Carlo Di Stanislao
«Chi troppo vuole nulla stringe.» – Carlo Goldoni
«Il coraggio è giusto quando serve alla verità.» – Barack Obama
Negli ultimi mesi, l’Italia sembra incarnare perfettamente il Pulcinella della politica internazionale, quel servitore di due padroni che tenta di compiacere tutti, ma finisce inevitabilmente tradito e marginalizzato. La recente assenza di Giorgia Meloni dal vertice di Monaco, giustificata con la presenza come ospite d’onore al summit africano in Etiopia, è il simbolo di una politica più teatrale che strategica. Da un lato, l’apparenza di un’Italia protagonista in Africa; dall’altro, stanziamenti ridicoli rispetto alle necessità concrete e totale assenza dai tavoli dove si definisce la sicurezza europea.
Francia e Germania: coesione e leadership
Parigi e Berlino stanno consolidando la loro influenza con decisioni coerenti e strategiche. La Francia, guidata da Macron, non solo coordina interventi militari in Africa e Medio Oriente, ma rafforza anche la propria leadership nell’Unione Europea. La Germania, pur con limiti storici, ha accelerato gli investimenti nella difesa e nel coordinamento industriale-militare.
In questo contesto, l’Italia appare marginale, incapace di definire una posizione autonoma: oscilla tra simbolismo africano e adesione a posizioni statunitensi senza incidere realmente. La foto in Etiopia non compensa l’assenza al vertice, e il rischio di perdere rilevanza nelle decisioni europee si concretizza ogni giorno di più.
Gran Bretagna e Spagna: autonomia in ascesa
Il Regno Unito, dopo gli anni convulsi del Brexit e della dipendenza da Trump, sembra ridefinire un proprio ruolo pragmatico. Londra non cerca più di apparire come pedina degli Stati Uniti, ma esercita autonomia strategica nelle questioni europee e transatlantiche.
La Spagna, pur riluttante a ulteriori spese militari, si allontana decisamente dalla logica trumpiana, dimostrando che la coerenza politica può prevalere sulla dipendenza simbolica dagli USA.
In confronto, l’Italia appare oscillante, incapace di difendere i propri interessi reali e di partecipare in modo incisivo ai processi decisionali europei. La coerenza degli altri paesi europei mette in luce la fragilità della politica estera italiana, spesso ridotta a gesti mediatici.
Paesi Frugali: disciplina e rafforzamento militare
Sorprendentemente, i cosiddetti Paesi Frugali, spesso criticati per la loro austerità, stanno investendo seriamente nelle proprie capacità militari. La loro strategia dimostra che la sicurezza europea non può essere delegata agli USA o a scelte simboliche di altri.
L’Italia, invece, continua a oscillare: da un lato promette fedeltà e allineamento agli Stati Uniti, dall’altro cerca di non irritare Bruxelles, finendo per apparire debole e inconsistenti su entrambi i fronti.
USA: alleanza simbolica, ingerenza reale
Sul fronte transatlantico, l’Italia cerca di mantenere l’appeal nei confronti di Washington. Ma l’alleanza simbolica con gli Stati Uniti rischia di diventare un boomerang. Trump è passato, il nuovo corso americano guarda più alla praticità che ai rituali. Restare troppo legati al simbolismo rischia di far apparire Roma come un partner poco credibile, pronto a eseguire ordini senza visione propria.
Conseguenze della marginalità italiana
L’Italia rischia di diventare un paese invisibile nel momento in cui si definiscono strategie militari, economiche e diplomatiche fondamentali per l’Europa. La politica simbolica in Etiopia e la retorica sull’allineamento americano non compensano la mancanza di concretezza.
Ucraina: Francia e Germania coordinano sostegno militare ed economico; l’Italia contribuisce sporadicamente, senza leadership reale.
Mediterraneo e Libia: interventi francesi e tedeschi strutturati, italiani episodici e mediatici.
Difesa europea: i Frugali rafforzano gli eserciti, l’Italia continua a promesse simboliche e stanziamenti ridicoli.
Conclusione: il Pulcinella della politica estera
Come insegna la commedia dell’arte, il Pulcinella servitore di due padroni finisce sempre punito: chi tenta di compiacere tutti senza una strategia chiara perde credibilità e influenza.
Oggi l’Italia è sospesa tra illusione di influenza e realtà di isolamento, tra simbolismo africano e assenza dai vertici europei. Le occasioni perdute si accumulano, la leadership politica vacilla e il ruolo internazionale si riduce a mera apparenza teatrale.
Se l’Italia non cambia rotta, rischia di restare perennemente marginale, spettatrice delle decisioni altrui, mentre il mondo politico europeo e transatlantico prosegue senza di lei, coerente, determinato e credibile.
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