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IL QUARTETTO PROMETEO

DEBUTTA AL XX FESTIVAL VERDI

CON IL QUARTETTO PER ARCHI IN MI MINORE

DI GIUSEPPE VERDI

Unica composizione per quartetto d’archi di Giuseppe Verdi,

sarà eseguita assieme alle trascrizioni per quartetto d’archi di brani

da Macbeth e da Un ballo in maschera di Angelo Mariani

e al Quartetto n.14 in do diesis minore op.131 di Ludwig van Beethoven

Teatro Regio di Parma

sabato 3 ottobre 2020, ore 20.00

A OGNUNO IL SUO VERDI

Il Quartetto Prometeo incontra il pubblico e racconta

il suo approccio all’opera da camera del Maestro

Palazzo del Governatore, Sala Mattioli

venerdì 2 ottobre 2020, ore 17.30

Il Quartetto Prometeo debutta al XX Festival Verdi, sabato 3 ottobre 2020, alle ore 20.00 al Teatro Regio di Parma con l’affascinante e impegnativo Quartetto per archi in minore di Giuseppe Verdi, unica composizione per quartetto d’archi da lui scritta nel 1873. Il brano è accostato, nella seconda parte del programma, all’imponente Quartetto n. 14, in do diesis minore, op. 131 di Ludwig van Beethoven che, significativamente, fu eseguito assieme al Quartetto di Giuseppe Verdi in occasione della sua prima esecuzione in Germania, a Monaco di Baviera, nel febbraio del 1877. L’introduzione del concerto è affidata alle trascrizioni per quartetto d’archi di Angelo Mariani, direttore d’orchestra, amico e celebre interprete di Giuseppe Verdi, di brani da Macbeth, il sibillino Preludio e, dal IV Atto, l’Introduzione e Coro dei profughi scozzesi “Patria oppressa” (trascritti da Mariani nel 1848) e da Un ballo in maschera, l’Invocazione di Ulrica, con scene diverse e finale dell’Atto I (trascritti da Mariani nel 1862).

Il concerto è preceduto, venerdì 2 ottobre alle ore 17.30, nella Sala Mattioli di Palazzo del Governatore dall’incontro a ingresso libero con il Quartetto Prometeo, in programma per Verdi Off nel ciclo A ognuno il suo Verdi, organizzato dal Servizio Biblioteche del Comune di Parma, che offre occasioni inedite per ascoltare i racconti e scoprire i libri e le musiche che accompagnano i percorsi di vita e professionali dei più grandi interpreti e studiosi di Giuseppe Verdi.

Formazione di quartetto italiana tra le più attive a livello internazionale, premiato con il Leone d’Argento alla Biennale Musica nel 2012, il Quartetto Prometeo si compone di Giulio Rovighi e Aldo Campagnari, violini, Danusha Waskiewicz alla viola e Francesco Dillon al violoncello, quattro personalità note al mondo musicale contemporaneo, ed è particolarmente apprezzato per la tenuta interpretativa e intellettuale delle sue esecuzioni, tanto nel repertorio tradizionale quanto in quello della musica del nostro tempo, e per l’empatia comunicativa nei confronti del pubblico.

Pur essendo all’apice della sua parabola creativa e, dopo Aida nel 1871, del suo successo, Giuseppe Verdi non scriverà alcuna opera tra gli anni ’70 e i primi anni ’80 dell’Ottocento. Sedici anni di silenzio, giustificati in parte dall’assenza di stimoli pragmatici e dal senso di disincanto provato per quella che gli apparve come una deriva del melodramma a livello europeo in direzione del “sinfonismo” germanico. Significativamente, questi anni furono interrotti dalla creazione della Messa da Requiem nel 1874, dedicata ad Alessandro Manzoni e, nel 1873, da quella del Quartetto per archi in mi minore, scritto quasi a dimostrazione che fosse possibile preservare uno stile e un gusto melodico italiano pur riallacciandosi, nella scelta della forma e del linguaggio, a un genere appartenente alla tradizione cameristica germanica, che si dimostrava quindi in grado di ospitare linguaggi diversi. Da qui, scrive lo storio della musica Giuseppe Martini: “[…] i profumi d’opera – non per incapacità di uscire da uno schema ma per offrire un’ironica occasione di dibattito su imitatori e nature culturali. Da qui la scrittura severa basata su un’unica cellula (lo spirito di Haydn!); da qui il brillante Prestissimo, con un trio a mo’ di canzoncina; da qui la fuga finale, così disarticolata e anti beethoveniana da doverla chiamare “scherzo””.

Un finale che è stato spesso accostato, nello spirito e per l’utilizzo della tecnica contrappuntistica adottata, al grandioso finale fugato di Falstaff, in cui si dice che “tutto nel mondo è burla”.

Giuseppe Verdi scrivendo al Sindaco cittadino negò il suo consenso alla presentazione del quartetto proprio a Parma, e più in generale ovunque, prima che fosse pubblicato nel 1876, nonostante le numerose richieste pervenute, motivandolo con l’ammissione che, dal suo punto di vista, l’opera era stata scritta “per semplice passatempo alcuni anni or sono a Napoli e che fu eseguito in casa mia alla presenza di poche persone che erano solite venire da me tutte le sere. Questo per dirle che non ho voluto dare nissuna importanza a quel pezzo e che non desidero almeno per il momento renderlo noto in nissuna maniera”. La prima esecuzione della composizione avvenne infatti nel 1876, anno della sua pubblicazione, alla Società del Quartetto di Milano, nata nel 1864 e votata fin da allora ad accogliere e promuovere a Milano, e di riflesso in tutte le “società” nascenti sul territorio italiano, la musica cameristica d’oltralpe e in particolare i Quartetti per archi di Ludwig van Beethoven.

Con una Fuga si apre quindi, viceversa, il Quartetto in do diesis minore op. 131, la più complessa, monumentale e grandiosa, e al contempo enigmatica composizione di Ludwig van Beethoven per quartetto d’archi. Scritta si direbbe quasi in reazione allo studio sulla dissociazione musicale condotto nel Quartetto op. 130, tra il 1825 e il 1826, l’opera è la più strettamente integrata di tutte le sue grandi composizioni, in cui i sette movimenti si incontrano continuamente, come non mai nella musica di Beethoven dando vita, nel rincorrersi di motivi e temi enfatici e inconfondibili, a una connessione indissolubile tra il primo e l’ultimo movimento.

Nel decennio tra la prima esecuzione di Macbeth a Firenze (1847) e quella di Un ballo in maschera (1959), alla vigilia del proliferare delle Società del quartetto e club vari di cameristica strumentale, il filone delle trascrizioni per quartetto d’archi di opere, come quelle che il direttore d’orchestra Angelo Mariani andava compiendo su alcuni titoli del suo amico venerato (e futuro nemico) Verdi, si dimostrava assai fortunato. Mariani amava Verdi, di cui divenne anche complice “politico”, come rilevano gli storici, in occasione di alcune storiche interpretazioni di Nabucco che suscitarono reazioni intimidatorie da parte della polizia austriaca, e amava anche i musicisti tedeschi. “A Genova, racconta ancora Giuseppe Martini, Mariani suonava Beethoven alla viola in quartetto e non sottovalutava quel lavoro di trascrizione («Ci vuole una conoscenza del quartetto profondissima, ci vuole un gusto finissimo nel saper scegliere i toni adatti per il maggior effetto di questi strumenti»): in ogni modo quello su Macbeth, Vespri e Un ballo in maschera lo discusse con Verdi, che ne fu soddisfatto e sul Ballo suggerì anche qualche ritocco”.

INFORMAZIONI AL PUBBLICO

I biglietti per gli spettacoli sono nominativi. L’acquisto può essere effettuato alla Biglietteria del Teatro Regio di Parma o sul sito teatroregioparma.it senza alcuna commissione aggiuntiva.

I biglietti acquistati sul sito del Teatro saranno inviati via email all’indirizzo fornito all’atto della prenotazione.

Per poter accedere alla sala sarà necessario stamparli o presentarsi muniti di dispositivo mobile su cui esibire la loro versione digitale, assieme a un documento di identità in corso di validità.

Ricordiamo di presentarsi al Teatro Regio con documento di identità valido e mascherina, senza i quali l’accesso non sarà consentito. La mascherina dovrà essere indossata correttamente coprendo naso e bocca per tutto il tempo dello spettacolo e in ognuno degli spazi del Teatro Regio (foyer, sala, toilette, gran caffè).

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Strada Giuseppe Garibaldi, 16/A 43121 Parma

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biglietteria@teatroregioparma.it

Orari di apertura: dal martedì al sabato ore 11.00-13.00 e 17.00-19.00 e un’ora precedente lo spettacolo

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I biglietti per tutti gli spettacoli sono disponibili anche su teatroregioparma.it. L’acquisto online non comporta alcuna commissione di servizio.

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La Stagione 2019-2020 del Teatro Regio di Parma e il Festival Verdi 2020 sono realizzati grazie al contributo di Comune di Parma, Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, Reggio Parma Festival, Regione Emilia-Romagna. Major partner Fondazione Cariparma. Main partners Chiesi, Crédit Agricole. Media partner Mediaset. Main sponsor Iren, Barilla, Parmacotto. Sponsor Opem, Dallara, Unione Parmense degli Industriali. Sostenitori Ares, Dulevo, Mutti, Sicim, Agugiaro&Figna, La Giovane, Parmalat, Grasselli, HLB Analisi, Glove ICT Poliambulatori Dalla Rosa Prati, GHC Garofalo Health Care. Legal counselling Villa&Partners. Con il supporto di “Parma, io ci sto!”. Advisor AGFM. La Stagione Concertistica è realizzata da Società dei Concerti di Parma, con il sostegno di Chiesi, in collaborazione con Casa della musica. ParmaDanza è realizzata con il sostegno di CePIM in collaborazione con ATER Associazione Teatrale dell’Emilia-Romagna e Arci Caos. RegioYoung è realizzato con il sostengo di Paladini Otello Supermercati. Con il contributo di Diocesi di Parma, Comitato per San Francesco del Prato, Istituto Nazionale di Studi Verdiani, Opera Europa, Fondazione Monte Parma, Camera di Commercio di Parma, Ascom e Ascom Confcommercio Parma Fondazione. Il Concorso Voci Verdiane è realizzato in collaborazione con Comune di Busseto, Concorso Internazionale Voci Verdiane Città di Busseto, Verdi l’Italiano. Partner istituzionali La Toscanini, Teatro Comunale di Bologna. Partner artistici Coro del Teatro Regio di Parma, Società dei Concerti di Parma, Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, Barezzi Festival. Tour operator partner Parma Incoming. Radio Ufficiale Radio Monte Carlo. Sostenitori tecnici Novotel, Graphital, Codarini Tuega, Cavalca, IgpDecaux, MacroCoop, Grafiche Step, Milosped, Andromeda’s, De Simoni, Azzali editori, Bip Business integration Partners . La promozione internazionale del Festival Verdi 2020 è realizzata dal Teatro Regio di Parma in collaborazione con Italia – Italian national tourist board, Istituti italiani di cultura, Via Emilia | Emilia Romagna A land with a soul, Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, Emilia-Romagna APT Servizi, Assessorato al Turismo e Commercio del Comune di Parma, con il tour operator partner Parma Incoming. L’immagine esclusiva del Festival è il ritratto di Giuseppe Verdi realizzato a matita da Renato Guttuso negli anni ’60, donato al Teatro Regio di Parma dall’Archivio storico Bocchi e concesso da Fabio Carapezza Guttuso ©Renato Guttuso by SIAE 2020.

Parma, 30 settembre 2020

Paolo Maier

Responsabile Area Comunicazione, Ufficio Stampa, Progetti speciali

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p.maier@teatroregioparma.it; stampa@teatroregioparma.it

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Teatro Regio di Parma

sabato 3 ottobre 2020, ore 20.00

Durata 1 ora e 30 minuti, compreso un intervallo

QUARTETTO PROMETEO

GIUSEPPE VERDI (1813-1901)

Da Macbeth (vers. 1847)

Preludio (atto I)

Introduzione e coro di profughi scozzesi “Patria oppressa” (atto IV)

Trascrizione per quartetto d’archi di Angelo Mariani

Da Un ballo in maschera

Invocazione di Ulrica, scene diverse e finale (atto I)

Trascrizione per quartetto d’archi di Angelo Mariani

 

Quartetto per archi in mi minore

Allegro

Andantino

Prestissimo

Scherzo. Fuga. Allegro assai mosso

LUDWING VAN BEETHOVEN (1770-1827)

Quartetto per archi n. 14, in do diesis minore, op. 131

Adagio ma non troppo e molto espressivo

Allegro molto vivace

Allegro moderato

Andante ma non troppo

Presto

Adagio quasi un poco Andante

Allegro

QUARTETTO PROMETEO

Violino  GIULIO ROVIGHI
Violino  ALDO CAMPAGNARI
Viola  DANUSHA WASKIEWICZ
Violoncello  FRANCESCO DILLON

 

Palazzo del Governatore, Sala Mattioli

venerdì 2 ottobre 2020, ore 17.30

A OGNUNO IL SUO VERDI

Il libri e le musiche che ci accompagnano,

percorsi di vita e professionali che si intrecciano con l’opera e la storia del Maestro

Incontro con Quartetto Prometeo

Uno dei più importanti complessi di musica da camera oggi in attività, prima del concerto dove verrà eseguito il quartetto per archi di Verdi, racconta il proprio incontro con il Cigno di Busseto. 

Prenotazione obbligatoria per tutti gli appuntamenti

https://www.comune.parma.it/prenota/app/#/eventi/incontri

NOTE DI SALA

Giuseppe Martini

In perfetta consonanza col proprio carattere, Verdi realizza il suo lavoro più polemico nel profilo più basso mai sfoggiato («senza importanza lo scrissi»), rispondendo coi fatti all’argomento musicale più caldo del momento, cioè il germanismo serpeggiante fra i giovani compositori italiani. “Germanismo” in Italia equivaleva a “strumentalismo” e a “sinfonismo”, anche nelle opere teatrali, ai quali Verdi opponeva la natura vocale della musica italiana. Erano piovute anche accuse di “wagnerismo” su Aida. Ce n’era abbastanza per reagire.

Si era alla vigilia del proliferare di Società del quartetto e club vari di cameristica strumentale, filone peraltro radicato in Italia come mostrano le trascrizioni per quartetto d’archi di opere come quelle che il direttore d’orchestra Angelo Mariani aveva compiuto più di dieci anni prima su alcuni titoli del suo amico venerato (e futuro nemico) Verdi. Mariani amava i musicisti tedeschi, a Genova suonava Beethoven alla viola in quartetto e non sottovalutava quel lavoro di trascrizione («Ci vuole una conoscenza del quartetto profondissima, ci vuole un gusto finissimo nel saper scegliere i toni adatti per il maggior effetto di questi strumenti»): in ogni modo quello su Macbeth, Vespri e Un ballo in maschera lo discusse con Verdi, che ne fu soddisfatto e sul Ballo suggerì anche qualche ritocco.

Ma erano solo trascrizioni. Verdi che scrive un quartetto, invece, è come lanciare la regina in mezzo alla scacchiera. Il Quartetto in mi minore nasce l’1 aprile 1873 nell’Albergo delle Crocelle dove Verdi alloggiava a Napoli, era lì per allestire Aida, «e del pari senza importanza venne eseguito una sera in casa mia». Sarà pubblicato nel 1876. È un quartetto all’italiana, a Verdi sarebbe piaciuto trascritto per grande orchestra d’archi, ma piacerà più ai tedeschi che agli italiani. Pochi ne capirono lo scopo: dimostrare che si può imitare modelli non italiani senza scimmiottarli, e che un quartetto può ospitare linguaggi diversi. Da qui i profumi d’opera, non per incapacità di uscire da uno schema ma per offrire un’ironica occasione di dibattito su imitatori e nature culturali. Da qui la scrittura severa basata su un’unica cellula (lo spirito di Haydn!); da qui il brillante Prestissimo, con un trio a mo’ di canzoncina; da qui la fuga finale, così disarticolata e antibeethoveniana da doverla chiamare “scherzo”.

Di Beethoven del resto in Italia ancora non si conoscevano bene gli ultimi quartetti come l’op. 131 che, finito nell’autunno 1826, lo stesso Beethoven non riuscirà ad ascoltare. Qui ogni convenzione è al contempo annullata e sublimata. Una fuga solenne all’inizio, come un pensoso Bach in cantoria. Poi una scattante danza campestre, variazioni che gorgogliano come ruscelletti, evaporano, si fanno luce che si nasconde fra le nubi. Era un sogno? Ma ogni parola è di troppo. Sette movimenti, senza pause fra loro. Oppure quattro con un preludio e due interludi? La forma è una scoperta ottenuta con fatica: una cosa germanissima.

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