaria per la scienza e dannosa per la fede» 1980 e 1991; «Liberi perché fallibili» 1995; «Trattato di metodologia delle scienze sociali», 1996; «Credere dopo la filosofia del secolo XX», 1999; «Karl Popper», 1999; «L’agonia dei partiti politici», 1999; «Epistemologia e didattica delle scienze» 2000; «Karl Popper. Protagonista del secolo XX», 2002; «Come leggere Kierkegaard», 2005; «Come leggere Pascal», 2005; «L’attualità del pensiero francescano. Risposte dal passato a domande del presente», 2008; «Contro Rothbard. Elogio dell’ermeneutica», 2011. Ha scritto, inoltre, libri con Giovanni Reale, Gianni Vattimo, Vittorio Ocone.
Dario Antiseri era nato a Foligno il 9 gennaio del 1940. Fervente paolino si era posto spesso la domande del perché l’uomo continua a credere e ad avere fede che ha poi costituito il titolo di un suo libro. Non ha smesso di discutere, oltre che su Popper, su Bobbio, Pascal, Kierkegaard, Weber, Scheler, Florenskij, Wittgenstein, Pareyson. Oltre la metafisica e il relativismo ha attraversato nella spiritualità di senso tutta la sua vita.
