L’Italiana in Algeri: forte, trasgressiva e stravagante

‘Tu mi dovresti

Trovar un’italiana.

Ho una gran voglia

D’aver una di quelle signorine

Che dan martello a tanti cicisbei’

Così Mustafà, il Bey di Algeri, annoiato dalla fedeltà docile e remissiva delle donne del suo paese, è pronto a calpestare leggi e costumi per un capriccio: ottenere i favori di una donna indomita e di ardua conquista. E se è vero quanto ha sentito narrare da Lindoro (marinaio italiano fatto prigioniero tre mesi prima), la donna dei suoi sogni non può che essere, appunto, italiana. E a lui chiede di ‘procurargliela’.

L’avrete sicuramente compreso: sto parlando de L’ITALIANA IN ALGERIdramma giocoso in due atti di Gioachino Rossini (libretto di Angelo Anelli) che ha debuttato a Pesaro l’11 agosto al Teatro che del Compositore porta il nome, nell’ambito della 46a edizione del Rossini Opera Festival (la manifestazione che mette in scena esclusivamente il patrimonio musicale legato al nome del Musicista).

Ricordo a me stessa che- lasciando erede universale di tutta la sua cospicua fortuna il Comune di Pesaro dove vide la luce il 29 febbraio 1792 – il Musicista consentì la nascita dell’attuale Conservatorio di Musica e della Fondazione Rossini che cura la ricerca scientifica, musicologica, editoriale e di divulgazione dell’opera rossiniana.

La nuova messa in scena porta la firma di Rosetta Cucchi, con scene di Tiziano Santi, costumi di Claudia Pernigotti, video design di Nicolas Boni e luci di Daniele Naldi.

Sul podio Dmitry KorchaK dirige l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e il Coro del ‘Ventidio Basso’ di Ascoli Piceno.

Questi gli interpreti: Daniela Barcellona (Isabella), Josh Lovell (Lindoro), Giorgi Manoshvili (Mustafà) Misha Kiria (Taddeo), Gurgen Baveyan (Haly), Vittoriana De Amicis (Elvira) e Andrea Niño ( Zulma). Repliche : 14, 18 e 21 agosto.

E’ piaciuta a grandi e piccini: non è uno spettacolo, è una festa! Una festa drag, per l’esattezza!

Ricordo con un sorriso ‘L’Italiana’ rappresentata al ROF nel 2013 curata da Davide Limmermore (scene e luci di Nicolas Bovey e costumi di Gianluca Falaschi):

sulla scena sceicchi, pupe, agenti segreti, odalische vestite come le ragazze del Piper, bolle di sapone, caschi per parrucchiere, pagine de ‘L’Enciclopedia della donna’ che scorrevano sullo sfondo. Un coloratissimo mix tra cinema hollywoodiano degli anni 60-70 e cartoon, fumetti e James Bond. Non sapevo dove girare la testa.

Altrettanto colorata, esuberante, esagerata è ‘L’Italiana’ della Cucchi, dove “il ribaltamento dei sessi diventa uno strumento di disobbedienza, anche politica’.

L’opera è stata proposta in versione pirotecnica e predisposta su misura per il famoso mezzosoprano Daniela Barcellona nel ruolo del titolo, in versione ‘drag queen’ (forma di performance artistica che utilizza in particolare l’abbigliamento, il trucco, l’acconciatura e l’espressione scenica per interpretare un genere in modo volutamente esagerato).

Quanto si sarà divertita la Barcellona! Non riesco neppure a immaginarlo!

Bravi tutti i cantanti della compagnia di canto. Un po’ sottotono è apparso il direttore

KorchaK.

Per completezza, ricordo a me stessa qualche dato.

Il testo di Angelo Anelli era già stato musicato nel 1808 da Luigi Mosca e si ispirava vagamente ad un fatto di cronaca realmente accaduto: la vicenda di Antonietta Frapolli, milanese rapita dai corsari nel 1805, portata nell’harem del bey di Algeri Mustafà-ibn-Ibrahim (che là ha governato dal 1°maggio 1798 al 31 agosto 1805, succedendo a Sidi Hassan) e poi tornata in Italia.

Com’era d’uso comune allora, un Rossini (all’epoca ventunenne) riprese lo stesso libretto con alcuni cambiamenti affidati a Gaetano Rossi (autore, in seguito, de ‘La cambiale di matrimonio’ e ‘Tancredi’) e compose l’opera in tutta fretta (qualcuno dice in 27 giorni, altri sostengono addirittura solo in 18).

Per la perfetta commistione fra sentimentale, buffo e serio, l’opera è stata definita da Stendhal (autore di una biografia sul Musicista) «la perfezione del genere buffo«.

Il melodramma venne rappresentato per la prima volta al Teatro San Benedetto di Venezia il 22 maggio 1813 e riscosse subito successo, anche grazie alla compagnia di canto che racchiudeva il contralto fiorentino Marietta Marcolini (Isabella) e il famoso basso Filippo Galli (Mustafà).

Per la Marcolini Rossini aveva già composto ‘L’equivoco stravagante’ (1811), ‘Ciro in Babilonia’ (1812) e ‘La pietra del paragone ’(1812).

Rossini diresse l’opera a Vicenza nel 1813 (con una nuova cavatina per la protagonista, «Cimentando i venti e l’onde«, al posto dell’originaria «Cruda sorte«), a Milano nel 1814 (con ulteriori modifiche, tra cui l’inserimento nel secondo atto di una nuova cavatina per Lindoro, «Concedi amor pietoso«) e a Napoli nel 1815 (con la sostituzione del rondò di Isabella, «Pensa alla patria«, con un meno compromettente «Sullo stil de’ viaggiatori”).

L’opera rimase in repertorio in Europa e negli Stati Uniti per quasi tutto l’Ottocento, anche quando la rappresentazione delle opere rossiniane era ormai in deciso declino (la Renaissance inizierà attorno all’ultimo trentennio del Novecento).

La prima ripresa nel secolo scorso risale all’edizione torinese del 1925, diretta da Vittorio Gui e interpretata dal mezzosoprano spagnolo Conchita Supervia, che destò l’entusiasmo di Richard Strauss: da allora, “L’italiana” è rimasta – assieme a “Il Barbiere di Siviglia”, a “Cenerentola” e, in misura minore, al “Guglielmo Tell” – una delle opere di Rossini più rappresentate nel repertorio dei teatri lirici di tutto il mondo.

Paola Cecchini

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