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LXXXV Festival del Maggio Musicale Fiorentino

 

Ciclo sinfonico dedicato a Čajkovskij, diretto dal maestro Daniele Gatti.

Sabato 1 luglio 2023 alle ore 20, in Sala Mehta, il terzo e ultimo concerto. 

 

Sui leggii dell’Orchestra del Maggio la Sinfonia n. 1 e la Sinfonia n. 6, la celebre “Patetica”.

 

Il concerto sarà trasmesso in differita su Rete Toscana Classica 

 

Firenze, 29 giugno 2023 –  Sabato 1° luglio alle ore 20, a pochi giorni dal secondo concerto del Ciclo Čajkovskij, così come il primo accolto con grandissimo entusiasmo da pubblico e critica, il direttore principale Daniele Gatti, alla guida dell’Orchestra del Maggio, torna sul podio della Sala Mehta, per la terza e ultima serata del ciclo di concerti dedicato alle sei sinfonie di Pëtr Il’ič Čajkovskij nella quale vengono proposte, a illustrare un arco compositivo dedicato al genere sinfonico durato circa un quarto di secolo, la prima e l’ultima – la sesta – sinfonia del grandissimo musicista.

In apertura, dunque, la Sinfonia n. 1 in sol minore op. 13, conosciuta anche come Sogni d’inverno, il primo lavoro sinfonico di grande impegno di Čajkovski: la prima esecuzione si tenne nel 1868, ma subì poi delle modifiche che portarono alla seconda versione del 1874, pubblicata appunto con il sottotitolo “Sogni d’inverno”.  Segue una delle più amate composizioni di sempre, la Sinfonia n. 6 in si minore op. 74, la celeberrima Patetica. Composta al sorgere del 1893, la Patetica nacque a partire da un programma strettamente personale che l’autore non volle rivelare, poiché in esso erano concentrati i suoi pensieri più intimi. Come se fosse un rifugio estremo di un artista dall’esistenza travagliata, perennemente in lotta con i fantasmi della sua mente, la Patetica racchiude tutto il mondo di Čajkovskij: una confessione autobiografica venata di pessimismo, soprattutto nei due movimenti estremi, che quasi s’impone come testamento spirituale battuta dopo battuta. La sua ultima sinfonia fu eseguita per la prima volta il 16 ottobre 1893 e Pëtr Il’ič Čajkovskij morì pochi giorni dopo, il 6 novembre.

Il concerto:

Sinfonia n. 1 in sol minore op. 13, Sogni d’inverno

La Sinfonia n. 1 in sol minore op. 13 «Sogni d’inverno» è il primo lavoro sinfonico di grande impegno di Čajkovskij. L’invito ad affrontare il sommo genere orchestrale giunse nel 1866 da Anton Rubinštejn, a cui il venticinquenne Čajkovskij rispose gettandosi nella composizione con tale foga e ansia da procurarsi una crisi nervosa. L’opera debuttò nel 1868, ma subì poi delle modifiche che portarono alla seconda versione del 1874, pubblicata con il sottotitolo “Sogni d’inverno”. I primi due movimenti recano titoli programmatici assai suggestivi (Visioni di un viaggio d’inverno e Terra di desolazione, terra di nebbia), mentre gli ultimi due sono definiti in partitura semplicemente Scherzo e Finale. Nella Sinfonia n. 1 Čajkovskij impiegò materiali melodici di derivazione popolare e altri di sua invenzione ispirati al folclore russo. Il primo movimento, “Visioni di un viaggio d’inverno”, trasporta l’ascoltatore in un clima fiabesco dove l’incanto del paesaggio russo innevato è associato a una scrittura ritmica mobile e a colori orchestrali di grande fascino. L’Adagio “Terra di desolazione, terra di nebbia” si apre con un canto nostalgico affidato alla sezione degli archi che cede poi il passo a una melodia di ispirazione popolare esposta da oboe, flauto e fagotto. Nel terzo movimento il viaggio pare interrompersi, non ci sono più descrizioni paesaggistiche ma uno Scherzo dalla strumentazione leggera che nel Trio fa spazio a un valzer, danza particolarmente amata dall’autore. Nel Finale Čajkovskij apre con un Adagio lugubre che anticipa un Allegro di maniera, una festa danzante in cui spicca come idea fissa una canzone popolare russa.

Sinfonia n. 6 in si minore op. 74, Patetica

Il 16 ottobre del 1893 Čajkovskij diresse a San Pietroburgo l’ultimo dei suoi lavori sinfonici: la Sinfonia n. 6 in si minore op. 74 Patetica. Composta nei primi mesi del 1893, la Patetica nacque a partire da un programma strettamente personale che l’autore non volle rivelare, poiché in esso erano racchiusi i suoi pensieri più intimi. Quale rifugio estremo di un artista dall’esistenza travagliata, perennemente in lotta con i fantasmi della sua mente e ossessionato dalle paure e dalla sfiducia nelle proprie capacità, la Patetica racchiude tutto il mondo di Čajkovskij. Una confessione autobiografica venata di pessimismo, soprattutto nei due movimenti estremi, che assurge a testamento spirituale battuta dopo battuta. Il canto mesto che si leva dalle regioni più gravi dell’orchestra nell’Adagio in apertura è già segnale della resa del musicista davanti al destino avverso. Nell’Allegro ma non troppo si sfidano un primo tema angosciato e inquieto e un secondo suadente, fascinoso, affine alle tante belle melodie create per i balletti, ma sarà l’angoscia ad avere la meglio. Un apparente cambio di marcia lo si avverte nell’Allegro con grazia che segue, dove un valzer nel tempo anomalo di 5/4 sortisce un effetto straniante e ambiguo. L’Allegro molto vivace sembra voler recuperare di corsa il tempo e le energie perdute, ma è solo un’illusione poiché nell’ultimo movimento – Adagio lamentoso – ecco il canto di morte prendere il sopravvento con il progressivo annientamento del suono e del ritmo che si dissolvono nelle ultime battute. In una lettera all’amato nipote Čajkovskij scrisse a proposito della Patetica: “La forma di questa Sinfonia è per molti lati insolita: per esempio il finale non sarà un fragoroso Allegro ma un lento Adagio. Non puoi figurarti come sia felice di constatare che non è ancora finita per me, che sono ancora capace di creare”. Nonostante i buoni propositi, Čajkovskij si sbagliava. Pochi giorni dopo, il 6 novembre del 1893, la morte avrebbe messo fine alla sua creatività e quella sua ultima sinfonia sarebbe diventata il suo canto del cigno.

 

 

La scheda:

PËTR IL’IČ ČAJKOVSKIJ 

Sinfonia n. 1 in sol minore op. 13 Sogni d’inverno

Sogni d’un viaggio d’inverno: Allegro tranquillo /

Terra di desolazione, terra di nebbia: Adagio cantabile ma non tanto /

Scherzo: Allegro scherzando giocoso. Trio / Finale: Andante lugubre. Allegro moderato

Sinfonia n. 6 in si minore op. 74 Patetica

Adagio. Allegro non troppo / Allegro con grazia. Trio / Allegro molto vivace /

Finale: Adagio lamentoso

 

Direttore 

Daniele Gatti 

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino 

 

Prezzi: Settore D: 20€  – Settore C: 35€ – Settore B: 50€ – Settore A: 70€

 

foto del concerto del 22 Giugno 2023

biografie

 

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